Le donne del Decameron. L’esaltazione dell’intelligenza femminile 

Il rapporto tra bellezza e intelligenza è una tematica molto discussa e controversa, specialmente quando riferita al mondo femminile. E per comprendere realmente quanto questo rapporto sia quasi un’ossessione per la nostra cultura, basta cercare ‘bellezza e intelligenza’ su un qualsiasi motore di ricerca e ne verranno fuori i seguenti risultati: «L’intelligenza attrae più della bellezza secondo la scienza» «Bellezza e Intelligenza: avere cervello è sempre stato sexy?», «E’ più importante la bellezza fisica o l’intelligenza?». Titoli a mio avviso preoccupanti, specialmente se si pensa siano stati scritti nel XXI secolo: non possiamo forse essere attraenti anche se esteticamente non perfette e non brillanti intellettualmente? Non possiamo piacere lo stesso, ma soprattutto piacerci lo stesso, anche se siamo semplicemente noi stesse? Il rincorrere la bellezza e l’intelligenza come due aspetti fondamentali ha sicuramente generato nel nostro mondo tantissime ansie e insicurezze; e forse il motivo di questa ossessione è probabilmente veicolato da una concezione estremamente radicata —e sbagliata— in noi, che vede la perfezione assoluta in chi è bella e allo stesso tempo intelligente.  
Polemiche a parte, è interessante notare come questo tema sia stato oggetto di discussione e riflessione anche nei secoli precedenti. E un grande estimatore e narratore delle figure femminili come Boccaccio non poteva non toccare nel suo capolavoro una tematica come questa.  
In primo luogo, la storia della letteratura ci insegna che prima di Boccaccio le donne erano sì lodate e messe in luce nelle opere letterarie, ma sicuramente non per essere intelligenti: una donna poteva essere esaltata perché bellissima, saggia, devota, casta, pia, pura, placida, silenziosa, ma mai perché furba, scaltra, brillante e colta. Boccaccio rompe per la prima volta con il Decameron una lunga lista di figure femminili ‘savie’ e ‘bellissime’ e introduce nella sua opera donne intelligenti, lodandole proprio per questo.  

Raffigurazione di donne nel Medioevo

Il Decameron è un vero e proprio universo che al suo interno contiene numerose figure femminili, tutte diverse tra loro; non mancano pertanto donne stolte, sciocche, capricciose; ma la grande novità che introduce Boccaccio è che per la prima volta vengono elogiate e messe in luce figure femminili per la loro vivacità intellettuale ed astuzia, non tanto per la loro bellezza.  
Nel Due e Trecento i personaggi letterari al femminile sono solitamente donne bellissime, amate e venerate perché tali. “Donne angelicate”, si potrebbe dire, lodate per i capelli d’oro, gli occhi luminosi e la pelle candida. I pochi riferimenti alla personalità delle donne sono nella maggior parte dei casi rivolti alla crudeltà delle giovani, le quali non ricambiano l’amore dei poeti, o alla loro umiltà. Sono praticamente inesistenti i casi di figure positive femminili considerate e amate per il loro modo di essere e di pensare. Boccaccio in questo senso inserisce nel suo capolavoro numerose donne intelligenti, astute, dinamiche e attive, elogiandole e rendendole esemplari proprio per questo.  

Facciamo alcuni esempi. Oltre alle donne di cui abbiamo già raccontato come Alatiel, Ghismonda e Lisabetta, tre caratteri che si affermano sul potere maschile attraverso l’uso della parola e dell’intelligenza, sono diverse le novelle che ospitano figure femminili di rilievo ricche di carisma, e non sempre necessariamente ‘bellissime’. Donna Brunetta ad esempio nella celebre novella di Chichibio (Decameron, VI 4) non viene mai descritta fisicamente ma ci appare sulla scena attraverso le sue azioni: la donna infatti è amata da Currado e sfrutta la situazione a suo favore per ottenere quello che vuole. Come Brunetta, anche Monna Giovanna nella novella di Federigo degli Alberighi (Decameron, V 9) si dimostra una donna estremamente intelligente: per amore del figlio malato infatti cerca di ottenere il falcone da Federigo, ben consapevole dell’amore che l’uomo prova per lei. Ma non solo: Monna Giovanna una volta saputo che per amor suo Federigo ha sacrificato il suo amato falcone servendolo a tavola, è empatica e comprensiva e decide di sposare il nobile. 
Di grande interesse è anche la figura della ‘bella ciciliana’ nel racconto di Andreuccio da Perugia (Decameron, II 5); anche se si tratta di una figura secondaria, la donna è fondamentale per lo sviluppo della narrazione: è grazie a lei che prosegue la truffa ai danni di Andreuccio e Boccaccio riesce con maestria a ritrarre una figura intellettualmente pronta, abile con la parola, con vena ironica ed estremamente scaltra.  

Oltre a queste giovani, sono molte altre le figure femminili valorizzate per la loro intelligenza e il loro carisma nell’opera decameroniana. Non tutte sono necessariamente bellissime, né sono tutte intellettualmente valide. Le donne del Decameron sono, per certi versi, semplicemente loro stesse, con pregi e difetti. E sono amate dai personaggi o apprezzate ugualmente dai narratori e dalle narratrici. E forse Boccaccio nello scrivere semplicemente di donne (e per le donne!) riesce a veicolare efficacemente messaggi molto più moderni ed attuali di quanti se ne leggano adesso. Perché non è sexy essere perfette, ma lo è essere noi stesse.  

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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