Tokyo 2020. Settimana I

«Sta venendo un’Olimpiade bellissima», queste le parole di Vanessa Ferrari, ginnasta italiana che questa settimana ha sfiorato con la sua squadra la medaglia di bronzo. Un sorriso sincero, appagato, si cela dietro la sua mascherina e in un attimo si capisce che nello sport la medaglia non è l’unica cosa importante. E il sorriso di Vanessa Ferrari lo ritrovi anche in Federica Pellegrini, che chiude al settimo posto nella sua categoria e conquista per la prima volta nella storia la quinta finale olimpica nei 200 stile libero. «Obiettivo raggiunto», dice Federica uscendo dalla vasca, «sono felice, è stata la finale che ho fatto con il sorriso più di tutte». Uscire vincitrici dalle Olimpiadi senza vincere, è questo quello che Vanessa Ferrari, Federica Pellegrini e molte altre hanno dimostrato in questa prima settimana di Giochi, ed è questo quello di cui oggi voglio raccontare: di «un’Olimpiade bellissima». 

La squadra tedesca di ginnastica artistica che si presenta con un body lungo alle finali di Tokyo

Un’Olimpiade che, risultati sportivi a parte, sta dimostrando che si può cambiare, basta volerlo. E mi riferisco in primo luogo a quando tre giorni fa nella finale a squadre di ginnastica artistica le atlete tedesche sono entrate in gara senza il consueto body, ma con i pantaloni lunghi. Come le ragazze della nazionale norvegese di Beach handball che sono state multate per essere scese in campo con le culottes e non con il bikini regolamentare. Il motivo per cui queste ragazze hanno scelto di cambiare divisa? Combattere la sessualizzazione nello sport, una tematica, a mio avviso, ancora troppo poco conosciuta.  
Ogni sportivo o sportiva in gara ha la necessità di concentrarsi, raccogliere le energie mentali e prepararsi a competere al meglio. I minuti prima di ogni competizione sono fondamentali e ogni atleta deve essere a proprio agio e non può pensare al resto.   
Per le donne spesso questo non è possibile: come potrebbe esserlo d’altronde se non ci si sente comode in un bikini, in un body, o in una minigonna? Quanto può inficiare una prestazione sportiva un abito scomodo o che semplicemente crea imbarazzo?  
Siamo donne e non tutte siamo a nostro agio con il nostro corpo al 100%, specie se siamo costrette a scoprirci. Inutile aggiungere quanto poi il ciclo mestruale possa essere un fattore che aumenta le insicurezze in particolar modo delle sportive che, da regolamento, devono gareggiare con delle divise molto ‘sgambate’. 
Ma perché tutto questo? Una culotte può cambiare forse l’esito di una gara rispetto a un bikini? Un pantalone lungo cambia la bellezza di un salto di una ginnasta? Non credo proprio. Siamo ancora tanto, troppo ancorati/e alle regole e alle tradizioni e tralasciamo la sostanza. E la sostanza è che chi fa sport deve essere libero/a di scegliere —magari tra una serie di opzioni — come vestirsi per poter essere al meglio e a proprio agio durante la competizione. Sarebbe tutto più bello ed inclusivo e sono sicura che i successi sportivi non mancherebbero.  

La squadra norvegese di Beach handball, multata per aver indossato i pantaloncini e non il bikini

Tornando a Tokyo, un’altra vincitrice senza vincere questa settimana è stata senza dubbio la ginnasta americana Simone Biles, costretta al ritiro. La cosa che mi ha veramente colpito è stata la sincerità con cui l’ex campionessa olimpica ha motivato la sua difficile scelta. Avrebbe potuto nascondersi dietro a un infortunio fisico, e invece Simone ha scelto di dire la verità, dichiarando di essere troppo sotto pressione, di non essere psicologicamente pronta a gareggiare. La ginnasta americana in questo modo ha spostato l’attenzione verso un aspetto importante che si cela dietro alle competizioni sportive, quello psicologico.  
Più un talento è raro e performante, più su di esso si catalizzano pressioni da ogni parte e di ogni tipo, e più il riuscire a mantenere la concentrazione e ad essere competitivi in una situazione di stress come i Giochi olimpici diventa difficile.  
Spesso crediamo che uno sportivo o una sportiva siano solo fisico allenamento e muscoli e che la mente sia un qualcosa di secondario, ma non è così. Simone Biles ha aperto coraggiosamente il suo cuore e ha fatto sentire meno soli/e i/le tanti/e atleti/e che nel mondo e a Tokyo spesso devono combattere ogni giorno con «i propri demoni» e le proprie fragilità.  

Il podio del Dressage a Tokyo 2020, tutto al femminile

È stata in ogni caso una grande settimana di sport e successi al femminile. In equitazione, nel Dressage, una delle poche categorie in cui uomini e donne gareggiano insieme, il podio olimpico individuale è tutto composto da donne (medaglia di legno inclusa), a dimostrazione ancora una volta di quanti siano i successi femminili nelle categorie miste.  
Ricordo infine i successi delle nostre atlete italiane: la medaglia d’oro di Federica Cesarini e Valentina Rodini nel Canottaggio, l’argento di Diana Bacosi nel Tiro a volo di Giorgia Bordignon nel Sollevamento pesi, e il bronzo per le squadre di Spada e Fioretto femminili, per Lucilla Boari nel Tiro con l’arco, per Maria Centracchio e Odette Giuffrida nel Judo, e per Elisa Longo Borghini nel ciclismo. Faccio notare dunque che il 49% del medagliere italiano è stato assicurato dalle performance di grandi professioniste sportive.  

Federica Cesarini e Valentina Rodini oro nel Canottaggio

Intanto aspettiamo un’altra grande settimana di sport e record con la speranza che i successi e le storie femminili siano sempre un crescendo in questa «Olimpiade bellissima». 
 


***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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