Elisa Salerno, una vita senza tregua per la causa santa della donna

Il decimo volume della Collana “Italiane”, Pacini Fazzi editore, è scritto da Annalisa Lombardo ed è dedicato ad Elisa Salerno, un percorso biografico che indaga una singolare figura di donna, femminista e cristiana, che ingaggiò fra fine Ottocento e metà Novecento una battaglia indomita e profetica per l’affermazione dei diritti femminili.

Nata a Vicenza nel 1873, Elisa Salerno è ancora oggi poco conosciuta mentre la sua vita e il suo impegno andrebbero studiati e portati ad esempio. Fu pensatrice, studiosa, teologa, editrice e giornalista, scrittrice saggista e romanziera, imprenditrice, anticipatrice delle istanze del femminismo nella società e in particolare nel mondo del lavoro e nella chiesa. Comprese in anticipo il valore dei mezzi di comunicazione di massa e la rilevanza che essi avrebbero potuto avere per l’emancipazione delle donne. Visse a Vicenza, città di provincia ove risuonavano solo in distanza i grandi movimenti che percorrevano la società italiana e mondiale del suo tempo, eppure di questi segnali lontani Salerno seppe cogliere appieno l’importanza e l’urgenza. Molto religiosa, a 19 anni entrò nel Terz’ordine francescano, in cui esercitò funzioni di segretaria; cinque anni più tardi si iscrisse alla Società cattolica operaia femminile di Mutuo Soccorso. Nel 1909 fondò il giornale La Donna e il Lavoro di cui assunse la direzione. Andò bene ma non come ella sperava. Qui Elisa pubblicò la Trattazione della donna, un saggio in 46 puntate sulla condizione della donna in famiglia e nella società, sul suo lavoro e sulla sua emancipazione, mettendo in evidenza il diritto di partecipare ad un movimento sindacale cattolico. Iniziarono rapidamente i problemi con la Chiesa ma la sua determinazione non la fece mai arretrare di un passo. «Quanto all’impegno giornalistico della Salerno – scrive l’autrice della biografia, Annalisa Lombardo – la sua politica editoriale si mantiene coerente nel tempo ed è sempre caratterizzata da due direttrici di fondo: da un lato la battaglia per l’elevazione femminile e dall’altro la rivendicazione del miglioramento delle condizioni della donna operaia, temi che fa precocemente propri, in un contesto, la società vicentina e veneta dell’epoca, più spesso insensibile e indifferente piuttosto che non concretamente comprensivo. Attraverso le pagine prima de “La Donna e il Lavoro” e poi di “Problemi Femminili”, le due testate edite e dirette in successione dalla Salerno, quella di Elisa resterà sempre una battaglia per l’eguaglianza dei diritti fra uomo e donna, e per una giustizia sociale, capace di riconoscere pari dignità fra i due sessi. In vista della prima uscita del suo giornale, la scrittrice aveva curato una ricerca “socio-demografica”, la chiameremmo oggi, sul lavoro delle donne nella città di Vicenza. L’indagine aveva ottenuto il plauso perfino dall’economista Giuseppe Toniolo, maestro della dottrina sociale cristiana e propulsore dell’impegno sociale e politico dei cattolici, ed era stata poi pubblicata a puntate dal suo giornale a partire dai primi numeri usciti nel 1909. In quella ricerca emergevano lo sfruttamento delle operaie e la necessità di una istruzione per poterne migliorare la condizione sociale. Elisa, in questi dati di fatto, aveva però letto un elemento di cultura dell’ambiente che lei non avrebbe mai potuto accettare: la lentezza dei cattolici nella difesa delle lavoratrici e, in fondo in fondo, un certo disinteresse per la loro emancipazione. Il primo numero del giornale esce il 24 settembre 1909, festa della Madonna della Mercede protettrice degli schiavi (fra cui Salerno annovera moralmente anche le donne) e in questo numero, che Salerno definisce “di saggio”, la neo direttrice e neo editrice precisa il programma di azione della testata La Donna e il Lavoro: “Penetrati dagli urgenti bisogni delle classi lavoratrici femminili… e per appoggiare con qualche efficacia la causa santa delle operaie… siamo venuti nella determinazione di pubblicare settimanalmente un giornale destinato a trattare i problemi del lavoro muliebre”. Si tratta di una buona battaglia, ma questa difesa attiva e accorata della dignità e dei diritti della donna finirà, non sappiamo quanto involontariamente o inconsapevolmente da parte della Salerno, per ammantare il nuovo giornale del sospetto di modernismo, non sempre condiviso dalla società del tempo e certamente condannato dalle gerarchie ecclesiastiche più conservatrici».

Sospesa dai sacramenti, oppressa dalla censura fascista, bollata spesso come “una povera testa” borderline, muore emarginata e in povertà nel 1957. La riscoperta del suo archivio nel 1975 ha avviato una serie crescente di studi e pubblicazioni sul suo lavoro. Solo nel 2017 l’Enciclopedia Treccani le ha dedicato una voce nel Dizionario Biografico degli Italiani. L’archivio di Elisa Salerno è oggi custodito a Vicenza presso la biblioteca del Centro Documentazione e Studi Presenza Donna. «Le sue lettere – continua Lombardo – contengono riflessioni, suggerimenti, commenti, interpretazioni e spiegazioni; emerge anche, e forse ancora più che nelle sue opere di saggistica e di narrativa, il suo carattere vibrante, la sua determinazione, la sua schiettezza, e talvolta la sua mancanza di prudenza e diplomazia. Un esempio per tutti la lettera che invia a Pio XII nel dicembre del 1941. Il pontefice ha tenuto un discorso sulla donna, Elisa ne ha letto il testo sulla stampa, non lo ha condiviso e, seduta stante, ha preso carta e penna e ha scritto al papa. Gli dice senza mezzi termini: il discorso da Voi pronunciato sulla creazione della donna… è stato un disastro. È stato possibile che dalle auguste labbra del Regnante Pontefice, use alla Verità e alla Bontà, siano usciti tanto detrimento e disonore per le Vostre figlie, in conseguenza degli insegnamenti errati e perniciosi che si danno in tutta la Chiesa? La risposta, manco a dirlo, nell’archivio Salerno non c’è. E neanche se ne è trovata copia negli archivi vaticani».

Elisa si spegne il 15 febbraio del 1957. L’accompagnano all’ultima dimora certamente le due nipoti e forse, immaginiamo, un gruppo sparuto di lontani parenti, amici ed estimatori. Niente di più perché il silenzio e l’oblio sono già caduti da qualche anno sulla sua figura. Nel 1997, a quaranta anni dalla morte, il comune di Vicenza intitola a Elisa Salerno una strada. Si trova nei quartieri nuovi, un po’ ai confini della città: una scelta quasi simbolica, perché questa via è periferica e marginale, proprio come è stata al suo tempo la scrittrice. Dal 2018 infine una lapide segna la casa dove ha concluso la sua vita. L’ha voluta l’associazione Presenza Donna, all’angolo tra contrada San Rocco e contrada Busato, nel cuore di Vicenza, in quel quartiere dei Carmini che è rimasto più o meno come era un secolo fa.

Annalisa Lombardo
Elisa Salerno
Pacini Fazzi Editore, Lucca, 2019
pp. 96

***

Articolo di Nadia Verdile

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Nadia Verdile è nata a Napoli, vive a Caserta, le sue origini sono molisane. Scrittrice e giornalista, collabora con il quotidiano «Il Mattino». Ha diciannove libri all’attivo, molti suoi saggi sono stati pubblicati in riviste nazionali  ed  internazionali. Relatrice in convegni e seminari di studio, come storica, da anni, dedica le sue ricerche alla riscrittura della Storia delle Donne. È direttrice della Collana editoriale “Italiane” di Pacini Fazzi Editore.

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