Viaggiatrici. Lo sguardo delle donne sul mondo

Il libro Le viaggiatrici. Lo sguardo delle donne sul mondo di Manuela Scaramuzzino, pubblicato da Effatà Editrice, vuole essere «un tour nelle scritture di donne in viaggio». È la stessa autrice a scriverlo aggiungendo che, per procedere tra le pagine della narrativa odeporica, si è servita di un bagaglio fondamentale: la precisa volontà di «revisionare tutti i saperi secondo un’ottica di genere», bagaglio al quale Scaramuzzino non intende rinunciare per nessun motivo.

Una premessa significativa per un lavoro che si introduce e ci conduce tra gli scaffali di una preziosa donazione testamentaria della Biblioteca Nazionale di Napoli, il Fondo Gino Doria, costituito da oltre 10.000 volumi. Parte di questi sono dedicati alla letteratura di viaggio, una delle passioni di Gino Doria, scrittore e raffinato bibliofilo napoletano che, nel corso della vita, ha raccolto testimonianze di viaggiatori e viaggiatrici straniere in Italia, con un’attenzione particolare ai resoconti su Napoli.

Scrive Manuela Scaramuzzino che il viaggio «è storia di un movimento dal noto verso l’ignoto e di un ritorno al noto con una consapevolezza nuova». E se questa affermazione è vera per gli uomini, lo è ancora di più per le donne, nel nostro caso trenta viaggiatrici che, tra Settecento e Novecento, hanno attraversato l’Italia traducendo in parole le esperienze vissute.

Guardare ai viaggi delle donne significa andare oltre la rappresentazione geografica e temporale di uno spostamento, significa pensare all’azione di «decostruzione e ricostruzione del percorso accidentato e non lineare che le ha condotte all’emancipazione». Perché in passato le donne in viaggio, soprattutto se sole, non dovevano unicamente superare frontiere, attraversare valichi e mari, affacciarsi su nuovi mondi. Dovevano combattere contro condizionamenti ideologici e culturali, stereotipi, pregiudizi e giudizi, paure e pericoli, fatica fisica e impedimenti, compresi quelli dell’abbigliamento pensato e realizzato più per ostacolare che per agevolare la mobilità. Il primo confine che incontravano e dovevano superare? L’uscio di casa. Per queste donne il viaggio è stato quindi affermazione di se stesse, raggiungimento dell’autonomia, definizione della propria identità, appropriazione degli spazi e del tempo a lungo negati.

Chi sono le trenta viaggiatrici narrate da Manuela Scaramuzzino?

Quattro sono donne del Settecento, appartenenti all’aristocrazia o all’alta borghesia: Lady Mary Montagu e Lady Élisabeth Berkeley dall’Inghilterra, Madame Anne-Marie Du Boccage e la pittrice Élisabeth Vigée Le Brun dalla Francia. Le loro voci parlano attraverso pagine di diari, lettere, memorie, in cui la descrizione dei luoghi visitati si unisce alla narrazione di sé. Nel secolo del Grand Tour queste donne «hanno sostituito la tradizionale ricerca erudita con la passione per l’antichità classica e con un ampio ventaglio di interessi: costumi, condizioni sociali delle popolazioni, educazione delle donne, osservazione delle discriminazioni (di genere, geografiche, verso gli animali)». Lady Montagu, per esempio, girò la penisola italiana a partire dal 1739, molto spesso da sola. Il passaggio delle Alpi, come per molti altri viaggiatori e viaggiatrici, fu una sfida verso la natura che le spalancò numerosi itinerari, da Torino a Venezia, da Bologna a Firenze e Roma, poi Napoli, Livorno, Genova, il lago d’Iseo in cui risiedette a lungo. Intrecciò le annotazioni sulle bellezze naturali e artistiche con giudizi più o meno severi sulla popolazione; da donna emancipata e libera, guardò con ammirazione le italiane colte, per esempio la «Signora milanese» Maria Gaetana Agnesi, docente di matematica nell’ateneo di Bologna; paragonando la condizione delle sue concittadine britanniche, ammise che in Italia «una donna istruita non è certo considerata ridicola» e che le «famiglie più illustri sono orgogliose di aver dato natali a delle scrittrici».

Se Lady Montagu viaggiò per diletto, sospinta da una intensa curiosità culturale, la pittrice Élisabeth Vigée Le Brun fu “costretta” a viaggiare dalle vicende storiche e personali legate alla Rivoluzione francese del 1789. Un «tour d’esilio» e di lavoro che la portò in molte corti europee, invitata a dipingere e a immortalare personaggi dell’epoca. A Napoli arrivò per la prima volta nel 1790 e la città la accolse con tutto l’incanto del sole, del mare e del panorama circostante: «Napoli bisogna vederla come una lanterna magica rilucente» scrisse e il fascino persistette anche nel secondo soggiorno, durante il quale si avvicinò alla regina Maria Carolina, sembrandole forse di rivivere i fasti di Versailles e il rapporto con la regina di Francia Maria Antonietta. I suoi ricordi di viaggio, nonostante l’attrazione per le bellezze della natura e delle città, vanno oltre i caratteri tipici della letteratura odeporica e del Gran Tour perché, scrive Scaramuzzino, «sono una testimonianza della sua vita indipendente, della sua straordinaria attività di pittrice e dei tragici conflitti politici e sociali ai quali assistette».

Sono sedici le viaggiatrici del XIX secolo, alcune famose come Ida Pfeiffer o Lady Sidney Morgan, altre poco conosciute o del tutto anonime, come nel caso di Mrs. F.M.L Asthon Yates che, nell’inverno tra il 1843 e il 1844, compì il suo viaggio italiano. Le sue testimonianze di viaggiatrice furono affidate alle lettere per un’amica nelle quali natura, storia antica e realtà sociale circostante trovarono spunti interessanti. Donna colta e appassionata di storia, Mrs. F.M.L si soffermò sulle abitudini, i modi e le condizioni delle donne italiane, da un lato ammirate per le posizioni di livello conquistate — come nel caso di Clotilde Tambroni, docente di letteratura greca, o di Lucia Morandi e Laura Bassi, docenti rispettivamente di anatomia e fisica — dall’altro colpita dalla disinvolta presenza di cicisbei nella vita di alcune nobili italiane.

Dieci le viaggiatrici del XX secolo i cui resoconti di viaggio, nella narrazione che ne fa Manuela Scaramuzzino, «costituiscono la base fondamentale di ricerche nell’ambito delle scienze sociali, naturali, geografiche, archeologiche, folkloriche». In alcuni casi queste testimonianze sono il percorso iniziale di progetti editoriali, come accadde per i testi di Clara Elizabeth Laughlin, esperta viaggiatrice e fondatrice della collana So You’re Going To…, guide di viaggio rivolte al pubblico femminile. Secondo Clara Elizabeth Laughlin, Napoli doveva essere la tappa d’inizio di ogni viaggio in Italia e l’arrivo via mare nel golfo partenopeo un’esperienza unica e imprescindibile per chiunque avesse voluto attraversare successivamente il resto della penisola. Ai suoi occhi Napoli era piena di contrasti, «sconsiderata», fatta di «opulenta bellezza naturalistica accostata alla sporcizia delle sue strade».

Clara Elizabeth Laughlin non è l’unica viaggiatrice a registrare i volti opposti della città. Terra «della magnificenza e dell’orrore» scrisse anni prima Augustine Fitzgerald che, insieme alla sorella Sibil, trascorse nel 1904 una vacanza estiva nell’area napoletana. Se Augustin registrava attraverso le parole le contraddizioni napoletane, Sibil fermava le impressioni visive in dipinti ad acquerello, spesso ritratti femminili. Altre viaggiatrici affidarono alle impressioni cromatiche e alle linee disegnative le suggestioni e gli sguardi sulla realtà circostante, mentre nel Novecento, abbandonati pennelli e colori, i racconti di viaggio trovarono negli scatti fotografici commenti altrettanto significativi.

Il libro Le viaggiatrici. Lo sguardo delle donne sul mondo vuole essere una riflessione sul rapporto tra scrittura e identità, sulle testimonianze di viaggio come esperienza e raggiungimento del senso e della consapevolezza di sé. Protagoniste sono le donne, che la società considerava soggetti deboli e di secondo piano. Erano i divieti, le convenzioni culturali e sociali, gli stereotipi, le limitazioni imposte a renderle tali ma evidentemente, riflette l’autrice, queste viaggiatrici non accettarono il carattere di marginalità che la società comandava. Sfidarono stereotipi e convenzioni e ognuna di loro, a suo modo, seppe osservare e riflettere sulla propria e altrui condizione femminile.

Il viaggio, la scoperta, la possibilità di contemplare orizzonti ignoti erano state a lungo prerogative della dimensione maschile, come la sedentarietà e l’immutabilità degli orizzonti conosciuti lo erano state del mondo femminile. Ulisse e Penelope erano stati gli archetipi di questa contrapposizione poi Penelope prese a viaggiare.

Manuela Scaramuzzino
Viaggiatrici. Lo sguardo delle donne sul mondo
Effatà editrice, Torino, 2020
pp. 176

***

Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...