Alexandra Wolff Stomersee. Una pioniera della psicanalisi

Il Novecento è stato il secolo della psicanalisi e nella storia di questo ambito della medicina il femminile ha un ruolo fondamentale, ma spesso dimenticato e ignorato: le pioniere della disciplina diedero grandi contributi e il loro riconoscimento all’interno dell’ambiente è avvenuto in maniera molto naturale. Tra queste, è da ricordare Alexandra Wolff Stomersee, colei che nel nostro Paese ha partecipato attivamente alla costituzione della Società Psicoanalitica Italiana, alla sua rinascita negli anni del dopoguerra e alla ripresa della pubblicazione della Rivista di Psicoanalisi.  

La giovane Alexandra  

Alexandra Wolff Stomersee nacque a Nizza il 27 novembre 1896, figlia del barone Boris Wolff Stomersee, alto dignitario dello zar Nicola II, e di Alice Barbi, stimata cantante lirica di origini italiane; trascorse i primi anni della sua infanzia, con la sorella Lolette, alla corte di San Pietroburgo, respirando un’aria intellettuale e sofisticata, dietro la parvenza di una sontuosità ormai in declino della cultura zarista, anni che furono determinanti per la sua formazione culturale. Alle prime avvisaglie della rivoluzione, la famiglia si trasferì nel castello Stomersee nei pressi di Riga, capitale della Lettonia, dove visse a lungo; dopo la morte del padre, nel 1918 Alexandra sposò il barone Andrè Pilar e proprio in questo periodo ebbe modo di accostarsi alla psicanalisi, dalla quale rimase affascinata e a cui dedicò tutta la sua esistenza. In una breve permanenza a Vienna conobbe Sigmund Freud.  

Alexandra negli anni Venti 

Dopo essersi laureata all’Università di Monaco di Baviera, frequentò l’Istituto psicoanalitico diretto da Karl Abraham, a Berlino, fece un approfondito tirocinio con Felix Boehm, Max Eitingon e Hans Liebermann, iniziò poi l’attività professionale a Stomersee con il caso S., argomento scientifico presentato nel 1936 per l’acquisizione del titolo di psicanalista. Di questo suo lavoro rimane una testimonianza in una lettera del 1937, in cui la nobildonna racconta al principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa i particolari dell’analisi da lei portata avanti con i/le pazienti. 
Oltre a svolgere la professione a Stomersee, seguiva vari casi clinici anche a Londra, dove si recava in visita alla madre che si era risposata, dopo la morte del marito, con Pietro Tomasi della Torretta, nobile siciliano e ambasciatore italiano alla corte di San Giacomo. Durante questi viaggi la psicanalista conobbe il principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), spesso ospite dello zio. I due si innamorarono, tanto che la donna chiese il divorzio dal barone Pilar, ottenendolo, per sposare Giuseppe Tomasi nel 1932: la coppia visse tra Roma e Palermo, trascorrendo lunghi periodi nel castello di Stomersee.  

Il castello di Stomersee 

A Roma Alexandra consolidò i rapporti culturali con Edoardo Weiss e con altri/e pionieri/e della psicoanalisi italiana: Cesare Musatti, Nicola Perrotti ed Emilio Sevadio; con loro collaborò a rifondare nella sede nazionale di Roma la Società, sopita dagli anni di guerra e dal fascismo. Fu l’unica donna a rivestire la carica di Presidente della Spi dal 1954 al 1959 ed ebbe anche un ruolo attivo nell’organizzazione dei congressi nazionali e internazionali, presentando importanti contributi scientifici, tra i quali merita particolare attenzione Sviluppi della diagnostica e tecnica psicoanalitica che fu reso noto al I Congresso Nazionale di Psicoanalisi nel 1946. In questo saggio, Alexandra Wolff anticipò il concetto clinico di struttura borderline, un disturbo caratterizzato da incostanza e stati d’ansia nelle relazioni interpersonali con la realtà, dimostrando che con le nuove acquisizioni tecniche della psicoanalisi era possibile trattare le psicosi, le psicopatie; identificò alcuni meccanismi della criminogenesi in cui il soggetto si sente in colpa per l’esistenza di profondi contrasti interiori, causa dei suoi desideri criminosi inconsci, ai quali dedicò un sorprendente contributo alla dissertazione della psicoanalisi di gruppo, poi sviluppata in maniera ampia da Francesco Corrao. 
Nel 1950 presentò, in occasione di un altro convegno, lo studio L’aggressività nelle perversioni, nel quale, estendendo e isolando la concezione dell’istinto di morte, espone gli elementi per una teoria del narcisismo aggressivo, con un’attenta analisi di un caso di necrofilia, pubblicato qualche anno dopo nella Rivista di Psicoanalisi. Su questa linea di ricerca si colloca l’importante lavoro Il caso del licantropo, che presentò prima a Roma e poi nel Centro di Psicoanalisi di Palermo di cui era presidente onoraria; alla “licantropia” legò il concetto di introiezione identificatoria: «si può definire come un processo psichico mediante il quale un soggetto acquisisce una qualità, un tratto, una funzione che appartengono ad un’altra persona trasformando sé stesso, totalmente o parzialmente, sul modello di quest’ultima». 
Nel 1980 scrisse il suo ultimo lavoro: Il patto con il diavolo, che lei stessa definì «compendio di una vita dedicata alla psicoanalisi». L’autrice, partendo da un’affascinante e avvincente disamina letteraria, culturale e mistica della figura del demonio, si addentra verso un’analisi accurata e scientifica dei meccanismi psichici che entrano in gioco in quelle nevrosi ossessive, dove siano riferimenti al divino, al sacrilegio, alla bestemmia fino ad arrivare alla figura del diavolo. 

Alexandra Wolff non fu ben accolta dalla nobiltà palermitana, visto che era molto diversa dai canoni femminili siciliani e italiani; libera, colta, intollerante, propugnatrice di una nuova scienza, era guardata in maniera sospetta, tanto che si dovette scontrare, oltre che con l’ostilità e la diffidenza esterna, anche con la suocera, donna Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, imponente matriarca, possessiva e gelosa nei confronti del figlio. Destino diverso nell’ambito lavorativo, i successi e la felice accoglienza che Stomersee ha colto nella vita sono gli stessi riscontrati anche a Palermo, dove fu molto amata dai/lle pazienti e da allievi e allieve che ancora oggi la ricordano e la celebrano con stima e affetto. Fra di loro in particolare va citato Francesco Corrao che ne raccolse l’eredità analitica, facendosi promotore nel 1978 della fondazione del Centro Psicoanalitico di Palermo che ancora oggi ferve della stessa passione scientifica dei/lle pionieri/e che gli diedero vita.  
La forte personalità della donna si riscontra anche in altri ambiti, proprio a lei si deve infatti la pubblicazione postuma del romanzo Il Gattopardo del marito Giuseppe Tomasi di Lampedusa; pare che sia stata proprio Stomersee a ispirare la scrittura del libro, così come ha raccontato a una delle sue allieve, Susy Izzo: «Io e mio marito stavamo seduti sulla panchina a guardare la luna, lui era triste, inquieto, non riusciva ad abituarsi al nuovo palazzo, io volli avvicinarmi e parlargli. Gli dissi: la luna è uguale in ogni posto, è luce nella fantasia e nell’immaginario, perché ― gli chiesi ― non ti eserciti a immaginare la vita che ha vissuto il palazzo, com’era, cosa succedeva? Scrivi e tutto vivrà come prima». Ella seguì da vicino anche le riprese del celebre film di Luchino Visconti, tratto appunto dal romanzo, ambientato in Sicilia all’epoca dello sbarco di Garibaldi a Marsala e imperniato sulla figura del bisnonno paterno, Giulio di Lampedusa, astronomo dilettante, emblema della casata principesca dei Salina, una famiglia aristocratica colta nel momento del trapasso del regime e mentre incalzavano i tempi nuovi. 

Palermo. Cimitero dei Cappuccini  

Alexandra Wolff Stomersee morì a Palermo nel palazzo di famiglia in via Butera il 22 giugno del 1982, fu seppellita nel locale Cimitero dei Cappuccini assieme al marito. La psichiatra Matilde Vigneri, presidente del Centro di Psicoanalisi di Palermo, appassionata studiosa della vita e delle opere di Alexandra Wolff Stomersee, ha voluto che le fosse intitolato un albero: nel 2014 negli spazi dell’Università di Palermo è stato infatti inaugurato il Giardino di Freud, le cui specialità botaniche sono dedicate al fondatore della psicanalisi e ad esponenti della disciplina. 

In copertina. Alexandra.

***

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

2 commenti

  1. Che bella scoperta, una donna studiosa di psicoanalisi Inglese che si innamora di un nobile Palermitano. Articolo ben strutturato, pieno di curiosità. Molto interessante

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