Aspettando Tokyo 2020

Alcune cose sono parte di noi, senza dovercene necessariamente rendere conto. Ogni anno ci ritroviamo a celebrare e a partecipare a innumerevoli feste ed eventi quasi per abitudine, tradizione, o talvolta solo per l’occasione di poter stare insieme.  
Le Olimpiadi in questo senso sono una ricorrenza sportiva d’eccellenza, che riempie ormai la nostra quotidianità ogni quattro anni e da oltre un secolo. 

Tokyo 2020 e la pandemia

Ma cosa sono le Olimpiadi? Cosa c’è dietro a questo ‘orologio praticamente perfetto’ in cui delle lancette inesorabili scandiscono le nostre vite e ad ogni rintocco convocano migliaia di atleti/e da tutto il mondo?
Difficile a dirsi: le Olimpiadi possono essere tutto per una persona, niente per un’altra. Tuttavia, non possiamo non ammettere che questo evento sportivo abbia un qualcosa di estremamente affascinante e accattivante, e non solo per gli/le amanti dello sport. Pertanto, quando questo ‘orologio praticamente perfetto’ si ferma o rallenta, inevitabilmente tutto il mondo si volta, con il fiato sospeso, e aspetta che le lancette ripartano allo stesso ritmo di prima.

Foto delle recenti manifestazioni anti-olimpiadi
che si sono svolte in Giappone

E come nel 1916, 1940 e 1944 — anni in cui i Giochi erano stati cancellati a causa delle due guerre mondiali — anche lo scorso anno siamo stati ad aspettare invano il rintocco di Tokyo 2020, che a causa di una pandemia globale, non siamo riusciti a vivere. Ma la lancetta questa volta non si è fermata, ha solo rallentato, ritardando di un anno esatto. Ed eccoci qui, a inaugurare per la prima volta nella storia un’Olimpiade moderna in un anno dispari: Tokyo 2020/2021. 
 
Sono tante le cose in cui questi Giochi si differenziano: oltre agli scontri dell’ultimo minuto che ne chiedono l’annullamento per l’aumento dei contagi nel mondo, per la prima volta le Olimpiadi avranno solo un pubblico virtuale.
Stadi vuoti, villaggio olimpico off-limits, i team delle singole nazionali chiusi e isolati nei rispettivi hotel per proteggersi dal covid-19, con la sola possibilità di uscire per andarsi ad allenare.
Un evento che unisce sotto tanti, meravigliosi, aspetti, ma oggi sotto altrettanti divide: divide l’opinione pubblica, gli/le atleti/e che rinunciano o che vogliono partecipare a ogni costo, separa gli/le organizzatori/rici che cercano di trovare nuove strategie per far funzionare al meglio questo complesso ingranaggio.

Le due mascottes di Tokyo 2020

Polemiche a parte, c’è una cosa che rende veramente diversa la 32esima Olimpiade moderna: e si tratta della parità di genere.
Il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha infatti emesso — e fatto rispettare — un regolamento volto ad aumentare il più possibile l’inclusività femminile durante l’evento; ha stabilito che tra gli/le atleti/e la quota minima di partecipazione femminile per ogni nazione non debba attestarsi al di sotto del 49%. Inoltre il Comitato si impegna nel dare eguale visibilità agli sport maschili e femminili nella calendarizzazione delle gare e promuove l’inserimento di altre nove categorie, arrivando ad un totale di diciotto competizioni sportive in cui gareggiano uomini e donne insieme. A questo si aggiunga che da quest’anno i/le portabandiera saranno due: un uomo e una donna che insieme sfileranno per il proprio Paese di appartenenza durante la cerimonia di apertura. E proprio in cerimonia di apertura saranno in sei a fare il giuramento olimpico: tre uomini e tre donne. 

L’impegno del CIO non si limita esclusivamente alla sfera sportiva: anche nello staff organizzativo dei Giochi è previsto il rispetto di una quota femminile minima.
Insomma, forse per la prima volta assisteremo al primo evento sportivo veramente bilanciato in ottica di genere (o quasi), e i dati sembrano confermarlo.  

Un grafico che illustra la percentuale di genere tra i/le partecipanti a Tokyo 2020


Tutte le Nazioni coinvolte nei Giochi attestano una partecipazione femminile record, che talvolta supera nei numeri quella maschile. È il caso, per esempio, di Cina, Stati Uniti, Australia, Canada e Gran Bretagna, che porteranno a Tokyo più donne che uomini.  

Parliamo di Italia. Anche il nostro Paese in questa edizione porta in Giappone un’importante quota di sportive. Sono infatti 384 gli/le atleti/e qualificati/e, di cui 197 uomini e 187 donne, che prenderanno parte a ben 36 categorie differenti. I numeri sono anche qui da record: non si sono mai registrate tante qualificazioni italiane e il gender gap pare essere notevolmente diminuito rispetto a Rio 2016 e Londra 2012, che contavano una partecipazione femminile attestata all’incirca attorno al 43-44% (contro il 49% di quest’anno).  
D’altronde non possiamo negare che questo 2021 sia stato un anno ricco di successi per tutto il Team Italia; e non parlo di certo solo della vittoria agli Europei di calcio maschile.  
Solo negli ultimi mesi numerose squadre di diverse discipline olimpiche hanno portato a casa vittorie e qualificazioni a livello mondiale ed europeo.  

La squadra oro europeo del softball femminile,
oggi pronta per Tokyo 2020

In riferimento allo sport femminile, ricordo brevemente in questa prima parte dell’anno la vittoria ai mondiali di pallavolo della squadra under 20, il trionfo europeo nel softball, la medaglia d’argento agli europei di ginnastica ritmica per le nostre ‘farfalle azzurre’, Sofia Carabello bronzo in Coppa del Mondo nella carabina.
Oltre ai successi delle singole atlete per essere riuscite a strappare un biglietto per i Giochi non posso non segnalare due grandi esempi di sport. Da un lato Vanessa Ferrari, la pluricampionessa di ginnastica artistica che all’età di 31 anni torna per la quarta volta alle Olimpiadi, ed è la prima ginnasta italiana a farlo. Dall’altro, Federica Pellegrini, un anno dopo il covid, atterra in Giappone carica e grintosa con la speranza e la voglia di fare bene.

Non posso raccontare in questa sede la storia di ognuna delle 187 italiane convocate per questi Giochi; posso però raccontare di un sentimento che scorre eccitato nell’aria e unisce tutti/e gli/le atleti/e e gli/le sportivi/e. Un sentimento che non ha età, genere, religione, nazionalità, colore o orientamento sessuale. Questo sentimento lo leggiamo nei loro occhi, lo intuiamo dai loro sorrisi nascosti dalle mascherine; lo vediamo nel modo in cui i/le partecipanti guardano il suolo dello stadio in cui gareggeranno, nel modo in cui esortano i/le propri/ie compagni/e di squadra.

I cinque cerchi olimpici

Perché le Olimpiadi sono per tutti/e — uomini e donne — il coronamento di un sogno, di una vita di sacrifici, di lacrime, di sudore. Sono nello stesso preciso istante ansia e speranza, confronto e competizione, felicità immensa e sconforto totale. E non ci sono guerre o pandemie che potranno cancellare questo sentimento, eternamente vivo negli animi di chi fa sport.

Comunque vada, iniziano oggi le Olimpiadi di Tokyo 2020, diverse sotto tanti aspetti, e che senza dubbio ricorderemo.
La speranza che ho — risultati sportivi a parte — è che siano settimane entusiasmanti inclusive e positive, che uniscano gli uomini e le donne amanti dello sport, ma soprattutto voglio sperare che ‘l’orologio praticamente perfetto’ torni a girare con lo stesso ritmo e continui a scandire le nostre vite come prima.

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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