Bernardino da Siena: un santo contro le donne sapienti

Affermava Paracelso, celebre medico e naturalista, nel 1493: «Tutto quello che conosco l’ho appreso dalle streghe». Paracelso poteva permettersi di esprimersi così e passò alla storia come una delle figure più rappresentative del Rinascimento.

Più di cento anni prima, nasceva l’8 settembre del 1380 a Massa Marittima Bernardino degli Albizzeschi. Apparteneva a una nobile famiglia di origine senese ed è ben noto, oltre che come santo, come uno dei più importanti teologi italiani. Rimasto orfano di entrambi i genitori in tenera età, andò a vivere a Siena dove studiò e visse una vita di agi curato amorevolmente dalle zie. A 22 anni abbracciò la carriera ecclesiastica, diventò un frate francescano e iniziò a girare e predicare per l’Italia. Fu proclamato santo nel 1450, sei anni dopo la sua dipartita terrena.

Questa in estrema sintesi la sua vita.

Nelle sue prediche forti e veementi si scagliava spesso contro «la moltitudine di streghe» che infestavano il territorio. E nel silenzio della folla ingenua e ignorante che lo ascoltava spiegava come le guerre, le carestie e gli altri flagelli si abbattevano sulle popolazioni a causa di queste megere che con l’aiuto di Satana compivano malefici.

Bernardino era un gran camminatore e attraversava la penisola regione per regione per spiegare come le “guaritrici” che alleviavano le sofferenze grazie alla conoscenza delle proprietà terapeutiche delle piante, altro non erano che «serve di Satana». Le folle lo ascoltavano tacendo e forse spesso dubitavano di una simile tesi farneticante, ma quando Bernardino diceva di averne trovate tante nel suo peregrinare e di averle mandate tutte al rogo, la paura si impadroniva di loro e qualcuno iniziava a fare nomi di ostetriche o guaritrici condannandole così a morte atroce.

Ma la solidarietà femminile fu un muro arduo da abbattere per il futuro santo. Le donne riuscirono a tessere una fitta rete di protezione per tante di loro. Del resto i segreti dei riti di nascita e di morte, oppure la pratica degli aborti erano di competenza femminile. Bernardino lo capì e questa consapevolezza lo rese ancora più furioso e dai vari pulpiti ammoniva: «…se persona non ne acusa o se va per aiutarla, a la sua casa sarà mandata la maledizione di Dio e se ne resentirassenne sì ne la roba e sì nel corpo sì anche poi nell’anima. Doh, ditemi… vi sembra bene che una persona che avrà fatto morire venti o trenta fanciulli voi l’andiate aitare e pregare per loro?». E ancora: «…Sai che cosa hai tu fatto? Tu hai fatto rinnegare Iddio alle persone e hai fatto adorare il Diavolo… al fuoco, al fuoco, al fuoco». Così sperava di spezzare il cerchio della solidarietà femminile, di eradicare la fiducia nelle guaritrici, nelle medichesse, nelle levatrici. Sempre più esaltato ammoniva: «…qualunque sapesse o ne conoscesse niuna… subito l’acusi a lo inquisitore».

E qualche denuncia fu fatta. Bernardino si scagliò così contro tante presunte streghe come Elena di Travale (Travale oggi è una frazione in provincia di Grosseto), accusata di preparare intrugli afrodisiaci. Anche le donne che, semplicemente, portavano al collo sacchettini di erbe come amuleti, furono additate come peccatrici.
E Bernardino continuava a tuonare e ad informare le folle che le streghe avevano la capacità di volare, che potevano trasformarsi in gatti o in «disgustosi uccelli» o in rospi. Le streghe succhiavano il sangue dei bambini, li uccidevano, avvelenavano le sorgenti ed i fiumi, compivano «immani sconcezze» sotto gli alberi delle foreste. Insomma, le streghe erano una diretta emanazione del Diavolo.
Sotto la veemenza delle sue assurde accuse morirono anche la guaritrice e levatrice Matteuccia da Todi e l’ostetrica romana Finnicella.
Bernardino assisteva soddisfatto ai roghi e continuava a ripetere che il fumo di quelle fiamme doveva considerarsi incenso per Dio.

Su questa sua persecuzione si è sempre minimizzato ed è invece stata messa in risalto la sua competenza in tanti altri àmbiti, come quello economico. Bernardino scrisse infatti il trattato Sui contratti e l’usura condannando quest’ultima. E proprio a causa di ciò, nel 1427, fu portato davanti alla Santa Inquisizione ma fu subito prosciolto. Papa Martino V, colpito dal suo modo di predicare, voleva nominarlo “predicatore ufficiale della Casa Pontificia” ma lui umilmente rifiutò. Per Bernardino infatti era importante «predicare e pacificare» le varie fazioni che allora insanguinavano i territori. Ed è questa sua nomea che lo porterà alla santità: santo di pace. Di quelle terribili parole contro le presunte streghe, dei fumi di quei martoriati corpi di donne, nessuno se ne occupò più, perché prevalse la sua «grande opera di evangelizzazione».

Oggi è considerato dalla Chiesa cattolica il Patrono dei predicatori, dei tessitori, dei lanaioli, degli ammalati ai polmoni e dei pugili. Lo troviamo ritratto in numerose opere d’arte dei pittori dell’epoca: Mantegna, Perugino, Piero della Francesca, Pinturicchio. Il suo corpo riposa a L’Aquila nella Basilica a lui consacrata.

Innumerevoli strade e chiese in Italia portano il suo nome.

Invece a Matteuccia da Todi è stato intitolato in un Istituto Tecnico Agrario della sua città un orto di piante officinali.
E la storia di Finnicella? Ha ispirato il film del 1980 Mia moglie è una strega diretto da Castellano e Pipolo.

Le streghe in fondo in fondo… devono pur sapersi accontentare di poco!
Roghi ed altari non vanno confusi e i primi è bene che siano dimenticati.

***

Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) nel corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici, Donne disobbedienti Il labirinto delle perdute.

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