Intervista a Susanna Schimperna

Brillante giornalista, ideatrice e conduttrice di programmi per la Rai e LA7, acuta interprete del nostro presente, autrice di reportage di successo, Susanna Schimperna è tutto questo, anzi molto più. Ecco perché è bellissimo parlare con lei, partendo dai suoi numerosi libri, tra i quali Castità (Ponte alle Grazie), Feet (Castelvecchi), Le amicizie amorose (Mondadori), Abbandonati e contenti (Mondadori), Perché gli uomini mentono (Mondadori), Eterne adolescenti (Cairo), Il mio Volo magico con Claudio Rocchi (Campi di Carta), Cattivi pensieri (Castelvecchi), Coincidenze d’amore (Cairo), L’ultima pagina (Iacobelli). Libri che scorrono veloci ma che meritano attenzione, perché in ognuno troviamo questioni cruciali, oltre che una preziosa raccolta di temi che ci stanno molto a cuore quali l’amicizia, il tradimento, le menzogne, la depressione, l’amore, il suicidio, affrontati con una felicità narrativa di chi si mette in gioco in prima persona, invitando lettori e lettrici a uscire dai binari degli stereotipi, dei luoghi comuni che impediscono di vedere il mondo con occhi liberi.

Susanna Schimperna, Coincidenze d’amore. Quando un incontro può cambiare una vita, Cairo, 2017.
Susanna Schimperna, Il mio volo magico con Claudio Rocchi, Campi di carta, 2015.

Il tuo definirti anarchica mi fa venire in mente le parole di Antonin Artaud in Eliogabalo o l’anarchico incoronato: «Avere il senso dell’unità profonda delle cose, è avere il senso dell’anarchia». Essere anarchici, dunque, non è caotica assenza di regole, bensì profonda connessione con tutto e tutti?
Vuoi per ignoranza vuoi per pigrizia mentale (ma spesso c’è anche la malafede, ed è la fattispecie peggiore), si utilizza il termine Caos come sinonimo di Anarchia. Folle. Completamente sbagliato anche parlare di Utopia: non si tratta affatto di immaginare una società perfetta, che sarebbe una società morta, priva di contraddizioni, di pensieri e comportamenti disturbanti. Abbiamo fin troppi esempi di società che si volevano perfette e sono, come è ovvio, sfociate in sistemi orrendamente oppressivi, dittatoriali. La profonda connessione di cui parli è il riconoscere che il bene di tutti è il bene del singolo e viceversa. Che nessuno è sacrificabile in nome di chissà quale teoria o progetto. Perché il fine non giustifica i mezzi, ma è casomai definito e trova la sua dignità e il suo valore proprio nei mezzi.

Nei libri ti lasci ispirare dalle tue esperienze personali e, focalizzando tematiche per nulla scontate, suggerisci una nuova idea di libertà. Per te liberta, fa rima con responsabilità, con verità o con felicità?
È intrinsecamente legata a tutte e tre le cose, ma forse non fa rima con nessuna di esse. La responsabilità è un suo derivato necessario (responsabilità delle proprie azioni sempre, tanto nei confronti degli altri – intesi anche come ambiente e creature animali che lo abitano – quanto nei confronti di sé stessi); la verità è l’onestà degli intenti e la genuina voglia di pervenire a una visione lucida, quindi direi che della libertà è il presupposto; la felicità… ammettiamolo: può trovarsi ovunque o non trovarsi mai, è nello stato d’animo, e poco ha a che fare con la bontà o meno di quello che facciamo, anche se credo che la coscienza di azioni giuste, il sentire che stiamo perseguendo ciò che veramente conta per noi, l’impegno a tirare fuori le nostre potenzialità e anche l’impegno a migliorarci, possano portare a una forma di pienezza, di contentezza che al di là di tutto – tragedie, eventi su cui non abbiamo controllo, periodi di grande malinconia o preoccupazione – ci permetterà di non cadere in depressione perché ci farà sentire (per tornare alla domanda precedente) connessi: connessi al mondo e a noi stessi.

Spesso tratti argomenti problematici ma anche quando descrivi situazioni dolceamare, c’è sempre una prospettiva eccentrica, originale che in qualche modo invita al sorriso. Nella vita, quanto è importante sorridere?
Ho imparato a sorridere solo da adulta. Fino a una certa età, o gridavo o piangevo o ridevo fino a restare senza fiato. Il sorriso per me è stata una scoperta, e ancora oggi ha molto a che vedere con la risata: vedere il lato divertente delle situazioni, che c’è sempre, serve non tanto a sdrammatizzare quanto a capire meglio… e come diceva Leonardo, tutto ciò che è capito profondamente è bene.

Per restare eterne adolescenti – perlomeno nell’anima – credo sia indispensabile coltivare una certa leggerezza che non è certo superficialità, semmai una nuova forma di saggezza. Ti senti un po’ eterna adolescente?
Solo un po’? Mi sento e sono una vecchia eterna adolescente. Quel libro, Eterne adolescenti – donne che non vogliono crescere è in gran parte autobiografico. Io propongo un’interpretazione nuova, un punto di vista ottimistico: ci sono infiniti risvolti positivi nel restare forever young, dunque viviamoli e non fingiamo di essere adulte se non lo siamo. Tra l’altro, la società stessa oggi privilegia la fase adolescenziale. Parlo della necessità di coltivare la creatività, la duttilità, la “liquidità”, il sentirsi nomade, pronti/e ad affrontare sfide ogni volta inedite, con curiosità, ansia di sperimentare…

Susanna Schimperna, Cattivi pensieri. Appunti e metodi per lo studio della felicità, Castelvecchi, 2014.
Susanna Schimperna, Eterne adolescenti. Donne che non vogliono crescere, Cairo, 2015.

In Perché gli uomini mentono descrivi due tipologie di bugiardi: quelli che mentono strategicamente per ingannare gli altri e quelli che mentono a se stessi per modificare la realtà a loro piacimento. Questa seconda tipologia di bugiardi, include anche i visionari e gli artisti?
Ah no, ne descrivo di più. Il bugiardo istintivo, il bugiardo mimetico, quello opportunista e infine il situazionista. Molti bugiardi situazionisti sono artisti. Io cito Rossellini, Fellini, Hermingway, e racconto anche un episodio della vita di mio padre, bugiardo situazionista straordinario, che sembra assolutamente inventato, tanto è divertente e insensato insieme. Questa la forza dei situazionisti: non mentono per raggiungere altro fine che quello di rendere la vita più eccitante, ricrearla attraverso il racconto, un racconto a cui magari credono loro per primi. È questa gratuità, in un mondo in cui tutti mentono per scopi meschini, a renderli affascinanti, direi irresistibili.

L’astrologia è un’altra tua grande passione. Molte/i psicoterapeuti collaborano con gli/le astrologhe perché ritengono che nel tema astrale di ognuno/a siano presenti le energie archetipiche dei pianeti: Marte esprimerebbe lo spirito combattivo, Saturno la forza di volontà, Mercurio la capacità di comunicare. Il tuo approccio con l’antica scienza degli astri è prevalentemente di tipo mistico o psicologico?
È un approccio… alla Schimperna. Continuo a studiare, le scoperte che via via vengono fatte sui pianeti e l’universo mi danno nuovi spunti, mi mettono in moto la fantasia incessantemente. Non credo a un’astrologia slegata da ciò che realmente sono gli astri. Poi ci sono i miti, ci sono le interpretazioni arrivate a noi dagli antichi. Tutto contribuisce perché, come diceva Anassagora, tutto era uno originariamente e dunque oggi tutto è in tutto. Qui però dovremmo aprire un discorso molto complicato.

In Coincidenze d’amore descrivi incontri che cambiano la vita. Deepak Chopra parla di sincrodestino, definendo le coincidenze messaggi che la dimensione non-locale ci invia per aiutarci a manifestare i nostri più autentici desideri. Sei d’accordo? Credi nel destino?
Sono stupefatta, direi sopraffatta da quelle che alcuni liquidano come coincidenze, altri cercano di spiegare come coincidenze significative o sincronicità, altri ancora considerano segni inequivocabili del destino. Non so rispondere alla tua domanda. Rifletto, trovo risposte che se da una parte danno soluzioni dall’altra aprono scenari ancora più complessi, e alla fine mi astengo: mi piace che non tutto possa essere spiegato (in verità, altro che non tutto: quasi nulla), e trovo che sia proprio il tentativo di capire sempre di più, a renderci “umani e umane” nel senso nobile della parola.

Susanna Schimperna, L’ultima pagina, Iacobellieditore, 2020

L’ultima pagina mi ha colpito perché non è facile affrontare un argomento tabù come il suicidio. Prima di scriverne, come è stato documentarsi, fare ricerche su Cesare Pavese, Emilio Salgari, Silvia Plath e tante altre/i artisti tormentati? Come sei riuscita in un’impresa del genere?
Quando leggo un libro che mi piace, vado subito a studiare la biografia del suo autore o autrice. Molto interessata al suicidio per vari motivi (pensa che a quattordici anni scrissi un romanzo, mai pubblicato ma che ho tuttora, in cui la protagonista si uccideva), ogni volta che incappavo in un suicidio, approfondivo e mettevo da parte. Così per anni e anni. «Vorrei fare un libro sugli scrittori/trici suicide» provavo a proporre quando firmavo i contratti per altri libri. Per carità. Nessuno mi dava retta. Finché ho deciso di scrivere comunque il mio libro, in un’estate in cui sono rimasta sola in casa. Di John Polidori mi sono messa a leggere tutto il diario in inglese, le ricerche su Albert Caraco, conosciuto poco o niente in Italia, sono state complicatissime. Mi sono immedesimata in tutti loro, li ho amati tutti, forse sono riuscita anche a capirli.

L’interminabile, difficile periodo di isolamento legato al Covid ci ha spinto a migliorare le nostre competenze digitali e a navigare meglio sul web. Che rapporti hai con la rete, con i social?
Da piccola ero molto tecnologica. I miei mi regalarono un registratore a bobine meraviglioso, professionale e a varie velocità, quando avevo solo dieci anni, e facevo montaggi fantastici. Poi l’avvento del personal computer mi ha irritato. Ho faticato a imparare a usarlo, proprio non mi andava, non mi va neppure adesso. Social: per ora sono soltanto su Facebook, e già mi prende un sacco di tempo. Lo uso come se stessi a chiacchierare in un luogo reale, non mi dò alcun pensiero delle critiche, dell’effetto che fa quello che scrivo, e non ho mai elaborato strategie. Mi viene da dire una cosa scema, raccontare un fatto, parlare di un libro che mi è piaciuto o commentare le dichiarazioni di un politico. Lo faccio. È quello che ho sempre fatto nella vita reale, la differenza è che sui social chi perde la calma e insulta non ne subisce alcuna conseguenza. No, ho sbagliato: a vedere come vanno le cose oggi, nemmeno nella vita reale mi pare si subiscano altre conseguenze che ottenere visibilità.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Stai lavorando a qualche nuovo libro?
Sto perdendo tempo, incerta tra due progetti molto diversi. Intanto metto da parte materiale, studio. A me studiare piace moltissimo. Pensa che da quattro anni mi sono rimessa a studiare matematica. C’è talmente tanto da sapere, su tutto. Se diventare adulti/e vuol dire occuparsi solo di quello che serve a fare soldi, evviva il non crescere mai.

In copertina. Susanna Schimperna (foto di Marinetta Saglio).

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Articolo di Gabriella Maramieri

Laureata in Lettere a La Sapienza, giornalista dal 1990, si è occupata di critica letteraria per L’Indice, Noi donne, Leggendaria, Minerva, Wimbledon. È autrice di romanzi, racconti, poesie, favole. Dal 2006 affianca alla passione per la scrittura l’attività di Consulente familiare Aiccef (Associazione italiana consulenti coniugali e familiari) e quella di Coach professionista Icf (International coach federation) e Aicp (Associazione italiana coach professionisti).

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