Signore in mongolfiera 

Il volo in mongolfiera rappresenta il punto di partenza della storia del volo al femminile. Le donne, molto più coraggiose e intraprendenti di quanto si possa credere, non si tirano indietro nella sfida alle incognite del volo. Appena sette mesi dopo il 19 ottobre 1783, la storica data che segna il debutto parigino della mongolfiera, ecco che, avvolte nelle ampie e voluminose gonne, audaci ed eleganti signore sono metaforicamente sulla pista di lancio decise a provare un’esperienza assolutamente straordinaria. Il 20 maggio 1784 sono in tre a guardare la Senna dall’alto: la marchesa e contessa di Montalembert, la contessa di Podenas e miss de Lagarde si librano in cielo su un pallone legato, assicurato cioè al suolo con uno o più cavi. 

Elisabeth Thible, Lione 1794

Passano due settimane, e si fa avanti in quel di Lione una donna arditissima decisa a sperimentare un volo assolutamente libero. Il 4 giugno 1784 Élisabeth Thible, un’affermata cantante d’opera, nativa di Lione, è nella storia del mondo la prima donna a staccarsi da terra e ad alzarsi in volo. Otto mesi dopo il primo volo in mongolfiera con equipaggio, Thible vola insieme a monsieur Fleurant a bordo di un pallone battezzato “La Gustave” in onore del re Gustavo III di Svezia in visita nella città francese. Vestita come la dea Minerva, con un abito di pizzo e un cappello di piume, ma soprattutto armata di coraggio e con un invidiabilissimo spirito di avventura, Élisabeth sale col suo pilota su una mongolfiera alimentata da uno scaldavivande in fiamme. Appena il pallone aerostatico si stacca dal suolo, il soprano e Fleurant cantano gioiosamente due duetti da La Belle Arsène, un’opera di Alexandre Monsigny molto in voga all’epoca. La spettacolare impresa si svolge sotto gli occhi attoniti del sovrano svedese e dei reali di Francia, Luigi XVI e Maria Antonietta. In 45 minuti di volo la mongolfiera percorre circa tre miglia (quattro chilometri) e raggiunge un’altezza stimata di 1.500 metri. Durante l’atterraggio accidentato, Thible si procura una storta alla caviglia sinistra poiché il cesto tocca terra in malo modo. Ma tutto è bene quel che finisce bene e, siccome il buongiorno si vede dal mattino, Élisabeth col suo incredibile coraggio è un esempio e modello per le donne che si cimenteranno dopo di lei. 

L’italiano Vincenzo Lunardi, un ufficiale inventore amante del volo, recatosi a Londra per effettuare le prime ascensioni dal suolo inglese, rimane sorpreso dal gran numero di fanciulle che si offrono di salire sull’aerostato. Il 29 giugno 1785 si leva trionfante nel cielo di Londra l’attrice Letitia Ann Sage in compagnia di un amico e assistente di Lunardi, George Biggin, che sponsorizza il volo. È la prima britannica a volare. Letitia e Biggin rimangono in aria per un’ora e mezza e atterrano in campagna vicino ad Harrow. Durante la breve escursione consumano qualcosa e bevono un po’ di vino. 

Torniamo in Francia. A Parigi la gente ha voglia di divertirsi e non c’è spettacolo più affascinante che il veder levarsi in aria mongolfiere di ogni tipo e dimensione. Ancor più si accorre in massa se a volare è una donna. L’8 luglio 1798 davanti a un gran numero di spettatori dal Parc Monceau s’alza in mongolfiera una giovane e bella signora, Citoyenne Ernestine Henry, descritta come «la prima donna che abbia mai avuto il coraggio di fidarsi di sé stessa nelle regioni aeree», insieme al provetto paracadutista André-Jacques Garnerin. Si teme che la pressione dell’aria possa danneggiare gli organi femminili, in più i benpensanti giudicano di dubbia moralità far volare un uomo e una donna soli in un pallone. Ma presto le stesse autorità si convincono che non c’è più scandalo nel vedere due persone di sesso diverso salire su un pallone di quanto non vederle sedere insieme in una carrozza.  

La gita in mongolfiera si conclude a Goussainville, a una trentina di chilometri a nord di Parigi. Subito dopo, l’intrepido Garnerin invita a salire con lui in mongolfiera altre quattro donne prima di far provare l’indescrivibile esperienza alla sua futura moglie, la ventitreenne Jeanne Geneviève Labrosse, il 10 novembre dello stesso anno 1798, sempre con partenza dal Parc Monceau. Per Jeanne Geneviève non resta un’esperienza isolata. È la prima donna a salire da sola in mongolfiera e la prima a scendere col paracadute da un’altezza di 900 metri (3.000 piedi) il 12 ottobre 1799. Non è che l’inizio. Di ascensioni e discese col paracadute ne farà più di una in Francia e in Europa. Le mogli dei piloti francesi sono le donne “aeronauticamente” più evolute. 

Evento aerostatico realizzato a Lille da Jean-Pierre Blanchard il 26 agosto 1785

Prima aeronauta professionista, quindi prima a pilotare il proprio pallone, Sophie Blanchard, moglie dell’ingegnere aeronautico Jean Pierre Blanchard, primo uomo ad attraversare in volo la Manica, vola da sola dal giardino del Chiostro dei Giacobini a Tolosa il 18 agosto 1805. Entrata nelle grazie di Napoleone, che la nomina ministra, dopo la morte del marito nel 1809, continua i voli liberi da sola, specializzandosi in quelli notturni. Compie anche esperimenti con il paracadute e si diverte a far piovere bambole dal cielo. Il 24 gennaio 1810 si leva in volo sul Campo di Marte durante le nozze di Napoleone Bonaparte con Maria Luisa d’Asburgo-Lorena alla presenza della coppia imperiale. È il 15 agosto 1811, ed ecco un volo speciale per un evento speciale, il quarantaduesimo compleanno di Sua Maestà l’imperatore Napoleone Bonaparte. Ma la festa si trasforma in un’avventura piena di imprevisti. Sophie fa un’ascensione sopra Milano, ma dopo pochi minuti la mongolfiera scompare dalla vista dei presenti e lei, chiusa nel piccolo abitacolo di vimini agganciato al pallone, si perde tra le nuvole. Si teme per la sua sorte, anche perché sopraggiunge la sera: vestita con abiti estivi finisce per trovarsi ad alta quota e in mezzo alla pioggia con una temperatura molto più fredda. Nel sorvolare l’Appennino ligure, riesce finalmente ad agganciare l’aerostato a un albero evitando di essere risucchiata nuovamente tra le nuvole. Atterra a Montebruno in prossimità del mare dopo aver superato in circa un’ora vette di oltre 1700 metri. Grande è lo stupore allorquando, alle prime luci dell’alba, contadini e pastori scorgono, impigliato tra gli alberi, quello strano oggetto con una donna venuta giù dal cielo. Presto accorre la gente da tutto il paese. In occasione della nascita del figlio, Sophie vola nel cielo di Parigi per lanciare le partecipazioni. Per rendere gli spettacoli più attraenti, porta con sé animali e accompagna le sue ascensioni con la musica di un’orchestrina. Dai palloni vistosamente decorati gli aeronauti sventolano le bandiere e, qualche volta, lanciano fuochi d’artificio. Nel 1811, vola da Roma a Napoli a più di 3600 metri d’altezza. Lo stesso anno, sviene durante un’ascensione e rimane in volo priva di conoscenza per più di quattordici ore. Durante la festa di Saint Louis il 25 agosto 1816, madame Blanchard, applauditissima, s’alza in mongolfiera dal vasto giardino pubblico chiamato Campo di Marte. Nel 1817, attraversa le Alpi, sfiorando la morte dopo un atterraggio di fortuna in un terreno allagato. Dopo la caduta di Napoleone, entra nelle grazie di Luigi XVIII che la nomina “aeronauta ufficiale della Restaurazione”. Nel suo palmarès si contano 67 ascensioni. Ma è segnato anche il suo destino di essere la prima donna a perdere la vita in un incidente aereo. A Parigi, la sera del 6 luglio 1819, a 41 anni compiuti, davanti a una folla in visibilio compie la sua ennesima performance notturna, alzandosi sopra i giardini di Tivoli per lanciare fuochi d’artificio dalla sua mongolfiera. È un test di estrema abilità. Sulla navicella risplende una grande stella color argento, mentre cascate d’oro luminescente zampillano dai bordi. Giunta a una certa altezza, Sophie accende altri globi di fuoco, che scendono sulla città frenati da piccoli paracadute. L’effetto è suggestivo e gli spettatori applaudono in preda all’entusiasmo. Poi, d’improvviso, c’è una specie di esplosione. L’aerostato pieno di idrogeno, un gas terribilmente infiammabile, prende fuoco e cadendo urta il tetto di una casa. Madame Blanchard, sbalzata fuori dalla mongolfiera, muore cadendo sulla strada. 

L’attraversamento della Manica di Jean-Pierre Blanchard nel 1785

Così racconta lo storico Ferrero: «Era la sera del 6 luglio 1819. Vi era una grande festa allo splendido giardino di Tivoli dove gli alberi secolari sono oggi rimpiazzati dalle volte vetrate e dai numerosi binari della stazione di Saint-Lazare. La folla è numerosa e brillante; gioiosa dal piacere, attornia il prato dove M.me Blanchard sta per elevarsi portando con essa un fuoco d’artificio. Giovane ancora, piacevole e di taglia minuta, M.me Blanchard è amata e rispettata da tutti. Ma soprattutto perché essa si adoperava per piacere. E quella musica suonò una fanfara, i fuochi artificiali fiammeggiavano e Sophie Blanchard si elevò in una apoteosi. Le fiamme blu illuminavano la viaggiatrice. Dopo, come per magia, altre fiamme azzurre si accesero al di sotto del suo aerostato. Infine il rumore ed il fuoco rimbombarono ed illuminarono la terra e il cielo. Vi fu un momento di calma. Tutta la gente la guardava. Essa aveva in una mano il paracadute e dall’altra la miccia accesa. Un lampo apparve nella navicella. L’aeronauta lasciò la miccia e, a due riprese, trattenne il collo del globo di seta contro il suo petto, quando un alto sprizzo di fiamma si sprigionò dalla parte superiore dell’aerostato. “Che bello. Che bello! Viva madame Blanchard!”. Mentre la folla applaudiva, si vide il pallone scendere lasciandosi dietro una scia luminosa. “Mio Dio! Sta bruciando!». 

Elisa Garnerin, classe 1791, figlia di Jacques Garnerin, fratello di André-Jacques, ha dalla sua il fatto di portare un cognome famoso. Una Garnerin non può che mietere successo e applausi. Elisa fa la prima ascensione in una giornata di forte vento il 20 settembre 1815 dal campo da bocce del giardino Tivoli all’augusta presenza del re di Prussia e del figlio, il principe ereditario. Dopo undici minuti e mezzo si lancia col paracadute e scende leggera come una dea alata per oltre cinque minuti, atterrando vicino a Meudon. Il 2 maggio 1816 in una giornata serena con un vento da sud-est sorvola la Senna, poi col paracadute plana dolcemente nel Bois de Boulogne, uno dei più grandi parchi della capitale francese. 

Elisa invita a volare con lei la sorella Eugénie. Ci provano tre volte, ma la fortuna non è dalla loro parte. Il pallone non s’alza e la folla è in fermento. Per tutta risposta Elisa sale da sola e dopo quindici minuti scende vicino al Bois de Boulogne. A volare in tandem ci riprovano il 15 settembre 1816. Poiché ancora una volta il pallone stenta a prendere quota, finendo quasi per sfiorare alcuni spettatori, Elisa scende e il pallone, divenuto più leggero, sale con la sola Eugénie verso il Bois de Boulogne. Sopra la Plaine de Monceau Eugenia si paracaduta a terra, mentre il pallone si perde nel cielo.  

Julius Caesar Ibbetson Lascesa della mongolfiera

Per più di cinque anni Élisa colleziona strabilianti performance in varie città della Francia e all’estero: nel febbraio 1818 a Bordeaux, nell’aprile 1818 a Madrid, nel settembre 1819 a Orléans, nel settembre 1821 a Grenoble, nel giugno 1821 a Marsiglia, nel giugno 1822 a Lione. Durante la tournée italiana, è a Milano nel 1824 e nel 1825, e poi a Venezia dove, per la sua ventottesima discesa, si paracaduta fino alla laguna, usando il galleggiante da lei stessa inventato, e ancora a Torino nel 1827. Nella capitale francese, il 22 maggio 1835 esegue la sua trentanovesima e ultima discesa con il paracadute nel magnifico scenario verde del Campo di Marte.  

Gli incidenti non mancano. Il 28 giugno 1818 a Bordeaux mentre sventola una bandiera bianca, a causa del forte vento il pallone viene portato in tutt’altra direzione. Elisa allora si lancia col paracadute, ma spinta dalla corrente d’aria va a finire nel fiume Garonna, dove è tratta in salvo da due barche. In un’altra esibizione, stavolta in Germania, cade dal cesto e si fa male. Il pallone vola via e viene recuperato a Stoccarda. In vent’anni di gloriosa attività compie 39 discese professionali con paracadute in Italia, Spagna, Russia, Germania e Francia. Muore a Parigi nell’aprile 1853.  

Mongolfiera, 1845

A Berlino, il 16 aprile 1811 vola da sola Johanne Wilhelmine Siegmundine Reichard, nata Schmidt (1788-1848), prima donna tedesca in mongolfiera. Si alza fin oltre 5.000 metri (16.000 piedi) e atterra a Genshagen, a 33,5 chilometri dal punto di partenza. In un successivo volo, nello stesso anno, raggiunge i 7.800 metri (25.600 piedi). Non tutto però va per il verso giusto. Per l’altezza eccessiva perde conoscenza e il pallone atterra in una foresta; gravemente ferita, viene salvata dai contadini che si trovano sul posto. Non per questo si perde d’animo. Per aiutare economicamente il marito ad acquistare una fabbrica chimica, Wilhelmine dopo cinque anni, nell’ottobre 1816, riprende a volare. I voli a Praga e Vienna la rendono popolare nell’impero asburgico. Fa il suo ultimo volo a Monaco di Baviera nell’ottobre 1820 per celebrare il decimo anniversario dell’ Oktoberfest.  

Il 2 giugno 1824 avviene il battesimo dell’aria per Margaret Graham che s’alza in volo a Londra in compagnia del marito, un pioniere della mongolfiera, George Graham. Due anni dopo diventa la prima inglese a volare da sola su una mongolfiera. Il 28 giugno 1826 dovrebbe volare insieme a un’altra donna, una tale Jane Stocks; questa all’ultimo momento si tira indietro e Margaret vola da sola. La sua carriera dura più di trenta anni e comprende molti voli compiuti insieme alle tre figlie. Gli incidenti, com’è inevitabile, non mancano.  Il 7 agosto 1850, il pallone prende fuoco mentre sta scendendo nei pressi di Edmonton, a Londra, ma lei se la cava per il rotto della cuffia. Per niente spaventata, nello stesso anno, dai giardini londinesi Vauxhall compie una straordinaria ascensione notturna.  

Esibizioni sempre più sensazionali che al giorno d’oggi non si esiterebbe a definire sport estremi gettano benzina sul fuoco dell’entusiasmo collettivo. Il valzer delle ascensioni continua nelle più svariate occasioni: feste nazionali, sagre comunali, inaugurazione di fiere o esposizioni. Il 31 luglio 1854 madame Poitevin si leva fino a grande altezza, staccandosi poi dal pallone e scendendo con un paracadute. Nel 1850 i coniugi Poitevin danno il via alle “ascensioni equestri”, durante le quali stanno in groppa a cavalli sistemati nella navicella o sospesi al pallone con le funi. Poitevin e la moglie Marie hanno in programma due spettacoli settimanali all’ippodromo di Parigi: per rendere più vivaci le loro rappresentazioni riempiono la navicella di ballerine che, aggrappate a nuvole di cartone, danzano e cantano atteggiandosi a “figlie dell’aria”. A Parma, madame Poitevin si lancia col paracadute da duemila metri d’altezza: un record! A Bologna si esibisce a cavallo in mongolfiera insieme al marito. Per l’occasione viene scritta una poesia che recita, tra l’altro: «Volò pur la terza volta/con la sposa che ravvolta/in un lungo abito nero/cavalcò meschin destriero/e compì l’aereo viaggio/con mirabile coraggio». Fa storia il volo del 30 aprile 1868 quando il pallone Mercurio s’alza in volo da Piazza Maggiore nella città delle torri con due donne a bordo, madame Poitevin e lady Elisa Otway, una bizzarra gentildonna inglese smaniosa di provare il brivido dell’avventura. Le due avvenenti signore, che donano all’esibizione un certo non so che, volano per una ventina di minuti nel cielo di Bologna per poi atterrare con grazia e leggiadria squisitamente femminili in un prato fuori Porta Santo Stefano dove sono accolte da calorosi e meritati applausi.

Accostandosi alle macchine volanti senza pregiudizi o paure, le donne appassionano enormemente il pubblico e rendono sempre più credibili gli aerostati. A Parigi le aviatrici sono così numerose che fondano un club femminile, romanticamente battezzato Étoile (Stella). Nel 1878, la maggiore attrazione dell’Esposizione Universale di Parigi è il gigantesco pallone frenato (vincolato al suolo da cavi metallici) costruito da Henry Giffard, un’immensa sfera di 25.000 metri cubi e 35 metri di diametro, capace di ospitare nella sottostante navicella fino a 150 passeggeri. In un migliaio di ascensioni provano l’emozione del volo (sia pure vincolato) oltre 35.000 persone di ogni età: uomini, donne, ragazzi e ragazze. 
Dopo il 1880 gli spettacoli, aerostatici e circensi nello stesso tempo, si diffondono con rapidità anche negli Stati Uniti. Qui, tra innumerevoli acrobati e trapezisti, troviamo molte donne che competono con i colleghi maschi in coraggio e abilità. 

In quest’epoca d’oro per l’aerostatica, tre donne conquistano una discreta fama: madame Goldschmidt e mademoiselle Marie Marvingt in Francia, e la signora Harbord in Inghilterra. Sono le ultime rappresentanti di una nutrita schiera di validissime aeronaute, perché nel frattempo è nata e si è affermata una nuova macchina volante: l’aeroplano. 

In copertina: Montgolfiere, 1783.

***

Articolo di Florindo Di Monaco

Florindo foto 200x200

Docente di Lettere nei licei, poeta, storico, conferenziere, incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando l’universo femminile nei suoi molteplici aspetti con saggi e raccolte di poesie. Tra i suoi ultimi lavori, il libro La storia è donna e le collane audiovisive di Storia universale dell’arte al femminile e di Storia universale della musica al femminile.

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