Omaggio a Dian Fossey per i 90 anni dalla nascita

Nyiramacibili, “colei che vive da sola nella foresta”; questo il nome che una popolazione ruandese ha dato a Dian Fossey, la zoologa statunitense che ha dedicato la sua vita al gorilla, un animale straordinario dotato di una grandissima intelligenza.
Negli ultimi anni gli esemplari di gorilla sono diminuiti fino a diventare una specie a rischio estinzione. Questo perché i bracconieri sfruttano e vendono queste meravigliose scimmie, spesso utilizzate per alimentare il mercato da carne da animali selvatici e per essere ospitate negli zoo di tutto il mondo. Ma non solo: i cambiamenti climatici e le deforestazioni dei territori dell’Africa (il continente che ospita la maggior parte della specie) hanno causato non pochi problemi alle vite degli animali, che si sono visti privati del loro habitat naturale.
Oggi sono molte le iniziative che cercano di tutelare la vita di questi esseri viventi (in prima linea troviamo il WWF), ma forse la prima a combattere per la vita dei gorilla e a far emergere il problema è stata proprio Dian Fossey. 

Nata a San Francisco, California, nel 1932, dimostra sin da piccola una grande passione per gli animali, dai pesci rossi ai cavalli. Nella sua giovinezza tenta in ogni modo di evitare l’iscrizione alla facoltà di economia (desiderio espresso del suo patrigno), e riesce a frequentare un corso pre-veterinario alla sola età di 19 anni e a pagarsi tutto da sola. Incontrate difficoltà nello studio di chimica e fisica, non porta a termine la facoltà di veterinaria ma si laurea successivamente in terapia occupazionale. Dopo aver lavorato in alcuni ospedali della California, inizia in seguito a frequentare un ranch e a fare gare di equitazione con un discreto successo.
Ma la svolta nella sua vita si ha nel 1963, quando Dian chiede un prestito di 8000 sterline e sceglie di partire per un viaggio in Africa. E proprio durante questo tour di sette settimane, si appassiona ed inizia a studiare i gorilla.
Dal Kenya alla Ruanda la studiosa si immerge nella natura per conoscere e capire i comportamenti delle scimmie; da qui poi il suo nome in ruandese, Nyiramacibili.
La sua tesi di laurea in primatologia ed etologia (cui decide di iscriversi negli anni ‘70) è infatti proprio su questi esemplari: I comportamenti dei gorilla di montagna (1976). 
Dian studia i comportamenti dei gorilla e si rende conto che l’influenza dell’uomo, le deforestazioni e il bracconaggio stanno causando problemi permanenti ed estremamente dannosi per la specie.
In questi anni di studio conosce altre due zoologhe, Jane Goodall (esperta di scimpanzé) e Biruté Galdikas (studiosa di oranghi), con le quali fonda il club femminile Trimates, volto ad approfondire l’etologia e a salvaguardare le vite dei primati. 

La sua è una vita movimentata e appassionata, che la rende una vera e propria attivista per i diritti degli animali e un punto di riferimento per gli studiosi e le studiose della specie (a questo proposito ricordo la pubblicazione del suo bestseller Gorilla nella nebbia, ancora oggi molto apprezzato). 

Ma la storia di Dian è fatta di lotte continue, e, tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 in Ruanda, porta avanti una vera e propria battaglia contro il bracconaggio dei gorilla, una pratica orribile che ancora oggi, nel 2022, non siamo riusciti/e a sconfiggere.
I cuccioli di gorilla infatti sono spesso prelevati e venduti agli zoo di tutto il mondo, ma non solo. Gli/le adulti/e della specie, di fronte ai sequestri dei loro piccoli reagiscono e combattono fino ad essere brutalmente uccisi. Un business orribile, che spesso costa la vita a una media di 10 esemplari per cucciolo prelevato.
Tutto questo e molto altro è ben noto a Dian, che per questo fonda il  Digit Fund (oggi Dian Fossey Gorilla Fund International) attraverso il quale ricerca finanziamenti per contrastare il bracconaggio in Africa. Il Digit  istituisce e finanzia infatti delle pattuglie di sorveglianza e controllo per alcune specie a rischio, elefanti e gorilla in prima linea.
In questo modo  il Digit porta all’arresto di numerosi bracconieri e alla maggiore tutela degli animali.
Purtroppo però le attività della zoologa infastidiscono chi fa del bracconaggio un business milionario, ed è qui che si chiude il capitolo sulla vita di Dian.
La sua morte è infatti ancora avvolta nel mistero e piena di interrogativi. Viene trovata il 26 dicembre 1985 nella sua capanna, uccisa brutalmente a colpi di “panga” un attrezzo del luogo utilizzato dai bracconieri. L’assassino/a non è stato/a mai trovato/a.
Negli anni successivi alla sua morte, inoltre, lo Stato della Ruanda sfrutta il nome di Dian e i gorilla a scopi turistici, creando numerosi ed ulteriori danni alla vita dei primati, che oggi purtroppo rischiano l’estinzione, e facendo crollare gli anni di lavoro della primatologa.

Per questo almeno noi, in nome degli insegnamenti di Dian e del suo lavoro, dobbiamo pensare e avere presente che non siamo soli/e su questo pianeta e che dobbiamo rispetto a tutte le specie animali.
In occasione del 90esimo anniversario dalla sua nascita non possiamo quindi non ricordare questa donna straordinaria, che ha pagato con la vita il suo desiderio di giustizia e libertà per i ‘suoi’ amati gorilla.
E non c’è modo  migliore per celebrare il suo impegno ed il suo lavoro se non partecipando alle numerose iniziative del WWF per la tutela e la salvaguardia dei gorilla, «giganti dignitosi, altamente sociali, gentili, con personalità e forti relazioni familiari», proprio per usare le sue parole.

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!



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