Scrivere per governare: impressioni dal congresso “la storia di genere”

Donne, scrittura e potere. È questo quello che condividono le tre figure storiche femminili protagoniste dell’incontro Scrivere per governare: regine, duchesse, aristocratiche nell’Italia del Quattrocento, organizzato lo scorso giovedì in occasione del Congresso La Storia di Genere della Società Italiana delle Storiche. 

Si è trattato di un momento molto interessante volto a capire ulteriormente l’importanza storica della scrittura. Spesso non consideriamo infatti che l’immagine che abbiamo di alcuni soggetti o eventi della storia possa essere un’immagine non completa e reale. Questa parzialità è semplicemente dovuta al fatto che chiunque abbia scritto di storia lo abbia fatto secondo un proprio e preciso punto di vista che —per quanto oggettivo e scientifico si sia proposto di essere— spesso si ritrova a esprimere inevitabilmente una soggettività.  

E se questo spesso accade nel racconto della vita degli uomini, figuriamoci ciò che la storia è riuscita a fare con le donne. E non parlo solo della scarsità quantitativa con cui spesso le fonti storiografiche raccontano di donne che abbiano avuto un’importanza storico politica, ma anche della riduzione di alcune figure femminili a semplici compagne passive di grandi uomini di potere o custodi del focolare domestico.  

I lavori presentati giovedì in occasione del Congresso della Società Italiana delle Storiche hanno permesso di mettere in luce la vicenda biografica di tre illustri donne della storia attraverso lo studio e l’esame non della storiografia tradizionale ma attraverso la valutazione delle opere scritte dalle stesse protagoniste e/o destinate direttamente a loro.  

Tre giovani relatrici universitarie hanno dunque saputo raccontare la storia di altrettante donne del XV secolo da un punto di vista differente, riuscendo a fare chiarezza e a comprendere delle sfaccettature nuove circa la vita e il ruolo politico di tre figure femminili di potere vissute nel Quattrocento.  

Anna di Cipro in una miniatura d’epoca

Di grande interesse è stata la presentazione del lavoro della dott.a Chiara Barbero circa la vita di Anna di Cipro, duchessa di Savoia. Le fonti storiografiche scritte dagli antichi cronisti dell’epoca tramandano un’immagine della duchessa fondamentalmente negativa: a lei infatti viene attribuita la colpa della crisi economica del Regno di Savoia e talvolta viene definita bella e ribelle, e — purtroppo — di conseguenza, lussuriosa e viziosa.  
La storia tuttavia non tiene conto di una fonte preziosa che abbiamo per ricostruire gli eventi del periodo e la vita stessa di Anna, ovvero un carteggio della duchessa con diversi personaggi storici del tempo. Si tratta di diverse lettere che permettono di comprendere maggiormente, in quanto scritti o indirizzati alla stessa Anna, gli sviluppi storici del regno sabaudo di quel periodo. Nel carteggio esaminato da Chiara Barbero infatti è possibile osservare diversi elementi inediti che ci possono aiutare a comprendere più a fondo la personalità della duchessa e il suo ruolo politico.  

Dalle epistole emerge la figura di una donna politicamente attiva, che spesso fa da intermediaria per il marito, o si interessa alle notizie direttamente facendo raccomandazioni e richieste, o si dedica a questioni amministrative.  
Da altre lettere invece viene fuori la figura di una benefattrice vicina alla religione: è il caso di un carteggio datato 1466 in cui la duchessa chiede a un suo collaboratore di versare dei fondi a seguito della fondazione di un nuovo ordine religioso da lei patrocinato.  

Una donna politica a tutto tondo dunque, attiva nelle questioni del ducato sabaudo, interessata alle vicende politiche a Cipro, direttamente convolta in alcune questioni amministrative, e sempre pronta a svolgere il suo ruolo. Un’immagine diversa rispetto a quella che i libri di storia spesso raccontano, ma certamente più completa considerato lo studio dell’epistolario.  

Domenico Ghirlandaio, presunto Ritratto di Lucrezia Tornabuoni, 1475, Washington, National Gallery

L’intervento della dott.a Sara D’Uva ha invece permesso di confermare e rivalutare la celebre figura di Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo de’ Medici.  
Di Lucrezia viene spesso raccontato un ruolo attivo nella gestione delle questioni familiari e non, ma talvolta non emerge in toto il ruolo effettivo di potere che questa donna ha esercitato. 
 E attraverso lo studio approfondito del ricchissimo epistolario lasciato da Lucrezia possiamo trovare non solo la maggior parte delle sue notizie biografiche, ma anche dettagli più precisi circa la funzione di potere da lei svolta.  Dai suoi carteggi sappiamo che Lucrezia ha una serie di responsabilità: si occupa personalmente dell’educazione dei figli ed è una perfetta «signora della casa», soprattutto nel periodo in cui suo marito Piero il gottoso è impossibilitato dalla malattia. Tuttavia il ruolo politico effettivo di Lucrezia si afferma progressivamente a seguito della morte di Piero. È lei a compiere la scelta di unire Lorenzo alla famiglia Orsini, tramite il matrimonio con Clarice, ed è lei a promuovere l’immagine della famiglia in ambito culturale, ospitando e patrocinando costantemente letterati e artisti. 

Ricordo che i Medici amano considerarsi dei privati cittadini e non ricoprono ruoli istituzionali a Firenze.  Possiedono tuttavia autorità e potere politico attraverso i loro alleati, inseriti nei meccanismi di potere. Le forme politiche dunque sono le stesse del ‘300 ma effettivamente Firenze è una signoria il cui potere è esercitato indirettamente dalla famiglia Medici.  
Per questo motivo è possibile riscontrare in alcune lettere la funzione di Lucrezia che per il figlio è una diretta intermediaria: è lei a occuparsi di alcune controversie politiche sul territorio ed è lei a tenere un rapporto diretto ed effettivo con il popolo e le sue richieste.  
Il fatto interessante messo in luce da Sara D’Uva, è che Lucrezia nella gestione del potere non utilizza mai ordini o termini imperativi, ma sempre richieste fatte con gentilezza, proprio come se fosse una privata cittadina. La differenza sostanziale rispetto a una cittadina, sta nella capacità di ottenere sempre ciò che chiede, a dimostrazione del suo enorme peso politico nella storia della Firenze medicea.  
Infine, anche Lucrezia svolge il suo ruolo di benefattrice: dalle lettere emerge infatti un rapporto costante con poveri monasteri femminili. La sua beneficenza è da un lato ordinaria, attraverso il patrocinio diretto degli ordini religiosi, dall’altro risponde direttamente alle richieste e alle suppliche di alcuni monasteri che si rivolgono a lei.  

Un’epistola autografa firmata da Lucrezia

L’epistolario mette in luce inoltre alcune ipotesi di un coinvolgimento diretto anche nella politica estera fiorentina, come testimoniano delle lettere da un collaboratore da Roma che sembra relazionarsi a lei come se fosse un ambasciatore a rapporto.   

Il fatto estremamente interessante messo in evidenza da Sara D’Uva nel suo intervento è a mio avviso non tanto nella conferma che Lucrezia abbia avuto un ruolo centrale nello svolgimento delle questioni politiche della Firenze medicea, quanto il modo fine ed intelligente in cui la madre del Magnifico sia riuscita ad esercitare la propria funzione: non ordini e richieste ma un abile uso della moral suasion nella sua scrittura che in apparenza dà l’immagine di una privata cittadina, madre e «signora della casa» ma che in realtà nasconde un potere politico forte e una profonda autorevolezza.  

Di estremo interesse anche il lavoro della dott.a Valentina Prisco che ha invece approfondito la funzione politica svolta da Giovanna D’Aragona (1455-1517).  

Lo studio delle missive della regina di Napoli, seconda consorte di Ferrante I, ha permesso di mettere ancora di più in luce l’effettivo peso politico di Giovanna nello svolgimento delle funzioni del regno.  
Come per alcune precedenti regine aragonesi, anche Giovanna ottiene dei particolari poteri regi ed esercita in numerose occasioni le veci del re.  

Dalle lettere è interessante notare come le venga affidato l’ufficio di luogotenenza del Regno e che durante ogni assenza del marito sia lei ad essere il punto di riferimento.  

Le missive infatti testimoniano una costante necessità da parte di Giovanna di veicolare aggiornamenti e direttive di vario genere. E la corrispondenza con il marito ha per questo motivo quasi sempre tratti amministrativi e organizzativi. Il re si avvale di Giovanna in numerose occasioni, nella risoluzione di questioni interne ed esterne al regno.  
 
Oltre al ruolo politico di estrema importanza esercitato dalla regina, l’epistolario permette anche di osservare un altro lato del potere di Giovanna. La moglie di Ferrante I infatti esercita una funzione importante anche sul piano feudale: è la signora di numerosi feudi del regno ed intrattiene con i suoi territori un rapporto diretto; oltre alla gestione amministrativa infatti è possibile notare attraverso le missive anche un rapporto diretto con la popolazione e una vera e propria funzione governativa (attraverso mediazioni, concessioni e nomine) del territorio.  

L’abilità politica e gestionale del suo potere ha permesso alla regina di continuare ad essere luogotenente del regno ed esercitare le sue funzioni anche dopo la morte del marito, rimanendo vicino al figlio.  

Gli studi proposti hanno permesso di mettere in luce quanto la scrittura femminile sia fondamentale nella ricostruzione delle biografie o degli eventi storici. Lo studio delle corrispondenze epistolari di queste donne ha permesso di chiarificare l’effettiva funzione di potere da loro svolta. Donne ricordate dai libri di storia ma delle quali a volte non viene fornita un’immagine completa. Sarà perché la storia è stata — purtroppo — troppe volte scritta al maschile?  
La volontà ritrovare la verità storica intorno a tante donne del passato comincia a manifestarsi, e questi studi esemplari ne sono una testimonianza. Ora bisogna andare a cercare negli archivi e dare peso e voce a quanto tante donne hanno scritto nei secoli, riscoprendo così l’importanza storica di tante figure femminili ad oggi purtroppo rimasta in secondo piano.  

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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