Storie di donne della comunità lodigiana

La sezione Giornalismo d’inchiesta, novità dell’VIII edizione del Concorso Sulle vie della parità, ha ottenuto un grande successo, anche grazie al supporto dato dall’agenzia di stampa DIRE (link https://www.dire.it/) a docenti e studenti, che ne facessero richiesta, per poter meglio conoscere le modalità espressive e le tecniche del giornalismo professionista. Infatti la classe 5 B del Liceo Maffeo Vegio di Lodi, indirizzo delle Scienze umane con op. economico sociale, ha tenuto un incontro online con la giornalista Martina Mazzeo, di diregiovani.it, che ha illustrato, destando un interesse e un entusiasmo enorme nella classe, come realizzare un podcast, grafici e tabelle usando open data, una infografica, un poster, una card social, un (proto)webdoc, sondaggi e test/quiz, come usare dati google trends, come fare un montaggio come realizzare un videoservizio con smartphone e molto altro. 
Così il prodotto finale della classe è stata un’inchiesta giornalistica, visionabile al seguente sito internet: https://sites.google.com/studenti.maffeovegio.edu.it/donne-lodigiane/angela-pugni-danelli, a cui è seguita una richiesta ufficiale per l’intitolazione a Angela Pugni, artefice morale e materiale della Fondazione Angela e Stefano Danelli, recapitata alla Commissione Toponomastica del Comune di Lodi. 

La docente che ha guidato la classe, Nicoletta Grioni, ha così descritto le attività: «Le ragazze e i ragazzi coinvolti hanno proposto di fare una ricerca/indagine sulla nascita di una Fondazione onlus della nostra città, con la quale sono entrati in contatto negli anni scorsi durante l’attività di Pcto: la Fondazione Angela e Stefano Danelli. 
L’idea dell’inchiesta è nata dal desiderio di conoscere la storia delle due donne alla base di questo ente benefico: l’artefice morale e materiale della Fondazione, sig.ra Angela Pugni (1902-1990) e la persona poi incaricata di gestirne e progettarne in concreto i servizi, l’assistente sociale Luisa Picech (classe 1939). 
Entrando nel vivo della ricerca abbiamo scoperto che non esistono fonti scritte su queste storie di donne (una non più in vita dal 1990, l’altra oggi più che ottantenne), ma solo testimonianze orali. In particolare l’inchiesta ci ha permesso di conoscere la biografia di Angela, donna dei primi del Novecento vissuta in una posizione economica privilegiata, che però non l’ha mai fatta chiudere nell’individualismo del benessere, ma che le ha permesso di essere un riferimento importante e consapevole per la sua città. Negli ultimi anni della sua vita Angela ha abbracciato un ambizioso progetto: la realizzazione di una realtà che desse una risposta concreta ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, per poter promuovere una vita inclusiva e dignitosa per tutte e tutti. Per realizzare questo grande ideale la signora Pugni con determinazione si è fatta artefice di una realtà sociale fondamentale di Lodi: la Fondazione Angela e Stefano Danelli, così titolata per volere della fondatrice stessa, in ricordo anche del marito, venuto a mancare vent’anni prima del suo lascito. 
Nel suo testamento olografo, redatto nel 1986 la signora Pugni scrisse: «Istituisco erede universale di tutte le mie sostanze l’Ente morale avente scopo di beneficenza e assistenza da fondarsi in Lodi…», specificando inoltre come lo scopo di questo Ente dovesse essere l’attuazione di iniziative di interesse sociale quali: l’assistenza alle persone e ai bambini/e disabili residenti nel lodigiano e la cura degli stessi, la loro istruzione affinché potessero, per quanto possibile, divenire indipendenti fisicamente, socialmente ed economicamente, nonché l’assistenza e il consiglio ai loro genitori
Infine, prima di morire, più che ottantenne, Angela volle seguire direttamente la bozza dello statuto della Fondazione: lei e il notaio a cui si rivolse si occuparono personalmente di stendere con cura articolo per articolo. 
Ancora oggi la Fondazione Danelli mantiene viva, nella propria mission, lo spirito che ha mosso la signora Pugni. Durante la nostra inchiesta abbiamo trovato che esiste uno spazio cittadino a Lodi dedicato ai coniugi Danelli, però ci piacerebbe che ci fosse un luogo che ricordi Angela anche col suo cognome da nubile: Pugni, perché vorremmo rendere il merito alla sua specifica personalità di donna». 

Negli obiettivi didattici e di cittadinanza attiva raggiunti, la docente indica la consapevolezza del ruolo di due donne importanti per la comunità territoriale nella creazione di servizi rivolti a persone con disabilità; l’implementazione delle competenze digitali di ideazione e creazione di una pagina web e di montaggio audio e video; la crescita di competenze interattive per l’ideazione e la realizzazione di interviste a interlocutori privilegiati/testimoni diretti; l’acquisizione di competenze di cittadinanza attiva relative all’interfacciarsi con le Istituzioni pubbliche cittadine per fare richiesta di nuova intitolazione di spazi pubblici; la promozione dell’uguaglianza di genere e dell’autodeterminazione di tutte le donne e le ragazze. 

La giuria del concorso nazionale “Sulle vie della parità” VIII edizione-2020/2021, indetto dall’associazione Toponomastica femminile, ha attribuito il 1° PREMIO per la sezione A Giornalismo d’inchiesta al progetto Angela Pugni e Luisa Picech: storie di donne della comunità lodigiana con questa motivazione: «Il linguaggio, sia pure non sempre rispecchiante i canoni tipicamente giornalistici, si avvantaggia in modo rilevante della scelta di un canale, il web, ormai largamente utilizzato per la veicolazione delle informazioni. A colpire la giuria, soprattutto, è stata la scelta di creare una pagina web su cui pubblicare un lungo lavoro di approfondimento multimediale, che richiama le più innovative tendenze giornalistiche internazionali (il cosiddetto longform). 
La ricerca sul personaggio di Angela Pugni e della sua collaboratrice Luisa Picech risulta ampia e ben elaborata, con chiaro riferimento alle fonti utilizzate. 
Interessante, riguardo all’impatto sul territorio, la proposta di un’intitolazione ad Angela Pugni con il cognome da nubile, in quanto anticamente le donne sposate perdevano il proprio a vantaggio di quello del marito, come testimoniato anche dalla presenza di un’intitolazione a entrambi i coniugi con il cognome Danelli». 

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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