La Valle d’Aosta di Eleonora Charrère

Nonostante sia una piccola regione, la Valle d’Aosta è una perla nel panorama vitivinicolo italiano per la peculiarità dei vitigni, coltivati solo in questo territorio. I Salassi, una preistorica tribù di origine ligure-gallica che per prima si insediò nella valle, iniziarono la pratica della viticoltura con successo, grazie anche alle condizioni pedoclimatiche, molto più favorevoli rispetto a quelle attuali. Il vino realizzato da questo popolo fu gradito dai romani, i quali, nel 25 a.C. dopo aver dominato la resistenza dei primi, si espansero in questo territorio e prosciugarono anche l’ultima stilla di vino contenuta nelle cantine. I primi documenti attestanti la coltivazione di viti e vigneti risalgono al 515, e questa tradizione fu mantenuta nei monasteri, anche sotto il dominio dei Goti, dei Longobardi, dei Franchi e dei Savoia a partire dal IX secolo. Nel 1272 il vescovo di Ivrea invitò i cittadini a coltivare a vigneto tutti i terreni più adatti. L’opera che attesta la fortuna della viticoltura in questa regione risale al 1550: ne la Descrittione di tutta l’Italia l’autore, Leandro Alberti, elogia, fra gli altri vini, un soave moscatello locale. Nei secoli successivi si affermano i vini di Chambave, Nus, Donnas, Arvier e Morgex, ma nella seconda metà dell’Ottocento, l’avvento della fillossera distrusse quasi l’intera coltivazione, comportando l’estinzione dell’antico “muscatel de Saint-Denis”.

Les Crêtes, azienda

Nel 1987 fu istituito il Cervim – Centro di ricerche, studi e valorizzazione per la viticoltura montana ­ con l’obiettivo di tutelare e promuovere la viticoltura di montagna e in condizioni pedoclimatiche difficili, in forte pendenza o su terrazzamenti, a rischio abbandono a causa degli elevati costi di produzione e delle caratteristiche del territorio. Il centro vanta la collaborazione di numerosi istituti e organizzazioni di altri Paesi come la Francia, l’Austria, la Spagna, il Cantone Vallese, il Portogallo e la Germania. Fra le iniziative più significative promosse negli ultimi anni si annoverano il Concorso Internazionale Vini di montagna e la realizzazione di convegni e giornate di studio aventi per oggetto ricerche scientifiche e analisi dei diversi aspetti della viticoltura.

Nello splendido merletto ricamato dalle Alpi trovano terreno d’elezione per la maggior parte uve a bacca rossa, circa l’ottantacinque percento del totale, come Fumin, Prié Rouge o Prëmetta, Vien de Nus, Mayolet, Cornalin, e altre a bacca bianca, fra cui Prié Blanc, Petite Arvine che sono oggetto di continui studi volti alla valorizzazione, anche con produzioni in purezza. A essi si affiancano i più noti Petit Rouge, il più coltivato, seguito dal Manzoni bianco, Nebbiolo, Barbera, Gamay, Dolcetto, Müller Thurgau e Chardonnay. La viticoltura si concentra lungo le sponde della Dora Baltea, fiume che attraversa orizzontalmente la regione, e per praticarla sono stati creati dei terrazzamenti sostenuti da muretti di pietra e mattoni – alcuni vigneti raggiungono i 1200 metri di altitudine – vere e proprie opere d’arte scolpite nella montagna. Tutti i vini prodotti in questa regione sono raggruppati nella Doc Valle d’Aosta o Vallée d’Aoste, che comprende alcune sottodenominazioni: Blanc de Morgex et de la Salle, Enfer d’Arvie, Torrette, Nus, Chambave, Arnad Nontjovet, Donnas.

Les Crêtes: I Rossi

Ai piedi del Monte Bianco, in un contesto alpino, caratterizzato da montagne elevate, pendenze sabbiose, suoli di origine morenica, drenanti, a forte componente minerale, con temperature rigide e microclima fresco, secco e ventilato, sorge l’azienda vitivinicola Les Crêtes, nata nel 1989 ad Aymavilles per opera di Costantino Charrère. Gestita dalla sua famiglia, proprietaria di uno storico mulino ad acqua del Settecento e delle antiche cantine di via Moulins, si occupa da cinque generazioni di produzioni agroalimentari. La zona di coltivazione dei vigneti si estende per venticinque ettari lungo l’asse orografico della Dora Baltea nei comuni di Saint Pierre, Aymavilles, Gressan, Sarre, Aosta e Saint Christophe. Il comparto di vigneti più ampio si sviluppa nella zona Les Crêtes di Aymavilles, dove sulla panoramica collina del Côteau la Tour si staglia la sua torre medievale, abitata sino al secolo scorso da un eremita del villaggio.

Protagoniste della storia di questa azienda sono le figlie di Costantino, Elena ed Eleonora, classe 1977 e 1980, le quali sin da bambine ricoprivano un ruolo centrale nella cantina: avevano il compito di procurare coccinelle, che cercavano nei prati di montagna nei dintorni di Ozein, area poco distante da Aymavilles, che trasportavano con cura in piccoli astucci di cartone prima di liberarle in vigna ove avrebbero compiuto la loro opera divorando gli acari nocivi. Un’impronta che ha segnato per sempre la filosofia dell’azienda, basata su una  gestione agronomica dei vigneti nel rispetto dell’ambiente, unendo le tradizionali tecniche di coltivazione all’innovazione e la ricerca tecnologica, con trattamenti fitosanitari che prevedono un limitato uso di fitofarmaci, in linea con i programmi europei di settore, e l’obiettivo di valorizzare un terroir particolarissimo, caratterizzato dal difficile territorio di montagna, e quindi dall’alta frammentazione dei vigneti ed elevate densità di impianto dovute alle pendenze dei terreni. I suoli morenici e sabbiosi di queste zone costituiscono un ambiente ideale per la coltivazione di numerose varietà autoctone ed internazionali. Il clima alpino influenza fortemente le caratteristiche organolettiche dei vini locali. Le uve sono vendemmiate tardivamente e subiscono forti sbalzi di temperatura dovuti all’escursione termica, fenomeno tipico delle aree montane che favorisce lo sviluppo della componente aromatica nel grappolo, e conseguentemente dei vini, sapidi freschi ed eleganti, autentica essenza del terroir di montagna.

Famiglia Charrère

Fra i prodotti di punta dell’azienda si annoverano: Premetta (Prié Rouge), rarissimo vitigno in via di estinzione, le cui uve sono ora vinificate in spumante metodo classico; e il Fumin, altro ceppo “autoctono”, salvato dall’estinzione e vinificato con risultati eclatanti, tanto da meritarsi già nel 1999 l’attenzione della critica Nazionale con “Il sole di Luigi Veronelli”. Non mancano altre varietà, sia autoctone (Petit Rouge, Fumin, Petite Arvine, Cornalin, Mayolet, Prëmetta, Picotendro o Nebbiolo), che internazionali (Merlot, Pinot Noir, Pinot Gris, Chardonnay, Syrah).

A fianco della storica cantina è stata costruita una sala degustazione, un progetto ambizioso nato dall’unione del vino, della cultura della montagna e dell’architettura. Il progetto, firmato dall’architetto Domenico Mazza di Courmayeur, chiamato “Il Rifugio del Vino” è un edificio di circa centosettanta metri quadrati, con un tetto che ricorda nella forma le montagne, con una struttura a vetrate, una zona dedicata alle essenze e una biblioteca con libri della Valle d’Aosta e del vino. Il nome “rifugio” ha una doppia valenza: un richiamo alle montagne, costituendo quindi un rifugio alpino dall’architettura tipica di alta montagna e di accoglienza.

Eleonora Charrère

Eleonora Charrère fa parte dell’Associazione Nazionale Donne del Vino e si è distinta nel panorama economico e vitivinicolo valdostano, con un’azienda che oggi gestisce venti ettari di vigneto distribuiti in sei comuni valdostani e che con la sua produzione annua di 180.000 bottiglie è la più grande azienda privata operativa sul territorio regionale. Questo grande traguardo è stato possibile grazie al suo modo di relazionarsi alle problematiche del mondo dell’impresa partendo da punti di vista ed approcci femminili, con l’obiettivo di raccogliere il contributo delle donne allo sviluppo della comunità, in alternativa agli schemi culturali – ancora troppo presenti – che tendono a sminuirne l’importanza, e di creare un patrimonio culturale per le giovani generazioni.

In copertina: rifugio del vino.

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Articolo di Eleonora Camilli

Eleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS — Associazione Italiana Sommelier — conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

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