Enti pubblici, università, amministrazioni: assenze e presenze femminili in Toscana e oltre

È stato reso noto e pubblicato sul sito istituzionale della Regione Toscana un interessante studio realizzato dalla agenzia regionale Artea a proposito della composizione di genere dei/delle dipendenti nell’anno 2020. Niente di nuovo sotto il sole e esiti prevedibili, come ogni volta che si parla di ruoli apicali.

Esaminiamo solo i dati più significativi: la maggioranza del personale è costituita da donne (59,4% sul totale di 3152 persone assunte); quando però si arriva ai vertici, sui 62 incarichi di alta responsabilità le donne calano a 23, mentre gli uomini sono 39. Su altri 26 incarichi di responsabilità di settore complesso omogeneo, le donne sono 11 (contro 15). I direttori risultano all’85% uomini, i dirigenti al 63,79%.

Non è certo il grado di istruzione e specializzazione a fare la differenza, infatti balza agli occhi che il 64,89% delle donne ha titoli post laurea (gli uomini al 35,11%); è laureato il 60% abbondante delle donne, mentre per gli uomini non si arriva al 40%.

Si potrebbe pensare che la tendenza nel tempo stia cambiando, anzi lo si potrebbe sperare, invece no: negli ultimi quattro anni risulta che vengono assunte meno donne, quindi di pari passo cresce il decremento femminile nelle posizioni dirigenziali.

Le donne mantengono un discreto ruolo in posizioni organizzative in cui più si avvicina il numero medio delle impiegate rispetto al numero delle posizioni più elevate (54,02% a fronte di 59,42% assunte). Non è detto tuttavia che tale generalizzazione sia significativa: una sindacalista, Marvi Maggio, ha analizzato nel dettaglio le tabelle e a suo giudizio rimane comunque evidente la disparità, da leggere dietro i numeri e al di là delle affermazioni. Volendo avere il quadro completo, relativo anche a home-working, part-time e orario agevolato, si può esaminare lo studio nella sua interezza.

Ulteriori statistiche si trovano in un utile sondaggio effettuato da Confcommercio e dal gruppo di lavoro Terziario donna di Firenze fra circa mille proprie associate che evidenzia soprattutto le paure e i dubbi delle donne nell’assumere ruoli dirigenziali; molte infatti temono il mobbing, non credono nelle proprie competenze, preferiscono un quieto tran tran anziché affrontare ulteriori responsabilità. E poi ci sono i genitori anziani, la famiglia, la casa da gestire, gli orari da rispettare, insomma tutti quegli ostacoli pratici che le donne che lavorano devono affrontare e superare, mentre si trovano sole e senza aiuti esterni, né con compagni che le incoraggiano. (Corriere della Sera, cronaca di Firenze, 3-6-21).

A questo punto ho voluto estendere la ricerca ad un altro ambito, quello delle amministrazioni locali della Toscana, andando a verificare il numero di sindaci e sindache, assessori/e nei capoluoghi. Ecco i risultati.

A proposito di posizioni al vertice, su dieci comuni, nessuno ha una sindaca; hanno la vicesindaca Firenze (Alessia Bettini), Arezzo (Lucia Tanti), Livorno (Libera Camici), Pisa (Raffaella Bonsangue), Pistoia (Anna Maria Celesti). Per quanto riguarda le giunte, e quindi la presenza di assessore sul totale, Arezzo ha 4 donne su 9, come Pisa, Prato, Siena; numeri inferiori a Grosseto, con 3 assessore su 9, e a Massa Carrara (2 su 6); il capoluogo Firenze ha completa parità: 5 donne e 5 uomini. Portano la bandiera dell’inversione numerica Pistoia, con 4 donne su 7, Livorno e Lucca in cui troviamo 5 presenze femminili e 4 maschili; in questi due ultimi comuni ho riscontrato con sommo piacere (come anche a Firenze) l’uso della corretta lingua di genere sul sito istituzionale.

Non potevo non controllare la composizione della giunta regionale; anche qui il presidente è uomo, Eugenio Giani, ma la sua vice è Stefania Saccardi; in totale le assessore sono la metà, 4 su 8.

Stefania Saccardi

Altri dati significativi e prevedibili arrivano dalle università, «sostantivo maschile» come titola un recente articolo comparso sul Corriere della Sera (1-6-21) a firma di Elena Comelli: le ragazze sono più numerose e si laureano di più (57%), ma man mano che si sale nella gerarchia i numeri sono tutti a favore degli uomini. E questo, sia chiaro, non riguarda solo la Toscana, ma l’Italia: i ricercatori sono al 53% uomini, gli associati il 61%, gli ordinari il 75%. Eppure le ragazze sono più assidue, abbandonano meno, si laureano prima, ma poi si bloccano, o sono bloccate? In certe facoltà il divario si fa clamoroso, prendiamo Medicina dove pure le laureate sono ben il 68% del totale (nel 2019), ma le docenti ordinarie sono solo 15!!! All’università di Padova nemmeno una. Altro che figure di riferimento… Afferma una studiosa che da anni affronta il problema, Raffaella Rumiati, «in questo modo si toglie alle ragazze l’opportunità di rispecchiarsi in un modello e di seguire esempi di successo nella propria disciplina». Divario più forte nelle discipline Stem dove i laureati maschi sono la gran parte, mentre le donne spiccano nelle discipline umanistiche (79%). Ancora la vecchia divisione, ancora il vecchio logoro stereotipo, anche se timidi passi in avanti si notano, ad esempio nelle facoltà di Biologia e di Chimica. Alcuni progetti sono in corso per favorire il riequilibrio, da un corretto orientamento post-diploma a incentivi economici con sconti sulle tasse universitarie; certamente se le giovani vedessero dei modelli positivi e un maggiore spazio dato alle ricercatrici e alle accademiche, sarebbero loro stesse più decise nelle proprie scelte di studi e professionali e magari potrebbero dire senza esitazione: voglio fare la neurochirurga, il mio sogno è l’ingegneria mineraria, mi occuperò di fisica quantistica.

Una che ce l’ha fatta è la prima preside della classe di Scienze sociali alla prestigiosa Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Anna Loretoni, ma lo è diventata anche per una catena di eventi positivi: la rettrice aveva nominato una prorettrice, poi una direttrice generale, poi lei è diventata preside.

Anna Loretoni

Più donne ci sono, più sei motivata, ha spiegato. Inoltre, tutte le ricerche relative anche alle aziende dimostrano che se il numero delle dirigenti cresce, crescono pure efficacia ed efficienza, insieme alla femminilizzazione del personale. Nelle interviste naturalmente le viene spesso chiesto se è mai stata discriminata, lei afferma semmai di aver subito del paternalismo benevolo; d’altra parte è uso quotidiano sentir dire di una donna al vertice che vuole fare la capa, si atteggia a boss, si dà delle arie, dell’uomo invece si dirà che è sicuro di sé, autorevole e carismatico.

Il 5 giugno è arrivata un’ottima notizia, comparsa sui quotidiani a carattere locale, quindi forse sfuggita altrove: l’Università fiorentina per la prima volta nella sua storia ha eletto una rettrice. Si tratta della professoressa Alessandra Petrucci, ordinaria di Statistica sociale, ex direttrice di dipartimento, con un passato di membro del Senato accademico, del Cda e del Consiglio universitario nazionale. Al primo turno ha letteralmente “doppiato” l’altro concorrente, il prof. Aiello, ottenendo 1121 preferenze contro 676. Si tratta della sesta rettrice nei nostri 84 atenei (siamo a un misero 7%).

Alessandra Petrucci

Le sue prime parole dopo l’elezione sono state riferite alle poche colleghe e alle tante studenti, a quella parità di genere ancora da conquistare. Le ragazze sono infatti oltre la metà degli iscritti, come ben sappiamo, eppure i docenti ordinari sono nella gran parte uomini: «l’università non è riuscita ancora a essere veramente inclusiva nei confronti delle donne e la parità, sebbene ci siano stati alcuni passi avanti, non è rispettata».(intervista di Valeria Strambi, la Repubblica, 5-6-21) Le donne devono sapere che possono aspirare a qualsiasi ruolo; che possono degnamente far parte del Senato accademico o diventare rettrici. «Solo nel momento in cui questa diventerà una cosa naturale e non ci stupiremo più di avere un nome femminile al vertice, avremo raggiunto l’obiettivo».

Parole che condividiamo pienamente e facciamo nostre, nella pratica quotidiana e nelle mille attività che ci coinvolgono.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...