Mary Grant Rosetti

Alla sua morte un grande necrologio, pubblicato sul quotidiano nazionale liberale “Vointa Naţională”, la proclamava come una delle più importanti donne rumene della sua generazione: pur essendo straniera, si era impegnata fortemente nel sostegno delle idee della rivoluzione non rinunciando alle sue convinzioni neanche quando la rivoluzione fu sconfitta. Anzi, ne è diventata l’immagine, perché il pittore Constantin Daniel Rosenthal dipinge ben due quadri famosi avendola come modello: La Romania rivoluzionaria e La Romania rompendosi le manette (in foto).

Maria Rosetti, nata Mary Grant, è stata, infatti, una giornalista, la prima in Romania, una rivoluzionaria e una filantropa, rivestendo un ruolo attivo nella Rivoluzione rumena del 1848 passata alla storia, con le altre avvenute in Europa, come primavera dei popoli.

Nasce a Guernsey, un’isola nel canale della Manica, nel 1819 dal capitano Edward Effingham Grant e Marie Grant, di religione anglicana e di origini scozzesi. Un anno dopo nasce il fratello Effingham che, successivamente divenuto uomo d’affari, viene nominato segretario del console britannico Robert Gilmour Colquhoun in Valacchia: parte quindi anche lei per la Romania alla volta di Bucarest e lì si mantiene lavorando come governante nella famiglia Odobescu.

Conosce allora il suo futuro marito, il leader radicale Constantin Alexandru Rosetti, e avrà otto figli e figlie: Mircea, Ion, Vintilă (giornalista e scrittore), Horia, Elena-Maria, Toni, Floricel e Libertatea Sophia. Viaggiano molto e frequentano ambienti mazziniani: segretamente, dunque, organizzano incontri in preparazione della rivoluzione in Valacchia nella quale si erano diffusi il fermento e il desiderio di libertà europei.

Fa di tutto per salvare il marito, arrestato dai soldati turchi e inviato con una nave sul Danubio verso la Serbia nel settembre 1848: travestita da contadina, insieme al pittore Constantin Daniel Rosenthal, amico del marito, e alla figlia Libertatea Sophia appena nata, sale sulla nave e chiede di salutare per l’ultima volta il marito e, mentre lo abbraccia, riesce a passargli un biglietto che contiene informazioni sulla data e il luogo dove l’intero gruppo di rivoluzionari sarebbe stato liberato.

I coniugi in esilio

L’operazione ha successo e la famiglia si trasferisce esule a Parigi: qui nel 1853 Maria pubblica Principautés Danubiennes e prima ancora nel 1850 posa come modella per i quadri dell’amico Rosenthal: România revoluţionară e România rupându-şi cătuşele pe Câmpia Libertăţii. Oltre al legame di affetto verso l’artista è nota anche la duratura amicizia che ha avuto con Pia Brătianu, moglie del politico liberale Ion Bratianu, Edgar Quinet e Michelet.

Dal 1857 lavora come redattrice in vari giornali e almanacchi, in particolare a  Il rumeno (Românul), un giornale curato da suo marito ritornato in patria nel 1861, e dal luglio 1865 all’aprile 1866 è redattrice di “Mamma e figlio” (Mama și copilul), una rivista letteraria settimanale, in cui vengono pubblicati articoli e traduzioni sull’educazione infantile, sulla cura dell’igiene e dei rapporti genitori-figli e marito-moglie. Intanto compie diversi viaggi nel Paese provando a fare una specie di propaganda per l’allevamento dei figli perché ritiene che l’educazione rafforza e personalizza un popolo e, quindi, rappresenta la preparazione della società del futuro.

Durante la guerra dei Balcani tra il 1877 e 1878, dirige un ospedale di campo a sud del Danubio e istituisce il Comitato delle donne, con il quale riesce a raccogliere consistenti fondi da destinare agli ospedali e all’esercito.

Muore il 14 febbraio 1893, anno in cui i suoi scritti vengono raccolti in un volume pubblicato con l’introduzione di Michelet; diviene anche uno dei personaggi di Camil Petrescu nel romanzo del 1957, rimasto incompiuto, Un om oameni Intre.

Una strada, estensione verso est di via C.A. Rosetti, nel centro di Bucarest  è stata intitolata in suo onore (in foto) e anche una scuola nella Floreasca, quartiere della città. Diverse monografie sulla sua vita sono state pubblicate nel corso degli anni del regime comunista.

«È la prima donna di cultura che ha partecipato attivamente agli sforzi del popolo rumeno per fare una vita libera durante il secolo scorso. E allo stesso tempo la prima pubblicista che ha messo i suoi scritti, disinteressati, al servizio degli interessi nazionali» (Lucian Pedrescu).

Qui le traduzioni in francese, inglese e rumeno.

***

Articolo di Virginia Mariani

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Docente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale Riforma; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

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