Mary Wollstonecraft, un viaggio d’affari in Scandinavia

Nel 1795 Mary Wollstonecraft raggiunge la Scandinavia con la figlia di un anno, Fanny, e una bambinaia; ufficialmente è solo una turista, ma in realtà viaggia per conto di Gilbert Imlay, suo amante e padre della bambina; Imlay è un avventuriero americano ― forse anche una spia, in continuo spostamento fra Londra e la Parigi della Rivoluzione ― che l’ha incaricata della ricerca di un fantomatico vascello carico dei beni di sua proprietà. Il ritrovamento dei suoi averi, peraltro mai avvenuto, l’avrebbe dovuto salvare dall’indigenza. Per quasi due secoli lo scopo del viaggio di Wollstonecraft è rimasto un mistero: il filosofo William Godwin, che per pochi mesi sarà suo marito, lo riporta nelle Memoirs of the Author of A Vindication of the Rights of Woman a lei dedicate, senza però indicarne la motivazione. Solo nel 1980 lo studioso svedese Per Nyström sarà in grado di ricostruire, attraverso documenti d’archivio, le reali motivazioni del viaggio.

Il percorso di Wollstonecraft, pur limitato a un tratto relativamente breve della costa ovest della Svezia e di quella sud della Norvegia, al tempo terre al margine del mondo civile e non ancora acculturate, è del tutto inconsueto per una donna sola, senza la protezione di una figura maschile. Perciò, ignorando la durata di questa sua impresa, Wollstonecraft ritiene importante non separarsi dalla piccola Fanny, alla cui cura intende provvedere personalmente. Il viaggio inizia con lo sbarco a Göteborg, dove la scrittrice rimane per due settimane per organizzare un’adeguata sistemazione per la figlia e la bambinaia: infatti è impensabile farle viaggiare nei territori selvaggi che dovrà visitare. Come dichiara nelle lettere che più tardi pubblicherà le è assai penoso lasciare Fanny: «come donna, le sono particolarmente affezionata». Partendo dalla sua situazione personale Wollstonecraft mette in evidenza le contraddizioni della condizione femminile: «riflettendo sullo stato di dipendenza e oppressione del [nostro] sesso, temo che anche lei sarà costretta a sacrificare i suoi affetti ai suoi princìpi, o viceversa […] ho timore che a nutrire la sua mente, essa si riveli inadeguata al mondo in cui dovrà vivere».

Il viaggio prosegue in solitudine verso la Norvegia, fino a Strömstad attraverso Cristiania e Larvik, sempre seguendo indicazioni incerte della nave di Imlay. Di qui raggiunge Tønsberg, dove rimane tre settimane, quindi visita Helgeroa, Risør e Kristiania, tutte lungo la costa norvegese. Come a Göteborg, dove aveva lasciato la bimba e la balia in un ambiente affettuoso e amichevole, anche l’accoglienza della società norvegese è «gentile […] mi sentivo quasi in un club di signore inglesi», sia per i modi che per l’abbigliamento. La infastidisce invece il comportamento maschile: «Come rendere più umani questi esseri, che fumano con le finestre chiuse, bevono brandy, discutono a voce alta? Le loro pipe sono soffocanti: fumano dal mattino alla sera. Nulla è più disgustoso di quelle stanze e di quegli uomini verso sera ― l’alito, i denti, gli abiti, il mobilio, tutto è contaminato».

Il viaggio termina quando l’autrice rientra a Göteborg e prosegue con la figlia e la bambinaia via Copenaghen e Amburgo, per fare ritorno in patria nel settembre del 1795, a tre mesi circa dalla partenza.

Le annotazioni di Wollstonecraft durante il viaggio si traducono in seguito in un resoconto in forma epistolare, Letters Written During a Short Residence in Sweden, Norway, and Denmark, pubblicato nel 1796: si tratta delle lettere inviate a Imlay per aggiornarlo sui progressi del suo percorso. Non è dunque a un ignoto lettore che l’autrice si rivolge, ma all’uomo che ama e per il quale sta affrontando un itinerario pericoloso, in una zona ai limiti della civiltà a lei del tutto sconosciuta.

Tuttavia, sebbene perdutamente innamorata, Wollstonecraft è una scrittrice professionista di 36 anni, una filosofa che ha al suo attivo pubblicazioni di carattere pedagogico basate sulla sua esperienza di insegnante e testi filosofici inseriti nel dibattito sui diritti universali e su quelli femminili. Per far fronte alle difficoltà economiche, nel 1796 decide perciò di pubblicare le Letters, opportunamente rivedute. Il volume ha un enorme successo di pubblico: «Se mai un libro è riuscito a far innamorare il pubblico della sua autrice, questo è quel libro», così si esprime Godwin, che non esiterà a definirla nelle Memoirs «una Werther» capace di «eroticizzare la condizione della malinconia femminile». Amelia Alderson Opie, contemporanea e amica di Wollstonecraft e anche lei filosofa, scrittrice, attiva sostenitrice dei diritti civili e convinta abolizionista, afferma che nelle Letters «la fredda soggezione per la filosofa si è presto persa nella tenera simpatia suscitata dalla donna», confermando quanto spesso caratterizza gli scritti femminili: la capacità di combinare razionalità ed emozioni.

Le Letters rivestono anche una certa importanza dal punto di vista scientifico: vengono citate in alcuni saggi di geografia contemporanei, tradotte in tedesco, olandese, svedese e portoghese, pubblicate in America, edite nuovamente nel 1802. Leggere le Letters oggi significa innanzitutto apprezzare l’abilità di Wollstonecraft nel padroneggiare con sicurezza la lingua “paterna”, scegliendo con cura a seconda degli argomenti che tratta espressioni di intimità o di neutralità. Significa inoltre scoprire, oltre la superficie del racconto di viaggio, una molteplicità di contenuti e di impressioni, che tutte insieme costituiscono la cifra stilistica dell’autrice. La quale innanzitutto, con l’onestà e la trasparenza ― e l’insicurezza ― comune a tante altre scrittrici definisce subito il suo ruolo nella narrazione.

Nell’Advertisement che precede il testo afferma: «Nello scrivere queste lettere saltuarie, ho scoperto che non potevo evitare di essere continuamente presente ― “il piccolo eroe di ogni racconto”. Ho cercato di correggere questo difetto quando ho destinato le lettere alla pubblicazione; ma la scrittura mi sembrava rigida e affettata: ho quindi deciso di lasciare che le mie osservazioni e riflessioni fluissero liberamente, poiché percepivo che non potevo descrivere ciò che avevo visto con imparzialità, ma piuttosto mettere in relazione, mentre l’impressione era ancora fresca, l’effetto prodotto sulla mia mente e sui miei sentimenti dagli oggetti». Si potrebbe perciò paragonare la narrazione di Wollstonecraft a quella, ben più famosa, di Jean Jacques Rousseau in Les Rêveries du promeneur solitaire (Le fantasticherie del passeggiatore solitario); nel caso di Wollstonecraft però siamo di fronte al resoconto di un viaggio che coinvolge lettrici e lettori in quanto tale, offrendo un mondo da scoprire, ma anche invitando a una riflessione introspettiva che precede di più di un secolo il monologo interiore novecentesco.
L’autrice, dunque, è sempre presente a sé stessa e al pubblico, con il quale condivide le sue percezioni e le sue sensazioni. Proprio questa presenza conferisce unità a un testo altrimenti frammentario dal punto di vista dei contenuti, che variano dalle descrizioni meravigliate di un paesaggio inconsueto a riflessioni filosofiche sulla propria condizione, a notazioni antropologiche e culturali sui suoi incontri, nonché ad argomentazioni sulla società e la politica norvegesi.

Il sentimento prevalente è quello di una costante malinconia, messa in relazione sia allo stato d’animo dell’amante respinta, sia alla solitudine dei luoghi, desiderabile e repulsiva allo stesso tempo. La malinconia a volte «affoga» e a volte «esalta» la mente: «Ma mi si permetta ora di fermarmi; potrei essere un po’ parziale, e guardare ogni cosa con l’occhio avvelenato della malinconia ― perché sono triste ― e ne ho motivo» confida a Imlay, il suo amato lettore. Allo stesso modo, la solitudine suscita sentimenti contrastanti: «Trovai desiderabile la solitudine… ma rabbrividivo al pensiero di trascorrere l’esistenza, e di rimanere qui, nella solitudine dell’ignoranza, costretta ad abbandonare un mondo di cui avevo visto così poco».

Nelle descrizioni naturalistiche Wollstonecraft utilizza un’ampia varietà di linguaggi, a seconda della funzione che il paesaggio assume rispetto alla narrazione. Quando la natura funge da sfondo alla sua malinconia condivide alcuni aspetti del pittoresco paesaggistico, tipico dell’arte figurativa settecentesca; sconfina nel sublime quando è di fronte a spettacoli impressionanti, sconosciuti in Inghilterra e sul Continente: le montagne sono imponenti, la vegetazione selvaggia. L’autrice è consapevole della difficoltà di adattare questo mondo ignoto alla lingua inglese per poterlo descrivere non solo a Imlay, ma anche al pubblico lettore.

La comunicazione si basa soprattutto sulla percezione visiva come strumento di consapevolezza estetica: le descrizioni sono molto dettagliate, poiché mancano del tutto le immagini e l’autrice deve fare affidamento solo sulla parola scritta: «Osservavo e osservavo ancora, con il fiato sospeso attraverso gli occhi […] la mia anima stessa si perdeva nella scena […] Le ombre enormi delle rocce, orlate di abeti, evidenziando il paesaggio senza oscurarlo, suscitavano quella tenera malinconia che, sublimando l’immaginazione, esalta piuttosto che deprimere la mente». Meraviglia, ma non inquieta, la bellezza delle notti bianche: «Nulla può eguagliare la bellezza delle notti estive del nord, se si possono chiamare notti quelle illuminate dal bagliore del giorno, dalla piena luce che spesso sembra così impertinente, che a mezzanotte potrei scrivere benissimo senza una candela».

Nelle Letters è presente anche il superamento di un altro limite: quello fra le emozioni personali e la tensione illuministaverso la razionalità. Non si tratta infatti solo della corrispondenza romantica di una donna innamorata, ma pure delle osservazioni di una filosofa impegnata in un dibattito politico e sociale che supera i confini dell’Inghilterra per farsi europeo.

Sono perciò frequentile osservazioni sull’ordinamento della Norvegia (che al tempo è governata dalla Danimarca): la mentalità indipendente della popolazione è dovuta al fatto che il Paese «è diviso in piccoli poderi, che appartengono al coltivatore»; per questo «i norvegesi mi sembrano la comunità più libera che abbia mai osservato […] agiscono con uno spirito indipendente», riferisce.

Le leggi sono «tolleranti» e solo l’omicidio è punito con la pena capitale, sottolinea Wollstonecraft, con il sollievo di chi ha lasciato la Francia del Terrore. Nelle prigioni, dove qualcuno è condannato a vita, tutti sono trattati con grande magnanimità. Gli schiavi, per fortuna, non sono molti, «non più di un centinaio». Durante le sue conversazioni scopre che l’atteggiamento dei norvegesi verso la repubblica è così positivo, che «potevo appena convincerli che Robespierre era un mostro». Anche sotto il profilo religioso esiste una notevole tolleranza; infine, tutte/i sono alfabetizzati e sanno far di conto.

Il suo giudizio complessivo è perciò positivo, sebbene non sia ancora possibile prevedere le conseguenze dell’incontro con la “cultura”: «I norvegesi mi sembrano un popolo assennato, scaltro, con poca conoscenza scientifica, e ancor meno gusto per la letteratura; ma si stanno affacciando all’epoca che precede l’introduzione delle arti e delle scienze». Così Wollstonecraft si interroga sulla traiettoria morale, oltre che culturale, di questa umanità sulla soglia della modernità.

Dopo la morte della moglie William Godwin intese sottolineare nelle Memoirs l’aspetto romantico del viaggio, pubblicando soloquelle lettere che escludevano i commenti politici o le considerazioni sulla ricerca dei beni di Imlay. Godwin, che era un intellettuale libertario, non si fece scrupolo di rivelare il legame scandaloso di Mary e la nascita di una figlia illegittima: questi particolari ebbero come conseguenza il rifiuto da parte del pubblico sia della donna che della scrittrice e la sua progressiva cancellazione dal panorama culturale.

Le Letters rimasero invece popolari fra gli anticonformisti poeti romantici: Robert Southey affermò che «[Wollstonecraft] mi ha fatto innamorare del clima freddo, della brina, della neve e della luna piena nel nord». La combinazione tra idee sociali progressiste e individualismo è stata assimilata da William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge: la «teoria incarnata dell’immaginazione creativa» di Wollstonecraft ha influenzato la relazione fra immaginazione e sé elaborata da Wordsworth. Soprattutto, ha ispirato le visioni di Coleridge nella Rime of the Ancient Mariner e di Shelley in Alastor. Una terzina di Kubla Khan di Coleridge sembra la rappresentazione dell’autrice durante il suo viaggio al nord:

«Un luogo selvaggio! Sacro e incantato
Come non mai, sotto la luna che tramonta
Accanto alla donna che si strugge per il suo demoniaco amante!»

L’età vittoriana invece, così attenta a delimitare il mondo femminile a famiglia e focolare, ignorò Wollstonecraft. Tuttavia, la sua figura di intrepida viaggiatrice rimase nota nei circoli culturali europei e ispirò una nuova generazione di donne in movimento, come Isabella Bird e Mary Kingsely. Le Letters furono ripubblicate alla fine dell’Ottocento e Robert Luis Stevenson ne portò una copia con sé alle Samoa, nel 1890.

Ma forse l’ascendente più potente fu quello esercitato dal libro sulla piccola Mary, la figlia che non conobbe mai la mamma morta di parto e che divenne in seguito la famosa autrice di Frankenstein. Nel 1817 Mary Godwin, non ancora ventenne, pubblicò History of a Six Weeks’ Tour, la narrazione della sua fuga d’amore attraverso l’Europa con il giovane poeta Percy Bysshe Shelley, ispirandosi al resoconto scritto dalla madre più di vent’anni prima durante il suo viaggio nel lontano nord europeo.

***

Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova e in studi umanistici a Turku (FI), è stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ha curato mostre e attività culturali. Collabora con diverse riviste e ha contribuito al volume Gender, Companionship, and Travel-Discourses in Pre-Modern and Modern Travel Literature. Fa parte di DARIAH-Women Writers in History. Ama leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...