A Pistoia una stele ricorda le infermiere della FEB 

Anche a distanza di tanto tempo è bello che vengano ricordate le infermiere che erano al seguito della FEB-Força Expedicionaria Brasileira, quella forza militare che contribuì alla liberazione di Pistoia e di altre località dell’Italia centrale durante la Seconda guerra mondiale. La cerimonia di inaugurazione della stele è avvenuta il 23 aprile scorso, in piazza della Resistenza, alla presenza del sindaco Alessandro Tomasi, del colonnello André Luiz dos Santos Franco (in rappresentanza dell’ambasciata), del gonfalone della FEB e delle autorità, compatibilmente con le ristrettezze in vigore. L’idea della stele, realizzata in marmo grezzo su base in pietra e inserita in una aiuola su terra brasiliana, è venuta alla associazione Linea Gotica Pistoiese onlus e all’Esercito brasiliano che volevano dare un segno concreto alla presenza delle donne, con mansioni di infermiere, a fianco dei commilitoni che fecero parte di quel corpo militare approdato a Napoli e a Livorno dall’altra parte del mondo, dopo che il Brasile rinunciò alla neutralità.

Stele in piazza della Resistenza, Pistoia

Di questa bella storia avevamo parlato nella guida di Pistoia, curata da Toponomastica femminile, perché si intreccia ad altre vicende interessanti e ad altri personaggi locali meritevoli di ricordo. Facendo un passo indietro dobbiamo pensare agli eserciti di liberatori piuttosto sottovalutati se non dimenticati, come quello canadese, australiano, neozelandese che pure affiancarono le truppe anglo-americane con uguale coraggio. Il Brasile inviò un contingente di circa 25.000 uomini con poche donne, arrivato sul suolo italiano nel 1944 senza specifica preparazione, senza adeguato equipaggiamento, senza uniformi idonee ad affrontare il prossimo inverno: quello terribile del ’44-45. Si trovarono catapultati sulla Linea Gotica, dove infuriavano i combattimenti e la Resistenza, ed ebbero il compito durissimo di sminare la strada 47 per aprire la via al grosso dell’esercito alleato, sull’Appennino Tosco-Emiliano. Pistoia fu liberata dalla brigata partigiana Fedi e dalle truppe brasiliane, l’8 settembre 1944; alle vittime della FEB fu dedicato successivamente un cimitero in località San Rocco che accoglieva 462 salme e, caso rarissimo, anche le tombe di 47 soldati tedeschi e un francese. Nel 1960 fu deciso dal Governo brasiliano di rimpatriare i caduti, eccetto un “milite ignoto”, e di convertire l’area in Monumento votivo. Qui si inseriscono due storie che vanno raccontate: una è quella del militare Miguel Pereira che, ritornato a Pistoia dopo la guerra, vi si trasferì mettendo su famiglia e divenne per un cinquantennio il fedele custode degli ex-compagni d’arme e di questo luogo di memorie, assai bello e curato come un giardino. L’altra storia, come molto spesso accade, appartiene a una piccola grande donna: Maria Luisa Palandri Reali (1916-2011). Rimasta vedova giovanissima perché il marito era disperso in Africa, svolse per oltre 40 anni la professione di maestra, per cui fu amata e apprezzata, ma si dedicò pure a orfane, orfani e vedove di guerra come lei; fondò e presiedette la sede pistoiese dell’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra, occupandosi attivamente anche del cimitero brasiliano. Nel 2007 fu nominata Grand’Ufficiale al merito della Repubblica e il 9 giugno 2014, a seguito di un concorso per le classi degli Istituti superiori promosso dalla commissione Pari Opportunità, le è stata dedicata una sala nel palazzo della Provincia in piazza San Leone. 

A questo punto non possiamo non ricordare che Pistoia, città Medaglia d’argento al valor militare, nel tempo ha intitolato alcune vie a figure femminili che rimandano alla Shoah e alla Resistenza; troviamo infatti Nilde (Leonilde) Iotti, partigiana e costituente, Anna Frank, le sorelle Lina e Liliana Cecchi che fecero parte delle brigate partigiane locali, Ginetta Chirici, generosa maestra uccisa giovanissima a Marzabotto, Maria Tasselli, vittima innocente di un crudele episodio di violenza tedesca avvenuto in città. Altre sono nominate su varie lapidi: Regina Fiser, profuga iugoslava qui arrestata e poi deportata ad Auschwitz, Modesta Rossi, uccisa il 29 giugno 1944 con un figlio, le quattro donne fra le persone fucilate ai primi di settembre 1944, quando era prossima la liberazione: Irma Masotti, Teresa Trallori, Andreina Capecchi, Clara Buonagrazia Martellucci. 

Lapide a Modesta Rossi, Pistoia (Bonelle)

Ritornando alle giovani infermiere brasiliane, va detto che in quei difficili frangenti gestirono con professionalità l’ospedale da campo e si fecero apprezzare dalla popolazione locale, non solo dai soldati soccorsi e curati; una volta rientrate in patria furono rapidamente congedate, ma tempo dopo ottennero di essere reinserite, anche senza mansioni militari. Ha evidenziato il colonnello dos Santos Franco che costituirono dunque il primissimo nucleo femminile dell’esercito che si sarebbe concretizzato solo in anni recenti con l’apertura alle truppe di entrambi i generi. Noi le rivediamo come erano allora, sorridenti, in tuta, davanti alle tende dove alleviavano il dolore altrui con la loro gentilezza e dedizione; la stele con la loro fotografia rimarrà per le generazioni future un monito e un doveroso ricordo. 

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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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