Editoriale. Abbi cura di me

Carissime lettrici e carissimi lettori,

non sono solo canzonette! Oggi iniziamo dalla fine. Intitolando questo editoriale con la canzone/poesia che ormai abitualmente conclude il nostro incontro. C’è stato molto interesse per il testo che Simone Cristicchi ha presentato, tra il recitato e il cantato, al festival di Sanremo del 2019, un presentimento di un bisogno di pace, di amore, di abbracci di cui a breve avremo sentito fortemente la mancanza. «Una preghiera d’Amore universale – l’ha definita lo stesso Cristicchi – Nei versi ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé, che sia esso un compagno, un padre, una madre, un figlio o Dio – racconta Cristicchi – Nelle mie intenzioni, questo brano vuole essere una preghiera d’Amore universale, una dichiarazione di fragilità, una disarmante richiesta d’aiuto». E non poteva essere motivo più adatto a questi due anni che sono seguiti e da cui speriamo i vaccini riescano a liberarci. 

Un dispiacere, grande, sentito, legato proprio a questo virus infernale e subdolo è per tutti e soprattutto tutte noi, la scomparsa di Elena Pulcini, «la filosofa che aveva parlato di vulnerabilità, di cura, di catastrofe ambientale e vergogna prometeica»: tutti termini centrali nel linguaggio che descrive la crisi di questa contemporaneità. Se ne è andata venerdì scorso, a causa del Covid-19. Era stata docente, fino all’anno scorso, di Filosofia sociale all’università di Firenze. Di lei hanno detto che «aveva i piedi ben piantati nel pensiero critico, quello che, da Francoforte, più si era mescolato con la rivoluzione del Sessantotto; ed era curiosa, si lasciava appassionare dai movimenti sociali, dalle idee controcorrente. Si appassionava, e le passioni erano per lei la “fonte” (die Quelle) della politica».

In uno sconsolato omaggio a Elena Pulcini il suo collega e amico Francesco Raparelli, che insegna Filosofia sociale a Roma 3, su un quotidiano ha scritto, dando alla notizia il taglio ideologico che merita ed esplicando il sentimento di chi scrive per questa morte che in un altro tempo non ci sarebbe stata: «Rabbia – scrive il professore, inglobando un’analisi della società italiana di oggi – , perché intanto il Paese parla da mesi delle piste da sci, delle seconde case, dei viaggi all’estero, delle riaperture. Rabbia, perché ogni giorno in Italia, e da mesi, muoiono in media cinquecento donne e uomini. Rabbia, perché, nel caos delle autonomie regionali e del potere delle corporazioni, non è vero che i più fragili sono stati già vaccinati. Rabbia, perché ci voleva un piano straordinario di finanziamento della Sanità pubblica, invece continuano a fare affari i privati. Rabbia, soprattutto, perché il vaccino dovrebbe essere un bene comune, globale. È un grande dolore la scomparsa di una filosofa gentile, che aveva il coraggio non scontato di pensare la solidarietà e l’amore per il mondo, quando lo sport praticato dai più è censire senza sosta il «male radicale», la paura che ci tiene assieme perché fonda il Leviatano. Che il dolore si trasformi in lotta, sempre; sono certo che Elena ne sarebbe felice» (Il Manifesto, 11 aprile 2021)

A fianco di questo triste evento e di questo amicale ricordo si pone un anniversario della scomparsa di un’altra grande donna, la prima ad essere nominata come senatrice a vita nella nostra Repubblica: Camilla Ravera, morta il 14 aprile del 1988 a 99 anni, con una vita piena di partecipazione politica, di impegno sociale. “Punita” dal regime per la sua militanza nel partito comunista, Ravera era stata confinata a Ventotene, insieme ad altri e altre dissidenti del calibro di Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Lelio Basso e Sandro Pertini.

Torniamo all’oggi. Sono fortunatamente e, aggiungerei, finalmente sempre più al femminile le alte cariche pubbliche assegnate alle donne. É donna Maria Chiara Carrozza eletta da pochissimi giorni (il 12 aprile) alla guida del Cern, l’istituto di ricerca più importante del nostro Paese. A sceglierla è stata un’altra donna, Maria Cristina Messa, la Ministra dell’università e della ricerca scientifica (anche lei già rettrice dell’università La Bicocca di Milano dal 2013 al 2019), segno di quel passaggio di testimone che da più di una puntata ribadiamo sulla nostra rivista: il cambio di passo, il diverso modo di vedere il lavoro e il rapporto con il mondo portato dalla presenza femminile ai vertici, di un’azienda come di un incarico pubblico. Uno sguardo diverso, spesso opposto, da quello maschilista e patriarcale. Maria Chiara Carrozza, classe 1965, porta nel suo incarico un curriculum di valore. Dopo la laurea in Fisica all’università di Pisa ha ottenuto un dottorato in Ingegneria alla Scuola superiore Sant’Anna. Da noi è già conosciuta per incarichi pubblici, come ministra del Miur (2013-2014), e per essere stata la più giovane rettrice delle università italiane. 

Corrisponde a un percorso lavorativo di successo un’altra eletta di prestigio di questi ultimi giorni, Alessandra Galloni, prima donna, dopo 170 anni, a prendere la direzione dell’agenzia di stampa inglese Reuters. Galloni, romanissima, si è laureata ad Harvard e poi ha compiuto un master alla London School of Economics e ha fatto esperienza in testate giornalistiche economiche molto importanti come il Wall Streeet Journal dove ha lavorato per 13 anni con molta esperienza in corrispondenze dall’estero. Adesso per lei la prima poltrona alla Reuters, per 170 anni occupata esclusivamente da uomini, ultimo Stephen J. Adler, che dopo dieci anni (dal 2011) lascia ad Alessandra Galloni per andare in pensione.

Giovedì mattina i giornali titolavano: «Mary Scully, prima ematologa del Regno Unito che ha collegato i rari trombi ad AstraZeneca», un’altra testimonianza a segno di quello che stiamo ripetendo, che le professioni relative allo Stem (scienze, tecnica, ingegneria e matematica) sono anche professioni per donne! Ma non sempre è stato pensato così e purtroppo la strada non è tutta già percorsa.

Tra i lavori che fino ad oggi sono stati prerogativa femminile c’è sicuramente l’insegnamento. La scuola, in questo periodo, è stata provata da tanti problemi, primo fra tutti la Dad, la didattica a distanza di cui tanto si è parlato, non sempre in maniera esatta.  L’Unione europea ha commissionato una ricerca sull’efficacia della didattica a distanza durante il lockdown (di cui continueremo a parlare). La ricerca ha coinvolto 11 Paesi europei e in Italia i dati sono stati raccolti dall’Unicef, in collaborazione con alcune università e centri di ricerca. I dati mostrano luci e ombre: una famiglia su tre non è riuscita a sostenere la Dad. Le cause principali? Mancanza di tempo (30% dei genitori) e anche di adeguato supporto tecnologico (27%). Per quanto riguarda gli aiuti, il 46% delle famiglie ha ricevuto computer dagli istituti scolastici e una su quattro un abbonamento a Internet. Per i genitori, il lockdown ha reso però i figli più autonomi (61% e 70%) nello studio e nell’uso della tecnologia digitale. (fonte Altroconsumo). 

Questo numero della rivista si apre con la donna di Calendaria 2021Lise Meitner, la madre della fissione nucleare, dalla vita piena di ostacoli, discriminazioni e mancati riconoscimenti ma ricca di umanità. Ancora di femminile si parla nella puntata della serie Le donne di Raffaello/Due nobildonne alla corte di Urbinoin cui incontriamo Elisabetta Gonzaga e Emilia Pia di Montefeltro. Ma le donne ritratte non finiscono qui. La seconda parte degli Itinerari museali: Ritratti femminili alla Galleria Borghese. Il Seicento ci propone opere interessantissime, anche di pittrici come Lavinia Fontana e Fede Galizia, Elisabetta Sirani e Ginevra Cantofoli. Conosceremo con piacere le loro opereNella Sezione Fantascienza, un genere (femminile) continuiamo a scoprire figure di autrici interessantissime. È la volta di Kate Wilhelm, scrittrice prolifica e pluripremiata, all’incrocio tra fantascienza, fantasy, narrativa speculativa, mistery e suspense. Sempre vicine all’universo sono le astronome e non solo raccontate nel denso articolo Il cielo delle donne. Breve storia dell’astronomia al femminile, da Ipazia a all’afroamericana Katherine Johnson e a moltissime altre. Tutt’altro genere di donna è la scrittrice e giornalista di cui si parla ne gli Incontri impossibili. A Torino con Carola, Carola Prosperi, ingiustamente relegata alla serie delle autrici di romanzi rosa. Una bellissima storia che ci viene raccontata è Il coraggio di Mariannina Ciccone, «la tigre che fermò i nazisti», pioniera degli studi matematici e fisici, insegnante, come tutte a quell’epoca sottopagata rispetto agli uomini. Per la Storia in pillole leggiamo di Hugo Chávez e il Venezuela bolivarianoscoprendo il carisma e la ferma volontà di emanciparsi dall’influenza statunitense di questo leader amato dal popolo, mentre di geopolitica si parla nel numero della rivista diretta da Lucio Caracciolo, Italia al fronte del caos. Il marzo di Limesprimo di tre approfondimenti dedicati alla nostra penisola, in cui le firme femminili eccezionalmente sono sette. Ancora donne, questa volta nell’editoria, sono le protagoniste dell’articolo Editrici femministe. Una stessa passione: dare voce alle donne che ci fa conoscere i sogni, le difficoltà e i progetti di chi si è cimentata in quest’ardua impresa. 

Le recensioni di questa settimana sono due. La prima riguarda il libro Autobiografia di Petra Delicado di Alicia Giménez-Bartlett, che completa la descrizione di questa simpatica investigatrice che abbiamo imparato ad amare attraverso le trame intricate dei suoi romanzi. Un vero vulcano, una donna che ha scelto di non avere figli e non se ne duole. La seconda, Carne vivaè sia romanzo familiare che romanzo sociale e racconta la storia dell’Italia postrisorgimentale attraverso le sofferenze delle classi povere del Molise e le atrocità e lo sfruttamento delle donne, per cui nascere femmina era una disgrazia.

Per la sezione Moda e costume incontriamo con stupore e curiosità Un indumento scandaloso: il guardainfante e l’onta di nascondere gravidanze illeciteinteressante excursus attraverso i secoli di un indumento dalle sorti differenti nelle diverse epoche.

La serie Narrazioni ci presenta Vieni seguita da un lupo?  un racconto struggente che parla dell’amicizia/sorellanza tra due donne provenienti da parti diversissime del mondo ma che in comune hanno la sopportazione della violenza maschile.

Nella sezione Stereotipi, la sottile analisi di Graziella Priulla Vis grata puellae ci ricorda l’atteggiamento misogino e maschilista che per molti anni ha caratterizzato la giurisprudenza italiana quando doveva determinare se esistesse o meno il consenso della donna a quella che poi si sarebbe rivelata nei fatti (ma non per il diritto) violenza carnale o sessuale. Con un finale tra lo scherzoso e il serio all’inglese tutto da leggere. Sicuramente italiana è l’eccellenza descritta da un articolo dedicato allAceto balsamico di Modena, quello verodi cui apprendiamo caratteristiche e storia. Di cura si parla infine nella nostra Intervista dalla rete. Femminismo e cura, in cui si ha modo di conoscere un Recovery Plan-ET, molto diverso e innovativo rispetto alle proposte governative, frutto della riflessione del Gruppo femminista della Società della Cura, femmSdC.

Concludiamo, come annunciato all’inizio, con il bello e attualissimo testo della canzone di Simone Cristicchi. Semmai con la voglia di risentirla insieme anche a un’altra canzone, di Franco Battiato, quasi omonima nel titolo (Avrò cura di te) e così ugualmente, profondamente intrisa del bisogno umano di dedizione e premura. Oggi più che mai. https://www.youtube.com/watch?v=GYxEwYUDaco

https://www.youtube.com/watch?v=OOxNc6o9CzU (per Battiato)

Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare
Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole
Più che perle di saggezza sono sassi di miniera
Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera

Non cercare un senso a tutto, perché tutto ha senso
Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo
Perché la natura è un libro di parole misteriose
Dove niente è più grande delle piccole cose

È il fiore tra l’asfalto, lo spettacolo del firmamento
È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento
È la legna che brucia, che scalda e torna cenere
La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere

Perché tutto è un miracolo, tutto quello che vedi
E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri
Tu allora vivilo adesso, come se fosse l’ultimo
E dai valore ad ogni singolo attimo

Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrò paura di cadere
Che siamo in equilibrio sulla parola insieme

Abbi cura di me
Abbi cura di me

Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore
È la scintilla divina che custodisci nel cuore

Tu non cercare la felicità, semmai proteggila
È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima
È una manciata di semi che lasci alle spalle
Come crisalidi che diventeranno farfalle

Ognuno combatte la propria battaglia
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso

Attraversa il tuo dolore, arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre

Ti immagini se cominciassimo a volare
Tra le montagne e il mare
Dimmi dove vorresti andare
Abbracciami se avrai paura di cadere
Che nonostante tutto noi siamo ancora insieme

Abbi cura di me
Qualunque strada sceglierai, amore
Abbi cura di me
Abbi cura di me
Che tutto è così fragile

Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare

Abbi cura di me

Buona lettura a tutte e a tutti con la bella nuova speranza data dal voto al Senato (approvato con 208 voti contro 33 astenuti) a favore della concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki in carcere dal 7 febbraio in Egitto. Prendiamoci cura di lui!

Buona lettura a tutte e a tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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