Le donne e il mare

Le donne di mare hanno molti volti e molti occhi, coi quali scrutare l’orizzonte in attesa di scorgere le barche di ritorno. 

San Benedetto del Tronto. Donne in attesa sulla riva

Le donne di mare hanno solide mani e infaticabili braccia, con le quali spingere i remi, tirare su il pescato, aggiustare le reti, rattoppare le vele. Le donne di mare hanno infinite storie e leggende che le accompagnano, narrazioni per lo più sconosciute ma straordinariamente affascinanti e sorprendenti.

Se pensiamo al mare e alle sue distese immense, la nostra immaginazione rincorre più facilmente e frequentemente nomi e personaggi maschili, veri o leggendari. Il dio del mare è maschio — Poseidone o Nettuno che sia — ma prima di lui, tra le onde e la schiuma marina, viveva Talassa, divinità primordiale femminile del mare.

Donna impegnata in attività di pesca

Che il mare sia stato a lungo considerato regno indiscusso del genere maschile era già emerso, è proprio il caso di dirlo, nella sezione Le donne e il mare della mostra itinerante dell’Associazione Toponomastica femminile dedicata ai molteplici lavori svolti dalle donne. La divisione spaziale del lavoro, che voleva gli uomini imbarcati e le donne a terra, ha a lungo generato detti popolari secondo i quali la presenza a bordo di una barca di una donna poteva essere foriera di improvvise sfortune e gravi sciagure. Ma nelle società marinare gli spazi femminili di azione, di lavoro e di cultura ci sono sempre stati, in barba ai tanti pregiudizi e alle visioni catastrofiste dei detti popolari, come ricorda il libro di Florindo Di Monaco Le donne e il mare. Il sottotitolo del testo «La sfida alle onde. Un’avventurosa storia tutta al femminile» ci introduce al centro della questione: quegli spazi in mare le donne se li sono conquistati metro per metro, onda dopo onda, e ancora oggi quell’avventurosa storia non si è conclusa. 

Isabelle Autissier

Nei quindici capitoli del libro si svolge una narrazione tutta al femminile, dall’antico mondo della mitologia alla storia della pirateria dei secoli passati, alla ricerca di indomite pirate e corsare, fino ai tempi più recenti, quando le donne sono riuscite a occupare spazi anche nel campo delle ricerca oceanografica, nei primati sportivi, nelle sfide velistiche, subacquee e sui surf.
Numeri in crescita quelli dei primati femminili, ma la distanza con i risultati maschili è ancora ampia; come è ancora ampio il divario tra le presenze di uomini e di donne al comando di una imbarcazione. 

Se parliamo di comandare una nave, il nostro immaginario vira decisamente su una figura maschile, biancovestita, autorevole e pronta a prendere decisioni importanti in breve tempo. Eppure, ricorda il professor Di Monaco, le comandanti esistono «e questo lavoro così ricco di responsabilità finalmente comincia a vedere anche figure femminili nei posti più alti in grado». 

Piazza Alga Soligo a Viareggio

La storia della presenza femminile ai posti di comando ha anche pagine tristi, come quelle che riguardano Alga Soligo, Prima Ufficiale sulla nave “Tito Campanella” affondata nel gennaio 1984. La città di Viareggio le ha intitolato una piazza, a lei e alla sua tenacia nel voler ricoprire un ruolo — quello di Ufficiale della Marina Italiana — che negli anni Settanta era ancora una scelta difficile e coraggiosa insieme. 

Vivere a bordo di una nave, mercantile, militare o da crociera che sia, non deve essere un’esperienza facile per le donne, spesso esigue minoranze in equipaggi maschili, e «in tutto il mondo le marinaie sono spesso sottoposte a condizione di lavoro estremamente difficili, vittime di discriminazioni, di intolleranza o molestie sessuali». 

Non è facile neppure quando ci si trova ai posti di comando. Che il ruolo di comandante sia ancora considerata una vera e propria usurpazione da parte di una donna ce lo ricorda la recente storia di Carola Rackete. Come scrive Florindo Di Monaco Carola Rackete è una giovane ufficiale di navigazione tedesca, dal 2011 al 2013 a bordo di una rompighiaccio nel Polo Nord, in seguito Seconda ufficiale dell’Ocean Diamond e infine comandante della Sea Watch 3. Carola Rackete ha sfidato il mare e si è opposta alla linea politica dello Stato italiano che, nel giugno del 2019, voleva impedire l’attracco nel porto di Lampedusa della nave con decine e decine di naufraghe/i a bordo. Dopo il suo gesto di forzare il blocco navale italiano, sicura di non compiere alcun atto di resistenza o di violenza bensì il suo dovere di portare in un posto sicuro le persone soccorse in mare, Carola Rackete è stata oggetto di insulti sessisti e misogini, minacce, aggressioni verbali che avrebbero potuto anche trasformarsi in violenza fisica, tanto era il livore e il sentimento velenoso nei suoi confronti. Un astio che è andato oltre la scelta compiuta dalla comandante, riguardando in primo luogo il suo ruolo e la sua posizione di comando. 

Carola Rackete

Il quindicesimo capitolo e ultimo capitolo del libro Le donne e il mare è tutto dedicato a citazioni sul mare e sul suo fascino, frasi scritte o pronunciate da donne celebri, da Virginia Woolf («Ogni onda del mare ha una luce differente, proprio come la bellezza di chi amiamo») a Isadora Duncan («La prima idea di movimento e della danza mi è venuta di sicuro dal ritmo delle onde»), da Dacia Maraini («Ah, io non chiederei d’essere un gabbiano né un delfino; mi accontenterei d’essere uno scorfano — ch’è il pesce più brutto del mare — pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell’acqua») a Yoko Ono (« Nell’oceano conta ogni goccia»). E infine Alda Merini: «Mi sento un po’ come il mare: abbastanza calma per intraprendere nuovi rapporti umani ma periodicamente in tempesta per allontanare tutti, per starmene da sola».

Florindo di Monaco
Le donne e il mare
Abrabooks, Vicenza, 2020

***

Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.

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