Nellie Bly. A young woman whose notebook and pencil are her constant companions

Il 5 maggio 1864 nasceva Elisabeth Cochran, giornalista e scrittrice statunitense meglio conosciuta come Nellie Bly. Quando, dopo la morte del padre, la famiglia si trovò in serie difficoltà economiche, sua madre si risposò con un uomo che presto si rivelò alcolizzato e violento. Per ottenere il divorzio furono richieste le testimonianze di Elisabeth e del fratello. Presto con loro tornò a vivere anche la sorella minore, a sua volta divorziata. Elisabeth, che dovette interrompere gli studi per mancanza di fondi, spinta dal bisogno di lavorare si rese conto che erano scarsissime le possibilità di svolgere un mestiere considerato dignitoso per una donna. Inutile dire che non avrebbe mai affidato il suo futuro ad un marito, come caldamente raccomandava l’articolo What girls are good for (“Pittsburgh Dispatch”, 1880) a cui lei replicò dando inizio alla storia di Nellie Bly.

Le vicende della sua vita avventurosa sono arcinote e moltissimo è stato scritto su di lei che, nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, è assurta a simbolo della new woman e, dopo un giro del mondo, a icona del patriottismo americano. Risultava dunque piuttosto complesso documentarsi a dovere e rischiosamente ripetitivo trattare una figura così popolare. 

Cristina Scatamacchia, in Nellie Bly – Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, segue la vita di Bly fino al 1890 contestualizzandola in un’ampia trattazione della storia del giornalismo americano, della storia delle donne e del movimento femminista, dell’evoluzione del costume e del turismo femminile. In tale prospettiva si ridimensiona il carattere di eccezionalità solitamente attribuito a Nellie. Per una serie di concause socio-economiche e per i livelli a cui era giunto il dibattito femminista, la soggettività femminile (pur tra mille difficoltà e pregiudizi) stava comunque emergendo soprattutto nel lavoro.

Autrice di sensazionali inchieste sotto copertura, nel 1890 N.B. divenne popolarissima per aver compiuto il giro del mondo in 72 giorni (in anticipo rispetto ai 75 previsti dalla sua tabella di marcia) sfidando e superando il record dell’algido e impeccabile Phileas Fogg uscito dalla penna di Jules Verne. Scatamacchia rileva come curiosamente al tempo del viaggio, che prevedeva anche l’attraversamento della nostra penisola sul postale fino a Brindisi, la stampa italiana non avesse mai fatto cenno a Nellie e che, a parte moltissimi articoli, studi specifici ed edizioni per l’infanzia e l’adolescenza, ancora ne manchi in Italia una biografia approfondita ed esauriente. 

(Sulle pagine di questa nostra rivista già esiste uno spazio a lei dedicato a cura di Marina Antonelli; segnalo inoltre l’uscita per il 22 gennaio 2022 di Bly, romanzo storico sulla vita di Nellie Bly di Melania Soriani, ed. Mondadori)

Melania Soriani, Bly, Mondadori, Milano, 2022

Il viaggio intorno al mondo, che si svolse dal 14 novembre 1889 al 25 gennaio 1890, fu organizzato dal “New York World”, l’influente e innovativo giornale di J. Pulitzer che, oltre ad orientare l’opinione pubblica verso il riformismo con temi di scottante attualità e di seria denuncia sociale, puntava anche, competitivamente con altre testate, ad accaparrarsi un pubblico sempre più vasto sfornando articoli scandalistici e melodrammatici. Di per sé il fatto che partisse una donna sola (senza chaperon di sorta) era piuttosto sconveniente e faceva già notizia, una vera manna per l’editore, ma permanevano le perplessità circa i pericoli del viaggio e i tempi degli spostamenti che il trasporto di numerosi bagagli, previsti per una donna, avrebbe sicuramente dilatato. Qualche anno prima, a soli 21 anni il “Pittsborgh Dispatch” l’aveva inviata come corrispondente in Messico e lei «… per salvare le apparenze e conferire una patina di rispettabilità alla sua impresa, convinse sua madre a farle da accompagnatrice» (idem p.93). Ma non era più una reporter alle prime armi. L’approdo al “World” e le numerose inchieste sotto copertura a sfondo sociale, in cui aveva rivestito i ruoli più disparati dimostrando spregiudicatezza, spirito di adattamento ed inventiva, avevano plasmato la sua carriera. Aveva dato prova di coraggio in molte occasioni, la più pericolosa nel 1887 quando per 10 giorni si era finta pazza per indagare sugli abusi perpetrati dal personale medico ed infermieristico incompetente, e in più casi crudele, ai danni delle pazienti dell’istituto psichiatrico femminile di Blackwell Island. La sua determinazione convinse l’editore. Partì sola, con un bagaglio esiguo ed un solo abito da viaggio comodo e pratico, «… l’occorrente per scrivere… e un vasetto di crema idratante, unica concessione alla vanità femminile, utile anche contro le eventuali scottature solari…»(idem p. 253). La rivista “Cosmopolitan” volle contrapporle una rivale, Elisabeth Bisland, che sarebbe partita in direzione opposta nella stessa gara contro il tempo, ma il “World”, per ovvie ragioni, non pubblicò mai nulla a riguardo e Nellie ne venne a conoscenza solo ad Hong Kong. Bisland non superò la sfida. 

Il “New York Times” del 15 novembre 1889 riportò la notizia di entrambe le partenze:

«Miss Nellie Bly, a young woman whose notebook and pencil are her constant companions, started yesterday on the steamship Augusta Victoria for a trip around the world. She has laid out a route and a time schedule, designed to bring her back to this city in seventy five days. Another female writer, miss Elisabeth Bisland started overland for San Francisco last night with the intention of travelling around the world in an opposite direction to that taken by miss Bly…» (Nellie Bly leaves for famous trip… – RareNewspapers.com).

Il “World” sostenne quotidianamente l’impresa pubblicando le brevi note di aggiornamento sulla tabella di marcia che Bly riusciva a telegrafare, talvolta fortunosamente, tra uno scalo e una partenza e i resoconti più dettagliati dei manoscritti che arrivavano a distanza di qualche settimana. Venne anche indetto un concorso che avrebbe premiato con un viaggio in Europa chi avesse previsto con maggiore esattezza la reale durata del viaggio. Il suo rientro fu un trionfo: «Dicono che nessuno in America abbia mai avuto tante ovazioni… Gli americani uscirono di casa per tributare omaggio a una ragazza americana che per prima aveva conquistato il record del più veloce giro del mondo e insieme a loro gioivo anch’io del fatto che fosse proprio una ragazza americana ad averlo conquistato» (Nellie Bly, Il giro del mondo in 72 giorni, p. 240). Era all’acme della popolarità, la sua immagine venne sfruttata commercialmente per pubblicizzare i prodotti più svariati. Seguirono la pubblicazione di un libro e cicli di conferenze, ma la giovane donna, whose notebook and pencil are her constant companions, tornò presto al suo mestiere di reporter.

David Randall, giornalista e scrittore britannico, autore di libri e manuali di giornalismo, in Tredici giornalisti quasi perfetti celebra le eccellenze del giornalismo di tutti i tempi e colloca al quinto posto Bly. Tra i criteri: il lavoro svolto rigorosamente sul campo, la rapidità dei tempi di raccolta di notizie, stesura e invio del pezzo (attraverso scarsi mezzi a disposizione), la capacità di corredare di dettagli una notizia in poco tempo e di superare, o evitare, ogni ostacolo nella ricerca di notizie, l’interpretazione, la contestualizzazione, il linguaggio diretto e immediato. Indubbiamente il lavoro sul campo era la specialità di Nellie che, come giornalista investigativa, diventava protagonista e testimone di fatti che contribuiva a produrre lei stessa in una sorta di action-journalism

Ebbe il merito di saper documentare ingiustizie e soprusi in modo semplice e chiaro e con un approccio sempre molto personale e pratico. Intendeva «… scrivere di determinate faccende in modo da poterle cambiare… Era convinta che, se solo si potevano svelare i fatti reali, allora si potevano spingere i cittadini e le autorità ad agire e ad apportare miglioramenti» (David Randall, cit.). Documentò lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, le attività illecite di agenzie matrimoniali e di collocamento, il traffico di neonate/i, le deplorevoli condizioni di istituzioni preposte all’assistenza, i disagi che affliggevano la gente comune. Il fatto è che i disagi e le frustrazioni che avevano segnato il suo vissuto la facevano entrare facilmente in empatia con il pubblico. E poi «… sapeva fare le domande che gli altri cronisti potevano immaginare, ma non osavano formulare. A un’operaia che aveva detto di andare spesso nei bar a bere con degli estranei (comportamento giudicato all’epoca quasi inqualificabile) la Bly domandò: “Perché rischi così la tua reputazione?”. La ragazza rispose… “Rischiare la mia reputazione! Non penso di averne mai avuta una da mettere a repentaglio. Lavoro sodo tutto il santo giorno, settimana dopo settimana, per una vera miseria… Non ho nessuno svago, nessun libro da leggere. Non posso andare nei luoghi di divertimento per mancanza di vestiti e di soldi e a nessuno importa cosa ne è di me”.» (idem). E sapeva adottare punti di vista originali che demistificavano i comuni stereotipi che stampa e opinione corrente attribuivano a categorie e a figure pubbliche. È il caso degli operai della Pullman in sciopero: «… vado in case tranquille e trovo i lavoratori in sciopero che accudiscono i bambini, non sono agitatori, non sono assassini né facinorosi…» (idem). O come le interviste all’anarchica Emma Goldmann in carcere e alla femminista Susan B. Anthony che si aprono con un ritratto delicato e piacevole del personaggio (sguardo, postura, abbigliamento) teso a spiazzare le aspettative del pubblico. Sono donne che nelle loro risposte argomentano civilmente con pacatezza e determinazione le proprie convinzioni, in contrasto con l’immagine stereotipata di ribelli socialmente pericolose, incuranti del proprio aspetto, violente e aggressive, diffusa dalle autorità e dalla stampa. È inevitabile che si stabilisca un’empatia con le intervistate. Nella lunga intervista pubblicata il 2 febbraio 1896, Susan B. Anthony ripercorre le prime lotte e alcune delle tappe storiche del Movimento femminista americano. Rievoca le sue radici familiari, l’educazione quacchera, la militanza nel Movimento per la Temperanza fino alla presa di coscienza femminista. Come insegnante (uno dei pochi mestieri ai suoi tempi consentiti ad una donna) aveva protestato prima contro la disparità salariale uomo-donna: «Ho vissuto l’ingiustizia del fatto che a uomini stupidi venivano pagati salari che erano il doppio e il triplo di quelli delle donne, soltanto per il fatto di essere uomini», e poi per il diritto delle donne di parlare in pubblico. Infine l’approdo alla consapevolezza che per l’empowerment femminile bisognava conquistare il diritto di voto. Bly lascia parlare liberamente e lungamente l’intervistata, tiene viva la curiosità di chi legge con domande sull’amore, la moda, la poesia, la religione che contribuiscono ad alleggerire i toni e ad aumentare l’empatia del pubblico. Conclude con accenti di sincera ammirazione e di sostegno alla lotta per il voto: «Ho chiesto alla piccola guerriera dai capelli argentati “Ha mai perso la speranza?” “Mai!” ha risposto con coraggio. “So che Dio non ha mai creato una donna affinché fosse comandata da un uomo”. Lei è quanto di meglio e di nobile si può trovare in una donna… aiutiamola tutte/i a promuovere la causa del suffragio» (www.rarenewspapers.com). 

A 30 anni Bly si sposò interrompendo temporaneamente il suo lavoro. La vita coniugale si rivelò un’esperienza fallimentare e, alla morte del marito, cercò di ristrutturare l’azienda di famiglia, dopodiché tornò a fare la cronista per il “New Evening Journal”. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si trovava in Austria in cerca di fondi per l’azienda. Subito annunciò al suo giornale che sarebbe partita per il fronte russo e serbo come corrispondente di guerra. Nelle corrispondenze, il tono iniziale da reporter ansiosa ed eccitata di raggiungere la prima linea si smorzò immediatamente di fronte alla realtà della guerra di cui registrò gli aspetti più dolenti e raccapriccianti nelle trincee, negli ospedali militari, fra i civili e nel paesaggio devastato.

«C’erano bende insanguinate, una scarpa, un pezzo di cappotto, una pentola abbandonata, un’altra con il foro di un proiettile… Ognuna di queste centinaia di buche simili a tombe è stata la tenda, la casa, il rifugio di un soldato. Qui mangiavano quando il cibo riusciva ad arrivare. Qui soffrivano la fame quando non c’era da mangiare. Qui uccidevano e venivano uccisi».
(Lettera da Przemyśl, 30 ottobre 1914. In Edith Wharton Nellie Bly – Da fronti opposti, p. 127).

Affidava al suo stile da reporter una visione antieroica e antiretorica dell’insensatezza e dell’ assurdità della guerra, la stessa che, «in una prosa limpida ed elegante» (idem p.16) e da un opposto schieramento, restituiva la sua connazionale Edith Wharton in veste di temporanea corrispondente dal fronte francese. 
Tornata negli Stati Uniti riprese alacremente la sua attività con una rubrica che raccoglieva le varie richieste di aiuto della popolazione di New York e in particolare dell’infanzia abbandonata, impegnandosi instancabilmente fino a 57 anni quando morì di polmonite. 

E se è vero che «le strade libere le fanno le donne che le attraversano», questo è stato sicuramente vero per Nellie Bly che «inaugurò il mestiere di reporter al femminile facendo delle strade della città − quelle stesse strade che… in precedenza aveva percorso in cerca di un impiego − il luogo privilegiato in cui svolgere il proprio lavoro… Non si trattava più di percorrere le strade con cautela, ma di recarsi in quartieri poveri e malfamati…’passaggi particolarmente pericolosi’, intesi come attraversamenti difficili che le consentivano l’ingresso in luoghi per tradizione interdetti alle donne ‘per bene’». (Scatamacchia, op. cit., pp. 11-12).

Due intitolazioni stradali negli Stati Uniti. Nellie Bly Lane, Stormville, East Fishkill, NewYork (a sinistra). Nellie Bly Drive, Louisville, Kentucky (a destra)

Per approfondire

Cristina Scatamacchia, Nellie Bly-Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, Perugia, Morlacchi, 2002

Nellie Bly, Dieci giorni in manicomio, (Trad. di Lisa Cecchi) ebook, Nilalienum edizioni, 2018

Nellie Bly, Il giro del mondo in 72 giorni, a cura di Luisa Cetti, Milano, Mursia, 2021 

David Randall, Tredici giornalisti quasi perfetti, Edizione digitale Laterza, 2013, cap. V

Edith Wharton Nellie Bly Da fronti opposti, a cura di Laura Cetti, Roma, Viella, 2010

https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/nellie-bly/

https://www.ingenere.it/articoli/pioniere-nelly-bly-e-il-giornalismo-di-inchiesta

Nellie Bly leaves for famous trip… – RareNewspapers.com

https://www.rarenewspapers.com/view/621269?acl=851761768&imagelist=1#

***

Articolo di Rossana Laterza

Insegnante di Italiano e Storia in pensione. Con il gruppo Toponomastica femminile ha curato progetti di genere nella scuola superiore e collaborato a biografie di donne di valore dimenticate.

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