Con le vostre parole

Non appena le condizioni lo hanno permesso e nel rispetto dei protocolli di sicurezza, ho sentito  la necessità di fare svolgere il compito in classe ai/lle studenti. Niente di più straordinario che un normalissimo tema, quello in cui hai bisogno di tre cose: un foglio, una penna e te stesso/a. Avevo nostalgia del contatto fisico con la carta, di osservare la calligrafia e di vedere, attraverso le parole, quali emozioni l’inchiostro fosse stato in grado di catturare. Infatti, i mesi in ddi hanno costretto gli/le insegnanti a utilizzare forme di verifiche online che, soprattutto per gli elaborati scritti, tolgono molto all’appuntamento con il compito. Con mia grande sorpresa, anche ai miei alunni/e era mancato. Ho assegnato loro tre titoli e i più gettonati sono stati due: 

  1. Una riflessione su Rilke sul senso della pazienza.
  2. Una lettera da indirizzare a un amico/a che facesse il punto su quest’anno di pandemia.

Sono sempre più convinta che svolgere questo lavoro, per chi lo sa comprendere nella radicalità della sua importanza in termini di formazione, regala la fortuna di insegnare e imparare lui/lei per primo/a. Il mondo giovanile è per eccellenza un mondo fluido e in costante mutamento, ti offre la possibilità di poterti dislocare e assumere più punti di vista che rendono ricca e sapida la vita. L’esistenza senza trasformazioni è già un sepolcro. L’esistenza senza la carezza e la dolenza di emozioni e sentimenti è una scipita pietanza.

Essere una professoressa mi ha dato e mi concede il privilegio di visitare tanti giardini in ogni stagione della mia vita nella speranza di nutrire e di essere nutrita. Tale consapevolezza sempre più forte mi ha spinta a scrivere questo articolo con il quale vorrei condurre chi legge dentro la scuola e dentro la sua anima: i ragazzi e le ragazze.

Di loro cosa sapete? A meno che non siate genitori o insegnanti, ahime! , avverto tutta una serie di luoghi comuni. 

In che termini si parla di scuola? Sempre paternalistici o con eccessiva indulgenza. Così i giovani diventano, a seconda dei casi, o quelli che debbono seguire i consigli degli adulti o quelli che… sì… alla fine debbono essere giustificati perché… poverini sono stati privati di un anno della loro vita e chiusi in casa con la socialità azzerata.

Come madre e come insegnante, dopo i primi momenti di sconforto e confusione, ho sempre rifiutato questa narrazione inutile e dannosa dei fatti. Bisognava prendere atto che era capitato un evento straordinario e che era ed è necessario non fuggire la realtà ma comprenderla, adattarsi, trasformarla. Con molta fatica. Ché la fatica non è un disastroso accidente della vita ma ne è una componente fisiologica.

Spesso ho raccontato alle mie classi la storia dei giovinetti del Piave, ossia quei giovani appartenenti alla classe 1899, mandati al fronte, praticamente alla loro stessa età. In quell’occasione la guerra aveva deciso per loro, non c’erano vie di fuga. Non c’era tempo per giudicare torti e ragioni, stabilire cosa fosse giusto e cosa no. Si doveva difendere la Patria. Oggi, in modo diverso, ci tocca la stessa sorte e faremmo un pessimo lavoro nella crescita umana di ciascuno di noi se instupidissimo le giovani generazioni ancora di più, limitando il significato della loro esistenza all’assenza del divertimento, o del senso di perdita come una ingiustizia.
Di fatto, avevamo semplicisticamente creduto che la condizione ante pandemia, con tutti i pro e contro, fosse scontata e immutabile. 

Scrive R.: «Pazienza, nel periodo in cui sto vivendo, ce n’è voluta molta. Siamo rimasti chiusi a casa in quarantena per molto tempo, però siamo riusciti a ricongiungerci con le cose che ritenevamo dettagli insignificanti, come guardare le giornate di sole, ascoltare il cinguettio degli uccellini. L’uomo però è forte, ne sono convinto. Come dico sempre e sempre continuerò a dire: ogni cosa ha il suo tempo e il tempo ha ogni cosa».

Quest’ultima frase è stata, per me, un balsamo. Mi ha offerto una nuova prospettiva per abitare il presente.

Qual è il sogno di L. dopo aver trascorso un periodo in quarantena? «Non vedo l’ora di riprendere il motorino, andare verso il lungomare di Catania, sedermi sulla sella del mio scooter e restare ore e ore a guardare il vasto e immenso orizzonte del mare e perdermi in esso».

Cosa pensa G. a proposito del comportamento della gente? «Questo momento  mi ha fatto capire l’importanza della pazienza, perché se le persone, sin dall’inizio, ne avessero avuta di più non saremmo arrivati a tutto questo marasma».

Poi c’è S. che ha rischiato di perdersi: «non provavo più alcun tipo di empatia per l’umanità »; M. che ha tenuto per sé i suoi attacchi di panico e D. che ci ricorda come «tutto questo è iniziato in un giorno totalmente a caso. Infatti, il giorno prima eravamo a scuola, senza mascherine, senza pensieri e del tutto inconsapevoli di quello che sarebbe successo. Ricordo che all’inizio della pandemia si scherzava tra noi amici dicendo che con la mascherina sembravamo degli infermieri all’interno di un ospedale».

Con la riflessione di F. ho compreso, semmai ce ne fosse bisogno (ma è meglio non dare mai niente per scontato), che la scuola è il luogo dell’umano che nessun computer o social-media potrà sostituire: «a me, come ad altri, manca la scuola di anni fa: le risate, le gioie, i dolori. In questo momento sto vivendo la scuola come un passaggio di informazioni attraverso un monitor, mortificate da telecamere e microfoni che vanno a scatti».

Attraverso il compito di A. voglio ricordare di non considerare la domanda abituale o di routine «come stai?», ma soprattutto la sua riflessione sulla società futura: «ai miei occhi risulta incerta e momentaneamente anticipata da armonia e caos, ordine e disordine che si celano in noi stessi».

Chi altri, se non tutte/i noi siamo chiamati a tracciare nuove mappe per questo territorio sconosciuto che è tale perché non ancora esplorato? Chi altri, se non noi possiamo trovare un nuovo equilibrio che nasce da questa dialettica di armonia e caos?
Chi altri, se non a partire da me che sono chiamata a brillare esattamente nel posto in cui mi trovo, senza cedere a nostalgie pericolose o fughe ma irrorando di speranza l’unica nostalgia per me possibile: il presente e il futuro. Solo per questo mi servono i miei ricordi del passato. Da un punto di vista professionale mi viene l’immagine dell’ultimo Natale a scuola: era una luminosa giornata siciliana quel 23 dicembre, la band del Marconi-Mangano suonava Viva la vita dei Coldplay, io ero molto felice quel giorno. Guardavo insieme alle/ai miei studenti Graziella, la pianta di melograno piantata in memoria della partigiana catanese Graziella Giuffrida. Potevamo ancora abbracciarci con quello slancio forte e sincero. Tutto questo è in me. Tutto questo è il mio mestiere: la vita delle persone… scusate se è poco.

Quello che ho provato a descrivere è il privilegio e il carico di responsabilità, mai realmente compreso, di chi ogni giorno si mette a fianco dei propri alunni/e.

Allora consegno a D. le parole dell’attesa e siano l’augurio fiducioso di un campo lasciato a maggese: «tutta la vita ruota attorno all’attesa; dell’amore, della vita stessa, del cibo, del fuoco che divampa, della pittura che asciuga, del sì a una richiesta di matrimonio, del cellulare che si ricarica, del pacco di Amazon che arriva, o semplicemente della fine di questo virus. Dobbiamo aspettare. È inutile girarci attorno».

***

Articolo di Giovanna Nastasi

NJJtnokr.jpeg

Giovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...