In nome delle dee

Nel nostro continente c’erano una volta le dee. 
Erano tante, venerate e temute al contempo. Innalzare a loro preghiere serviva ad esorcizzare le paure, a chiedere l’esaudimento di un desiderio. Le dee abitavano sia in cielo che in terra, sulle cime delle montagne o negli abissi marini. Di questo pantheon al femminile conosciamo le figure più importanti presenti nella mitologia greca e poi in quella romana: Afrodite-Venere, Atena- Minerva, Era-Giunone, Demetra-Cerere, Artemide-Diana, Persefone-Feronia tra le più note. 

Probabile rappresentazione della dea Brigit 

Ma offerte e preghiere venivano rivolte anche ad altre, le cui tracce nella memoria sono più labili. Fra le dee celtiche ricordiamo Brigid (o Brighid o Brigit), dea delle arti, della poesia ed anche della medicina. Il suo potere si racchiudeva nelle guarigioni miracolose ed aveva doti di preveggenza. Brigid rappresentava il Fuoco Sacro in una triplice simbologia: il fuoco dell’ispirazione e della conoscenza in tutte le arti, il fuoco del focolare domestico come simbolo di guarigione e fertilità, il fuoco che alimentava le fucine dove si forgiavano i metalli, perciò era considerata patrona dei fabbri. Questa dea era altamente venerata dal popolo celtico. Le donne la invocavano al momento del parto per generare figli sani. Le venivano dedicate sorgenti, fonti e pozzi ancora nel 1500. In Gran Bretagna esistono numerosi toponimi che indicano le sorgenti di Brigid. Secondo alcuni studi, la denominazione di diversi fiumi presenti in Irlanda e nel Galles deriva dal nome della dea. Con l’avvento del Cristianesimo la dea si trasformò in santa Bridget, o Bride, o santa Brigida d’Irlanda. 

Fra le dee nordiche ricordiamo Eir e Freya. Eir era la dea della salute e della medicina e di coloro che la esercitavano. Era particolarmente sapiente in relazione alle proprietà delle erbe officinali. Restituiva la salute alle donne che la invocavano e dopo averle guarite insegnava loro le sue arti segrete. Ciò spiega perché nella penisola scandinava lo studio della medicina inizialmente era solo una prerogativa femminile. Eir (foto di copertina), insieme ad altre dee con cui conviveva armoniosamente, abitava su una montagna. 

Freia trainata da un carro, dipinto di Nils Blommér 

Freya era invece la dea della magia, dell’amore, del sesso, della fertilità. Aveva un aspetto multiforme perché era anche la dea della guerra, invocata nelle battaglie. Era protettrice soprattutto delle donne: vergini, maghe e partorienti. Era una dea con grande forza di volontà, piena di coraggio, che si batteva con passione sia per amore che per le giuste cause. Esperta nelle arti magiche, non aveva inibizioni sessuali tanto che ”saziava le sue voglie” con partner tra i più diversi. Tra gli animali che le erano sacri oltre al falco, al cuculo ed alla scrofa vi era il gatto. Quest’ultimo è sempre stato ritenuto una creatura dai poteri magici: notturno e predatore, silenziosamente cammina nel buio e riesce a vedere con i suoi occhi luminosi. Con l’avvento del Cristianesimo Freya, dea scomoda e immorale, doveva sparire: divenne allora la Signora delle Streghe e si diceva che spesso le streghe si trasformavano in gatti. Il giorno sacro dedicato a Freya era il venerdì (in seguito legato a Venere) e secondo alcuni studi tracce del suo nome sono rimaste nel termine inglese Friday e nel tedesco Freitag che indicano proprio quel giorno della settimana. 

Statua di Žemyna, Molėtai, Lituania 

Banba, Fodla ed Eriu, sempre nella tradizione celtica, erano tre sorelle. La prima era legata alla fertilità ed alla guerra, la seconda una dea madre che proteggeva il suo popolo dalle disgrazie, dalla sfortuna e dai pericoli. Anche Fodla, come Banba, diventava, al bisogno, una guerriera che colpiva con morte e distruzione chiunque intendesse invadere il territorio della popolazione protetta. Eriu era ugualmente una dea madre e secondo vari studi era la patrona d’Irlanda per eccellenza; da lei deriverebbe il nome di quella terra, essendo chiamata anche Erin o Eire. In gaelico Eire significa proprio “terra di Eriu”. 

Nella mitologia lituana invece troviamo la dea Zemyna, personificazione della Madre Terra. Divinità potente protettrice dei raccolti e della fertilità di esseri umani e animali. Documenti storici attestano che ancora all’inizio del ventesimo secolo alcune persone in Lituania continuavano a venerarla, depositando un pezzo di pane sui terreni coltivati a orzo o grano. Durante il successivo raccolto i mietitori che ritrovavano il pane dovevano girarci intorno per tre volte. Così il rito si perpetuava ad ogni stagione. Una raffigurazione di Zemyna fa bella mostra in un mosaico di granito nell’atrio del primo piano dell’università di Vilnius, una delle più antiche d’Europa. 

Baba Jaga, illustrazione di Ivan Jakovlevič Bilibin (XIX secolo) 

Fra le dee baltiche Baba Yaga era la signora della morte e della rinascita. Presente nella mitologia slava ed in particolare in quella russa, da dea è stata poi declassata a strega. Questo cambio di ruolo le ha comunque regalato notorietà, tanto che la ritroviamo in numerose fiabe descritta come una vecchia e malvagia megera che si aggirava nell’oscurità dei boschi, silenziosa, con i capelli arruffati. La sua casa era una capanna costruita con teschi umani, circondata da cancelli realizzati con ossa di femori e tibie incrociati. Baba Yaga si manifestava agli esseri umani trasformandosi in vari animali, preferibilmente in uccello, ed aveva il potere di scatenare tempeste, temporali, nebbie e bufere. Del resto la sorte di Baba Yaga che da dea fu trasformata in strega fu la stessa di tante donne sagge, conoscitrici dei segreti della natura, levatrici e medichesse, arse sui roghi come seguaci del demonio.   

L’antica sapienza di queste donne, dee o mortali, inquietava e infastidiva. La loro conoscenza, quasi sempre trasmessa in linea matrilineare, le rendeva libere e quindi pericolose agli occhi degli uomini. 
E fu così che si decise di cancellarle. 

***

Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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