Tre precorritrici del viaggio nel Grande Nord: Mary Wollstonecraft, Léonie d’Aunet, Ida Pfeiffer

Negli articoli precedenti abbiamo preparato il nostro bagaglio per un viaggio tutto femminile nel Grande Nord. Il nostro cammino adesso procede per tappe e itinerari: le tappe sono orientate a delineare ciascuna viaggiatrice, mentre gli itinerari si concentrano sui resoconti. Metterli in relazione, ribadiamo, permette di (ri)costituire un anello mancante dell’odeporica femminile e arricchire una (ri)visitazione del passato che integra i numerosi scritti di viaggio maschili. Contribuisce inoltre alla disciplina (in)esistente della her-story, termine anglosassone per definire la storia al femminile, che completa la lettura finora accreditata della storia inserendola in una prospettiva più ampia. 

I primi tre resoconti, estremamente differenti tra loro, sono scritti da tre viaggiatrici: Mary Wollstonecraft, Léonie d’Aunet e Ida Pfeiffer, di nazionalità e lingua diversa, che viaggiano in aree diverse del nord europeo fra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo. Visitando aree insolite, le autrici si pongono sia fisicamente sia socialmente “altrove”. Non solo i loro viaggi ma anche i loro itinerari trasgrediscono le regole: si trasformano in resoconti famosi, che fanno di ciascuna di loro «direttamente, in prima persona, guida di altre, future viaggiatrici» (F. De Caprio). Inoltre queste tre donne alzano la propria voce, ognuna a modo proprio, adattando la “lingua del padre”: pur rispettando le aspettative del pubblico contemporaneo riescono comunque a offrire un’immagine personale, colorando di sfumature soggettive le loro esperienze.

Mary Wollstonecraft, filosofa, femminista e viaggiatrice
Mary Wollstonecraft, una delle prime filosofe e femministe inglesi, nasce in una famiglia numerosa a Spitalfields (un sobborgo a est di Londra) il 27 aprile 1759: è la seconda dei sette figli di Edward John ed Elizabeth. Il nonno, un esperto tessitore, aveva lasciato la famiglia in uno stato di relativa agiatezza; il padre aveva cercato invano di entrare a far parte della piccola nobiltà di campagna, ma di fronte all’insuccesso aveva dilapidato rapidamente la sua fortuna in alcol e gioco d’azzardo. Era inoltre un uomo violento, mentre la madre rimaneva una figura secondaria e poco rassicurante; per questo Mary si assunse il ruolo di protettrice delle sorelle e dei fratelli più giovani. Nel 1775 la disgraziata gestione economica del padre costrinse la famiglia a lasciare le campagne della zona di Epping e stabilirsi a Londra. Qui Wollstonecraft, ormai una giovane gentildonna senza mezzi, ricoprì quei ruoli professionali tipici della sua condizione sociale: dapprima, nel 1778, fu dama di compagnia, poi nel 1784 aprì una scuola, cui era annessa una residenza per donne sole con figli. A questa impresa parteciparono le sorelle Eliza (vittima di un matrimonio sfortunato) ed Everina, e l’amica Fanny Blood (1758-1785); a causa dei diversi problemi di salute delle organizzatrici, tuttavia, la scuola ebbe breve vita e venne chiusa già nel 1785.

L’amicizia con Fanny Blood fu molto importante per Wollstonecraft, se William Godwin, nella biografia della moglie, la descrisse come una «passione dominante» nella vita di lei. Fanny era disegnatrice di immagini floreali e aveva acquisito una certa fama (e soprattutto una piccola rendita, che le permetteva di sostenere la famiglia d’origine) con il libro Flora Londinensis del botanico William Curtis. Era però di salute assai cagionevole, perciò si trasferì a Lisbona, dove morì il 29 novembre 1785 dopo il suo primo parto. Wollstonecraft, che l’aveva raggiunta in Portogallo, fu così colpita dalla sua prematura scomparsa da trarne ispirazione per il primo romanzo: Mary: A Fiction del 1788. Più tardi, in ricordo dell’amica, darà il nome di Fanny alla prima figlia (1792).

Il breve periodo di vita della scuola aveva avuto una grande importanza per la formazione culturale e politica di Wollstonecraft. Il quartiere di Newton Green, in cui la scuola si trovava, ospitava molti Dissidenti (protestanti non-conformisti): fu alle loro riunioni che la giovane filosofa migliorò le sue capacità dialettiche. Rientrata a Londra dopo la morte dell’amica Fanny, riprese il suo impegno sociale con Thoughts on the Education of Daughters (1787), pubblicato da Joseph Johnson, il libraio giacobino che la sosterrà sempre nella sua carriera di scrittrice. Il libro sosteneva la necessità di un’istruzione femminile del tutto simile a quella dei ragazzi. Per far fronte alle ristrettezze economiche, tuttavia, Wollstonecraft fu presto costretta ad accettare un impiego come governante in Irlanda. Qui scrisse il suo primo romanzo, quel già citato Mary: A Fiction, che ha per protagonista una donna infelice in lotta per la propria identità, circondata da un ambiente claustrofobico. L’opera rifletteva la realtà opprimente che Wollstonecraft decise di abbandonare per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

Quello successivo fu un periodo particolarmente importante per la sua vita intellettuale: tornò a far parte del mondo culturale londinese, incontrò molti pensatori radicali, fra cui Thomas Paine, William Blake e William Godwin, che diventerà in seguito suo marito. Nella successiva pubblicazione, un libro per l’infanzia, Original Stories from Real Life (1788), sottolineò l’influenza dell’ambiente nella formazione e nella corruzione della gioventù. Nello stesso tempo lavorò come traduttrice e critica letteraria per la Analytical Review di Johnson, dimostrandosi particolarmente severa con le protagoniste femminili dei romanzi sentimentali. Female Reader del 1789 istruiva le giovani donne non solo sul comportamento ma anche sulla conduzione di una conversazione razionale: un aspetto, quello della razionalità, che Wollstonecraft considerò sempre essenziale nella formazione delle ragazze.

Per confutare il libello conservatore di Edmund Burke Reflections on the Revolution in France nel 1790 Wollstonecraft scrisse Vindication of the Rights of Men, dapprima pubblicato anonimo, che sosteneva la necessità di una società egualitaria, senza privilegi di classe e primogenitura, che a suo parere causavano corruzione morale e ostacolavano il progresso della civiltà. 

La seconda edizione, pubblicata invece con il suo nome, provocò scandalo poiché «i diritti degli uomini [erano] rivendicati da una bella signora!» e sancì definitivamente la fama di polemista della sua autrice. 

Nel 1792, con Vindication of the Rights of Woman l’autrice attaccò l’immagine edulcorata della donna, identificando il desiderio erotico dell’uomo come fonte di oppressione. Il libro presentava un progetto preciso sull’istruzione femminile: le ragazze, affermava l’autrice, hanno diritto a un’istruzione razionale: «L’istruzione ricevuta dalle donne ha teso soltanto, con la costituzione della società civile, a renderle oggetti insignificanti di desiderio, mere propagatrici di sciocchi». 

Non solo nei suoi libri, ma anche nella vita quotidiana Wollstonecraft si confermò uno spirito libero: propose un ménage à trois al pittore, sposato, Henry Fuseli, di cui si era innamorata. Respinta, nel dicembre del 1792, all’età di 33 anni, lasciò Londra per Parigi, dove infuriava la Rivoluzione. Nel 1794 le sue osservazioni comparvero in An Historical and Moral View of the Origin and Progress of the French Revolution, in cui l’autrice giustificava le atrocità del periodo del Terrore come una necessaria, razionale risposta al dispotismo aristocratico; affermazioni che suscitarono a Londra reazioni alquanto critiche.

Durante il periodo parigino Wollstonecraft si era legata affettivamente all’avventuriero americano Gilbert Imlay, forse una spia, che faceva la spola fra Londra e Parigi. Rimasta incinta, nascose la gravidanza illecita fra le dune della Bretagna e nel maggio 1794 diede alla luce una bimba, cui diede il nome di Fanny, l’amica di gioventù. Se nelle sue lettere all’amante si mostrava felice e appagata come madre, dal silenzio di lui si rese presto conto di non essere corrisposta. Tornata a Londra per cercarlo all’inizio del 1795, lo trovò sistemato con «una giovane che lavorava come attrice in una compagnia di girovaghi» (Godwin); tentò allora il suicidio, ma Imlay intervenne affidandole un incarico di estrema importanza, che al tempo stesso la avrebbe tenuta lontana: avrebbe dovuto salvarlo dalla bancarotta ritrovando i suoi beni, misteriosamente sottratti e portati in Scandinavia. Wollstonecraft affrontò così un viaggio nel Nord selvaggio, portando con sé la figlia e una governante; durante la sua ricerca scrisse un famoso travelogue: Letters Written During a Short Residence in Sweden, Norway, and Denmark (Lettere scritte durante un breve soggiorno in Svezia, Norvegia e Danimarca) pubblicato nel 1796. Il libro presentava una varietà di contenuti, dalle osservazioni paesaggistiche a quelle sociali, a quelle più strettamente personali ed ebbe un successo immediato: «Se mai un libro fu in grado di fare innamorare del proprio autore, questo mi pare essere quel libro» scrisse William Godwin in proposito nella biografia postuma della moglie. 

Al ritorno in patria dopo il prevedibile fallimento della sua missione Wollstonecraft, informata delle nuove infedeltà di Imlay, tentò nuovamente il suicidio: fu recuperata dal Tamigi svenuta, ma ancora viva. Fu solo la relazione con Godwin a consentirle la necessaria tranquillità economica e serenità intellettuale. Quando rimase incinta, nel 1797, i due si sposarono, ma continuarono a vivere separati, in case adiacenti, per restare indipendenti. La scrittrice iniziò la stesura di The Wrongs of Woman, or Maria, una versione romanzata di Vindication che metteva in risalto «L’oppressione della donna […] le ingiustizie subite dalle donne di varie condizioni, ugualmente opprimenti, anche se diverse per via delle differenze nell’educazione». L’opera rimase incompiuta a causa dell’improvvisa morte dell’autrice: il 30 agosto partorì la piccola Mary, colei che sarà in seguito l’autrice del famoso Frankenstein, e il 10 settembre morì di setticemia.

Sarà proprio il marito a pubblicare tutta la sua opera postuma, insieme con una Memoria biografica in cui non nasconde nessun evento della vita di lei. 

Mentre la prima edizione delle Letters era stata apprezzata dal pubblico, la mentalità reazionaria del periodo successivo, particolarmente quello vittoriano, rifiutò la figura di Wollstonecraft, travisando la sua richiesta di maggiore autonomia delle donne e cogliendovi invece una sfrenata immoralità. Soltanto i poeti romantici, nel loro individualismo ribelle, mostrarono un certo apprezzamento in particolare per le Letters, mentre gran parte dei suoi lavori rimase a lungo fuori stampa. A metà dell’Ottocento , nel 1855, George Eliot (un’autrice che, peraltro, scriveva sotto uno pseudonimo maschile) le dedicò un breve saggio intitolato Margaret Fuller and Mary Wollstonecraft, dove sottolineava la sua ammirazione per una scrittrice «razionale» che possedeva «un cuore amorevole». Dopo di lei Virginia Woolf la trattò in uno dei saggi di Four Figures del 1929: «La Rivoluzione francese – affermava – non era solo un evento al di fuori di lei; era una forza attiva nel suo stesso sangue: lei stessa si era ribellata per tutta la vita – contro la tirannide, contro la legge, contro le convenzioni». 

Le sue opere furono recuperate durante la prima ondata del femminismo e analizzate in profondità a partire dagli anni Settanta del Novecento fino ad oggi, ispirando generazioni di donne che ancora condividono la conclusione di Virginia Woolf: «lei è viva e attiva, discute e sperimenta, sentiamo la sua voce e percepiamo la sua influenza anche adesso tra i viventi».

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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

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