Intervista a Ornella Urpis, cofondatrice di Port Art Women

Ornella Urpis insieme a Carlotta Fiocchi ha dato vita a Port Art Women, un progetto italo-inglese nato con l’intento di offrire alle artiste donne uno spazio dove poter descrivere il proprio lavoro e avere una visibilità internazionale. Quando si è concretizzata la vostra idea e quale è stata la riflessione che vi ha spinto ad avviare questo progetto, riservandolo alle donne?
Ho conosciuto Carlotta per caso, attraverso una conoscente comune. Erano i primi giorni della pandemia: vivevamo nell’isolamento della casa, nel nostro piccolo mondo assieme ai nostri pensieri, i ricordi di una vita, la famiglia e un contatto con il mondo esterno solo grazie a cellulare e internet.
È iniziata subito un’amicizia su temi che interessavano entrambe: la condizione femminile nel mondo, le difficoltà delle donne, la loro discriminazione, in un mondo che nonostante il progresso tecnologico e scientifico non si è evoluto in egual misura a livello sociale, un mondo ancora governato dal potere maschile esercitato in tutte le sue forme.
Le donne sono ancora ai margini e nella maggioranza del mondo continuano a vivere in una dimensione ristretta e subalterna, impossibilitate a sviluppare a pieno le loro potenzialità. Anche le chances di realizzazione artistica sono compromesse, se raffrontate con l’universo maschile. Le donne a causa delle inferiori capacità economiche e di potere nel mercato dell’arte non sono così visibili e quotate come gli uomini.
Abbiamo pertanto svolto delle ricerche on line che hanno confermato il nostro sospetto e in seguito abbiamo sondato i principali problemi delle artiste attraverso un questionario on line.

Leggo sul vostro sito che il gruppo è descritto come una comunità democratica. Mi spieghi cosa intende sottolineare questa definizione?
Il lavoro che stiamo svolgendo vuole rappresentare una possibilità per tutte le artiste, quelle famose, quelle conosciute nelle gallerie, ma anche quelle che vivono l’esperienza artistica come una necessità interiore, quelle che non hanno un sito, un computer, una possibilità di espressione on line, quelle che vivono in luoghi lontani dai centri culturali riconosciuti, quelle di culture e lingue diverse che non accedono al mercato dell’arte, quelle dimenticate dal tempo e dallo spazio.
Il mercato dell’arte è un mercato di élite e molte donne non possono vivere della loro arte, pur avendone le capacità, perché sono fuori dai circuiti.
Noi vogliamo dare voce alle artiste, a tutte le donne che esprimono la bellezza e la storia dell’umanità attraverso la loro sensibilità.

Quale criterio scegliete per selezionare le artiste a cui il vostro portale offre questa opportunità? E c’è uno stile artistico che privilegiate?
Abbiamo un gruppo chiuso con più di cinquecento artiste che giornalmente si scambiano informazioni. Con la loro autorizzazione pubblichiamo quasi giornalmente su Twitter, Instagram e Facebook un lavoro. Nel sito invece è dedicata una pagina a ognuna di loro. Chiediamo una foto personale, una biografia, tre opere importanti con la loro descrizione e i link personali dove si possono vedere tutte le opere dell’artista.
Il sito è registrato a Londra e gode di una visibilità internazionale. Una persona madrelingua traduce tutti i testi in inglese.
Non c’è uno stile unico. Privilegiamo tutte le arti figurative. Fra poco creeremo nel sito sezioni diverse: fotografia, pittura, scultura, texil art, merletto artistico, ecc.
Il nostro fine è sostenere il lavoro artistico delle donne e renderlo visibile e fruibile.
e donne spesso vivono l’arte come una dimensione interiore e sono restie a rendere pubbliche le loro meraviglie. Vige sempre la dimensione del dono. Le donne devono donare il loro corpo per la vita, per le vite degli altri e l’arte continua a rappresentare un dono di se stesse anche quando potrebbero invece trasformarlo in un lavoro e poter vivere grazie ad esso. Ma è così difficile…

Ornella, tu vivi a Trieste e Carlotta a Londra. Quanto conta la distanza geografica sul vostro lavoro e quanto influisce la differenza dei due contesti culturali?
Nulla. Le distanze nel mondo moderno vengono annullate dalla facilità di comunicazione. Le distanze rimangono solo rispetto alle proprie convinzioni, alle differenze di cultura e di sensibilità.
Carlotta ed io viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda, i nostri pensieri e le nostre azioni si compenetrano. Insieme raggiungiamo quello che da sole non avremmo mai potuto fare/osare.
Pensa che noi non ci eravamo mai viste fisicamente e solo quest’estate dopo tanto lavoro e mille telefonate ci siamo incontrare.  Eravamo noi stesse, le stesse che parlavamo al cellulare, le stesse in teleconferenza. Abbiamo trascorso tre giorni assieme parlando d’arte e di progetti. È stato bellissimo, come ai tempi di Aldous Huxley quando nelle calde giornate estive si incontrava con i suoi amici in Toscana a parlare di cultura e del mondo…
C’è un’unica differenza nel mondo, quella fra persone di cultura e quella di coloro che vivono in una dimensione diversa.

Gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti e in che misura?
Abbiamo fatto finora un gran lavoro, i nostri social sono molto seguiti, il sito è stato apprezzato da molte persone, cerchiamo costantemente di fare dei gruppi di discussione fra le artiste. La start up è già avviata, ora possiamo partire con l’aiuto di tutte voi.

Questo è il nostro spot:
https://fb.watch/6bso44q7-a/

Se qualche artista vuole entrare nel sito e unirsi a noi si iscriva a:
http://eepurl.com/hk5q9X o mandi una mail a portartwomenmail.com
 ed avrà una pagina dedicata con tutta la sua creatività in inglese e in italiano; fra un po’ lanceremo anche le prime gallerie e concorsi. Più siamo, più forza di diffusione riusciamo ad avere.

Vi aspettiamo:
sito: https://www.portartwomen.com/
FB: https://www.facebook.com/portartwomen
Twitter: Port-Art-Women (@PortArtWomen) https://twitter.com/PortArtWomen?s=03
Instagram: https://instagram.com/portartwomen?utm_medium=copy_link

***

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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