Manu Chao, il cantore dell’allegria. 2

Don Andrea Gallo e Manu Chao a Genova, 2001

È il 22 maggio del 2013 quando un lutto fa piangere la sinistra europea e italiana e in particolare Manu, impegnato in un viaggio in Brasile. È mancato a Genova il suo caro amico don Andrea Gallo. È una mancanza impossibile da colmare per la città ligure e per chiunque abbia conosciuto il “prete di strada”. 

A luglio del 2015 si consuma un’altra battaglia storica: da un lato i ricatti della Banca Centrale Europea sotto la guida di Mario Draghi, dall’altro i diritti del popolo greco. Il presidente Alexis Tsipras indice un referendum per chiedere se accettare o meno i diktat di Bruxelles e Francoforte. Draghi impone la chiusura delle banche greche tre giorni prima della consultazione: Atene è senza soldi e con il cappio al collo, l’autodeterminazione dei popoli è sotto scacco. Alla vigilia del referendum, un video circola in internet: è Manu Chao. Canta dei versi tratti dal brano Circo caliente: «¿Qué nos pasará mañana, qué más puede suceder? ¡Renovar las ilusiones para no desfallecer!»1. Poi l’inquadratura si allarga: sulla sua chitarra, Manu ha scritto OXI, NO. Il giorno dopo, contro tutte le aspettative e nonostante i ricatti, anzi proprio in faccia a quei ricatti, il popolo greco risponde NO, e quell’OXI trionfa al referendum.

Nel 2019 Manu Chao inizia una nuova lunga serie di concerti in giro per il mondo. Lo accompagnano una chitarra, un guitarlele, un bongo, una tromba e un clarinetto. Ma, nel marzo del 2020, la tournée viene interrotta a causa dell’epidemia di coronavirus. I Paesi europei impongono misure securitarie simili a quelle (molto più dure) già messe in atto in Cina. In quei mesi tristi ascoltavo Manu Chao, che in Circo caliente (la stessa canzone dedicata alla libertà del popolo greco cinque anni prima) dice: «O Libertad, divina Libertad, quiero salir y no me abren la puerta…»2. In realtà Circo caliente è un brano circense, quindi caro agli artisti di strada («En este mundo ambulante de todo puede ocurrir: han crescido los enanos y se ha pinchado el faquir, y hasta el perro futbolista ya se olvidó de latrar por compartir caravana con un gato de Astrakan…»3). Allora non lo sapevo ma, in quel medesimo periodo, lo stesso Manu Chao, insieme a CedricMyton, stava componendo Freethepeople, brano reggae in inglese, auspicando proprio il ritorno alle libertà quotidiane, a quella rumba da lui tanto amata. Del resto, Manu non è stato l’unico artista parigino a prendere posizione contro il confinement imposto da Emmanuel Macron: in una spettrale Parigi deserta, il gruppo Les Saltimbanks, i cui brani accompagnano sempre le manifestazioni femministe, sindacali, ecologiste e antirazziste della sinistra francese, hanno scritto la canzone Danser encore, che denuncia la svolta autoritaria europea («Auto attestation qu’on signe / absurdité sur ordonnance / et malheur à celui qui pense / et malheur à celui qui danse. / Chaque mesure autoritaire / chaque relent sécuritaire / voit s’envoler notre confiance / ils font preuve de tant d’insistance / pour confine notre conscience»4) e dichiara la propria elegante irriverenza alle leggi securitarie («Et quand le soir à le télé / Monsieur le bon roi a parlé / venu annoncer la sentence / nous faisons preuve d’irrévérence / mais toujours avec élégance»5). La frase «Nous somme des oiseaux de passage / jamais dociles in vraiment sages»6 è pienamente in tema con lo spirito giramondo di Manu Chao espresso nella canzone Desaparecido (la seconda canzone contenuta nell’album Clandestino). E identificare la resistenza politica con il ballo collettivo rientra a pieno titolo nella filosofia di Manu Chao. 

Les Saltimbanks

Ma — viene da chiedersi — che cos’è dunque la libertà, questa parola partigiana di oggi alcuni partiti di destra vorrebbero appropriarsi? Quella di cui parla Manu Chao è la libertà individuale che dà riscatto a ciascuno degli ultimi, che si esprime nei quotidiani gesti di ribellione alle imposizioni, è la libertà di movimento, il diritto di viaggiare, anche per chi non ha soldi, di attraversare le frontiere, di fumare l’erba (in Clandestino «boliviano clandestino» è accostato a «marijuana ilegal», dal momento che i due divieti costituiscono un’unica ingiustizia), di baciarsi e abbracciarsi, di amare senza imposizioni né giudizi, di uscire di casa violando il coprifuoco (quest’ultimo punto ricorda la frase di Guccini «uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere»), di far festa in strada a tutte le ore, di sbarcare a Lampedusa o a Lesbo e di attraversare il Rio Bravo e il famigerato muro che separa gli Stati Uniti dal Messico. Ed è anche la libertà collettiva dei popoli che si ribellano al colonialismo o al  neoliberismo, ben lontana dalla “libertà” retorica di cui si riempiono la bocca le destre razziste e confindustriali responsabili delle guerre da cui fuggono i popoli africani o mediorientali. La Libertà cantata in Clandestino e in Circo caliente è molto spesso qualcosa di illegale. Les Saltimbanks sono soliti eseguire la canzone Danser encore accostandola a Citoyen du monde, brano antirazzista che fin dal primo verso si pone in contrapposizione sia al presidente Macron sia alla sua rivale («Je n’ai pas d’hymne guerrier, pas de Patrie, pas de Président, […] pas de territoire à défendre contre ces pauvres gens qui viennent de quatre coins du monde »7), proprio per sottolineare la vicinanza tra le due libertà. Essendo Manu Chao il cantore dell’allegria, per lui la libertà collettiva si esprime non nella rivolta armata (pur non avendo mai condannato le insurrezioni indipendentiste dei vari popoli oppressi, a cominciare da quello algerino, anzi, la Mano Negra era proprio parte di quella resistenza) ma nella festa gioiosa, nella moltitudine che balla, nella già citata rumba spagnola. Manu è l’esatta incarnazione del ritornello della canzone de Les Saltimbanks: «Citoyen du monde, partisan d’un monde sans frontières», lui è il cittadino del mondo per eccellenza.

Il 21 giugno 2021 il cosmopoeta compie sessant’anni. 

Manu Chao a Genova, 2021. Foto di Andrea Zennaro

A luglio dello stesso anno, Manu, che non smette mai di lottare per la libertà e per i diritti di tutte e tutti, torna a Genova per celebrare il ventesimo anniversario del G8. Sale sul palco di piazza Alimonda, anzi, di piazza Carlo Giuliani ragazzo, da cui provenivano gli spari uditi allora. «Un abbraccio alla famiglia di Carlo e al mio maestro e amico don Andrea Gallo!», dice. Poi intona Clandestino, inno in cui il movimento di Genova, o ciò che ne rimane, crede ancora. È doloroso per lui tornare nella bella città ligure senza trovare il suo caro amico in tonaca nera. È Cisco, ex cantante dei Modena City Ramblers, a interrompere la propria esibizione per ospitare Manu sul palco; i due ricordano insieme il prete di strada, che aveva collaborato con entrambi (la canzone La lunga notte di Cisco, dedicata al movimento zapatista, è registrata in collaborazione con don Gallo che recita un proclama del Subcomandante Marcos). Ebano, uno dei più famosi brani del gruppo modenese cantati da Cisco, si può considerare una sorta di versione femminile di Clandestino

L’indomani è al Porto Antico, luogo che, per propria natura, è aperto a chi arriva dal mare, è fatto per accogliere e non per respingere. Gradualmente, le luci del Matitone si spengono. Gli addetti alla sicurezza vorrebbero impedire “assembramenti”, ma la folla prende il sopravvento e si mette a ballare, ad abbracciarsi, a baciarsi e a gioire, ed è a questo punto che dal palco viene suonata Free the People. Durante il concerto, Manu continua a ripetere «A Carlo e a don Gallo!», poi, prima di presentare Clandestino, aggiunge in italiano: «A tutta la gente affogata nel Mediterraneo!», fin quando il braccio di luce della Lanterna sembra alzare il pugno insieme al pubblico, che scandisce «Carlo è vivo e lotta insieme a noi» e «¡El pueblo unido jamás será vencido!» (dieci anni prima in piazza Alimonda era stato proprio don Gallo a dare il via a quest’ultimo slogan). E così Genova omaggia di nuovo il suo amato cantore di Babilonia. 

1. Cosa ci succederà domani, che altro può succedere? Manteniamo le speranze per non morire!

2. O Libertà, divina Libertà, voglio uscire e non mi aprono la porta.

3. In questo mondo ambulante può succedere di tutto, sono cresciuti i nani e si è punto il fachiro, persino il cane calciatore si è dimenticato di abbaiare dopo aver condiviso la carovana con un gatto di Astrakan.

4. Autocertificazioni che firmiamo, assurdità per legge, e guai a chi pensa, e guai a chi danza. Ogni misura autoritaria, ogni stretta securitaria vede volar via la nostra fiducia e loro sono tanto insistenti per mettere in isolamento la nostra coscienza.

5. E quando la sera in tv il buon Signor Re ha parlato venuto ad annunciare la sentenza noi siamo irriverenti ma sempre con eleganza.

6. Siamo uccelli di passaggio, mai docili né veramente saggi.

7. Non ho un inno di guerra né una Patria né un Presidente […] né un territorio da difendere contro questa povera gente che arriva dai quattro capi del mondo.

***

Articolo di Andrea Zennaro

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 4sep3jni.jpeg

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...