Itinerari museali. Le artiste a Roma tra XVI e XVIII secolo

Quante volte entriamo in una chiesa antica piena di opere d’arte senza sapere quali artisti e quali artiste si celino dietro ad esse? Quante volte in un museo, rimirando un quadro o una scultura, passiamo oltre senza cercare di conoscere l’uomo o la donna che hanno creato quel capolavoro? 

Il nostro itinerario parte da qui, dalla volontà di svelare le opere meno note delle artiste presenti nella città di Roma. Un viaggio nei musei e nelle navate delle meravigliose chiese, scoprendo inaspettatamente il valore artistico di tante donne che nei secoli hanno lavorato e vissuto nella capitale. 

Sofonisba Anguissola, Autoritratto al cavalletto, 1556-1565, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Desidero iniziare questo percorso segnalando le opere di una grande artista, che ha ispirato le numerose generazioni di pittrici nei secoli successivi: Sofonisba Anguissola (1535-1626). 

Definita la «real pittrice» in quanto ha conquistato con i suoi ritratti le corti italiane ed europee, Sofonisba è tra le prime artiste di professione. Fino ad allora infatti alle donne era concesso avvicinarsi all’arte esclusivamente in forma privata e mai a livello professionale. Tra le tante città visitate dalla pittrice cremonese, Roma è sicuramente un importante punto di riferimento per chi desideri conoscere meglio i tratti artistici di questa straordinaria giovane donna. Segnalo a tal proposito due ritratti esposti nella capitale, uno nella Galleria Borghese: il Ritratto di Lucia Anguissola (1556 ca.), sorella della pittrice, e uno presso la Galleria Spada: il Ritratto di giovane gentildonna (1550-1555). Entrambi rispettano i criteri artistici della ritrattistica del tempo con lo sfondo neutro e la staticità delle figure. Ritengo tuttavia interessante segnalare che Sofonisba, come la maggior parte delle artiste che operano a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, cerca sempre di firmare le proprie opere, quasi a voler attestare i suoi ‘diritti d’autrice’ e la sua affermazione in quanto artista e donna. 

Sofonisba Anguissola, Ritratto di Lucia Anguissola, 1556, Roma, Galleria Borghese (a sinistra);
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Giovane gentildonna, 1550-1555, Roma, Galleria Spada (a destra)

Rispetto a Sofonisba, che si trova a Roma di passaggio, Lavinia Fontana (1552-1614) è certamente una pittrice che ha trascorso molta parte della vita nella capitale. Lavinia è infatti anche nota come «pontificia pittrice» visto il successo, lungo e duraturo, presso la corte papale.

Lavinia Fontana, Autoritratto alla spinetta, 1577,
Roma, Accademia San Luca

Tra i suoi primi lavori c’è sicuramente l’Autoritratto alla spinetta, databile al 1577 e oggi visibile presso l’Accademia di San Luca di Roma. L’opera già si distacca per certi versi dalla tradizione, in quanto la pittrice si raffigura mentre suona e con uno sfondo non neutro, bensì realistico. 

Segnalo che alle artiste spesso era concesso solo cimentarsi in miniature o ritratti tradizionali, senza mai andare a raffigurare soggetti storici e mitologici.

Lavinia è stata tra le prime a rompere questa tradizione e nella Galleria Spada possiamo ammirare un suo celebre Ritratto di Cleopatra (1580), in cui la regina d’Egitto è colta nel momento del suicidio non in abiti egiziani né a lei contemporanei, bensì inaspettatamente in abiti orientali, di foggia persiana. 

La volontà costante di Fontana di rompere la tradizione è evidente in tutte le sue opere romane. Nella Cappella di San Giacinto in Santa Sabina è custodita una sua famosa opera, una delle prime pale d’altare realizzate da una donna; si tratta di San Giacinto che venera la Madonna, databile al 1600. 

Lavinia Fontana, San Giacinto che venera la Madonna, 1600, Roma,
Cappella di san Giacinto in Santa Sabina

Ma Lavinia non si ferma qui e dimostra definitivamente di potersi avvicinare con tranquillità e professionalità ai soggetti religiosi. E basta visitare la meravigliosa Cappella Rivaldi in Santa Maria della Pace a Roma per poterlo constatare. Nella Cappella infatti sono presenti quattro tavole in ardesia (databili al 1611) in cui sono raffigurate quattro figure femminili a tutto tondo, nello specifico quattro sante: Agnese, Caterina, Cecilia e Chiara. 

Il desiderio costante da parte di questa straordinaria donna di rompere gli schemi e dipingere gli stessi soggetti dei colleghi uomini raggiunge il suo apice in un celebre dipinto del 1613, oggi conservato presso la Galleria Borghese: Minerva in atto di abbigliarsi. Nel dipinto Fontana affronta per la prima volta non solo un soggetto mitologico, ma anche un nudo, ed è la prima a cimentarsi in questa sfida. Minerva è ritratta nuda, spoglia della sua armatura, mentre si accinge a provare un meraviglioso abito femminile. La dolcezza e la delicatezza dello sguardo della dea e delle sue forme fanno intendere l’empatia unica — tutta femminile — tra Minerva e la sua creatrice. Segnalo un dettaglio di questo splendido quadro: sullo sfondo in lontananza è visibile il contorno della cupola di San Pietro, a testimonianza che l’opera viene realizzata proprio nel periodo romano della pittrice bolognese. 

Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi, 1613, Roma, Galleria Borghese

Impossibile non citare nel nostro itinerario la grandiosa Artemisia Gentileschi (1593-1654), sulla quale tanto è stato ormai scritto, pertanto intendo soffermarmi brevemente segnalando alcune opere meno conosciute. Nella Galleria Spada è possibile apprezzare uno dei primi lavori di Artemisia: Madonna che allatta il Bambino (1610-1612).

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta il Bambino,
1610-1612, Roma, Galleria Spada

Il quadro è a soggetto religioso ma possiede una dolcezza infinita e una semplice intimità tra madre e figlio, che cattura inevitabilmente spettatori e spettatrici. La Galleria Spada custodisce un ulteriore capolavoro giovanile dell’artista, databile al 1620: si tratta di Santa Cecilia, un ritratto su sfondo scuro in cui i giochi di luci e ombre permettono alla figura della santa di emergere con maestosità. 

La pittura non è tuttavia l’unico genere in cui si sono cimentate le artiste a Roma. Ha passato tutta la sua vita nella Città Eterna infatti una donna che si è distinta in molte opere artistiche, ma specialmente in costruzioni architettoniche. Si tratta di Plautilla Bricci (1616-1705), nota come «l’architettrice», una delle figure cardine del Barocco romano. Molto stimata da Pietro da Cortona e dalla corte papale, tra i suoi più grandi progetti va ricordata la Villa Benedetti (oggi Villa Giraud) al Gianicolo, nota anche come Vascello vista la sua particolare forma ‘a punta’. Ma il lavoro di Plautilla a Roma non si ferma qui, infatti è a lei attribuita la realizzazione di una meravigliosa cappella e di una pala d’altare in San Luigi dei Francesi. Sia nella costruzione architettonica che nella pala sono riscontrabili una notevole teatralità e grandezza, nel pieno rispetto dei canoni barocchi. Ricordo un altro progetto ideato da Plautilla a Roma, ovvero il Palazzo Testa Piccolomini a Montecavallo (post 1670), anche questo in pieno stile seicentesco. 

Plautilla Bricci, progetto di Villa Benedetti (nota anche come Vascello), 1663, Gianicolo, Roma

Ma Plautilla è stata anche una grande pittrice, come testimoniano le numerose opere che la città di Roma custodisce. Oltre alla già segnalata pala d’altare, ricordo alcuni affreschi. Innanzitutto presso i Musei Vaticani è possibile ritrovare la mano di Plautilla in un lunettone affrescato, noto con il nome Eterno Padre (1675), presso la sagrestia dei canonici lateranensi. Anche lei si dedica a soggetti religiosi e rappresenta un angelo che offre Gesù con la corona di spine all’Eterno Padre. Il lunettone è firmato dalla pittrice, che con orgoglio scrive: «Plaut.a Bricci a Roma Invenit»

Plautilla Bricci, Madonna di Monte Santo, datazione incerta, Roma, Chiesa degli Artisti

Segnalo nella capitale anche la presenza di un dipinto giovanile ad opera della celebre artista, di recente attribuzione; si tratta di una pala d’altare presso la Chiesa degli Artisti, conosciuta come la Madonna di Monte Santo. La datazione è incerta ma il recente restauro ha ritrovato la firma autografa di Plautilla sul retro della tavola lignea, dietro alla quale si celava anche un manoscritto riportante una curiosa storia: la realizzazione della Madonna di Monte Santo infatti sarebbe legata a un evento miracoloso. Viene raccontato che Plautilla Bricci abbia avuto difficoltà nel realizzare il volto della Vergine e che abbia deciso di smettere di dipingere e di addormentarsi; ma al risveglio l’artista abbia trovato il volto di Maria ultimato e rifinito alla perfezione. 

L’Accademia di San Luca custodisce un’importante testimonianza di una celebre artista veneziana, Rosalba Carriera, sebbene non abbia lavorato molto a Roma . 
Carriera opera nel corso del XVIII secolo ed è conosciuta perché è tra le prime artiste a riportare nell’arte l’utilizzo del pastello come tecnica pittorica; è tra le primissime donne ad entrare all’Accademia di San Luca di Roma, che oggi conserva un suo notevole ritratto, databile al 1705: si tratta di Fanciulla con colomba

Un’ulteriore opera di Rosalba Carriera conservata presso la Galleria Corsini è l’Allegoria dei Quattro elementi, Acqua, Aria, Terra e Fuoco (1739-1743). Le allegorie hanno taglio ritrattistico e il pastello ben rende morbidezza, luminosità, immediatezza e introspezione psicologica dei personaggi femminili. Segnalo che le serie allegoriche formate da quattro personificazioni – continenti, stagioni, elementi – sono una tipologia particolarmente diffusa in questo periodo e Carriera ne è una rappresentante esemplare. 

Rosalba Carriera, Allegoria dei Quattro elementi, Acqua, Aria, Terra e Fuoco, 1739-1743, Roma, Galleria Corsini

L’itinerario appena delineato permette di conoscere quanto siano presenti le artiste nella Città Eterna. Molte donne passate per la capitale sono state delle vere e proprie pioniere e delle fonti di ispirazione per gli artisti e le artiste successivi/e e hanno influenzato notevolmente l’arte e le tecniche utilizzate. Donne impegnate che tenevano alla loro affermazione in quanto artiste, donne che firmavano le loro opere, sperimentavano e osavano in un mondo che ancora le guardava con diffidenza nonostante l’indiscutibile talento. 

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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