Libri d’estate. La Lisbona di Antonio Tabucchi

«Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava»: inizia così un libro che avevo letto in passato e che si è imposto sulle mie letture in un nebbioso pomeriggio di qualche mese fa, un febbraio molto padano rispetto alla sfavillante Lisbona di Tabucchi, ma che ho concluso da pochi giorni facendolo giacere nel mio zaino perché sapevo avrebbe lasciato un segno. Leggerlo a vent’anni e poi a quaranta cambia, forse perché a vent’anni ti senti molto Marta o magari Monteiro Rossi, i personaggi più giovani e sovversivi del romanzo e vuoi saperne di più di loro e delle loro vite, mentre a quaranta sei attratta dal protagonista e da quel «sostiene Pereira», disseminato ovunque nel testo, che ti permette di entrare in un mondo di inquietudine, dubbio, incertezza tuttavia rassicurante ed accogliente.

L’opera è ambientata a Lisbona, nel 1938, durante la dittatura di Salazar, in un difficile e turbolento momento politico in cui la Guerra civile spagnola si impone sulla politica internazionale catalizzando tutte le attenzioni e gli sforzi dei regimi fascisti contro quelli democratici. A Pereira, responsabile della pagina culturale del quotidiano Lisboa, sembra non interessare molto, lui si occupa di letteratura, traduce sul suo giornale racconti dell’Ottocento, per lo più francesi; le sue riflessioni si concentrano sulla morte, sulla resurrezione della carne a cui non crede e ciò gli pesa da buon cattolico quale si ritiene tanto da recarsi spesso dal francescano, padre Antònio, alla ricerca di un po’ di conforto e sollievo ai suoi dubbi spirituali. Non solo, una delle sue abitudini più consuete è quella di parlare al ritratto della moglie morta precocemente che lo tiene ancorato al ricordo del passato. In questo ambiente asfittico e chiuso, che è ben rappresentato sia dall’appartamento di Pereira che dalla sede distaccata del giornale, un altro appartamento in cui praticamente il giornalista lavora da solo, l’uomo maturo trascorre la sua esistenza in modo monotono sempre proiettato nel passato e in un mondo tutto suo. Improvvisamente arriva il vento del cambiamento che è dirompente e inarrestabile e si manifesta attraverso un articolo sulla morte, scritto da un giovane laureato in filosofia e letto distrattamente dal giornalista che tuttavia ne viene attratto tanto da decidere di contattare l’autore, Monteiro Rossi, per proporgli una collaborazione con il giornale per la rubrica di Ricorrenze o meglio di Necrologi anticipati di grandi autori della letteratura.

Il primo incontro fra i due avviene in Praça da Alegria durante un ballo popolare e la proposta di Pereira lascia un po’ interdetto Monteiro Rossi che gli confessa di aver copiato da Feuerbach e da uno spiritualista francese il pezzo sulla morte, ma ha bisogno di soldi ed accetta. La sera stessa, Pereira conosce anche Marta, la giovane, bellissima e misteriosa, di cui Rossi è innamorato. La collaborazione tra i due si rivela poco proficua, per non dire disastrosa per la pagina culturale del Lisboa: gli articoli confezionati da Monteiro Rossi su Lorca, D’Annunzio, Marinetti sono impubblicabili perché facinorosi, sovversivi, tendenziosi e poco adatti alle pagine di un giornale di regime che Pereira continua però a credere libero ed indipendente almeno nella sua pagina culturale. Dovrà ricredersi e la progressiva presa di coscienza della mancanza di libertà del suo Paese passerà attraverso la vicenda dei due giovani Monteiro e Marta che si schierano dalla parte delle Brigate Internazionali tentando di reclutare altre/i portoghesi in grado di combattere per la causa repubblicana. Ci sono ulteriori avvenimenti che impongono a Pereira una riflessione e un cambiamento come, ad esempio, l’incontro con una sconosciuta su un treno. I due pranzano insieme e lei racconta di essere ebrea, di attendere un visto per lasciare un’Europa che ritiene odi il suo popolo e lo invita a fare qualcosa, a fare di più e ad esprimere la sua opinione che, in quanto intellettuale, può fare la differenza. Pereira è confuso, cerca conforto in un suo vecchio amico, ora professore universitario, e nel direttore del giornale, ma sono ormai entrambi assorbiti nell’ingranaggio salazariano, grigi burocrati, semplici esecutori, pedine che hanno accettato il gioco del potere.

La sua cardiopatia peggiora, così decide di recarsi in una clinica talassoterapica e lì incontra il dottor Cardoso che gli parla della teoria di due filosofi-psicologi francesi sulla presenza dentro di noi di una congregazione di anime guidate da un io egemone non fisso, ma mutevole. Al cambiamento della guida delle anime è inutile opporsi, ma va assecondato ed è così che Pereira lascia entrare il nuovo: si informa sulla cronaca internazionale non attraverso i giornali accreditati, ma affidandosi ai racconti di Manùel, il cameriere del Café Orquìdea di cui è assiduo frequentatore. Attraverso di lui, che gli espone i resoconti della proibita Radio Londra, il giornalista vede la realtà con occhi nuovi senza che siano più offuscati dalla pàtina della stampa di regime; inoltre, il suo aiuto a Monteiro e a Marta improvvisamente diventa fondamentale e lui non si sottrae alle richieste dei due giovani. Infine, traduce dal francese e pubblica sulla pagina culturale del Lisboa un racconto di Daudet che si chiude con un pericoloso «Vive la France» provocando la reazione del direttore, fino a quel momento assolutamente disinteressato ai suoi articoli, e della censura di regime.

I tragici avvenimenti di cui successivamente sarà suo malgrado testimone fanno riaffiorare la voce del dissenso del giornalista che torna a fare cronaca come era abituato un tempo e nel suo gesto estremo scopre il suo nuovo sé.

Sostiene Pereira è la storia di una persona come tante, in cui è facile immedesimarsi: è piacevole riconoscersi nei suoi «eh… pazienza», che poi diventano un groviglio di dubbi e inquietudini, ti tiene compagnia la sua solitudine, ti confortano i suoi dialoghi con la moglie morta. Ad un certo punto però sceglie di manifestare con generosità e altruismo il dissenso: si trasforma in un eroe? Forse, o magari capisce che si può, anzi si deve fare di più, come gli aveva suggerito la sconosciuta sul treno.

In questo pandemico anno e mezzo abbiamo imparato cosa sia la resilienza, dote sicuramente fondamentale per la nostra specie, ma leggere Sostiene Pereira mette in moto un altro meccanismo: quello della resistenza che non richiede il brevetto di eroi o eroine, ma parole coraggiose dette nel posto giusto e al momento giusto, consapevoli che, come sostiene Pereira, quando si decide di farlo, è meglio affrettarsi perché il Lisboa esce tra poco e dopo nulla sarà più come prima.

Antonio Tabucchi
Sostiene Pereira
Feltrinelli, Milano, 1994
pp. 224

In copertina: Praça da Alegria nel 1943.

***

Articolo di Alice Vergnaghi

Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

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