Il giugno di Toponomastica femminile

Il 15 giugno del  1767 accade un fatto straordinario. Un ragazzo, appena dodicenne, decide di rompere con il sistema precostituito, con le regole imposte, con la visione “normale” della realtà. Il suo nome è Cosimo Piovasco di Rondò e, da quel giorno fatidico, vivrà in cima a un albero.
Da lì, in mezzo alle fronde, Cosimo sarà parte attiva della storia, degli uomini e degli eventi. Quella visuale dall’alto sarà ciò che gli darà la giusta spinta e attenzione per una prospettiva diversa e, sicuramente, più ampia.
Egli ha rinunciato ad avere lo sguardo comodo delle formiche per assumere quello più impegnativo del falco.
E cos’è, in fondo, Toponomastica femminile, se non un punto di osservazione tutto nuovo su una realtà che è andata bene per secoli solo perché nessuno — o nessuna — si è mai assunto il compito e la fatica della scalata?
In questo mese di giugno, come in tutti quelli precedenti, e in quelli che si inseguiranno poi, abbiamo raccolto l’equipaggiamento, preparato lo zaino, controllate corde e imbracature, e abbiamo iniziato la nostra personale arrampicata verso la cima della veduta più bella, quella che ci permette di essere protagoniste.

Prima tappa è sicuramente il 2 giugno, una cengia di memoria e partecipazione che ci ha concesso l’importante sosta del ricordo. In questa data, la mostra Le madri costituenti è stata inaugurata nei Comuni piemontesi di Savigliano e San Damiano d’Asti e nel Comune salentino di Trepuzzi.

Sempre il 2 giugno, il comune di Melegnano e – soprattutto – l’Iss Vincenzo Benini hanno intitolato, con una bellissima cerimonia e alla presenza delle toponomaste e professore della scuola Sara Marsico e Valeria Pilone, i giardini di via dei Tigli alla madre costituente Teresa Mattei.
Nella stessa data, a Ossago Lodigiano, si è inaugurata una panchina rossa, simbolo tristemente noto della violenza perpetrata nei confronti delle donne, alla presenza delle autorità comunali e della cittadinanza. Presenti e artefici dell’evento Toponomastica femminile, con un intervento di Danila Baldo, e SNOQ Se non ora, quando? Lodi, con un intervento di Sylvie Kaminski.

Il 4 giugno, Sara Marsico ha tenuto una conferenza — su piattaforma Teams — sul tema Donne e diritti in Italia: dalla Costituzione del 1948, le tappe di una evoluzione ancora in corso. Il tutto organizzato dall’Iis Kennedy di Monselice.

Domenica 6 giugno, a Lodi, nel piazzale del nuovo insediamento dell’Ipermercato COOP, si è svolta la cerimonia di intitolazione della piazza alle Lavoratrici, alla presenza delle autorità cittadine, della prefettura e della cittadinanza. Presenti anche studenti e docenti delle scuole, perché la richiesta di intitolare una piazza alle Lavoratrici è stata rivolta al Comune di Lodi come conclusione di un progetto scolastico biennale vincitore del Primo premio al Concorso nazionale Sulle vie della parità per la sezione “Percorsi di vita e di lavoro”, indetto dall’associazione Toponomastica femminile. Danila Baldo, vicepresidente e referente Tf per il Lodigiano, dopo i discorsi della Sindaca e dell’Assessora alle Pari Opportunità, alla presenza del dirigente scolastico dell’istituto Agostino Bassi, Francesco Terracina, e delle docenti e toponomaste Daniela Fusari, Elvira Risino, Monica Rossi, Francesca Spagnoletta, Daniela De Carlo, Alice Vergnaghi e altre associate, fra cui la Consigliera di parità provinciale Venera Tomarchio, ha presentato l’associazione e il progetto dicendo: «La richiesta, accolta in modo positivo dalla commissione toponomastica del Comune di Lodi, vuole dare riconoscimento alle tante donne che hanno da sempre lavorato, in famiglia ma non solo, spesso senza ricevere adeguato compenso, sia economico sia valoriale, al punto che se si chiede: “che lavoro fa?” la risposta tipica è “niente, la casalinga”, come se una casalinga non facesse nulla per la società tutta, e, pensando al lavoro retribuito, le donne costituiscono una grande base di una piramide che vede al vertice, negli incarichi più prestigiosi e meglio retribuiti, all’80% uomini e pochissime donne. Per di più se una lavoratrice nei campi o in fabbrica è chiamata contadina o operaia, nei lavori di cura infermiera o cameriera, negli incarichi più prestigiosi deve diventare un uomo e si fa fatica a chiamarla assessora, sindaca, prefetta, avvocata o ministra, nonostante i vocabolari abbiano perfettamente al loro interno questi titoli al femminile».

Il 12 giugno si è invece tenuta l’inaugurazione della mostra Vi raccomando la mia Locate, con la quale il Comune di Locate Triulzi, Città Metropolitana di Milano, ha omaggiato Cristina Trivulzio di Belgioioso a 150 anni dalla sua scomparsa. La vicepresidente Danila Baldo ha esposto una riproduzione del pannello dedicato a Cristina Trivulzia (come l’eroina risorgimentale amava firmarsi), appartenente alla mostra Le Giuste di Toponomastica femminile.

Il 14 giugno, organizzata dalla sezione di Caserta, c’è stata la conferenza, via web, dal titolo Dalla nascita della Repubblica alla tutela delle lavoratrici: Teresa Noce, un omaggio alla partigiana e madre costituente. La presenza del figlio di Noce, Giuseppe Longo, ha reso il ricordo tanto intimo quanto prezioso (https://www.youtube.com/watch?v=u5pa8MZeuZE).

Il 22, sempre attraverso i canali telematici dell’associazione, si è tenuto il consueto appuntamento con Les sallonières virtuelles, durante il quale si è declinato al femminile il tema della letteratura. Con la moderazione di Sabrina Cicin, si sono avvicendati gli interventi di Nadia Verdile, Maria Serena Sapegno, Loretta Junk e Giuliana Cacciapuoti (https://www.youtube.com/watch?v=WYclhxgSl_c).

Sempre nell’ambito della memoria, Toponomastica femminile ha partecipato ai tre giorni del teatro Vascello di Roma (21, 22 e 23) con lo spettacolo Il partito: coro, inni e canti di lotta, un’opera a due mani di Camilla Ravera e Fausto Amodei, con la concertazione di Giovanna Marini.

Il 26 giugno, infine, la toponomasta Ester Rizzo parla, nel Comune di Motta Camastra, in provincia di Messina, del suo libro Le ricamatrici. È questa una “presentazione particolare”, come affermato dalla stessa autrice, nella quale si affiancano una mostra e un percorso descrittivo di questo mestiere così meravigliosamente femminile.

Anche per questo mese, siamo arrivate alla fine della grande arrampicata per la parità. Ci accomodiamo vicino a Cosimo Piovasco a osservare, pronte a intervenire. Perché crediamo che il segreto sia tutto qui: nel portare ciò che siamo alle altezze giuste, dove l’aria è pulita e i respiri profondi.
E se è vero ciò che ha detto Henry David Thoreau, che a giugno apparteniamo alla terra e siamo lontano dal cielo, allora Toponomastica femminile – che è terra calpesta di cammino – ha invertito la prospettiva anche al grande filosofo e poeta statunitense.

Alla prossima scalata.

***

Articolo di Sara Balzerano

Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è avere, sempre, la forza di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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