Paralimpiadi. I primi successi delle azzurre

«Io non credo nella diversità, ma nella varietà. Non servono le distinzioni, non esistono. L’umanità è varia, solo questo». Così Sara Morganti, a febbraio 2021 risponde ad un’intervista. Oggi, esattamente sei mesi dopo queste parole, Sara porta a casa la sua prima medaglia Paralimpica, facendo la storia dell’equitazione italiana, che non vede una medaglia da tanti, troppi anni.  

Sara Morganti in sella a Royal Delight a Tokyo

Ho avuto la pelle d’oca. Da un lato da diretta appassionata e sportiva ho gioito nel veder ottenere il bronzo nel paradressage un’atleta italiana, dall’altro emoziona la storia che si cela dietro a questo successo. 
Per chi non lo sapesse, l’equitazione è uno sport difficile e complesso, l’unico che implichi il rapporto con un essere vivente, il cavallo, che è a tutti gli effetti un compagno di squadra. Il riuscire a cooperare e gareggiare con un animale di circa sei quintali, soggetto inevitabilmente di una propria sensibilità e con un proprio carattere non è cosa semplice. Ora, il riuscirci è già di per sé un successo, ma il riuscire a vincere nonostante delle difficoltà fisiche e motorie è davvero sorprendente. Sara infatti ha ottenuto il bronzo con dietro di lei 26 anni di malattia, la sclerosi multipla.  
Certe volte sembra impossibile il raggiungimento di alcuni successi, ma per fortuna nell’universo umano esistono persone straordinarie come Sara che ci ricordano che i limiti non sono mai fisici nello sport, ma sono solo nella nostra testa.  

Monica Boggioni

Tra le storie meravigliose di questi primi giorni di paralimpiadi ricordo la medaglia d’oro e due d’argento di Carlotta Gilli nel nuoto. Carlotta è ipovedente dall’età di 9 anni, ciononostante studia e si allena conquistando successi e detenendo tantissimi record mondiali ed europei. 
Bronzo nello stile libero invece è il successo di Monica Boggioni nei 100 metri stile libero. Monica è un altro esempio perfetto di sportiva e guerriera. Nasce infatti affetta da una sofferenza cerebrale che le provoca una diplegia spastica agli arti inferiori. Nonostante questo Monica studia, si laurea in biotecnologie con il massimo dei voti e porta a casa numerose medaglie nel nuoto, inclusa quella di bronzo olimpica nella giornata di ieri.  
Tra i successi azzurri ricordo poi, sempre nel nuoto, l’argento nella staffetta mista, gara in cui uomini e donne (nella squadra Italiana: Giulia Terzi, Arjola Trimi, Luigi Beggiato e Antonio Fantin) gareggiano insieme in un clima di straordinaria inclusività.  
Impossibile non parlare poi di Alessia Berra, argento nei 100 metri farfalla, affetta da maculopatia e laureata in Scienze Motorie. Alessia è un grande esempio per le nuove generazioni infatti: da anni porta avanti progetti nelle scuole italiane per sensibilizzare e promuovere l’inclusività nello sport.  

Alessia Berra

Questi sono stati i successi al femminile di questi primi giorni, dove le atlete italiane hanno portato a casa ben 7 medaglie (contro le 5 maschili). Un successo che testimonia ancora una volta non solo la forza delle donne ma anche la loro resilienza di fronte alle sfide della vita.  
In acqua, in rettangolo o nella vita quotidiana queste ragazze hanno dimostrato con i fatti che non esiste la «diversità, ma la varietà. Non servono le distinzioni, non esistono. L’umanità è varia, solo questo».  
E la varietà di queste sportive, studentesse e laureate allo stesso tempo (non tutti/e gli/le sportivi/e infatti trovano il tempo da dedicare allo studio) e promotrici di tantissime iniziative volte all’inclusività e all’aiuto di tante altre persone sorprende ed emoziona ogni giorno.  
 
 

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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