Leda. Che solo amore e luce ha per confine

Ho avuto la fortuna di ricevere in dono da care amiche questo bellissimo libro di Colaone-Satta-de Santis che consiglio caldamente a chiunque voglia conoscere, in maniera piacevole e originale, una donna straordinaria; inoltre, per la sua accattivante impostazione, potrebbe figurare a pieno titolo nelle biblioteche scolastiche e pubbliche. Si tratta infatti di un genere specifico, a cui personalmente sono poco abituata, ma che in questo caso mi ha conquistato: un raffinato graphic novel in bianco e nero dedicato alla formidabile editrice e romanziera Leda Rafanelli, di cui sulla nostra rivista si è già trattato (n. 69, biografia di Claudia Speziali). Ma assai prima ne avevamo parlato sulla guida Pistoia. Tracce, storie e percorsi di donne (2017): essendo la poliedrica artista nata proprio nel capoluogo toscano era inevitabile tracciarne un profilo.

Direi che si deve cominciare proprio dalle parole di Leda: «Le biografie tradizionali, regolari… “nato a… il… visse a… scrisse… morto il…” mi sono ostiche, le detesto. La vita è un romanzo e come tale va raccontata. E la mia vita, le mie vite sono un romanzo di cui io sola sono l’autrice. Lasciatemi dunque dire». Con questa premessa, dunque, non è il caso di seguire le regole tradizionali, invece sfogliamo insieme il ricco e ampio volume che si apre con Leda (nata nel 1880) e Metello, due fratellini fantasiosi a Pistoia nel 1889: stanno giocando e fingono di trovarsi in Africa. Da subito la finezza del tratto, la cura dei dettagli, i continui riferimenti al periodo storico e all’ambiente colpiscono chi legge e fanno immergere nel passato. Per chi è toscana, e per di più vive in provincia di Pistoia, un altro elemento balza agli occhi: l’uso di forme vernacolari, tipiche del parlato locale. Affrica (dice la mamma), mi garba, figlioli, bìschera… Non mancano poi abitudini e tradizioni, vengono citati perfino dei dolcetti tipici: i celebri brigidini, croccanti delizie di Lamporecchio, noti e diffusi da tempo immemorabile.

La vita della giovane procede grazie al lavoro poco usuale di tipografa per cui ha mano e testa, mentre gli eventi della storia si fanno pressanti: dall’eccidio di Milano causato dagli ordini scriteriati di Bava Beccaris all’assassinio del re, per cui l’amore per la libertà e la giustizia porta Leda dal socialismo all’anarchia, visto che lei Bakunin l’ha letto davvero, e la lettura è il suo pane quotidiano. Ama Hugo e ha una predilezione per la coraggiosa Esmeralda, divora Germinal, comincia lei stessa a scrivere, mentre partecipa a scioperi e manifestazioni a Firenze, dove ora vive. Intanto nel libro compaiono via via immagini di Leda ormai anziana, quando a Genova, alla fine della lunga vita, faceva la chiromante, un po’ per divertimento un po’ per sbarcare il lunario: con lei nulla è mai certo, la realtà si mescola al sogno e alla fantasia. 

Così pure accade con il soggiorno africano, avvenuto ad Alessandria d’Egitto con la famiglia: d’un tratto i disegni ci portano in un’altra dimensione, in un luogo magico, orientaleggiante, fra cammelli e beduini, ma su come sia andata davvero resta un alone di mistero. 

Certo è che Leda matura una grande passione per la lingua e la cultura araba, per la fede musulmana che l’accompagnerà dalla giovinezza alla vecchiaia; «a volte si veste da sfinge», interpreta i geroglifici e tiene uno scarabeo inciso come portafortuna… A Firenze fonda una casa editrice con Luigi Polli, suo marito, poi a Milano conosce Marinetti e Carrà insieme al gruppo di artisti che gravita intorno al movimento futurista, mentre nel cielo compare la cometa di Halley e nel suo ventre si forma una nuova creatura. Dall’unione con Giuseppe Monanni nasce nel 1910 l’amatissimo figlio Marsilio Elio, detto Aini, in arabo “occhi miei”, che morirà a soli 34 anni nei bombardamenti di Genova. Intanto per breve tempo viene esposta La Gioconda leonardesca a Milano e Leda dialoga con il celebre dipinto che afferma: «Leda è artista, Leda è editrice, Leda è anarchica, Leda è musulmana, Leda è moglie, Leda è amante, Leda è libera… Non pensi di dover pagare un prezzo anche tu?». Continuano a uscire le sue opere: Seme nuovo (1908), Bozzetti sociali (1910), L’eroe della folla (1920), Donne e femmine. Novelle (1922), scrive prefazioni a libri altrui, riorganizza la propria corrispondenza con intellettuali contemporanei, mentre a séguito dell’incontro, inizialmente coinvolgente, con il primo Mussolini, direttore dell’Avanti!, rimane un interessante carteggio dal titolo Una donna e Mussolini.

Lo scoppio della Prima guerra mondiale divide gli animi: interventisti e neutralisti si scontrano fino all’ingresso dell’Italia nel conflitto, a cui è chiamato anche «l’unico, adorato fratello». Leda non esita ad affrontare il nuovo Mussolini, rinfacciandogli il tradimento degli ideali socialisti: con un’idea particolarmente felice viene disegnato non più come un uomo, ma come un fragile busto che, cadendo al suolo, si rompe in mille mezzi, con allusione evidente al suo futuro destino. In questo periodo Leda fa un incontro davvero proficuo, anche se troppo breve, quello con il professor Ottolenghi, avvocato, filantropo, studioso che la aiuta nella conoscenza della lingua araba che tanto la affascina. Risuonano i canti patriottici: La canzone del PiaveLa tradotta che parte da Torino... ma il fascismo è già alle porte: la sede della sua Casa editrice Sociale viene distrutta dagli squadristi.

Nel frattempo pubblica con lo pseudonimo Étienne Gamalier L’oasi. Romanzo arabo (1929) in cui prende posizione contro il colonialismo. Leda continua a vivere a modo suo, fiera e generosa, non si perde d’animo e, mentre diventa nonna, si lega ultracinquantenne a un giovane eritreo, Adem Surur, un amore che fa scandalo, un amore (finalmente) musulmano. Arrivano un’altra guerra, altri dolori, altri lutti, ma la matita di Colaone ci dona un momento di dolcezza con il tardivo incontro, sulla tomba del figlio, fra Leda e il vecchio compagno Sidi (Monanni), il coraggioso editore che neppure il regime ha piegato e in seguito fonderà la celebre collana della Bur.

La vicenda volge al termine: Leda è alla macchina da scrivere, abbigliata come suo solito all’orientale, e alla domanda retorica: «Allora è vero che ha vissuto ad Alessandria d’Egitto!» risponde con le parole: «Tutta una vita, signora mia, tutta una vita», lasciandoci ancora una volta nel dubbio e nel mistero.

Alla conclusione del volume, di grande formato per offrire alle belle immagini lo spazio necessario e al nostro occhio il gusto della scoperta che si rinnova di pagina in pagina, compaiono una sintetica biografia della protagonista, un utile riepilogo dei personaggi del suo tempo, presenti nella narrazione, e vari riferimenti bibliografici, compresi quelli ad opere rimaste inedite (La grande maestraNadaLa via è sbagliataLa signora mia nonna). Dei due autori e dell’autrice veniamo a sapere che Sara Colaone è la “penna”, l’illustratrice dalla mano quanto mai abile ed espressiva, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna; Francesco Satta è giornalista, scrittore e film-maker, già collaboratore di Colaone; Luca de Santis è autore teatrale e televisivo, sceneggiatore e saggista interessato agli studi di genere. Insieme hanno creato un affiatato gruppo che è riuscito pienamente nell’intento di fornirci un quadro efficace dell’epoca e dei suoi complessi eventi, dei movimenti politici, del mondo intellettuale, della personalità affascinante della nostra Leda, “zingara anarchica”. Con coerenza, alla sua morte, avvenuta a Genova il 13 settembre 1971, volle che venisse pubblicato sulla rivista L’Internazionale l’annuncio da lei stessa preparato: «Leda Rafanelli, partendo per sempre, saluta tutti i compagni. Viva l’anarchia!».

La Commissione Toponomastica del comune di Pistoia, di cui fa parte Toponomastica femminile con una propria associata, nella seduta del 29 gennaio 2019 ha deliberato all’unanimità che le venga intitolata una nuova strada, tra via Vasco Peloni e via Bonellina. 

Sara Colaone, Francesco Satta, Luca de Santis 
Leda. Che solo amore e luce ha per confine
Coconino press, Roma, 2016
pp. 205

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne

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