Giustizia femminista. La Ruta Pacifica de las Mujeres 

Continua qui l’esposizione della sintesi degli Atti di un importante convegno sulla giustizia femminista, che trattano una tematica complessa ma anche indiscutibilmente formativa dal punto di vista femminista.  

Nel primo articolo Giustizia femminista. La verità delle donne, struttura e domande del convegno sono state trattate la struttura e le domande a cui il convegno ha cercato di dare una risposta. In questa parte sarà presentata l’esperienza delle donne colombiane. Del Tribunale delle Donne di Sarajevo, del percorso attraverso il quale è stato costituito e dei risultati a cui ha portato si tratterà in un prossimo articolo e in una quarta parte si tratteranno la questione di genere nella protezione internazionale, la pratica femminista del processo in Italia e il faticoso dialogo tra violenza di genere e giustizia riparativa. 

La Ruta Pacifica de las Mujeres è una rete femminista attiva in Colombia fin dal 1996 che raccoglie molti gruppi e associazioni di donne con l’intento comune della lotta contro discriminazioni e violenze. Dalla relazione al convegno di Kelly Echeverry Alzate risulta che in Colombia negli ultimi decenni La Ruta ha costituito la Commissione verità e memoria delle donne, un’iniziativa femminista importante, nata dall’esigenza di raccontare la situazione al mondo. Sono state raccolte moltissime testimonianze dirette, oltre mille raccolte in un dossier, al fine di rendere visibile e negoziabile a livello politico l’impatto della guerra a bassa intensità sulla loro vita e sui loro corpi. 

La Colombia è attraversata da un conflitto interno da più di cinquant’anni, un conflitto complesso per la presenza di una pluralità di attori armati. C’è l’esercito colombiano e ci sono le formazioni paramilitari – Autodifese Unite della Colombia (Auc) – che si finanziano con il narcotraffico, e poi ci sono le formazioni della guerriglia, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) e l’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln). Tutti si contendono i territori in cui vive la popolazione civile, composta da 48 milioni di persone, di cui il 52% è costituito da donne. Un conflitto che ha causato, dal 1958 al 2008, 8.500.000 vittime, tra assassinate e assassinati, persone costrette forzatamente ad abbandonare i propri territori, desaparecidos e desaparecidas e vittime di tante altre forme di violenza. 

La Commissione verità e memoria si caratterizza per alcuni elementi importanti a partire dalla scelta di un metodo di lavoro chiamato “azione-partecipazione”, un metodo rigoroso che ha messo tutta l’attività di raccolta delle testimonianze nelle mani femminili, in modo che fossero le indigene a documentare le donne indigene, le afro-discendenti a documentare le donne afro-discendenti, le meticce le meticce, le contadine le contadine. 
La scelta di stabilire un rapporto diretto di donne con le donne, per ascoltare direttamente da loro come hanno vissuto la guerra, credendo a quello che raccontavano, dando importanza non solo ai fatti ma soprattutto agli elementi soggettivi importanti per ognuna di loro. La scelta di coinvolgere donne nei territori della Colombia profonda, là dove non contano nulla. La scelta di mettere al centro della narrazione le testimonianze delle donne e far sentire la loro voce. La decisione di far conoscere l’oppressione, le discriminazioni, la subordinazione create dal conflitto armato.  La narrazione delle donne è stata riconosciuta, quindi, come un atto politico necessario per una verità completa. 

Essa ha messo in luce che, all’interno del conflitto armato, le donne soggiacevano contemporaneamente a diverse forme di vittimizzazione: potevano aver subito violenze sessuali da parte dei diversi attori armati, essere state sottoposte al reclutamento forzato insieme ai loro figli e alle loro figlie, allo spostamento obbligato da dove abitavano, alla privazione delle loro proprietà. Il loro corpo e la loro vita erano un bottino di guerra. 

Grazie alla forza della Commissione verità e memoria e di altre pratiche femministe è stato possibile mettere in discussione la giustizia tradizionale che in Colombia è punitiva, patriarcale, maschilista, misogina e non dà spazio alle donne; elaborare un nuovo concetto di giustizia femminista: la verità raccontata dalle donne deve portare a una giustizia riparatrice, che permetta cioè la riparazione e chiuda le brecce che separano storicamente maschi e femmine, quelle brecce che la guerra e la cultura tradizionale hanno posto tra loro; ottenere di inserire all’interno dei negoziati per l’accordo di pace una Commissione di genere che tenesse conto delle donne e dei loro diritti, compresi il diritto alla terra, alla partecipazione politica, all’educazione gratuita e alla ricerca di figli e figlie scomparsi. 
La giustizia femminista si basa sul fatto che la verità raccontata dalle donne può e deve portare non tanto e non solo a una giustizia punitiva ma a una giustizia riparatrice. La giustizia femminista, come dicono le indigene colombiane, sa «camminare la parola», sa cioè tenere unite la parola e la vita, sa che è necessario darsi il tempo per compiere davvero il cammino insieme. 

Per approfondimenti: 

Ruta Pacifica de las MujeresLa verità delle donne. Vittime del conflitto armato in Colombia, Bogotà 2013, edizione italiana a cura della Rete italiana delle Donne in Nero, Udine, 2019 e Ruta Pacifica de las Mujeres colombianas, sito: Ruta Pacifica, iniziative: https://www.youtube.com/channel/UC6N_-akKTU7_o33n- 5vHTPfg  

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Articolo di Carla Manfrin

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Dopo la laurea a Magistero, ho insegnato 36 anni in tutti gli ordini di scuola dove ho organizzato corsi di aggiornamento e laboratori per insegnanti su identità e differenza. A Padova, nel 1976, insieme alle compagne del Centro Femminista, ho scritto il libro di divulgazione femminista L’erba sotto l’asfalto; nel 2008 sono stata tra le organizzatrici di 1968 – 2008: Memoria e Desiderio delle Donne. Insieme a Flavia e Sandra Busatta nel 2012 ho costituito www.femminismo-ruggente.it

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