Les salonnières virtuelles. Scienze filosofiche

26 ottobre 2021: decimo appuntamento di Les salonnières virtuelles dedicato alle Scienze Filosofiche.

Dopo le suggestive immagini proposte dal Centro di Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco, a cura di Gabriella Agostini, Respirare la vita dedicate a Maria Zambrano, avviamo l’incontro con la vicepresidente di Toponomastica femminile, la prof.a Danila Baldo, che ci porta nel pieno della questione: perché non v’è traccia di filosofe nella Storia del pensiero umano?
«Non è sufficiente inserire nelle antologie le tante figure femminili che troviamo e riusciamo a far emergere dall’ombra, ma occorre interrogarsi sul perché si trovano solo pochissime donne ricordate e andare a ragionare sulla cultura dominante che non ha permesso alle donne di accedere agli studi. Occorre affrontare con sguardo di genere tutti gli autori e le autrici che si incontrano, ossia leggere e presentare con attenzione, nell’insegnamento, gli autori maschili su cui tutte e tutti ci siamo formati e che amiamo, ma saperne dare una lettura che includa anche una profonda critica per quanto attiene alla cancellazione delle donne o alla interpretazione fuorviata che si dà di loro, che non parte da loro stesse ma è il desiderio o la misoginia maschile su di loro».
Danila Baldo condivide poi un ricordo: «Presentavo in classe (cercando di farlo apprezzare e amare, cosa non facile) un Tommaso d’Aquino, nel rigore della sua argomentazione filosofica intrecciato con le certezze della fede, ma poi ne riportavo alcuni brani (ovviamente non presenti nel manuale) in cui il filosofo si chiedeva se anche le donne avessero un’anima oppure no, dato che erano una via di mezzo fra gli uomini e gli animali… e discutevamo la gravità e le conseguenze sociali di tali affermazioni, fatte da un importante domenicano per di più poi fatto santo… altro che il sorgere dell’Inquisizione e della caccia alle streghe!!!»
«In questa direzione», continua a raccontarci la vicepresidente, «d’estate facevo leggere Nonostante Platone di Adriana Cavarero – filosofa dell’Università di Verona e fondatrice della comunità Diotima − un vero e proprio furto, come dice lei stessa, nel serbatoio infinito delle figure di eccellenza della classicità, che fossero Talete e la servetta tracia, Ulisse e Penelope, Platone e Diotima e altre, ma per darne una lettura molto diversa da quella tradizionale, cercando di dare voce a quelle donne di cui non ci sono giunte testimonianze del loro punto di vista. E qualora lo avessero fatto, sono state cancellate dalla storia ufficiale, come gli scritti di Ipazia che non sono arrivati sino a noi; Ipazia di cui conosciamo a fatica il nome, ma solo per il fatto che fosse la figlia di Teone, noto matematico, e per la fine truce che fece». Importante, quindi, è la decostruzione del modello patriarcale dominante, per poter smascherare la misoginia di fondo che è propria, più o meno inconsapevolmente, anche di tante donne. E il danno più evidente è proprio nelle docenti, «che si sentono investite del ruolo di vestali della cultura di cui si credono in dovere di trasmettere i contenuti, perché è quella in cui sono nate e cresciute, e non si accorgono di cancellare, in realtà, il loro genere femminile dall’ambito delle scienze!» Cavarero conclude così il racconto della servetta di Tracia che ride del grande filosofo che guardando il cielo cade nel pozzo: «I grandi filosofi videro una pregiudicata ignoranza e non, invece, l’espressione di un distacco che radicava altrove il senso dell’esistenza femminile».

Riflettiamo sulle parole della nostra Danila, e, cedendo il microfono a Florindo Di Monaco, docente di Lettere nei licei, poeta, saggista, storico, con passione e un’incontenibile vocazione allo studio del femminile, sentiamo incalzare la presenza delle pensatrici nella Storia della filosofia comunemente intesa, affollata esclusivamente di nomi maschili. «Anche le donne pensano, eppure la storia ha calato una pesante cortina sulla filosofia al femminile, dimenticandole ed emarginandole. Quante illustri menti femminili, quante luminose protagoniste nella storia delle idee restano ancora sconosciute!» Sono le grandi “invisibili”, che l’autore riporta all’attenzione di studenti e studiosi/e, nel suo accurato excursus cronologico dall’antica Grecia fino alle esponenti del pensiero contemporaneo, quali Simone Weil, Simone de Beauvoir e Hannah Arendt, evidenziando ricchezza e originalità del loro apporto all’analisi delle grandi tematiche, consuete alla tradizione speculativa di ogni tempo, insieme al tassello femminista della rivendicazione della piena parità di genere. «In tutti i secoli le donne hanno dovuto lottare e ancora oggi lottano in molte aree del pianeta, continuando giorno dopo giorno la loro marcia per la difesa dei diritti umani e civili lungo un percorso non meno irto di ostacoli di quanto lo sia stato ieri, ma ricco di grandi traguardi e di meritate vittorie». Se, come osserva Giovanni Reale, «la storia della filosofia è un continuo passaggio del testimone, dove il testimone che ci si passa è il problema, non le soluzioni, in questo senso la filosofia è la scienza che pone i problemi giusti, non che ci dà le soluzioni giuste», Di Monaco, col suo lavoro, intende dimostrare che le donne hanno saputo e, oggi più che mai, con le facoltà di filosofia frequentate in maggioranza da donne, sanno raccogliere con prontezza il testimone e passarlo a menti lucide, ispirate e feconde in una staffetta di ricerca speculativa che non conosce, né mai conoscerà, ostacoli lungo l’affascinante percorso alla scoperta dell’inconoscibile.

La parola passa a Letizia Tomassone, pastora della Chiesa valdese e metodista di Firenze, docente incaricata di “Studi femministi e di genere” alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
«Partire da sé ha significato per me, nel contesto dei movimenti delle donne, lasciar rivelare il divino femminile, la Dea accogliente in cui respiro con tutte le altre. Inizialmente è stata un’esperienza separatista e totalizzante, la percezione del divino di cui facevo parte. Poi la scelta di diventare pastora di una chiesa protestante, mi ha portata a interrogarmi su una inclusività ben più vasta, che accoglie donne come uomini, ma che contrasta la visione del divino patriarcale. Il mio percorso non è solo mio, appartiene a tante altre in tante parti del mondo. Una volta percepita la libertà del sacro femminile, essa è entrata sotto la pelle, ha fatto deflagrare le strutture patriarcali delle religioni». Così la pastora introduce il suo intervento, ci narra di come la dea femminile, accogliente, accomuna tutte le donne, non intesa solo come Dea Madre, immagine speculare del Dio Padre, bensì a una teologia naturale, radicata nella creazione e quindi immutabile, che è trasversalmente immanente nella sorellanza. Quattromila anni di patriarcato religioso e culturale hanno soppiantato le culture matrilinee mediterranee, ove la spiritualità è rappresentata dal femminile. Da lì in poi, il cielo, la logica, la razionalità, la teologia furono gestite dal maschile e per le donne si rese necessario trovare uno spazio collettivo per coltivare la spiritualità femminile in un contesto maschilista. Donne invisibili e Dio patriarcale: cambia il modo con cui il divino viene rappresentato, il linguaggio con cui se ne parla. La speculazione religiosa delle donne ha mirato alla destrutturazione della cristolatria, della visione gerarchico piramidale, basata sull’esclusione, e la reinterpretazione della venuta del Messia: la seconda venuta sarà un movimento delle donne. Quindi non unA Messia, ma un collettivo del divino diffuso. Anche nell’analisi del linguaggio, Dio non deve essere usato come sostantivo, ma come verbo, nella dinamicità della forza vitale e non nel rigido culto del personalismo. Tomassone, ricorda le tante figure bibliche di donne importanti nella narrazione, ma anche nella costruzione del sentimento divino: Miriam, Deborah, donne che hanno rapporto diretto con Dio.
Nella Genesi è raccontato il primo colloquio diretto con Dio: la prima schiava, donna e straniera (come la servetta tracia) Agar, madre di Ismaele, che darà origine al mondo islamico. Una figura molto ripresa dalle womanist americane nella nobilitazione delle proprie origini che spesso affondano nella schiavitù. Dall’antico testamento si passa alla struttura androcentrica e patriarcale del nuovo testamento. Bisogna, quindi, scavare nel testo, e nell’esegesi del silenzio, del sospetto, comprendere dove sono le presenze delle donne celate. Attorno a Gesù, oltre la gerarchia dei dodici apostoli, esisteva una comunità di uguali, di discepoli e discepole, donne, schiave, ultime, indegne per la società ellenistica di stare in una predicazione. Ed è da queste evidenze storiche che va dipanato il racconto, epurato dalla visione androreferenziale opprimente. Questo è un lavora che accomuna le teologhe delle grandi religioni monoteiste: analizzare il testo oltre l’interpretazione che ne è stata fatta. L’ermeneutica femminista ha fatto deflagrare la struttura patriarcale di tutte le religioni su cui affonda le radici il monoteismo. Da questo si deve ripartire per alimentare questo sentimento religioso femminile cui tutte le donne anelano.

In conclusione, stante l’imprevisto che non ha permesso il collegamento della filosofa Francesca Brezzi, docente di Gender’s studies e Pari Opportunità, abbiamo dato lettura dell’abstract da lei inviato, intitolato Filosofe sul Confine.
«Ho una metafora che non ho mai pubblicato, ma conservato per me stessa, la chiamo pensare senza ringhiera… si va su e giù per le scale, si è sempre trattenute dalla ringhiera, così non si può cadere. Ma noi abbiamo perduto la ringhiera. Questo mi sono detta. Ed è quello che cerco di fare». (Hannah Arendt, Political Thinking without a Bannister). Con questa espressione di Hannah Arendt “pensiero senza ringhiera”, evidenzio un modo di filosofare che definisco «sul confine»: rinvierò ad alcune filosofe che se da un lato, a vario titolo, operano per raggiungere una sintesi tra ragione e cuore, filosofia e storia, filosofia e politica – per loro infatti pensare e vivere si mostrano un tutt’uno – dall’altro sono anche pensatrici di confine, purché questo giudizio non le costringa su una soglia che impedisce loro di appartenere a pieno titolo all’una o all’altra forma espressiva, confinandole in una sorta di zona neutra dove rimangono insoddisfatte le esigenze di ricerca complessa e alta. Tutte esercitano senz’altro la filosofia, ma in cerca di una modalità espressiva che concili in sé il rigore e la passione, adesione più profonda del pensiero alla vita. Quindi non semplice riflessione teorica come puro esercizio speculativo, ma esigenza profonda dell’essere alla ricerca di risposte vitali. Una filosofia, dunque, attenta alla vita e alla storia umana, in un’epoca come quella della prima metà del Novecento, in cui l’Europa viveva una drammatica crisi. Il tramonto del razionalismo di fine Ottocento minacciava, infatti, di trasformarsi in vera e propria eclissi della ragione, mentre la fiducia nell’uomo lasciava il passo alla scomparsa del soggetto e lo Stato, in alcuni Paesi, lo Stato somigliava in modo sempre più inquietante al Leviatano immaginato da Hobbes. È interessante notare che, in un momento storico che vede la donna affacciarsi con decisione sempre maggiore sulla scena culturale e politica, siano proprio alcune donne a divenire interpreti della necessità di una rinascita dell’Europa, attraverso un pensiero forte orientato, più o meno esplicitamente, ad alimentare le radici dell’umanesimo europeo. Edith Stein, Hannah Arendt, Marìa Zambrano, Simone Weil, ma anche Simone de Beauvoir, Luce Irigaray: donne che hanno avvertito l’urgenza della questione, vivendo sulla loro pelle il disastro dell’Europa e la necessità di una rinascita.

L’appuntamento al prossimo 23 novembre con la Linguistica viene accompagnato dal video del Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco, a cura di Valentina Tinelli, in omaggio alla citata Hannah Arendt: La banalità del male.

Il nostro relatore e le nostre relatrici.

Francesca Brezzi. Docente emerita di Filosofia morale presso l’Università di Roma Tre e direttrice del Dipartimento di Filosofia della Facoltà di Lettere della medesima Università, dal maggio 2000 è delegata del Rettore per le Pari opportunità e Studi di genere. Dal 2001 dirige un master di II livello in Pari Opportunità. È presidente dell’Osservatorio interuniversitario Studi di genere e Pari opportunità (GIO) che riunisce i tre atenei romani: La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. Ha ideato e dirige la rivista on-line del Dipartimento di Filosofia, «B@bel». Fa parte del direttivo del “Réseau international des femmes philosophes”, promosso dall’Unesco. La sua ricerca si è inizialmente concentrata sulle tematiche filosofico morali, con particolare attenzione alla filosofia francese contemporanea, nelle sue varie correnti (esistenzialismo, fenomenologia esistenziale, filosofia riflessiva, ermeneutica). Un altro filone importante della sua attività di studiosa, sviluppatosi in questi anni più recenti, è relativo al pensiero della differenza, o filosofia di genere. Tra i suoi scritti: Antigone e la philia. Le passioni tra etica e politica (Milano 2004); Introduzione a Ricoeur (Roma-Bari 2006); Quando il futurismo è donna (Milano 2009); Oltre la società degli individui. Teoria ed etica del dono (con M.T. Russo, Torino 2011); Piccolo manuale di etica contemporanea (Roma 2012), Nel labirinto del pensiero. Borges e la filosofia (Pisa 2014); Gioco senza regole. Homo ludens: filosofia, letteratura, teologia (Roma 2018).

Danila Baldo. Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020. Ha coordinato il Gruppo diade, costituito da insegnanti di scuole di diverso ordine e grado, per agire e indagare nell’ambito della differenza di genere sul tema dei percorsi dell’identità sessuata. Il gruppo ha formalizzato le esperienze didattiche attuate nella pubblicazione, Pensare, dire, fare nella differenza. Percorsi didattici attraverso la differenza di genere (1998), che comprende una scelta dei percorsi e progetti utili per un costruttivo confronto e per una efficace formazione sul tema della pedagogia della differenza di genere. Successivamente: pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 1 del Comune di Lodi, con le sintesi degli incontri sul Novecento: secolo delle donne (2001); pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 4 del Comune di Lodi, Lo sguardo sessuato, strumento di indagine sugli stili educativi, realizzato durante il corso “Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici”, con la documentazione dei corsi di formazione tenuti dal gruppo negli ultimi anni (2004); organizzazione convegno Parlante o parlata? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica, sede Provincia di Lodi (12 settembre 2007); pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 6 del Comune di Lodi, Atti del Convegno Parlante o parlata? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica (2008).

Florindo Di Monaco. Florindo Di Monaco, docente di Lettere nei licei, poeta, saggista, storico, da anni incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando nei suoi molteplici aspetti un universo femminile ancora poco conosciuto. Tutti i suoi lavori, sia libri che collane audiovisive, raccontano al femminile la storia delle varie attività umane, dalle arti alle scienze, dalla medicina alla musica e alla filosofia. Preso atto che da sempre le donne sono state sistematicamente ignorate e rese “invisibili” in tutti i campi da una Storia che è stata raccontata e tramandata esclusivamente attraverso lo sguardo maschile, l’autore col suo meticoloso lavoro di ricostruzione della presenza della donna dalle epoche più antiche fino ai giorni nostri, abbattendo un assurdo e anacronistico gender gap, mette in tutta evidenza le figure femminili del passato e del presente che hanno fatto la storia e hanno dato il loro prezioso e insostituibile contributo al progresso della civiltà e della cultura. Tra le sue opere: Le arti della bellezza (Velardi Editrice);Donna a penna (Tommaso Marotta Editore), Corso di portamento e bon ton (Florio, Edizioni Scientifiche, Napoli); Accarezza i capelli! La terapia olistica naturale più rilassante per vincere ansia, stress e nervosismo (Photocity Edizioni);Pentagramma rosa Storia universale della musica al femminile, un’enciclopedia multimediale che presenta le compositrici e le musiciste di tutti i tempi dall’antichità fino ai giorni nostri. Il 24 agosto 2019 ha presentato le due collane Le dame del mandolino e Le maghe della chitarra nell’ambito della 14esima edizione di International Mandolin e Guitar Accademia 2019, organizzato dall’Accademia Internazionale Italiana di Mandolino e Chitarra diretta dal Maestro Carlo Aonzo. Nel 2018 esce il libro La storia è donna Guerriere, soldatesse, eroine, e rivoluzione rosa (Mediterraneo Editrice). Segue, nel 2020, Le donne e il mare (Abrabooks Editore), la prima storia marinara delle donne pubblicata in Italia. È del maggio 2021 l’ultima opera: Le pensatrici Una storia della filosofia tutta al femminile.

Letizia Tomassone. Pastora della Chiesa valdese e metodista di Firenze, è coordinatrice dei corsi Studi femministi e di genere presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma e componente della Commissione per il Dialogo Interreligioso della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Ha diretto per cinque anni il Centro ecumenico di Agape, nelle Valli Valdesi, tra il 1991 e il 1996. Il suo interesse si rivolge soprattutto alla ricerca di un cammino di spiritualità che tocchi la concretezza della vita femminile: nella lettura della Bibbia, ma anche nella ricerca sulla Dea pre-patriarcale, e nella elaborazione di linguaggi liturgici adeguati a trasmettere un messaggio di pace e di libertà che coinvolga insieme donne e uomini. Inoltre sostiene, attraverso le possibilità offerte dal ministero pastorale, le opportunità di dialogo interreligioso, nella convinzione che la verità e la Sapienza non appartengono a nessuna religione, ma che esse ispirano i cammini di tutta l’umanità. Attiva nella promozione del dialogo interreligioso, nei suoi studi ha approfondito il modo in cui la relazione tra interpretazione dei testi sacri, pratiche religiose e riflessione teologica determina la rappresentazione dei generi sessuali e influenza il linguaggio liturgico e della predicazione. Tra le sue pubblicazioni: Le donne si interrogano sulla cristologia in “Le donne dicono Dio” AA.VV. (Paoline 1995); La genesi delle madri di Israele (La Porta, Bergamo 2002); Maria di Magdala: un’apostola negata tratto da “E subito lo seguirono: i discepoli di Gesù” (BIBLIA, Settimello 2007, p.173-189); Immagini femminili della terra in “Ecologia e sostenibilità. Aspetti filosofici di un dibattito” (Franco Angeli ed., Milano, 2008); Dialoghi in cammino. Protestanti e musulmani in Italia oggi (a cura di, Torino 2010); Un vulcano nel vulcano. Mary Daly e gli spostamenti della teologia (a cura di, Cantalupa 2011); Per amore del mondo. La teologia della croce e la violenza ingiustificabile (et al., Torino 2013); Figlie di Agar. All’origine del monoteismo due madri (Cantalupa 2014); Crisi ambientale ed etica. Un nuovo clima di giustizia (Torino 2015).

Sabrina Cicin, moderatrice.
Francesca Brezzi: Filosofe sul confine.
Danila Baldo, Siamo tutte servette tracie!
Florindo Di Monaco, Le donne nella storia del pensiero.
Letizia Tomassone, Femminismi e esperienze del divino?
Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco: Respirare la vita. Maria Zambrano a cura di Gabriella Agostini; La banalità del male. Omaggio ad Hannah Arendt a cura di Valentina Tinelli.

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf: https://www.youtube.com/watch?v=vkc_FzMIwEo&t=3s

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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