Maria Antonietta e un problema di alcova

«…svagata, disobbediente, scatenata, irrequieta, la piccola Maria Antonietta, pur di facile intelligenza, non ha mai mostrato la minima inclinazione a occuparsi di un argomento serio» così la descrive il suo istitutore, l’abate Vermond e prosegue «non si poteva applicare la sua mente se non divertendola».
Si tratta del ritratto di un’adolescente, in fondo nulla di particolare: quante adolescenti sono come lei, io stessa lo ero, poi il tempo passa e si matura, ma a Maria Antonietta per lunghi anni questo non è successo. La sua imperiale madre, Maria Teresa, se ne è crucciata fino alla fine dei suoi giorni e, tramite Mercy, ambasciatore d’Austria alla corte dei Borbone, le ha inviato lettere su lettere rimproverandola, esortandola: «Figlia mia, quando diventerai quella che sei?»

L’unione delle due dinastie è opera di Maria Teresa d’Austria, madre della sposa, e di Luigi XV, nonno dello sposo. Gli Asburgo e i Borbone, dopo essersi a lungo combattuti, decidono di sigillare la loro amicizia con un matrimonio. Maria Antonietta ha solo 15 anni, lo sposo uno di più. Lei è graziosa, snella, brillante, agile nei movimenti, delicata, l’ovale impeccabile, il labbro inferiore sporgente degli Asburgo, i capelli folti biondo-cenere con riflessi rossastri, la carnagione candida. Lui è alto, robusto, goffo, lento, talmente miope da non riconoscere una persona che quando è a un palmo dal suo naso, timido, brusco, ottuso e vegetante.
Una coppia più disparata è difficile immaginarla, ma la ragion di stato vuole questo matrimonio ed entrambi lo accettano.
La complicata cerimonia di nozze inizia alla frontiera dove Antonietta deve abbandonare coloro che l’hanno accompagnata, spogliarsi di tutto ciò che è austriaco, indossare abiti francesi e circondarsi di dame e cavalieri francesi. Il distacco dagli amici è duro e la ragazzina scoppia in lacrime, ma è un attimo, subito si riprende.

Se la corte di Versailles con la sua rigida etichetta la intimidisce, la Delfina non lo dà a vedere, anche lei è nata in una corte, ma in quella degli Asburgo l’esistenza era più libera, nelle occasioni formali le regole andavano seguite, ma al di fuori di quelle la vita di famiglia riprendeva. L’occhio della madre sempre presente, i giochi coi fratelli le saranno certo mancati, ma Maria Antonietta sa qual è il suo dovere.

Alla fine, quando i due sposi si ritrovano nello stesso letto, inizia il dramma: Rien, nulla. Nonostante i tentativi il matrimonio non viene consumato. All’inizio si pensa sia per colpa della timidezza, si dà la colpa alla giovane sposa, incapace di sollecitare il consorte, come se una ragazzina di quindici anni e per di più vergine avesse le qualità di una meretrice, poi si scopre che la causa è una deficienza fisiologica del Delfino. Basterebbe una piccola operazione per rimediare, ma Luigi ha paura e si rifiuta di farla preferendo tentare e ritentare senza risultato. La cosa si protrae per ben sette anni e ci vorrà l’intervento del fratello di Maria Antonietta, l’imperatore Giuseppe, in visita in Francia, per convincere il riluttante Delfino.
Quei sette anni furono determinanti per i caratteri dei due sposi. In Luigi nascerà un complesso di inferiorità legato all’impotenza, che causerà la sua debolezza, il suo non saper dir di no alle spese folli della moglie, agli Stati Generali, alla nobiltà, ai rappresentanti del popolo. Quei sette anni mineranno la sua autorità regale.
Quanto a Maria Antonietta, che a lungo ha subito stimoli sessuali e relative delusioni, diventerà una donna inquieta, eternamente insoddisfatta, frivola senza gioia. A complicare la cosa è il fatto che il dramma dei due sposi non si svolge in forma privata, che tutto ha luogo sotto gli occhi della corte che commenta maligna. «Che farà la giovane sposa insoddisfatta? Chi si sceglierà come amante?» si chiede la nobiltà riunita a Versailles. Così ogni volta che Antonietta va a cavallo o scherza con qualche cavaliere, questi esseri inutili, che nulla hanno da fare se non spettegolare malignamente, glielo attribuiscono come amante. La sua fama di donna dissoluta nasce a Versailles, sono gli stessi cortigiani, che più tardi ci rimetteranno la testa, a farla nascere. La rivoluzione ha avuto buoni collaboratori a corte.

La figlia di Maria Teresa non si cura dei pettegolezzi, solleva il suo superbo mento asburgico e passa oltre, si sente superiore a tutto quel fango, è certa che non potrà sporcarla. Solo diversi anni dopo, quando scoprirà l’imbroglio della collana, avrà un impeto di rabbia.
È bella e giovane, ama farsi corteggiate, è civetta, ma si ferma in tempo, forse nessuno dei suoi spasimanti ha osato andare oltre. Certo è che il fratello, l’imperatore Giuseppe, dopo sette anni di matrimonio la trova vergine. L’impotenza del re ha fatto crescere le speranze dei suoi due fratelli di giungere al trono: il conte d’Artois e il conte d’ Orleans (che diventerà re col titolo di Luigi XVIII) anche dopo la nascita del Delfino, non smetteranno mai di intrigare contro la coppia reale.

Il tempietto dell’Amore. Le Petit Trianon
Reggia di Versailles

Con gli anni tra i due coniugi così male assortiti nascerà un sentimento di affetto, una cordiale amicizia, un’alleanza di camerati. Luigi non è uno stupido, è un appassionato di storia, di cartografia. Antonietta, nonostante la madre la esorti a farlo, non prende in mano mai un libro, mai cerca di istruirsi, persino le lettere che riceve, salvo quelle di Maria Teresa, difficilmente le legge fino in fondo. Quando il re le fa dono del petit Trianon, la regina vi riunisce la sua lieta brigata, la sua piccola corte, il suo cerchio magico, a cui distribuisce incarichi e favori e che diventa così un luogo di potere. Purtroppo non sa scegliere gli amici, le basta che siano brillanti e divertenti, non si rende conto di come molti di loro, più degli altri la sua favorita, la contessa de Polignac, siano degli avidi scrocconi. Naturalmente questo suscita il rancore degli esclusi, di coloro che non sono chiamati al Trianon, che si vedono così negati incarichi e favori e che sono quasi sempre i rappresentanti delle più antiche famiglie di Francia.

Dopo la nascita dei figli per un breve tempo sembra paga, ma la giostra dei divertimenti riprende presto, la carrozza per Parigi riparte con la regina e i suoi amici che vanno a teatro, ai veglioni. La Francia è esausta, il popolo è alla fame, tra la borghesia circolano nuove idee rivoluzionarie, coloro che sono tornati dall’America con la spedizione di La Fayette parlano di un popolo che si governa da solo. Maria Antonietta non si accorge di nulla e continua la sua vita. A Parigi iniziano a circolare libelli contro di lei, perché non è contro il re che si rivolge il rancore del paese, ma contro di lei, la straniera, l’austriaca, madame deficit.
«Luois, si tu veux voir, batard, cocu, poutaine,
Regarde ton mirior, la reine e le Dauphin».
«Luigi se vuoi vedere, un bastardo, un cornuto, una sgualdrina,
Guarda il tuo specchio, la regina e il delfino».
Le penne migliori si prestano, i libelli vanno a ruba ed è un modo facile di guadagnare; tra le più note quella di Baumarchais, di Mirabeau, di Cloderos de Lanclos.

Le cose stanno così quando scoppia l’affare della collana.

(continua)

***

Articolo di Anna Luisa Balducci

Sono nata a Ravenna nel lontano 1933 da padre romagnolo e da madre triestina. Ho frequentato a Trieste il liceo scientifico e mi sono laureata all’Università di Pisa. Ho insegnato, prima alle superiori, poi alle medie e ho terminato la mia carriera alla scuola media di San Casciano in Val di Pesa. Dopo essere andata in pensione ho collaborato con L’arena di Pola, Capodistria addio e altri giornali affini. Ho pubblicato romanzi e racconti su giornali femminili.

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