Maria che sognava la libertà

Concorso Sulle vie della parità, VIII edizione 2020/21

Sezione B, Narrazioni. Le donne nella memoria. La memoria delle donne

Incipit 1, di Mariapia Veladiano

«Ah certo, puoi vivere anche così. Senza sapere davvero da dove arriva la libertà che hai.  Libera di uscire da sola, con tutte le attenzioni, sicuro, attenta a dove metti la bicicletta, oppure tra un po’ l’automobile, se la strada da percorrere a piedi da sola è illuminata, se è una zona tranquilla, altrimenti trovi chi ti accompagna o cambi parcheggio, in effetti non siamo ancora libere del tutto. Vi abbiamo lasciato un po’ di lavoro da fare. Comunque puoi diventare quello che vuoi, giudice, astronauta, militare e chissà se è una conquista, rettrice all’università. Poi lo fanno in pochissime, perché rinunciate, al primo figlio, perché non ci sono i nidi, perché non vi danno il part-time. Perché sognate le cose sbagliate. Ma i diritti ci sono, sulla carta, la Carta costituzionale, ve li abbiamo conquistati uno ad uno. Siete nate con i diritti e pensate che ci saranno sempre. Come l’aria. L’acqua. La libertà di parola. Ma non è così. È un attimo e ve li tolgono. Bisogna sapere, bisogna sapere quanto vale quello che abbiamo». «Dunque. Ma non è che avresti dei fatti da raccontare?» chiede Adele.
«Fatti?».
«Sì. Così sembra un po’ una predica. Se racconti qualcosa che hai visto è più facile farsi leggere.  Mi piacerebbe una storia. Se ti ricordi».
«Oh! Sicuro. Alla fine sono tutte storie, le nostre vite. Ascolta allora».

«Ti dirò di Maria, una donna forte e coraggiosa, che in nome della libertà si è fatta in quattro per i diritti delle donne. Questa storia me la raccontò mia nonna e adesso mi fa molto piacere narrarla a te. 
Erano i primi anni del 1900, Maria era una giovane contadina che aveva un sogno da realizzare, essere una maestra. Cara Adele, devi sapere che a quei tempi solo in pochi potevano conseguire il diploma».  
«Che strano nonna, oggi pare scontato avere il diritto all’istruzione. Io ho lo stesso sogno di Maria, ma capisco che deve essere stato difficile per lei raggiungere i suoi obiettivi, più di cento anni fa». 

«Ti dicevo… Le piaceva molto studiare, ma soprattutto amava stare a contatto con i bambini e le bambine, a cui avrebbe voluto insegnare tante cose, e prendersi cura di loro. Tutti la conoscevano come la maestrina del paese, perché molte famiglie non potevano disporre di denaro per mandare i propri figli e le proprie figlie a scuola, così lei amorevolmente li riuniva in strada e insegnava loro quel poco che sapeva. 
Maria non aveva completato i suoi studi, perché la sua famiglia contadina non ne aveva i mezzi, ma soprattutto perché era una donna, e in quel mondo le donne dovevano fare altro. Le dicevano di non sognare troppo, che mai sarebbe potuta entrare in una scuola per fare ciò che più desiderava. Ma Maria non si fermò ai primi ostacoli e un giorno, trovando in una casa abbandonata dei libri, pensò: “Darei ciò che mi è più caro per poter studiare, questi libri sono un po’ rovinati ma per me sono più preziosi di qualsiasi gioiello. Adesso posso studiare senza bisogno di chiedere aiuto alla mia famiglia che ha già molti problemi, domani potrei portarli con me per farli vedere ai miei piccoli studenti”. Studiare da sola, vicino ai campi, nel chiuso della sua piccola camera, la faceva sognare. Sognava la libertà. 
E così Maria cercò in tutti i modi di poter essere ammessa a scuola, di superare tutti gli ostacoli. Non era ricca, non era un maschio.  
Non più di 26 anni erano passati da quando le donne erano state ammesse nelle università, nei licei. Risultava ancora tanto faticoso entrarci. 
Lo sforzo che Maria fece fu enorme, ma la grinta e la forza di lottare la rendevano invincibile. Ci riuscì. Dopo anni di studio finalmente il suo sogno: insegnare». 

«Che bello, nonna, ho creduto fin dall’inizio che Maria con la sua determinazione avrebbe potuto farcela. E dopo cosa accadde?». 

«Fu proprio in quel momento che la sua battaglia contro la disuguaglianza tra le donne e gli uomini ebbe inizio. Il suo obiettivo era quello di far sentire la sua voce, di rivendicare tutti i diritti delle donne. Maria cominciava a capire quanto fosse importante lottare contro la mancanza di quegli stessi diritti che prima l’avevano toccata in prima persona, limitando la sua possibilità di costruirsi una carriera. Questa mancanza ostacolava tutte le altre donne. 
Maria era un’insegnante diversa, insegnava ai “propri bambini” e alle “proprie bambine” a combattere, a dire a voce alta le proprie idee, a non arrendersi». 

«Sai, la cosa che più mi piace di Maria è che avendo raggiunto ciò che voleva, non rimase indifferente alle storie delle altre. Provò sempre uno spirito di solidarietà. Credeva di poter formare una nuova generazione, forte e determinata, non sottomessa al volere di altri. Scusa se ti ho interrotta nonna. E poi? Racconta».

«Tutto proseguiva per il meglio fino a quando un giorno venne chiamata dal proprio datore di lavoro. Ancora una volta discriminata, duramente rimproverata, addirittura molestata per questo suo atteggiamento poco severo, troppo progressista. 
Nessuno l’ascoltava, non c’erano orecchie per le richieste di aiuto delle donne. 
Ma Maria, senza tanti ripensamenti, non si fece scrupoli e denunciò. Anche se il suo superiore venne assolto, la guerra andava combattuta. 
In quello stesso periodo venne trasferita in un’altra città. Dopo poco tempo si sposò, divenne madre. Anche la maternità va pagata, è così nella logica del lavoro. Maria venne licenziata. Ancora altre barriere nella sua vita, questo significa essere donna». 

«Quanto è cambiata la società. Dovremmo fermarci a pensare a tutte quelle persone che hanno lottato per garantire a noi quei diritti che ora ci sembrano scontati».

«Esatto, Adele mia, vuoi sapere cosa fece Maria poi? Decise di organizzare un’associazione per rivendicare i diritti delle donne. In mezzo alla piazza della città, insieme ad altre, con la voce piena e decisa, gridava forte: “Le donne devono avere gli stessi diritti, la stessa paga degli uomini. Basta vita nell’ombra. Basta ai margini della società. NO alle discriminazioni! NO ai licenziamenti illegittimi! Noi siamo la voce di tutte quelle donne che hanno visto spezzate le proprie ali”. La protesta non durò più di mezz’ora. Perché? Perché le donne non avevano nemmeno il diritto di parlare. Bocca chiusa. Ma fino a quando? Il racconto di bocca in bocca si diffuse in molte altre città e, con esso, il coraggio di lottare. Maria era fastidiosa, pericolosa, meglio tenerla alla larga. Ma lei, piena di energia e passione, decise di scrivere un libro, di incidere sui fogli bianchi “I diritti delle donne”. 
Lasciò l’Italia per l’Inghilterra quando un editore inglese le offrì una bella occasione: sapeva scrivere Maria, e scriveva cose importanti, di grande valore. Mai però dimenticò il proprio paese, quell’Italia che poco dopo la sua partenza, nel 1948, vedeva le donne al voto. Chissà se anche grazie al suo contributo.
Adele, adesso hai capito quanti sacrifici le donne hanno dovuto fare per dare alle future generazioni una vita migliore?».            
«Certo, nonna, anch’io voglio essere coraggiosa come Maria».    

Il racconto è stato ideato da Marielu Barone, allieva della III B del “Liceo Scientifico Matteo Raeli” di Noto, sotto la guida della professoressa Corrada Di Mauro, referente del progetto insieme alla professoressa Venera Parisi.

La giuria lo ha premiato,  conferendogli, ex aequo, il Premio per le Classi Terze, con la seguente motivazione:

«Il racconto è semplice e lineare, un po’ agiografico ma plausibile e aderente sia al tema proposto, sia all’incipit scelto, del quale conserva opportunamente anche l’impostazione dialogica che lo vivacizza, pur tralasciandone gli spunti relativi agli ostacoli che ancora oggi rendono difficile far valere i diritti conquistati e presenti “sulla carta”.
L’espressione appare limpida, corretta e scorrevole».

***

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fC

Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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