Equitazione al femminile. Lorna Johnstone, quando lo sport non ha età

Monaco, 7 settembre 1972. Olimpiadi estive. Nella gara di dressage, entra nel rettangolo una figura femminile. I suoi capelli sono bianchi e inaspettatamente ci si accorge che non è una giovanissima amazzone, ma una donna, una sportiva, di circa 70 anni.

Lorna Johnstone mentre entra nel rettangolo da dressage
alle Olimpiadi del ‘72

Siamo spesso abituati a credere che la carriera di un’atleta sia relativamente breve. Calciatori e calciatrici verso i 35-40 anni smettono di giocare a livello professionale, ginnaste e ginnasti ancora prima. E rarissimi sono i casi in cui alcun* sportiv* rimangono ai vertici oltre i 45 anni di età. Pertanto, il vedere in gara durante dei Giochi olimpici una donna non più giovanissima certamente suscita curiosità, a tratti stupore. Eppure eccola lì, frac e cilindro, entrare a cavallo e gareggiare alla sua terza Olimpiade. Il suo nome è Lorna Johnstone, britannica, classe 1902. La storia di Lorna non è una storia di successi e podi. Nel suo curriculum sportivo non ci sono né medaglie né grandi vittorie, e se si cerca su internet la sua biografia viene appena menzionata. Eppure Lorna ha una vita molto interessante, forse più semplice, umana e quotidiana rispetto a quello che siamo abituati a sentire in relazione allo sport, ma che merita certamente di essere raccontata.

Lorna Johnstone in gara alle Olimpiadi del ‘72

Innanzitutto sciogliamo un dubbio: praticare equitazione a livello professionale non è un hobby, ma un vero e proprio sport che spesso occupa intere giornate e allenamenti quotidiani. Insomma, non “fa tutto il cavallo” come spesso sento dire da molte persone, anzi non esiste a mio avviso una disciplina completa come l’equitazione. Sono necessari muscoli, sangue freddo, una grande pazienza, costante dedizione, spirito di sopportazione, e spirito di squadra con il proprio cavallo.

Bisogna essere fisicamente allenat*, psicologicamente pront*, e bisogna lavorare ogni giorno non con una macchina ma con un essere vivente, dotato di propria fisicità, proprio carattere e propria psicologia. A questo aggiungete il fatto che l’essere vivente pesa circa 600 chili e che ha bisogno di cura e addestramento quotidiano.

Lorna Johnstone mentre si prende cura in scuderia
di El Guapo, suo ‘compagno di squadra’

Ora, gestire 600 chili di muscoli, cuore e sangue non è da tutti. Riuscirlo a fare ed arrivare ai vertici è da pochissimi. Arrivare a partecipare a un’Olimpiade, due, tre a 70 anni diventa un’impresa. Un’impresa che solo lei è riuscita a portare a termine, la seria atleta dagli occhiali rotondi e dai capelli bianchi.

È lei infatti a detenere il record mondiale come atleta più anziana ad avere partecipato a un’Olimpiade. Lorna ha voluto ardentemente le Olimpiadi. A 40 anni è già pronta a debuttare ai giochi, ma la partecipazione le viene negata ben due volte, in quanto l’equitazione è ancora uno sport esclusivamente maschile.

Dobbiamo aspettare infatti il 1952 per vedere le donne scendere nel rettangolo del dressage. E la prima Olimpiade di Lorna risale al ‘56, quando ha già 54 anni ed è fra le concorrenti più anziane, poi la seconda sarà nel ‘68 e la terza nel ‘72.

Lorna Johnstone a cavallo

È strabiliante pensare che l’apice della carriera di questa donna sia stato raggiunto dai 54 anni in poi, un’età che in molti sport è un traguardo irraggiungibile. Ritengo necessario far presente in ogni caso che l’equitazione è tra gli sport olimpici più longevi, e che tuttora numerose donne vincenti nelle maggiori competizioni equestri hanno più di 40 anni. Ma la vicenda di Lorna colpisce perché è la storia di una donna che non si è fatta ‘rubare il tempo’ da chi l’ha esclusa dai giochi quando era una giovane atleta e non si è fatta sopraffare dall’ansia di non poter più arrivare a certi livelli perché, superata la soglia dei 50 anni, Lorna non si è piegata al tempo, non si è piegata a chi le consigliava di smettere. Lei si è ripresa gli anni sportivi nel ‘secondo tempo’ della vita e si è goduta le partecipazioni alle sue Olimpiadi, partecipazioni sudate e meritate, anche senza essere state coronate da una medaglia.

Lorna Johnstone, primo piano

Credo fermamente che queste siano le vere storie di sport. Perché spesso non conta la vittoria (anche se inevitabilmente aiuta, sia chiaro!) ma conta l’obiettivo. E quella di Lorna è sicuramente una storia di obiettivi raggiunti e sfide vinte ma è anche una storia che ci deve ispirare, noi che siamo giovani atleti e atlete, amatori/trici appassionati/e, amanti dello sport, o semplici sognatori/trici. Il tempo e l’età non possono essere un ostacolo, non devono esserlo, usciamo dall’ansia di non potercela fare. Non vinceremo forse, ma spesso il bello nello sport e nelle gare sta nel partecipare. E in questo Lorna Johnstone è un grandissimo esempio.

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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