IL G8 DI GENOVA. LA PORTATA STORICA

Amnesty International, Fini e Cossiga «La più grave violazione dei diritti democratici mai perpetrata in uno Stato occidentale dopo la seconda guerra mondiale»: così Amnesty International definisce il G8 di Genova.

Mai, a partire dalla fine del Fascismo, degli uomini in divisa avevano così tanto infangato la reptazione del proprio Paese. 

La proposta del Fronte Indipendendentista Unidu sardo
per cambiare l’intitolazione alla strada di Sassari
attualmente dedicata a Francesco Cossiga

Poche settimane dopo il G8, in Senato, Rifondazione e i Verdi presentano una mozione di sfiducia verso Berlusconi e Scajola e chiedono l’apertura di una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti di Genova. La maggior parte dei Democratici di Sinistra, pur essendo all’opposizione, non vota la mozione per non essere accusata di connivenza con gli anarchici. Scajola non risponde in aula. Al suo posto prendono la parola il senatore a vita Francesco Cossiga, ex ministro dell’interno nel 1977 ed ex Presidente della Repubblica, e il vicepremier Gianfranco Fini. Cossiga non parla di quanto accaduto a Genova ma rivendica il proprio operato di ventiquattro anni prima: «Io ho sgomberato Bologna con i carri armati e nessuno ha chiesto le mie dimissioni. Anzi, quando le rassegnai dopo il rapimento Moro, da Botteghe Oscure mi pregarono di non farlo». Un ragazzo ucciso non intenerisce di certo il mandante degli omicidi di Francesco Lorusso e Giorgiana Masi. Poi tocca a Fini, che si scatena contro la piazza e contro la sinistra tutta: «Le manifestazioni di piazza sono da sempre il brodo di cottura dell’eversione e dell’illegalità» dice il pupillo di Almirante, solidale con chi ha assassinato un giovane, poi accusa i membri di Rifondazione e dei Verdi presenti in aula di complicità con gli anarchici che a Genova hanno incendiato banche e fast food. 

L’indomani il manifesto titola: «Fini giustifica i mezzi». 

Nel 2008 Fini, in qualità di presidente della Camera, impedirà alcuni interventi dell’opposizione e Cossiga, ancora senatore a vita, in un’agghiacciante intervista rilasciata a Repubblica durante le proteste studentesche contro la privatizzazione della scuola, auspicherà nuovamente una repressione fortissima da parte di polizia e carabinieri contro studenti e soprattutto insegnanti, anche attraverso l’infiltrazione di agenti in borghese che mettano a ferro e fuoco la città, rivendicando nuovamente quanto compiuto a Bologna nel 1977. 

Haidi Giuliani e don Andrea Gallo a Genova il 20 luglio 2004

Dal 2006 al 2008Adelaide Gaggio, meglio nota come Haidi Giuliani, madre di Carlo, entrerà in Senato con Rifondazione con l’intento di far aprire effettivamente la commissione parlamentare d’inchiesta proposta subito dopo il G8; anche il governo di centrosinistra, con Clemente Mastella ministro della giustizia, impedirà la nascita della commissione che farebbe emergere responsabilità trasversali nella gestione criminale dell’ordine pubblico durante i giorni di Genova. 

I processi mancati La sera stessa del 20 luglio don Gallo dice le cose come stanno: piazza Alimonda «è stata un’imboscata». Ma Porta a Porta è presente Fini, che pronuncia subito la sentenza per il carabiniere che ha ucciso un cittadino: «legittima difesa». In Italia non si può smentire un vicepremier. Soffoco dalle pressioni politiche, il processo per l’omicidio di piazza Alimonda non si terrà mai. Un’ordinanza di archiviazione per legittima difesa ha stroncato sul nascere la possibilità di sapere la verità. Nel 2009 l’Unione Europea sanzionerà l’Italia per il mancato processo e la costringerà a risarcire la famiglia Giuliani-Gaggio. Eppure, nonostante il riconoscimento internazionale, le vittime del G8 non hanno mai ricevuto le scuse ufficiali da parte dello Stato italiano. 

Mark Covell, foto di Andrea Zennaro

Il G8 di Genova ha mostrato non solo la brutalità delle forze dell’ordine, ma anche la totale inadeguatezza del sistema giuridico italiano. Frutto dei tesissimi anni Settanta, l’apparato repressivo italiano prevede ampi poteri per gli agenti ma non limiti ai loro abusi. In assenza di una legge specifica che punisca la tortura, molti dei processi sui fatti di Genova sono stati di fatto resi impossibili. Ad esempio, le violenze commesse nottetempo nella scuola Diaz e le efferatezze praticate a Bolzaneto su gente inerme, vere e proprie torture da parte degli agenti, sono state punite come semplici atti di «violenza privata», riducendo di molto la loro reale gravità. Undici anni dopo i fatti, la magistratura condannerà numerosi capi dei reparti che hanno preso d’assalto la scuola Diaz, ma le pene saranno molto lievi. Sarà di nuovo l’Unione Europea a fare pressioni sull’Italia affinché venga varata una legge sulla tortura e sugli abusi in divisa, e siano risarcite economicamente le vittime più gravi (Mark Covell è tra queste). A complicare i processi sarà anche il fatto che molte persone non troveranno il coraggio i denunciare le torture subite: altre sceglieranno di non farlo, reputando inutile accusare istituzioni dello Stato davanti allo Stato stesso. 

Sarà invece svolto il processo a venticinque manifestanti accusati di «devastazione e saccheggio» (reato istituito con la Legge Reale nel 1975 e da allora mai superato), dieci dei quali saranno condannati nel 2012 a un totale di cento anni di reclusione. Il processo ai venticinque sarà utile anche per ricostruire le dinamiche e le responsabilità di numerosi agenti: è durante questo processo che Lauro ha ammesso di essere stato lui a lanciare pietre contro i manifestanti in via Caffa. La Francia, che riconosce la tortura come grave crimine e che non prevede il reato di devastazione e saccheggio, offrirà asilo politico ad alcuni dei condannati. 

Negli anni a venire, quasi tutti i vertici della polizia saranno premiati e promossi.

Spartaco Mottola, Gianni De Gennaro, Adriano Lauro,
Francesco Gratteri

Spartaco Mortola, capo della Digos nel 2001 e considerato tra i mandanti del massacro della Diaz, sconterà 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per poi riprendere la sua brillante carriera a capo della polizia ferroviaria di Torino (dove non mancherà, nel 2013, di spargere altro sangue durante una manifestazione No Tav nella stazione di Porta Nuova).

Gianni De Gennaro, che nel 2001 era capo della polizia, con il governo Prodi (2006-2008) verrà promosso capo di gabinetto del Viminale e poi capo di Fincantieri; con il ministro Minniti, anche Adriano Lauro (a capo del contingente di piazza Alimonda) e Francesco Gratteri (tra i responsabili dell’irruzione alla scuola Diaz, accusato anche di falsa testimonianza e depistaggio per le finte bottiglie molotov portate nella scuola) saranno promossi rispettivamente a questore di Pesaro e a capo nazionale della Direzione Investigativa Antimafia.

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Articolo di Andrea Zennaro

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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