Una donna è un’isola: omaggio a Concetta Barra

Nella giovane storia delle Capitali italiane della cultura iniziata nel 2014 dal ministro Dario Franceschini si annovera per la prima volta un’isola: Procida. Non la più grande dell’Arcipelago napoletano, ma una delle più piccole e spigolose presenti sulla mappa. Se si dovesse scegliere una personificazione di Procida da poter presentare a chi ancora non l’ha visitata, Concetta Grasso Barra ne sarebbe l’esempio più adatto: minuta e asciutta ma con una variopinta espressività. Queste caratteristiche hanno contraddistinto la cantatrice procidana lungo l’intera carriera, rendendola celebre nella prima e poi anche nella seconda metà del secolo scorso.

Concetta nasce l’11 febbraio 1922 e fa il suo esordio nel mondo della musica all’età di vent’anni insieme alle sorelle Nella e Maria con cui forma il Trio Vittoria. Alcune pagine del libro di Lamberto Lambertini dal significativo titolo Sono nata a Procida. Memoria impossibile di Concetta Barra, edito a Napoli da Colonnese nel 2001, raccolgono e vivificano i ricordi dell’artista partenopea che del Trio racconta: «Noi eravamo tre sorelle, ogni mattina ci affittavamo una barca a Mergellina da Pascale, tre lire […], ci facevamo il bagno e al ritorno ci mettevamo a cantare […]. Scendeva la sera, parecchie barche si accostavano e ci seguivano per sentire, ci applaudivano. A quell’ora il mare era tutta una fosforescenza, era un sogno, veramente un sogno. Ci chiamavano “‘a varca che canta”».

È proprio questo scenario, evocativo già alla lettura, ad affascinare il fondatore della Compagnia Femmena, che le invita a esibirsi con altre giovani cantanti, attrici e ballerine. Il successo non tarda ad arrivare e il Trio Vittoria avvia una serie di collaborazioni con personaggi di spicco dell’epoca quali i fratelli De Filippo, Totò, Aldo Fabrizi e Alberto Sordi. Ma la bravura delle sorelle Grasso non è da ricercare esclusivamente nelle loro capacità vocali, bensì nella scelta di un repertorio della tradizione popolare napoletana, e in particolar modo procidana, che pure cavalca la nuova stagione del folk revival italiano. Dal carattere narrativo, i canti intonati da Concetta, Nella e Maria hanno dei soggetti desunti dal mondo sacro e profano e ricorrenti nella cultura locale; la musica funge da contraltare al contenuto dei testi: non di rado infatti ritmi incalzanti e allegre combinazioni armoniche si contrappongono a malinconici versi. Nel gesto teatrale che sorge spontaneo e che spesso accompagna il repertorio del folklore, è possibile cogliere il primo indizio di una naturale attitudine di Concetta alla recitazione: arte che, insieme al canto, determinerà il suo secondo debutto nel mondo dello spettacolo dopo una pausa durata trent’anni.

Poco dopo la fine della guerra, difatti, la cantatrice conosce Giulio Barra e, dopo essere convolata a nozze con il fantasista napoletano, dà alla luce tre figli: Peppe, Gabriele e Antonio. Sceglie dunque di interrompere l’attività artistica per dedicarsi interamente alla famiglia e incoraggia il percorso teatrale del primogenito che inizia a frequentare scuole di teatro e dizione. Questi si unisce alla Nuova compagnia di canto popolare fondata nel 1967 da Roberto De Simone, Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò e contribuisce al comune obiettivo del gruppo: donare nuova vita alla musica popolare attraverso la ricerca e la commistione con la musica colta. Le prove di questa fortunata formazione avvengono a casa di Peppe Barra e, una sera, De Simone sente casualmente cantare Concetta; folgorato dalla sua voce, la invita a prendere parte agli spettacoli teatrali della compagnia. Il successo è immediato e il pubblico accoglie con calore il ritorno della talentuosa cantatrice partenopea dopo tanto tempo.

Nel suo secondo debutto, teatrale e canoro, Concetta Grasso è Sarchiapone, personaggio profano nella sacra opera tardo-seicentesca La Cantata dei Pastori reinterpretata da De Simone, ma è anche parrucchiera, zingara e cameriera in La Gatta Cenerentola. A tale riguardo la critica scrive: «Concetta è la mano della cabala, l’ironia della pettinatrice e la verità della zingara, una voce popolare esaltata dalle doti di narratrice e che, proprio per questa capacità, nei ruoli che interpreta, appare come una donna che scioglie i nodi del cunto in un vicolo qualsiasi del Sud». Divide la scena con il figlio Peppe e la loro profonda intesa conquista il pubblico. Sul palco non sembra avvenga, però, una sentimentale rappresentazione tenuta da due persone legate dal vincolo familiare, ma una verace interpretazione delle sceneggiature da parte di due professionisti che si stimano reciprocamente. Ciò è pur reso evidente in una recente intervista a Peppe Barra che dichiara, mostrando una foto della madre incorniciata e appesa di fianco alle immagini di famosi artisti del secolo scorso, di «aver avuto la fortuna di poter conoscere Concetta Barra».

Concetta e Peppe

Negli anni Settanta avvengono le prime incisioni che vedono coinvolte diverse persone tra cui la stessa Grasso, i figli Peppe e Gabriele, e Roberto De Simone. Non a caso, il primo disco registrato con l’etichetta Derby nel 1974 narra la storia di Napoli, dalle dominazioni alla resistenza del popolo. Il titolo dell’album e della omonima canzone è Nascette miezz’o mare: un’articolata reinterpretazione di Roberto De Simone della seicentesca tarantella Michelammà. Concetta canta di una città che, come lei, è nata in mezzo al mare. L’appartenenza all’isola partenopea conferisce all’intero album tinte vivide e contrasti forti che ben sintetizzano l’immagine della terra di origine. Due anni dopo, firma un nuovo contratto con l’etichetta discografica Cetra e incide Schiattate genta né. A dispetto dell’aspro titolo, le tracce contenute nell’album trattano pure tematiche legate al mondo sacro. Segue la pubblicazione delle musiche di La Gatta Cenerentola, l’opera teatrale di De Simone che ha riscosso immenso e lungo successo in Italia e all’estero e che, nel 2012, è stata inserita dalla rivista Rolling Stone all’ottantatreesima posizione della classifica dedicata ai cento dischi italiani più belli di sempre. Questo album rappresenta una vera e propria celebrazione della commistione fra il popolare e il colto, in cui non di rado risuonano sonorità dei popoli che a lungo hanno dominato Napoli. La produzione successiva è caratterizzata dalla presenza stabile del figlio Peppe con cui Concetta divide lo studio di registrazione e il palco: diversi i video rintracciabili sul web che immortalano i due prima nei panni di Sarchiapone e Razzullo e poi, improvvisamente, nel ruolo di gatti ruffiani, accompagnati dalle musiche di Gioachino Rossini. Di questi anni si ricordano: Scherzo in musica in due tempi, Senza mani e senza piedi, Sempresì ovvero il segreto per essere felici, La festa del Principe e Signori io sono il comico. L’attività artistica di Concetta Barra si intensifica ulteriormente tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta. Recita nella pellicola di Nanny Loy Café Express, al fianco di Nino Manfredi e Leo Gullotta; compare poi nel film tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte La pelle, diretto da Liliana Cavani; collabora infine con i registi Maurizio Scaparro e Amanzio Tondini nei film Don Chisciotte e I soliti ignoti vent’anni dopo, usciti nelle sale rispettivamente nel 1983 e nel 1987.

Concetta si spegne nel 1993 durante le prove dello spettacolo Flik e Flok a causa di una polmonite. All’indomani della scomparsa, il 6 aprile, il giornalista Rodolfo Di Giammarco scrive un commovente articolo sul quotidiano la Repubblica intitolato Concetta risata magica, in cui ricorda così la cantatrice procidana: «L’arte di Concetta ha rappresentato una perenne sfida contro l’attorume retorico e ruffiano, e contro i tanti modelli pervasi di folclore. Ha demolito senza misericordia l’uso dei patemi tradizionali, della routine, della enfatizzazione delle miserie. E ha invece propiziato generosamente una straordinaria tecnica del ghigno, esasperando o camuffando la sua mancina femminilità». Da allora il figlio Peppe ha conservato e mantenuto vivo il contributo artistico della madre, sostenendo diverse iniziative a lei dedicate; molte di queste si tengono tutt’oggi a Procida, come il Premio Concetta Barra che ogni anno promuove nuovi giovani talenti attivi nel mondo della musica e del teatro. Nella locale Scuola media statale “Antonio Capraro” è stato intitolato l’intero atrio principale a Concetta Barra Grasso; mentre nel quartiere di Terra Murata in cui la cantante è nata e ha vissuto a lungo una strada porta il suo nome. Le esibizioni della grande Concetta mantengono il loro valore nonostante il passare degli anni e, come ogni opera d’arte rimasta alla storia, continuano a esercitare un potere su coloro che sono pronti a fruirne attivamente, lasciando spazio alla riflessione e ai sentimenti. Ne sono esempio le battute finali di La Gatta Cenerentola pronunciate per la prima volta nel 1976; nel centenario dalla nascita esse appaiono come un nuovo insegnamento e al contempo un congedo: «Io credo che, pe’ sta’ bbuono a stu munno, o tutte l’uommene avarriano essere femmene o tutte ‘e femmene avarriano essere uommene».

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Articolo di Giuliana De Luca

Pianista e laureanda alla facoltà di musicologia di Cremona, insegnante di pianoforte e di educazione musicale alle scuole medie. Crede nella musica al di là del genere e dell’autore, per questa ragione la coltiva nella prassi e nella teoria. Dal 2021 scrive per documentare eventi musicali e per riportare alla luce protagoniste femminili che hanno contribuito a fare la storia della musica. 

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