Anno III dell’era Covid – Cara Prof

Lettera a me stessa per vedere il bello, avere fiducia nel buono e credere che è ancora possibile il meglio.

Cara Prof,

inizia il terzo anno scolastico di pandemia. Quali ipotesi? Quali scenari? Le domande saranno tante e varie, Prof.

Sai bene che il mestiere di insegnante consiste nel rispondere alle interrogazioni più che nel farle e tu, oggi, mi sembri piuttosto impreparata. Proviamo insieme a ragionarci su, cerchiamo di dare qualche risposta, senza smettere mai di coltivare dubbi.

Cominciamo.

Il prof. di docimologia Cristiano Corsini, alla domanda sui recenti risultati dell’Invalsi, ha detto che negli ultimi 50 anni i dati forniscono le stesse identiche indicazioni: la scuola elementare nel complesso tiene, alle medie iniziano i problemi. Le difficoltà sono tre: la stretta correlazione tra rendimento e condizioni socioeconomiche familiari, territoriali (al sud rendimenti inferiori) e, nelle scuole superiori, lo stato socioeconomico delle/degli studenti. Insomma, la solita storia, ma ogni volta vengono ampliati gli elementi negativi. La retorica allarmistica non aiuta, anzi, il catastrofismo è il modo migliore per evitare di affrontare il problema investendo seriamente nell’istruzione.

Altro problema, Prof: la Dad. Non abbiamo compreso che la didattica, a distanza e in presenza, è fatta di scelte, di strategie impiegate per insegnare. Si è dato per scontato che accendere un pc o collegarsi a una piattaforma significhi svolgere didattica a distanza. Ancora una volta, si chiede molto alla scuola ma il supporto è solo tanta, inutile chiacchiera. Non esistono scorciatoie, continuiamo con discorsi superficiali, senza analizzare i dati e senza ascoltare studenti e docenti.

Prof, scusami, ma se la Dad non va bene perché l’essenza della scuola è lo stare insieme, ascoltare, essere ascoltati, discutere, presenza insomma, allora una via dobbiamo trovarla. Questa questio sì vax no vax, sì greenpass no greenpass non fa confusione e sposta il centro della questione? Ragionando, il problema è il certificato verde o il coronavirus? Pensiamoci bene, Prof, forse ancora non è chiaro a quale normalità vogliamo tornare, perché la “normalità” dell’era pre-Covid era IL problema. Per l’ambiente, il pianeta che ci permette di vivere e tante, tante persone, quella normalità era ingiusta, sbagliata, distruttiva. Ancora una volta la realtà è infinitamente più complessa.

È chiaro, Prof, che non vogliamo diventare come “l’uomo senza qualità” di musiliana memoria, con l’attenzione rivolta solo al “funzionamento”. Non vogliamo essere colonizzate/i dal riduzionismo digitale, pensando che il digitale sia la realtà. Avere la presunzione di poter semplificare la realtà, significherebbe negarla e negare natura e vita umana. Anzi, guardarla bene in faccia questa realtà è già un passo avanti. Ma, ricorda, Prof, la via d’uscita a queste/i giovani non la puoi dare tu, o la tua generazione, perché il futuro è loro. Bisogna ascoltarli e non trattare i loro progetti come utopie o prospettare solo l’insulso realismo fatto di carriera e denaro. Ha ragione Francesco, il tuo ex alunno che, dopo aver completato un corso di studi che gli avrebbe permesso una ricca e prestigiosa carriera, ha scelto diversamente: «Ho un lavoro che mi permette di vivere in un luogo che amo, dove non si corre forsennatamente. Ho una compagna, un cane, un gatto, sono contento e sto bene. E questo per me è tutto».

Infine, un esempio, in un orizzonte più ampio. Ho letto, Prof, qualche giorno fa, la lettera di una ragazza afgana che doveva venire a studiare da noi, alla Sapienza, ma è rimasta bloccata a Kabul. Leggere le sue parole può essere per noi un grande aiuto: «… sono pronta a rischiare ancora la mia vita nonostante tutto. Pensare ai libri è l’unica speranza della libertà e di una vita umana».

E allora, cara Prof, guardiamo al nuovo come a una grande occasione di trasformazione. Solo così il Covid renderà possibile vedere il bello che ci circonda, avere fiducia nel buono che è in noi, credere sempre nelle “utopie” che, come le intendeva Gino Strada, sono «progetti non ancora realizzati».

Buon anno scolastico, Prof, a lei e a tutto il mondo della scuola.

***

Articolo di Vera Parisi

Insegna Filosofia e Storia al Liceo Scientifico Dell’IIS Matteo Raeli di Noto. È referente dei progetti PTOF Toponomastica femminile – Sulle vie della parità ed Educazione relazionale-affettiva e C.I.C. Parte del gruppo Noto/Avola di T.f, è attualmente interessata alle tematiche relative alla comunicazione relazionale, alla cittadinanza attiva e alle pari opportunità, sulle quali svolge il ruolo di formatrice.

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