Laura Conti: partigiana, scienziata, scrittrice, politica ed ecologista

Conosciuta soprattutto per il suo libro Una lepre con la faccia di bambina che raccontava la tragedia dell’Icmesa di Seveso e la rese famosa, la vita di Laura Conti si rivela in realtà uno scrigno da cui escono tesori che ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, fanno di lei una protagonista assoluta del panorama scientifico, politico e sociale italiano.

Dobbiamo ringraziare Valeria Fieramonte, autrice di La via di Laura Conti. Ecologia, politica e cultura a servizio della democrazia, ed enciclopediadelledonne.it che l’ha editato, per averci fatto dono di un libro davvero prezioso e necessario in tempi in cui molto si parla (ma poco si pratica) di ecologia. Tanto vasta e ricca è la sua biografia che non si sa da dove cominciare.

Laura Conti

E dunque cominciamo da lì, da Seveso, cittadina della Brianza milanese dove il 10 luglio 1976 si alzò una nube tossica dal reattore chimico dell’Icmesa che provocò intossicazioni a catena, abbattimento di migliaia di animali, incenerimento di ampie aree di vegetazione oltre al timore di malformazioni di bambini/e alla nascita.

A questo tragico evento Laura Conti, laureatasi in Medicina nel 1949 a pieni voti e specializzatasi successivamente in Medicina del Lavoro, dedicò non solo due libri (oltre a quello già citato e scritto in forma di romanzo nel 1978, era uscito l’anno precedente il saggio Visto da Seveso: l’evento straordinario e l’ordinaria amministrazione) ma anche un impegno intenso e intelligente. Perché Laura era così, studiava e scriveva con grande prolificità, nonostante la sua professione e l’impegno politico la occupassero parecchio: perché non le bastava avere idee e divulgarle, ma voleva anche che le proprie convinzioni trovassero attuazione pratica a beneficio della collettività.

Così, mentre le autorità pubbliche annaspavano in cerca di informazioni sugli effetti della diossina e sui modi per contrastarli, lei contattava un medico vietnamita che lavorava presso un Istituto di chimica francese per capire come il suo Paese d’origine fosse riuscito a combattere gli effetti del napalm sganciato in gran quantità dagli aerei americani.

Seveso

Dal dramma di Seveso derivarono altre battaglie, come quella per la legge 194 che ancora non era in vigore ma già si profilava all’orizzonte: per le donne di Seveso che erano incinte fu approvata una deroga che permetteva loro di abortire. E tuttavia alcune preferirono morire di aborto clandestino piuttosto che “macchiarsi” di quella che all’epoca e in un territorio fortemente segnato dal cattolicesimo veniva vissuta come una terribile colpa. Questo anche perché la 194 non consentiva di abortire nelle strutture private, motivo per cui lei contestò la legge arrivando a polemizzare con il movimento femminista.

La passione ecologista

Sempre da quel tragico evento nacquero la sua passione ecologista e la sua attività di divulgatrice, quest’ultima rivolta anche a ragazzi/e e alle scuole.

«L’osservazione dei comportamenti, spesso irrazionali, con cui la popolazione affrontava il disastro le fece prendere atto che la gente era impreparata a capire i problemi ecologici», scrive Valeria Fieramonte, che ricorda come a quei tempi in Italia non fosse stato pubblicato ancora quasi nulla su queste tematiche. Che cos’è l’ecologia, stampato da Mazzotta nel 1977, ebbe quindi molte riedizioni e fu tradotto in francese per Maspero.

La sua attenzione preoccupata si dirigeva soprattutto sulle fibre artificiali prodotte dal petrolio, che mettono in circolazione sostanze inquinanti nelle acque di irrigazione danneggiando il bestiame e i pesci.

Netta la sua posizione contro il nucleare, su cui gli italiani e le italiane si espressero in modo altrettanto convinto con il referendum del 1987, mentre sulla caccia si trovò in contrapposizione con i Verdi, astenendosi al referendum per la sua abolizione indetto nel 1990. Ai temi ecologici dedicherà nel 1983 Questo pianeta, che già dal titolo sembra anticipare le odierne battaglie di Greta Thunberg e dei ragazzi di Fridays for Future: nel mirino questa volta soprattutto la produzione rapida e imponente di cereali a livello mondiale e l’impiego massiccio di fertilizzanti in agricoltura. Dalla passione ecologista nacque nel 1980 la Lega per l’ambiente, divenuta Legambiente dodici anni dopo, che fondò insieme ad alcuni amici e amiche.

L’attività politica: dalla Resistenza al Pds

Era ancora studente universitaria quando cominciò a far politica in clandestinità con il Fronte della Gioventù, attività che le costò l’internamento nel campo di concentramento di Bolzano da cui le persone prigioniere venivano poi trasportate in Germania (all’esperienza nel lager, dove rimase otto mesi, dedicò il romanzo La condizione sperimentale uscito nel 1965).

Le copertine dei suoi libri

Da lì in poi tutta la sua esistenza fu scandita dalla partecipazione alla vita pubblica, come militante nei partiti di sinistra, come consigliera regionale e poi anche in veste di parlamentare.

Dopo la guerra aveva aderito al Partito socialista di unità proletaria (Psiup), in cui militava Lelio Basso che a lei fu legato da una relazione sentimentale.

Dopo lo scioglimento del Psiup passò con Basso nel Psi fino a quando, entrambi emarginati in seguito alla vittoria di Nenni, si iscrisse al Pci, partito che non abbandonò più nemmeno quando divenne Pds nonostante fosse contraria alla svolta della Bolognina. Da queste vicende si capisce che la sua militanza non fu mai adesione acritica a una formazione o a una linea politica. Ma anche come donna di scienza si trovò a volte in contrasto con esperti e cattedratici che sostenevano il progresso scientifico e industriale contro i valori del movimento ecologista: accadde per esempio al summit per la convenzione sul clima di Rio de Janeiro del 1992, sul quale scrisse un articolo per L’Unità dal significativo titolo Quante grossolanità, amici scienziati.

Una vita intensa e difficile

Laura Conti non ebbe sicuramente una vita facile, ma ricca e intensa sì. Il suo essere spesso controcorrente, uno “spirito libero” diremmo oggi, la penalizzava e come purtroppo spesso succede ci si accorge della sua grandezza e della sua lungimiranza troppo tardi.

La sua vita sentimentale non fu molto felice. Nel lager di Bolzano si era innamorata di un giovane, Armando Sacchetta, figlio di un alto funzionario del Ministero delle Finanze e con davanti a sé una carriera promettente finché non divenne partigiano nelle formazioni Giustizia e Libertà: ferito in uno scontro a fuoco con i repubblichini e amputato di una gamba era finito nel lager insieme al padre. Dopo la Liberazione, tornato a Milano insieme a Laura, morì dissanguato in seguito a un’operazione per arrestare un principio di cancrena. Del legame con Lelio Basso si è già accennato: ma anche questo era destinato a finire, sia pure per ragioni più convenzionali (fu lasciata da lui per una donna più giovane).

Nata a Udine nel 1921, si era trasferita a Milano con la famiglia nel 1927. Nel capoluogo lombardo morì all’età di 72 anni a causa di un cuore malandato, forse per troppa vita.

Valeria Fieramonte
La via di Laura Conti 
Enciclopedia delle donne.it, i liberi, 2021
pp. 336

***

Articolo di Annamaria Vicini

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Giornalista pubblicista con laurea in Filosofia e master in Comunicazione, ha collaborato con alcune delle maggiori testate nazionali oltre che con organi di stampa a livello locale. È stata direttrice responsabile di un sito internet e autrice di un blog di successo. Ha pubblicato il romanzo Non fare il male (I Libri di Emil, 2012) e l’eBook Abbracciare il nuovo mondo. Le startup cooperative (2017).

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