Un salto nella preistoria

Con il termine preistoria (prima della storia) si designa il periodo anteriore al sorgere delle prime civiltà urbane e storiche risalenti alle più remote origini della specie umana; la mancanza d’informazione scritta ha reso pertanto necessario trarre notizie dagli studi e dalle ricerche archeologiche.

La consapevolezza dello sviluppo e del significato dei tempi preistorici è un’acquisizione recente, infatti lo studio della preistoria con metodi scientifici si è concretizzato nel secolo scorso. Nelle antiche civiltà del Vicino Oriente e in parte anche in quella greca, l’origine dell’umanità era rappresentata come una parvenza di paradiso perduto o una felice età dell’oro estinta per sempre.

Con gli storici Tucidide e Senofonte si fece strada l’idea del progressivo sviluppo culturale dell’umanità che troverà in Lucrezio la geniale rappresentazione nel De rerum natura.

Il termine preistoria è stato registrato per la prima volta nel 1851 dall’Oxford English Dictionary (prehistory) col significato di «studi sul passato primitivo dell’uomo», utilizzato con significati diversi a seconda della formazione naturalistica o storico letteraria degli studiosi. Per alcuni, la preistoria finisce tra il 3500-3000 a.C. con l’inizio della civiltà urbana nel Vicino Oriente, mentre le civiltà primitive che si svilupparono a contatto con le civiltà storiche dovrebbero essere inquadrate nel concetto di protostoria (Frühgeshichte).

Il concetto di protostoria è applicabile solo all’Europa e al bacino del Mediterraneo e, secondo alcuni studi, dovrebbe corrispondere alla cosiddetta Età dei metalli (rame, bronzo, ferro), mentre secondo altri al solo periodo dell’Età del ferro. La divisione in tre età risale a Christian Jürgensen Thomsendirettore nel 1817 del Museo per le antichità nordiche di Copenhaghen. Si tratta di una divisione basata sul materiale impiegato per fabbricare gli strumenti da taglio, confermata in seguito dalle stratigrafie rilevate nei Kjøkkenmøddinger, collinette sulle rive del Baltico specialmente in Danimarca e nella Svezia meridionale, credute dapprima naturali poi riconosciute come prodotte dai relitti e dai rifiuti umani, rilevate dall’archeologo Jens Jacob Woraae, successore di Thomsen.

Tutto ciò che è stato ricavato dalle ricerche effettuate in Europa è stato applicato anche ad altri continenti, ma l’intensificarsi e l’approfondimento della ricerca archeologica hanno reso sempre più complicato l’uso dello schema tradizionale europeo su un piano universale. Già Woraae si era reso conto che le varie età della preistoria non indicavano ovunque periodi contemporanei, sostenendo la maggiore antichità del bronzo nel Vicino Oriente, rispetto a quella dell’Europa settentrionale.

L’archeologo australiano Vere Gordon Childe ha dato un quadro organico della preistoria in cui le età preistoriche, dato ormai acquisito, non rappresentavano periodi di tempo assoluto come le età geologiche, ma dappertutto erano omotassiali, cioè ogni età occupava sempre la stessa posizione relativa nella sequenza dello sviluppo culturale di una regione. Inoltre, intere epoche della preistoria non si sono mai sviluppate: come in America e in Africa a sud del Sahara non è mai esistita un’Età del bronzo, e in America un’Età del ferro; per merito di V. G. Childe, si è cercato di definire le età della preistoria sulla base non solo del criterio tecnologico ma anche delle attività economiche fondamentali.

La ricostruzione del passato preistorico dell’umanità è avvenuta per mezzo dell’archeologia preistorica, le fonti sono costituite esclusivamente da resti di manufatti scoperti negli abitati (accampamenti, villaggi, depositi in grotta), nelle tombe o necropoli o nei cosiddetti ripostigli, una sorta di tesoretti abbandonati da mercanti, artigiani, ambulanti o aventi carattere di offerta votiva all’interno delle aree sacre. La classificazione per classi, famiglie e tipi, la loro datazione e lo studio dell’area di diffusione ha consentito di individuare culture come associazioni ricorrenti di manufatti (industria litica, ceramica, oggetti di metallo, ornamenti), tipi di insediamento, monumenti e riti funerari.

I caratteri distintivi che si colgono negli oggetti materiali o nei riti funerari sono determinati da tradizioni sociali differenti che risalgono a popolazioni distinte.

Lo svedese Oscar Montelius dedicò la sua ininterrotta opera sul principio metodologico nel campo della preistoria che richiedeva una classificazione tecno-tipologica del materiale, su cui basare una divisione in momenti successivi. Ciò che distingue le società preistoriche da quelle storiche è che nelle prime la tecnologia e le tecniche produttive erano più semplici e consentivano un minor controllo e dominio dell’ambiente naturale e delle risorse; la divisione sociale del lavoro era meno sviluppata, mancavano le classi sociali, gli abitati non superavano le dimensione e il livello di villaggi. Inoltre non si conosceva la scrittura, mancava una vera organizzazione politica che sostenesse opere pubbliche come strade, porti, canali di irrigazione, edifici monumentali e una forza armata in grado di proteggere la comunità e le sue istituzioni; questi appartenevano al periodo paleolitico e mesolitico (cacciatori e raccoglitori di cibo). Tuttavia, queste ipotesi sono state, via via, contraddette.

La più antica arte preistorica è quella apparsa nel Paleolitico superiore (si estende fra i 40.000 anni fa ed i 10.000 anni fa) conosciuta solo in Europa nella zona francocantabrica e mediterranea, in alcune zone della Siberia e del Vicino Oriente, arte di popoli cacciatori vissuti durante l’ultima parte della glaciazione (8500 ca. a.C.), conosciuta con certezza in altre aree del mondo. L’arte postglaciale dei popoli preistorici presente quasi ovunque è costituita da arte rupestre diffusasi in ogni continente sopravvivendo in molte regioni fino all’età contemporanea.

Le altre manifestazioni artistiche delle culture preistoriche si riducono agli stili ornamentali della ceramica o degli oggetti metallici, utensili, terracotta e piccole statuette femminili in argilla, che avevano il seno, il sedere e i fianchi sviluppati in modo esagerato, probabilmente per simboleggiare la fertilità. Interamente perduta l’arte in cui utilizzava il legno e raramente si sono conservate le pitture eseguite sull’intonaco delle pareti degli edifici o monumenti preistorici come a Çatal Hüyük, in Turchia.

La Dea Madre con due leonesse. Reperto neolitico di Çatal Hüyük, oggi al Museo della Civilizzazione Anatolica di Ankara

Le ricerche archeologiche in tutte le parti del mondo hanno consentito la ricostruzione molto complessa della vita quotidiana degli uomini e delle donne nella preistoria: come si vestivano, quali ornamenti indossavano e come si procuravano il cibo. La scoperta del fuoco fu una grande rivoluzione: servì a proteggerli dagli animali predatori, a dare loro il calore necessario per sopravvivere durante le notti glaciali, a cucinare i cibi, affumicare carni e pesci ed esplorare le grotte con le fiaccole. Successivamente costruirono ripari di frasche e pelli sostenuti da pali e bloccati alla base dalle pietre; le abitazioni erano piccole, al centro c’era sempre il focolare, protetto da pietre o sotto una buca, dove si scaldavano, preparavano armi e attrezzi per la caccia e cucinavano il cibo. Le donne probabilmente erano dedite a quelle che, oggi, sono definite pitture rupestri, raccoglievano erbe, semi, frutta, radici e tuberi, inoltre impararono a macinare i semi delle piante selvatiche; la farina prodotta veniva impastata con l’acqua, mentre una parte delle piante raccolte veniva immagazzinata per poi essere lavorata e consumata. Recentissimi ritrovamenti di ossa e manufatti fanno ipotizzare che anche alcune donne si dedicassero alla caccia e alla pesca. Per un approfondimento sulla condizione femminile si rimanda al successivo articolo di Florindo Di Monaco.

La storia dell’umanità cambiò con la scoperta delle piante utili che potevano essere coltivate nelle vicinanze dell’accampamento, così da poter avere il cibo a disposizione non allontanandosi troppo, permettendo di aggiungere altri alimenti alla dieta abituale. Studiosi e studiose pensano che la capacità di far crescere le piante si sia sviluppata in diverse regioni del pianeta e in tempi diversi; alcune popolazioni iniziarono per conto proprio, altre impararono con lo scambio di conoscenze, ma sicuramente in luoghi dove il clima era favorevole, come i territori del Vicino Oriente.

Gli uomini si occupavano di procurare il cibo andando a caccia catturando animali commestibili; in seguito, con l’invenzione dell’arco e delle frecce, anche la caccia subì un lento cambiamento; alcuni animali ritenuti più utili erano catturati vivi e rinchiusi nei recinti vicino ai villaggi, in questo modo le famiglie avevano carne o latte quando gli necessitava. Furono in grado di cacciare anche animali più grossi, pare che una tecnica utilizzata per uccidere le prede più facilmente fosse l’uso di trappole come buche e dirupi. Con l’agricoltura e l’allevamento le comunità accumulavano scorte di cibo per i periodi di carestia, non fu più necessario che tutti gli uomini sapessero cacciare e questo permise la suddivisione del lavoro.

Con l’invenzione degli strumenti in osso che servivano per la lavorazione di pelli e pellicce si ebbe la prima rivoluzione nel vestiario abbellito da oggetti ornamentali e poterono coprirsi dal freddo della glaciazione. Iniziarono a realizzare recipienti per conservare il cibo, coperture per le abitazioni e in pochissimo tempo impararono a perfezionare l’armamento per la caccia. L’evoluzione sociale e una migliore organizzazione favorirono l’aumento demografico.

Il sito archeologico di Çatal Hüyük, in Turchia

A partire dal Neolitico (epoca dei popoli sedentari di agricoltori e allevatori), cambiarono alcuni dei fenomeni che caratterizzarono le civiltà storiche, comparvero, per esempio, un artigianato altamente specializzato nel campo della metallurgia, la costruzione di grandi monumenti e tecnologie molto progredite in varie culture, in particolare in quelle europee durante l’Età del bronzo e del ferro in un’economia basata sempre su comunità agricole e di villaggio.

L’invenzione della scrittura fu uno degli aspetti più significativi della civiltà urbana, segnando il passaggio dalla preistoria alla storia, avvenuta nella Mesopotamia meridionale e in Egitto verso la fine del IV millennio a.C., nell’Italia centrale tirrenica nel corso dei secoli VIII-VII a.C. e nell’Europa settentrionale e orientale tra il secolo VII e il IX d.C.; in continenti come America, Australia, Africa a sud del Sahara e in molte regioni dell’Asia centrosettentrionale la diffusione della civiltà urbana e la fine dei tempi preistorici sono fenomeni accaduti soltanto in età moderna, o addirittura contemporanea, con l’espansione coloniale europea.

In copertina: pitture rupestri nella grotta preistorica di Lascaux (Francia).

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Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

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