Vent’anni dopo il G8 di Genova. Immagini

Il 20 luglio scorso ricorrevano i vent’anni dal G8 di Genova. I protagonisti le protagoniste si sono ritrovati in una grande manifestazione per commemorare, ricordare e raccontare a chi non c’era stato. Ecco le immagini e i racconti di quelle persone.

Stefano “Cisco” Belotti, ex cantante dei Modena City Ramblers e poi cantante solista. La canzone La legge giusta si riferisce alle vicende del G8 dei 2001. Sul palco esegue anche Quarant’anni, dedicata alla storia d’Italia, in particolare alla cosiddetta “prima Repubblica”, Ebano, che racconta la storia di una donna africana migrata in Italia, e, ovviamente, l’immancabile Bella Ciao nella versione irlandese resa inconfondibile dal flauto dei Modena City Ramblers. È Cisco ad introdurre Manu Chao sul palco.
Nicoletta Dosio, storica leader del movimento NO TAV. Da decenni la Val di Susa subisce quotidianamente la repressione militare, mediatica e giudiziaria sperimentata a Genova dallo Stato durante il G8 del 2001. Più volte arrestata ed evasa dagli arresti domiciliari, Nicoletta non rinuncerà mai alla libertà, per se stessa e per la propria terra. Ex insegnante, femminista, comunista più volte candidata con Rifondazione: questi valori la legano ad Haidi Giuliani in una forte amicizia. 

Alessio Lega, cantautore anarchico torinese, da molti anni presente in piazza Carlo Giuliani (uno dei pochi anarchici in una piazza prevalentemente “rossa”). Partecipò al G8 nel luglio del 2001. La sua canzone più bella, intitolata Dall’ultima galleria, parla proprio di quelle giornate. Da dopo la morte del collega Ivan Della Mea, Alessio Lega esegue anche la canzone O cara moglie
Adelmo Cervi, figli di uno dei sette fratelli uccisi dai tedeschi il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia. Da molti anni, Adelmo è presente in piazza Carlo Giuliani per ricordare i valori della Resistenza. La canzone La pianura dei sette fratelli, scritta dai Gang e resa famosa dai Modena City Ramblers, viene suonata ogni 20 luglio da Renato Franchi e l’Orchestrina del Suonatore Jones, e Adelmo commosso viene ogni volta invitato sul palco. 

Renato Franchi da molti anni suona in piazza Carlo Giuliani Ragazzo con l’Orchestrina del Suonatore Jones interpretando La canzone del maggio di Fabrizio De André e numerosi canti popolari della storia politica italiana, come Per i morti di Reggio Emilia e Bella Ciao. Appositamente per ricordare i gravissimi fatti di Genova e l’omicidio di Carlo, Renato Franchi ha composto la Ballata per Carlo Giuliani Ragazzo.
La rete delle Madri per Roma Città Aperta, di cui Haidi Giuliani fa parte, raccoglie le madri dei ragazzi uccisi dallo Stato o con la complicità dello Stato, vittime di omicidi mai processati. A parlare al microfono nella foto è Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti, ucciso a coltellate dai fascisti a Focene, in provincia di Roma, nell’estate del 2007, a ventisei anni. Renato avrebbe voluto andare al G8 nel luglio del 2001: oggi le due madri ricordano insieme i propri figli.
Manu Chao tra la folla e sul palco di piazza Carlo Giuliani Ragazzo (piazza Alimonda). Ha ormai sessant’anni ma la sua energia non sembra mutata. È proprio questo ventennale che lo ha riportato nella bella città ligure, nonostante la mancanza del suo caro amico prete: «Un abbraccio alla famiglia di Carlo e al mio maestro e amico don Andrea Gallo!». Il concerto di Manu Chao del 18 luglio 2001 aveva aperto i giorni delle contestazioni al summit con una gioia e un’allegria che il sangue dei giorni successivi cancellerà dalla memoria collettiva. Sul palco, Manu intona Clandestino, di fatto l’inno di tutti i movimenti antirazzisti. La maglietta che indossa porta la scritta Illegal immigration started in 1492. La sera, andando via dalla piazza, qualcuno, con ironia ma non troppa, dice: «In assenza del Gallo, vogliamo Manu presidente del Pianeta!».
«Vent’anni senza te», recita il cartello fatto a mano da Andrea, uno dei più cari amici di Carlo. Qualcuno porta in piazza la propria indignazione politica per un episodio di immane gravità, ma per alcune persone, che ho avuto la fortuna di conoscere, “Carletto” era un amico, un fratello, un compagno di scuola e di avventure, di canne e di viaggi, di concerti e di uscite serali. Carlo non era un martire ma semplicemente, come recita la targa a lui dedicata, un ragazzo, della cui vita privata non si è mai parlato. Vent’anni di menzogne su estintori volanti e spari in aria deviati da fantomatici calcinacci hanno cancellato dalla memoria la sua indole decisamente buona e pacifica, gentile e attento agli altri, tutt’altro che violento.
Giuliano Giuliani, padre di Carlo, ogni 20 luglio alle 17,27 (l’ora degli spari) tiene il comizio per ricordare le dinamiche dell’omicidio di suo figlio. Omicidio per cui, è bene ribadirlo sempre, le istituzioni statali tutte hanno negato un processo che né l’intervento di Amnesty International né le ingiunzioni dell’Unione Europea sono riuscite a far aprire.

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Articolo di Andrea Zennaro

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Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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