Editoriale. Cos’è la libertà?

Carissime lettrici e carissimi lettori,

celebriamo tutte e tutti insieme la festa della Liberazione! Sicuramente sì, festeggiamo, nonostante il lockdown, nonostante il colore dedicato per ogni regione, nonostante non si possa farlo scendendo per le strade dei luoghi che abitiamo, come è stato anche l’anno passato. Oggi ci apprestiamo a ri-pensare e a ricordare, anche se siamo nate e nati più tardi di quella data, al 25 aprile del 1945 che ha interrotto la sopraffazione del fascismo e l’occupazione nazista nella nostra terra. La festa è ufficialmente ripetuta in Italia ogni anno, a partire dalla stessa data, dal 1946, esattamente un anno dopo che Sandro Pertini, il futuro presidente della Repubblica, aveva dato l’ordine di insorgere a Milano. È davvero la liberazione di tutte e di tutti, da un ventennio che aveva fatto conoscere agli italiani e alle italiane il triste concetto di razza, la razza italica superiore (!), le persecuzioni ideologiche, le veline nella stampa e poi la guerra, la seconda mondiale, dopo appena poco più di venti anni dalla chiusura della prima, ambedue catastrofiche per numero di vittime.

Gli uomini e le donne contrarie/i al regime fascista andarono sulle montagne del nord e combatterono un’altra guerra, quella partigiana. Le donne parteciparono attivamente e coraggiosamente, come i maschi, in questa lotta, ma dovettero imporsi per far riconoscere il loro valore e la loro qualità di azione. Dai racconti delle partigiane sappiamo che, purtroppo, spesso i compagni di battaglia le confusero per sarte, infermiere, persone non adatte al combattimento, ma arrivate lì per dedicarsi alla cura, secondo l’eterno cliché dal quale ancora oggi non ci sentiamo del tutto liberate. Per le partigiane fu difficile, perché rifiutate e viste come elemento di vergogna, proprio per il loro essere donne, anche la partecipazione alla parata finale, a unirsi ai compagni maschi perla celebrazione di quella vittoria che domani ricordiamo e celebriamo, come avevano fatto in montagna, con le armi o con le biciclette rischiando ugualmente la vita, come staffette.

Poi c’è un altro tipo di liberazione. Quella a cui aspiriamo oggi, per uscire vincitori e vincitrici nella battaglia contro questo virus coronato. Lunedì prossimo, il 26 aprile, dovrebbe iniziare questa nuova nostra liberazione per poter uscire e incontrarci con più facilità e tentare la strada verso una vita, se non normale, almeno non completamente segregata. Si riaprono a regime, seppure con determinate restrizioni, le attività di ristoro, come i ristoranti ai quali è dato il permesso per l’apertura anche serale.

Riaprono i luoghi della cultura: i cinema, i teatri, le sale di concerto, secondo noi i più penalizzati da questa terribile pandemia. Ripartono a pieno andamento (almeno per i ragazzi e le ragazze più giovani) le scuole, con i licei e le altre scuole secondarie di secondo grado, al 70% della frequenza reale in classe. Ma i dubbi, a poche ore dalla ripresa, sono tanti. Le perplessità non riescono a trasformarsi in certezze e le prime non vengono annullate dalle seconde. Le precauzioni e i vaccini che si diceva dovessero essere sempre più portati a regime di cinquecentomila somministrazioni al giorno, secondo gli scienziati e le scienziate non bastano ad annullare completamente la diffusione del virus e, dicono, si potrebbero riempire di nuovo i reparti di terapia intensiva e ripetere altre ondate. L’ipotesi del rischio calcolato e del rischio calcolato male avvelena questa nuova fase che sembrava rischiarare l’orizzonte.

Qualunque sia la soluzione a questo dilemma, il problema è sicuramente nella modalità di progettare il dopo, quando tutto sarà, percentualmente, molto tranquillo. Le città, la nostra vita, il nostro modo di rapportarci con il mondo, compreso il mondo animale (soprattutto) e quello vegetale, dovranno essere progettati e percepiti in maniera diversa.

L’urbanistica e, più ampiamente, l’architettura in genere devono pensare a una rivisitazione dei modi di abitare e di lavorare che includano la salvaguardia da epidemie. Un gruppo di architetti riuniti in una società scientifica, RiAgIta (Ripensare, Ripartire, Agire, Laboratorio città Italia), sta ripensando a questa nuova visione, dove vengono ripresi e compresi i concetti di grandi architetti come Alvar Aalto, Le Corbusier, Giò Pontie tanti altri ancora. In un’intervista dello scorso giugno a un quotidiano il Presidente di RiAgita, l’arch. Pino Scaglione afferma: « La proposta RiAgIta, Laboratorio dedicato alle città italiane, ha alcuni importanti obiettivi che muovono da una evidenza planetaria: le città, che restano la più grande invenzione dell’uomo, perché è qui, nel corso della storia, che le persone e le economie, le culture si incontrano, oggi sono drammaticamente in crisi, soprattutto nelle grandi conurbazioni, per la progressiva scomparsa del necessario equilibrio tra Uomo e Natura. La pandemia non ha fatto altro che far balzare agli occhi di tutti questa difficile, diffusa condizione degli habitat umani. La nostra ambizione – continua Scaglione – è iniziata, dimenticando ogni istanza “corporativa” di architetti, con l’ascoltare e coinvolgere oltre quaranta prestigiosi protagonisti della società moderna italiana, per “ri-agitare” il pensiero e focalizzare un progetto di “cura e attenzione” per le città e i luoghi urbani in Italia, mettendo al centro la società, e orientando lo sguardo dei decisori alla città come luogo di cui prendersi cura, insieme alle persone e luoghi che abitano e vivono. È la sana ambizione – conclude – di innescare una nuova “rivoluzione urbanistica” che riporti l’architettura delle Città, la Bellezza, la Natura, nelle principali agende della Politica italiana, già da ora e per i prossimi anni». L’argomento, quanto mai attuale, della ripresa economica è stato oggetto di una lettera dello stesso Presidente di RiAgIta a Draghi. Si legge sulla pagina facebook di RiAgIta: «Il Presidente della Società Scientifica RiAgIta ha scritto (tramite PEC) al Presidente del Consiglio e al dottor Di Nuzzo (coordinatore dello staff del Recovery Plan italiano) affinché il piano economico e finanziario di ripresa e resilienza Next Generation Eu possa fondarsi, anche nella versione italiana, su solide radici culturali e progettuali. Non dovrà accadere l’ennesimo spreco di risorse, piuttosto ci si adegui, soprattutto in Italia, alle direttive della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, emanate tramite il New European Bauhaus,collegando il Green Deal europeo all’urbanistica e all’architettura, e in forme interdisciplinari al design, alla società, alle nuove tecnologie, fino allo studio delle energie rinnovabili». Il concetto di Le Corbusier, secondo cui «verde, luce e sole sono alla base dell’urbanistica», è da portare a vessillo di quest’epoca che deve essere nuova.

Passiamo, sempre con l’aiuto amichevole di Sara Marsico, che ringrazio, ad analizzare gli articoli che troverete in questo numero della rivista. Iniziamo con Calendaria, che ci fa incontrare due donne, Rózsa Politzer Péter, scopritrice della matematica computazionale, la scienziata che amava la matematica perché era bella ed era in grado di trasmettere il piacere della scoperta e del gioco e Ľudmila Pajdušáková. La signora delle stelle comete, la prima scienziata della moderna astronomia slovacca, pluripremiata e appassionata divulgatrice di questa disciplina.

Con Le donne di Raffaello/Atalanta, lo strazio di una madre, continua la serie delle opere commissionate da donne, questa volta la Deposizione Baglioni, dedicata a Grifonetto Baglioni, il figlio ucciso di Atalanta, e alla storia tragica a lui collegata. Argentina, 1976 Liliana, Mirta, Nora, Susana, Dolores, Miriam e i verdi occhi di Luz è un articolo che recensisce il libro di Elsa Osorio, I vent’anni di Luz, attraverso le vite di donne toccate dalla tragedia dei desaparecidos. Tutto da leggere Storia delle donne: l’avanguardia in cui apprendiamo delle distinzioni tra storia delle donne e storia di genere, della difficoltà ad affermarsi nell’Accademia di questi studi, attraverso le relazioni di un convegno molto importante, riportato nel volume Women’s History at the Cutting Edge, un’altra delle recensioni di questa settimana. Nella sezione Storie l’autrice dell’articolo Letizia Colajanni, la “Signorina della Pace”, ci descrive questa politica e sindacalista che con abnegazione si dedicò alle lotte per l’emancipazione femminile e fu da sempre paladina della pace, mentre tra le Giuste questa volta vi appassionerà la storia, raccontata dalla figlia, di Leonora Josephus Jitta, una Giusta fra le Nazioni, insegnante di chimica e madre emancipata di quattro figli, che salvò la vita a sette ebrei, in un’Olanda maschilista e razzista e, pur non essendo di religione ebraica, lo fece «semplicemente perché riteneva che quello fosse il suo dovere».

Per la Sezione Cinema un articolo documentatissimo, And the winner is, ci parla dei film candidati alla cerimonia degli Oscar 2021, quest’anno spostata di più di un mese causa pandemia e riassume i premi vinti da italiane e italiani, mentre Arancia meccanica, ai cui abiti originalissimi scopriamo nell’articolo precedente aver contribuito un’italiana, Milena Canonero, Orso d’oro alla carriera al Festival di Berlino, nel 2017, ci guida alla riflessione sul tema del libero arbitrio nel film cult di Kubrick e nel libro omonimo di Burgess. L’interessante serie IL MONDO NUOVO ci descrive La Bolivia dalla guerra dell’acqua al governo Morales. Un esempio di resistenza allo strapotere delle multinazionali neoliberiste. Sarà un piacere per lettori e lettrici leggere di una battaglia vinta contro i giganti delle multinazionali.

Una figura che vi farà commuovere è quella descritta dall’autrice di Equitazione al femminile. Lis Hartel, oltre i limiti. Una donna tenace e resiliente, dalla vita esemplare. Di catcalling e molestie per strada alle donne tratta l’articolo Catcalling. Sono solo complimenti? argomento difficile da comprendere in una società maschilista e misogina come la nostra. L’articolo L’ordine del padre evidenzia invece come gli stereotipi sulle donne abbiano ampiamente oscurato la genealogia femminile, ancora una volta retaggio di una cultura di stampo patriarcale. Possiamo poi leggere l’accurato resoconto del seminario su Maria Zambrano, la filosofa della ragione poetica che, come chiarisce l’autrice dell’articolo, dimostra l’importanza di introdurre anche il pensiero delle filosofe nei programmi scolastici.

Tra le intitolazioni questa settimana ricordiamo Sette vie per sette donne: il quartiere al femminile di San Donato Milanese, un esempio di collaborazione virtuosa tra il Comune di San Donato Milanese e due scuole, il Benini di Melegnano e il Levi di San Donato, nella costruzione di una città più paritaria. Chiudiamo con Evo, l’Oro verde dell’Albero Cosmico, una passeggiata tra le guide che ne descrivono tipi, proprietà e significati mitologici, e con un’invitante ricetta primaverile, quella del Risotto con salsiccia e rosmarino.

Come sempre per voi una citazione dalla letteratura. Vorrei dedicarla a un grande poeta europeo, mito dell’adolescenza per la forza della sua protesta contro un mondo che rifiutava. Proprio in questo mese di aprile si celebrano i 200 anni dalla nascita (il 9 aprile del 1821) del grande poeta francese Charles Baudelaire, il poeta maledetto, indimenticabile autore de I fiori del male. Era nato a Parigi e nella stessa città morirà, l’ultimo giorno di agosto del 1867, ad appena 46 anni, probabilmente a causa delle conseguenze della sifilide, delle droghe, dell’alcool e forse del mercurio che usava per curarsi. Questa poesia scelta è un’allegoria del malessere di sentire l’incomprensione, fino alla derisione, della poesia e del poeta. L’albatro, un esempio di libertà.

Albatros
Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
Le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine lesont-ils déposés sur les planches,
Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
Comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il estcomique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poète est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
Exilé sur le sol au milieu des huées,
Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

L’albatro
Sovente, per diletto, i marinai catturano degli albatri, grandiuccelli marini che seguono, indolenti compagni di viaggio, ilbastimento scivolante sopra gli abissi amari.
Appena li hanno deposti sulle tavole, questi redell’azzurro, goffi
e vergognosi, miseramente trascinano ai loro fianchi le grandi ,candide ali, quasi fossero remi.
Come è intrigato e incapace, questo viaggiatore alato! Lui, poco addietro così bello, com’è brutto e ridicolo! Qualcuno irrita il suo becco con una pipa mentre un altro, zoppicando, mima l’infermo che prima volava!
E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell’arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo.

(1861)

Buona lettura a tutte e a tutti. Ricordando da qui Ebru Timtik, l’avvocata turca morta dopo 238 giorni di sciopero della fame, iniziato in carcere, per la sua richiesta di avere uno processo equo e giusto, che in un paese come la Turchia oggi non è sempre garantito, specie per una donna e soprattutto se difende professionalmente i diritti umani.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Foto per presentazione.200x200

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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