La violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo. L’ultimo rapporto di medici senza frontiere

Medici Senza Frontiere (Msf) è un’organizzazione internazionale non governativa che si occupa di portare soccorso sanitario ed assistenza umanitaria in caso di conflitti, epidemie, disastri naturali, nelle zone del mondo in cui il diritto alla cura non è garantito.

La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è uno degli Stati in cui l’associazione opera da diverso tempo ed è anche la protagonista dell’ultimo rapporto riguardante la grave piaga della violenza sessuale che sta interessando il Paese. Soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu persiste la presenza di bande armate, milizie non governative ed ex-militari che effettuano incursioni e razzie nei villaggi, perpetrando violenze e uccisioni di massa.
Lo stupro è un atto di potere e controllo usato come arma, per soggiogare e annichilire, oltre alla vittima, anche l’intero gruppo di appartenenza, per ragioni di razza, etnia o religione. Rappresenta quindi una tattica militare che ha lo scopo di umiliare, dominare, terrorizzare e disperdere i membri di una comunità.
Nel solo anno 2020, Msf ha assistito quasi 11mila vittime.
Il rapporto, dal titolo Doppia Condanna, sottolinea come la violenza sessuale sia un’emergenza medica da trattare nel più breve tempo possibile, sia per fornire cure immediate, sia per improntare un tempestivo supporto psicologico.
Dal punto di vista medico-legale è fondamentale che la persona sia accolta da uno staff formato che abbia a disposizione i cosiddetti “kit stupro”, contenenti il materiale per raccogliere eventuali tracce biologiche.
Dal punto di vista sanitario si deve procedere alla cura di eventuali traumi, quali fratture, fistole, emorragie, e offrire al/la paziente la possibilità di accedere alla profilassi post-esposizione (Pep), per prevenire l’infezione da Hiv, e la contraccezione d’emergenza. Nel caso in cui la paziente sia in gravidanza è essenziale permettere il ricorso all’aborto sicuro.
È altresì basilare occuparsi fin da subito del benessere psicologico dell’assistito/a, garantendo un aiuto duraturo nel tempo, per scongiurare l’insorgere di gravi sequele a lungo termine quali la stigmatizzazione, il senso di colpa, l’esclusione sociale, la depressione e in alcuni casi il suicidio.

L’ultimo punto, ma non meno importante, è assicurare protezione e privacy alle vittime: tutte le informazioni ricevute devono rimanere strettamente confidenziali. Molti/e pazienti vengono minacciati/e di morte e preferiscono non recarsi nelle strutture sanitarie, con grave rischio per la loro salute psico-fisica. Proprio per questo i casi di violenza che giungono al personale sanitario di Msf rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Violenza sessuale contro donne

Nel 98% dei casi le vittime di stupro sono di sesso femminile e nel 63% dei casi le violenze sono commesse da uno o più uomini armati, ma esiste comunque una grossa percentuale di violenze commesse all’interno del contesto domestico, da parte di mariti, famigliari, amici o conoscenti.
Le donne vengono aggredite durante le loro attività giornaliere, molto spesso nei campi, dove sono solite lavorare, oppure nelle loro case.
Nel solo 2020, Msf ha assistito più di 2600 vittime di violenze di gruppo, commesse anche da più di 15 persone alla volta.

La violenza sessuale rappresenta un grave stigma per le donne, poiché rischiano di essere ripudiate dai mariti ed escluse dalla società. Accedere ai servizi sanitari non è semplice, in quanto possono trovarsi a centinaia di kilometri di distanza, non sempre le strade sono asfaltate e percorribili facilmente, e non tutte le donne hanno la possibilità economica di viaggiare; alcune riescono a trovare il denaro per partire, ma non ne posseggono altro per tornare a casa. Capita anche che si mettano in viaggio a piedi, rischiando di subire altre aggressioni: nel suo rapporto, Msf riporta come ci siano pazienti che sono state violentate diverse volte nel corso della vita.
A causa di questi impedimenti, solo il 62% delle vittime riesce a farsi visitare entro 72 ore dalla violenza e a ricevere le cure e i farmaci necessari per prevenire malattie a trasmissione sessuale e gravidanze indesiderate.
La violenza all’interno delle mura domestiche rappresenta un ulteriore ostacolo alla ricerca di aiuto. In questo caso, la violenza sessuale e la violenza domestica sono strettamente correlate: gli operatori di Msf si trovano frequentemente di fronte a donne picchiate e violentate dai mariti e obbligate ad avere figli contro la loro volontà.
Le vittime sono terrorizzate all’idea di recarsi in ospedale e sono pochissime quelle che, pur di ricevere assistenza, si mettono in viaggio verso luoghi lontani per non essere riconosciute. La stragrande maggioranza cerca di “normalizzare” l’accaduto e, vista l’enorme impunità per questi crimini, preferisce non parlarne con nessuno ed evitare ritorsioni.
La violenza sulle donne ha anche risvolti economici importanti, poiché diverse sopravvissute rifiutano di tornare al lavoro, negli stessi campi dove sono state aggredite, altre vengono escluse dalla comunità e restano disoccupate, perdendo il loro unico sostentamento, altre ancora si isolano per paura che qualcuno possa scoprire l’accaduto.

Violenza sessuale contro minori

Il 19% dei/lle pazienti curati da Msf nel 2020 ha meno di 18 anni, quasi un caso su cinque. L’età media delle vittime è circa 13 anni.
Prestare assistenza ai/lle minori è complesso, poiché non sono in grado di capire o raccontare ciò che hanno subìto e molte volte giungono in ospedale dopo mesi dalla violenza, quando i genitori notano dei gravi cambiamenti comportamentali. Risultano ancora più restii/e a parlare, in quanto molto spesso l’abusante è un membro della famiglia.

Nel rapporto si descrivono casi di bambine giunte con fistole insorte dopo una violenza e che necessitano di cure mediche immediate.
La stigmatizzazione non risparmia neanche loro: diversi genitori sono dell’opinione che una figlia che ha subìto una violenza è stata disonorata per sempre, quindi l’unica soluzione è obbligarla a sposarsi con lo stesso violentatore.

Violenza sessuale contro persone di sesso maschile

Nel 2020, Msf ha prestato soccorso a 194 pazienti di sesso maschile.
La violenza sessuale su uomini e ragazzi è ancora più difficile da individuare, dato che quasi sempre i pazienti non cercano aiuto, non denunciano l’episodio alle autorità, ma provano un’immensa vergogna e pensano di aver perso la loro mascolinità.
Sono riportati diversi casi in cui gli uomini sono obbligati dai soldati ad avere rapporti sessuali con altri membri della famiglia (come le figlie o le madri), oppure vengono abusati a loro volta.
La violenza sessuale contro gli uomini è ancora tabù e il rapporto di Msf evidenzia la difficoltà di parlare di stupro, quando è commesso nei confronti di un uomo.
Si dimostra quindi più arduo riuscire ad assistere nell’immediato, ma anche a lungo termine, i pazienti di sesso maschile.

In conclusione, si può affermare che l’impatto della violenza sessuale sulle persone e l’intera comunità va al di là dello shock iniziale: è un fardello con cui chi sopravvive è costretto a convivere e molto spesso gli impedisce di riprendere una vita normale.
La violenza sessuale è un’emergenza medica e come tale va trattata: è quindi importante riuscire a rinforzare la presenza di cliniche sul territorio, con personale formato e competente.
Oltre a garantire le cure alle persone sopravvissute, Medici senza Frontiere cerca di rendere la popolazione e le autorità consapevoli dell’enorme problema che la violenza sessuale rappresenta e proprio per questo è stata oggetto di minacce e aggressioni.


Per saperne di più:
https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/violenza-sessuale-rdc/
https://www.medicisenzafrontiere.it/wp-content/uploads/2021/07/2021_07_14_MSF_DRC_SEXUAL_VIOLENCE_REPORT.pdf

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Articolo di Elisabetta Uboldi

Liz. foto 200x200

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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