Camera d’Autrice: Renata Fonte

Sto ascoltando, in sottofondo, una variazione di Moonlight serenade di Glenn Miller tra le notti e i giorni in cui c’è la luna piena del Cervo, mentre ripercorro il momento dell’intitolazione a Renata Fonte (Nardò 10.03.1951 – 31.03.1984) della Camera d’Autrice, tenutasi il 25 luglio 2021 con una squisita accoglienza all’Hotel Terminal di Santa Maria di Leuca.

La stanza n. 232

Anna Maria Caputo, manager della struttura ricettiva Caroli Hotels che ha aderito all’iniziativa di Tf, spiega la scelta della stanza n. 232 per l’intitolazione: «abbiamo scelto questa stanza, tra le più belle, con affaccio sull’abbraccio tra lo Ionio e l’Adriatico, perché oltre al letto matrimoniale c’è posto per due bambine/i. Il nostro desiderio è che non siano solo persone adulte ad alloggiarvi e a leggere la documentazione biografica e artistica su Renata, ma anche le figlie e i figli, che attraverso la Graphic Novel Nostra madre Renata Fonte e le foto presenti, si sentano incuriosite/i da questa importante madre e figlia del Salento, che ha dato la sua vita per proteggere uno dei suoi luoghi naturalistici più belli».

Copertina della Graphic Novel Nostra madre Renata Fonte

Renata Fonte, eletta consigliera nel 1982 e nominata Assessora alle Finanze prima e poi alla Cultura-Sport-Istruzione Pubblica del Comune di Nardò, con la sua azione politica, proteggendo Porto Selvaggio e adoperandosi per il consultorio locale, è un modello attualissimo di riferimento nella salvaguardia civile del territorio e dei diritti delle persone in genere e delle donne. Si è battuta con una lungimiranza tale che Porto Selvaggio è oggi tra le maggiori attrazioni turistiche del Salento e della regione Puglia.

La secondogenita di Renata, Viviana Matrangola, si presenta per l’occasione al Terminal con due bottiglie di Negramaro Salento IGT. Questo vino viene realizzato con uve provenienti dai vigneti di Mesagne, in provincia di Brindisi, confiscati alle organizzazioni criminali grazie alla legge 7 marzo 1996, n. 109, che offre alla società civile, protagonista della lotta alle mafie, la possibilità di riappropriarsi di spazi e crearne di nuovi.
Nell’etichetta delle bottiglie un bel fiore di ibisco stilizzato da Viviana. Queste bottiglie resteranno nella stanza per ricordare il collegamento dell’assassinio di Renata alla mafia. Mafia e non solo Sacra Corona Unita della Puglia. Il nesso mi è stato anticipato dal magistrato, Procuratore aggiunto di Foggia, Antonio Laronga che la sera precedente, ospite del Terminal, presentando il suo libro dal titolo Quarta mafia, ha raccontato come tra la fine degli anni ’70 e inizio anni ’80 del ’900, quando nelle carceri campane avvenivano moltissimi omicidi (in un anno più di 600), per limitare le morti lo Stato prese il provvedimento di spostare i detenuti più pericolosi dalle carceri campane alle carceri pugliesi, di fatto dando loro la possibilità di trovare  nuovi affiliati nei detenuti pugliesi.

Copertina del libro Quarta Mafia, Antonio Laronga

In questo modo, è stata offerta occasione d’impulso e forza a una criminalità ancora sotto traccia. Eppure la storia aveva già affermato che il carcere è il luogo prediletto per trovare nuove leve da introdurre nelle attività criminali organizzate: esistono rapporti della Polizia dello Stato Borbonico dell’800, dove pratiche di iniziazione tra i detenuti in carcere vengono rilevate e studiate.

Così, tra il contrabbando di sigarette che viene spostato dalla Campania verso la Puglia in affaccio ai Balcani, la nuova rotta di traffici illeciti, e le tentate attività di speculazione edilizia – supportate da protezioni politiche che si avvalgono di manovalanze delinquenziali – l’assassinio di Renata Fonte nel 1984 diventa il primo omicidio di mafia in senso generale e femminicidio in senso specifico, in quanto donna che usurpa il posto di un uomo con molte aggravanti, che interferiscono con speculazioni edilizie e azioni malavitose: l’effervescente, costruttiva e continua attività sociale; la politica in stretta connessione con l’opinione pubblica, la trasparenza, la coerenza, il rispetto e l’amore per il proprio territorio.

Renata Fonte

Dopo essere stata minacciata poiché si opponeva alle pressioni ricevute, Renata Fonte venne freddata con 3 colpi di pistola nella notte del 31 marzo 1984, quando stava rientrando a casa dopo l’ennesimo consiglio comunale di Nardò.
Quando venne uccisa, era al vaglio dell’Amministrazione una modifica al PRG nella quale si prevedeva la posa di attrezzature non meglio specificate nell’area del Parco di Porto Selvaggio. Non abbiamo né la competenza, né la conoscenza profonda della documentazione, ma forse questa attrezzatura, tra esserci e non esserci, può fare la differenza tra salvaguardare o saccheggiare un territorio.

Le poesie di Renata Fonte

Prima Assessora al Comune di Nardò, prima vittima di mafia nel Salento, prima vittima politica del luogo, l’omicidio-femminicidio di Renata Fonte fece molto scalpore nei primi tempi, poi cadde nell’oblio. È stata la caparbietà delle figlie Sabrina e Viviana che, una volta cresciute e aver elaborato un lutto senza una vera fine, si sono appropriate della loro storia personale e hanno cominciato a ricucire nella memoria collettiva i frammenti sfilacciati di una vicenda che si colloca fuori dal tempo ma sempre presente.
Renata Fonte è stata precorritrice degli eventi sociali, con un forte senso del rispetto dei diritti e della giustizia, ambientalista per amore della sua terra, celebrata anche attraverso struggenti poesie come quella letta assieme a Viviana:

Ritrovo la mia terra
Ecco il profumo dei pini assolati
Ecco la greve calura
E il cicaleccio assordante e quieto
E la terra arida e avara di vita,
ricca solo di celate e antiche vestigia.
È l’aria che respiro…
Più salsedine che aria…
Eppure mai il petto fu sì sollevato,
né le pupille più sognanti di ora…
Mentre il biancore lucente e spoglio del paese mi acceca.

Le bottiglie di Negramaro da riporre sulla scrivania riportano l’attenzione sull’allestimento della stanza d’autrice, accanto a due calici in cristallo e a un vaso con rossi ibiscus, il fiore che Renata tiene sopra l’orecchio nella foto che più la rappresenta.

Orchidea salentina dedicata a Renata Fonte

Nella stanza inaugurata è presente anche l’Assessora alla Cultura del Comune di Castrignano del Capo, comune di cui fa parte Santa Maria di Leuca, che partecipa con interesse e attenzione portando una pianta di orchidee, che richiamano l’orchidea dedicata a Renata Fonte, un ibrido risultante da un incrocio tra due specie di orchidee spontanee presenti nel Salento la Ophrys parvimaculata e la Ophrys candida.

Tra gli oggetti che ricordano Renata, riproduzioni di alcuni dei quadri da lei dipinti con soggetti esterni: un paese su di un cocuzzolo, una torre, alberi dorati d’autunno, pini, con varietà di tecniche pittoriche che fanno intendere la versatilità, in questo caso, dell’artista.

La formazione politica prende spunto da Pantaleo Ingusci, zio acquisito e storico mazziniano neretino antifascista, facente parte del Partito Repubblicano con il quale aveva un forte legame. Renata, alla morte dello zio avvenuta nel 1981, come scrivono nei cenni biografici le figlie, «affronta un immane lavoro filologico e organizzativo sui romanzi, sui saggi storici e sugli scritti dello scomparso zio Lelè».

Trittico di quadri di Renata Fonte
Biografia in quadro di Renata Fonte

Viviana, che ora è portatrice di memoria, ci racconta della madre e del suo impegno personale nel ricordo che diventa di una Madre generatrice; il suo impegno si estende oltre che alle presentazioni nelle scuole, per incentivare una azione civica, all’associazione Libera. È lei ad aver promosso il riconoscimento del 20 marzo come giornata dell’incontro tra tutti i parenti delle vittime: figlie, figli, sorelle, fratelli, mogli, madri, padri, lasciate/i soli e in famiglie frammentate. Viviana ci parla di come sia importante condividere il proprio dolore e vederlo riflesso e compreso nelle altre persone: è così che il 21 marzo, durante la lettura di ciascun nome delle persone uccise, il singolo nome non appartiene a una persona estranea, ma fa parte della famiglia di ciascuno, creando una grande, enorme famiglia allargata.
Viviana ci racconta cosa voglia dire far parte del Global Network for Peace, l’insieme delle associazioni che lottano civilmente per la pace e per i diritti, a cominciare dalla Madri di Plaza de Majo che ancora cercano le/i nipoti strappati alle figlie desaparecide durante il regime di Pinochet. È tutto un mondo collegato trasversalmente che si batte per il rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente.

Renata Fonte è autrice di cambiamento continuo.
Sabrina ha chiamato la figlia Renata, Viviana ha chiamato la figlia Sveva (Luce) Renè. La storia continua.

In copertina: scrivania all’interno della stanza n. 232.

***

Articolo di Nadia Cario

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Laureata in Governo delle Amministrazioni, è referente per il Veneto di Toponomastica femminile. È componente dell’Esecutivo delle associazioni culturali del Comune di Padova. Collabora con gli organismi di parità locali e regionali.

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