Donne ai vertici

Abbiamo parlato della storia delle donne nelle cariche politiche più importanti nella parte precedente (https://vitaminevaganti.com/?p=30736). Ora passiamo alla presenza delle donne nelle professioni e nelle lauree più tradizionali, oltre che ad allargare lo sguardo alla situazione mondiale.

L’avvocatura è sempre più rosa con il boom di avvocate che però guadagnano il 42% in meno dei colleghi. La prima italiana laureata in giurisprudenza è Lidia Poet, laureatasi all’Università di Torino nel 1881, dopo aver discusso una tesi sulla condizione femminile nella società e sul diritto di voto per le donne. Nel 1883 è anche la prima donna a essere iscritta all’Ordine degli Avvocati (tutti gli Ordini professionali dovrebbero arrivare al doppio genere per rappresentare adeguatamente tutti e tutte!).
Oltre a Livia Poet e Teresa Labriola, laureata nel 1894 a Roma, sono solo altre quattro le donne laureate “giuriste” tra il 1877 e il 1900: Bice Mozzoni nel 1897 a Roma, Iriade Tartarini a Macerata e Maria Caterina Bruno a Catania nel 1898, oltre alla torinese Maria Biffignardi, prima italiana a conseguire tre lauree: in Giurisprudenza nel 1896, in Lettere nel 1899 e in Filosofia nel 1900. In quegli anni le italiane laureate sono in totale 257, delle quali 31 con una doppia laurea: 140 laureate in Lettere, 37 in Filosofia, 30 in scienze, 24 in medicina e chirurgia, 20 in matematica. All’Università di Palermo, nel 1946, a studiare legge sono ancora soltanto in cinque.
In Italia le donne sono ammesse per legge alla professione forense nel 1919. Nel 1930 nasce la Federazione Italiana delle Donne giuriste; nel 1938 le donne iscritte nell’Albo nazionale degli avvocati e procuratori sono 60, di cui 35 avvocate; l’anno dopo le avvocate salgono a 40, ancor più aumentano le procuratrici.
La prima richiesta di iscrizione di una donna fra i praticanti notai è bocciata dalla Corte d’Appello di Roma con sentenza dell’8 aprile 1914. La prima notaia in Italia si ha solo negli anni Trenta, quando la dottoressa Adelina Pontecorvo che aspira alla carriera di magistrato, ridimensiona le sue aspettative e si afferma nella professione notarile.
Le donne vengono ammesse alla magistratura solo nel 1963, grazie all’azione e alla perseveranza di Rosa Oliva, che frequenta e legge da sempre queste nostre pagine.

Si è sempre erroneamente pensato che le donne non avessero l’equilibrio e il raziocinio per un compito così delicato. Maria Gabriella Luccioli, classe 1940, pioniera delle donne in magistratura, è una delle magnifiche otto che per prime indossano la toga nel 1965 dopo che, il 9 febbraio del 1963, il Parlamento approva la legge che stabilisce la parità tra i sessi negli uffici pubblici e nelle professioni. La stessa Gabriella Luccioli è la prima “toga rosa” in Cassazione nel 1988, e nel 2008 la prima giudice presidente titolare della prima sezione civile della Suprema Corte. Da allora le donne in magistratura hanno superato nei numeri gli uomini: nel concorso per la magistratura del 2012, passano 210 donne contro 114 uomini; nel 2015, su un totale di 9.098 magistrati, le donne sono 4.553 e gli uomini 4.545. Nel 2016 sono il 50,7%. Al di là del sorpasso, tuttavia, le signore in toga hanno ancora molta strada da fare per essere chiamate a ruoli direttivi. Nel 2010, su 153 presidenti di Tribunale solo 12 sono donne (l’8%), così come di 158 procuratori capi della Repubblica solo 11 sono donne (il 7%). A distanza di due anni le donne dirigenti di uffici giudicanti diventano il 18%, con un numero quasi raddoppiato, mentre nelle Procure sono l’11%. Presso la Corte di Cassazione ci sono 3 presidenti di sezione donne (su 44) e 59 consigliere (su 230), 22 donne contro 179 fra i pubblici ministeri. Maria Rosaria San Giorgio è la prima donna a essere scelta come giudice costituzionale in qualità di magistrata di una giurisdizione superiore (quella ordinaria) da parte della Corte di Cassazione, il 16 dicembre 2020.
Mai una donna ha ricoperto il ruolo di primo presidente della Cassazione o di procuratore generale presso la Suprema corte; alla Direzione nazionale antimafia le donne si contano sulle dita di una mano.
Nel 1996 arriva la prima giudice costituzionale, Fernanda Contri, divenuta il 10 marzo 2005 la prima donna vicepresidente della Corte Costituzionale.

Allargando il nostro orizzonte dall’Italia al mondo intero, è evidente che nel dopoguerra inizia l’ascesa delle donne che arrivano a occupare i posti più alti della politica.

Il 20 luglio 1960 la prima donna al mondo a diventare prima ministra è Sirimavo Bandaranaike, 44enne premier dello Sri Lanka dal 1960 al 1965, e ancora dal 1970 al 1977, e dal 1994 al 2000, anno della morte, complessivamente per 18 anni.
Il Novecento conosce statiste di notevole prestigio interno e internazionale: l’israeliana Golda Meir, l’indiana Indira Gandhi e la britannica Margaret Thatcher. Terza donna al mondo a guidare il governo del suo Paese è Golda Meir, capo del governo di Israele dal 1969 al 1974, una delle figure femminili più importanti del XX secolo, non a torto soprannominata dai connazionali “l’unico vero uomo in Israele” (detto con un maschilismo strisciante, spesso inconsapevole NDR) per il suo carattere forte e deciso, dimostrato nel trovarsi ad affrontare alcune delle più gravi crisi del giovane Stato di Israele, soprattutto la guerra del Kippur del 1973.

In India, la prima premier, Indira Gandhi, guida il Paese dal 1966 al 1977, e successivamente dal 1980 al 31 ottobre 1984, quando viene assassinata e pianta da oltre un milione di persone che partecipano ai suoi funerali.
In questi anni, l’Argentina ha la prima donna al mondo presidente della Repubblica: Isabel Martínez de Perón, la popolarissima Isabelita, che all’epoca ha 43 anni, vicepresidente sotto il marito Juan Perón, gli succede come Capo dello Stato il 1° luglio 1974 restando in carica fino al 24 marzo 1976.
La segue a ruota Vigdís Finnbogadóttir, prima donna europea Capo di stato, e la prima al mondo democraticamente eletta, che diventa Presidente della Repubblica d’Islanda nel 1980, e poi rieletta altre tre volte, restando così al suo posto dal 1° agosto 1980 al 1° agosto 1996, un vero record di permanenza.

In Europa la prima donna primo ministro è in Gran Bretagna Margaret Thacher, la “Lady di ferro” che governa il Regno Unito con polso fermo e deciso dal 1979 al 1990 e si trova ad affrontare la guerra delle Falkland nel 1982. Sulla sua scia, a molti anni di distanza, alla guida del governo di Sua Maestà arriva Theresa May, capo dell’esecutivo britannico per un triennio, dal 13 luglio 2016 al 24 luglio 2019.

Può essere di consolazione il fatto che non c’è mai stata una dittatrice nella storia, anche se tale constatazione è contestata autorevolmente da molti studiosi/e. Sovrane come Elisabetta I d’Inghilterra, Maria Teresa d’Austria e Caterina II zarina di tutte le Russie, possono essere inquadrate, se non proprio come dittatrici, certamente come sovrane che hanno disposto illimitatamente del proprio potere, in epoche in cui l’assolutismo regio era la forma statale più in uso, e l’idea di democrazia alquanto vaga.
In tempi più recenti, si additano come “dittatrici” Imelda Marcos, nelle Filippine degli anni in cui ha spadroneggiato a fianco del tirannico marito, ed Evita Perón, in Argentina, che alcuni invece circondano di un’aureola di santità. Tra le donne di potere con vocazione fortemente autoritaria, che di fatto hanno governato con il pugno di ferro, si segnalano Indira Gandhi e Isabel Martínez de Perón, terza moglie di Juan Domingo Perón e presidente dell’Argentina alla sua morte, una donna che non è ascesa democraticamente al vertice istituzionale del suo paese, la Casa Rosada.

Dal Nepal a Mauritius, dalla Croazia al Cile e a Malta, dalla Lituania alla Liberia, dalle Filippine al Nicaragua, tra il 1976 e il 2016 sono 32 le donne divenute Presidenti della Repubblica da un capo all’altro del mondo, dieci delle quali nella sola America Latina.
Il 1° gennaio 2011 Dilma Rousseff diventa la prima presidente di uno degli Stati più estesi del mondo, il Brasile; vede riconfermato il suo mandato e poi destituita nel 2016.
Nell’Unione Europea, pochi dei 28 Stati membri hanno una donna come Capo di Stato. Tra monarchie, repubbliche parlamentari e presidenziali, l’82% dei Paesi Ue è guidato da uomini.
In Europa sono due attualmente le regine, Elisabetta II d’Inghilterra e Margherita II di Danimarca. Alla morte o all’abdicazione delle due sovrane, di qui a qualche anno, ci saranno ancora due donne a regnare in Europa. Elisabetta ha come eredi in primis il figlio Carlo e poi il nipote William, quindi il trono della Gran Bretagna, che ha conosciuto due giganti quali Elisabetta I e Vittoria, resterà a lungo in mani maschili. Margherita di Danimarca ha come erede il primogenito maschio, Federico. Ma si intravedono all’orizzonte due donne sugli altri troni del Nord. Mentre sul trono di Norvegia salirà un maschio, Haakon, sul trono di Svezia, dove siede il 75enne Carlo XVI Gustavo, aspetta di salire la principessa ereditaria Vittoria, classe 1977. Su quello d’Olanda, che ha avuto due grandissime regine, Guglielmina e Beatrice, e dove attualmente regna Guglielmo Alessandro (vistosa eccezione nella monarchia più femminile del pianeta), primo e unico sovrano maschio dei Paesi Bassi addirittura dal 1890, tornerà una donna, la prima delle tre figlie femmine di Guglielmo Alessandro, la giovanissima Catharina-Amalia, principessa d’Orange, la quale però dovrà allungare non poco il collo data la giovane età del padre (54 anni). Catharina-Amalia, d’altra parte, è nei verdi anni, nata all’Aja il 7 dicembre 2003, quindi ha tutta la vita davanti.
Una cosa che accomuna tutto il vecchio continente è la mancanza di donne al potere. Nel 2017 sono 5 (17,8%) i Paesi in cui una donna esercita le funzioni della più alta carica dello Stato: Croazia, Danimarca, Lituania, Regno Unito, Malta. Una donna di potere è la tedesca Ursula von der Leyen, dal 1° dicembre 2019 presidente della Commissione Europea.
Sono ormai diverse le donne oggi alla guida dell’esecutivo di uno Stato europeo. Sette Paesi in Europa su trentuno hanno avuto o hanno una donna come capo del governo. L’Austria con Brigitte Bierlein, il Belgio con Sophie Wilmès, la Danimarca con Mette Frederiksen, la Germania con l’inossidabile Angela Merkel, saldamente in sella quale Cancelliera federale dal 22 novembre 2005 (uno dei più lunghi premierati femminili della storia), l’Islanda con Katrín Jakobsdóttir e la Norvegia con Erna Solberg, più la Finlandia con Sanna Marin. La Finlandia è attualmente lo stato al mondo politicamente più aperto alle donne. Il 9 dicembre 2019, Sanna Marin, 34 anni da poco compiuti, è la nuova prima ministra a capo di una coalizione di cinque partiti, tutti guidati da donne: l’esecutivo più rosa al mondo con 11 ministre (più la stessa Marin) e 7 ministri, dunque con le donne in maggioranza all’interno del governo.
Il 2021 inizia con un duo tutto al femminile al vertice dell’Estonia: premier e presidente della repubblica donne. Il Paese è governato da due donne: il 26 gennaio, Kaja Kallas, 44 anni, prima premier della repubblica baltica, presta giuramento davanti a un’altra donna, Kersti Kaljulaid, 52 anni, presidente della repubblica dal 2016.

Molto più significativa è l’affermazione di Kamala Harris, nata da madre indiana e padre di origine giamaicana, prima donna (e relativamente giovane, non ancora 57enne) a diventare vicepresidente degli Stati Uniti d’America, la massima potenza economica, politica e militare del pianeta, mentre cresce numericamente la presenza femminile al Congresso di Washington. Ci aveva provato, ma senza riuscirci, la senatrice Hillary Clinton puntando direttamente al vertice, la Casa Bianca. Kamala Harris si accontenta della vicepresidenza, e nel caso Biden, data l’età avanzata, alla soglia degli ottanta anni, il più anziano presidente americano, dovesse venire a mancare, la ferratissima Barbara si troverebbe d’un colpo proiettata al vertice del potere mondiale. Nell’amministrazione Biden entra Janet Yellen come ministro del Tesoro, e ancora una volta infrange un soffitto di cristallo.
L’Italia attende ancora una donna al Quirinale e a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio. Anche Stati Uniti, Francia, Grecia, Spagna, Portogallo e Russia, d’altra parte, non hanno mai avuto un Capo di Stato donna.

Nel 2016, in Africa, 22 donne ricoprono l’incarico di Capo di Stato o Capo di Governo, appena il 6,9% sui 315 leader politici in tutto il mondo. Per la prima volta nella storia dell’Africa indipendente, nel 1984 nella Guinea Bissau una donna, Carmen Pereira, sale al potere, anche se rimane in carica solo per tre giorni come presidente ad interim. Ancora come presidente ad interim, dal 10 luglio 1993 al 7 febbraio 1994, è nominata in Burundi Sylvie Kinigi, ex prima ministra.
La Liberia vanta la prima Capo di Stato eletta, Ellen Johnson Sirleaf, in carica dal 16 gennaio 2006 al 22 gennaio 2018, per dodici anni. Joyce Hilda Banda è presidente del Malawi dal 2012 al 2014, dopo essere stata anche vicepresidente e ministra degli Affari Esteri. Dal 5 giugno 2015 al 23 marzo 2018 Ameenah Gurib-Fakim è Presidente in carica di Mauritius.

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Articolo di Florindo Di Monaco

Florindo foto 200x200

Docente di Lettere nei licei, poeta, storico, conferenziere, incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando l’universo femminile nei suoi molteplici aspetti con saggi e raccolte di poesie. Tra i suoi ultimi lavori, il libro La storia è donna e le collane audiovisive di Storia universale dell’arte al femminile e di Storia universale della musica al femminile.

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