Fantascienza, un genere (femminile). Mary Robinette Kowal

Mary Robinette Kowal è un’autrice pluripremiata e attenta al successo come anche dimostra il carattere più spiccatamente commerciale del suo sito rispetto, per esempio, all’impostazione più bizzarramente fantasiosa di quello di Kij Johnson, pure autrice in ambito science fiction.

Per l’elenco esaustivo di awards e nominations di Kowal si rinvia alla pagina Wikipedia in lingua inglese: basti qui ricordare che con The Calculating Stars (2018) la scrittrice si aggiudica Nebula, Hugo e Locus, onore toccato a soli diciotto romanzi nella storia di questi ambiti riconoscimenti. Tanto concorde successo, probabilmente, ha fatto sì che l’opera sia proposta da Mondadori in traduzione italiana, nel 2021, in un ponderoso volume di 498 pagine che mantiene il titolo originale (sarebbe stato decisamente poco efficace il letterale Le stelle calcolatrici, inadeguato a esprimere l’ambiguità semantica che connota le matematiche addette ai calcoli all’interno dell’agenzia spaziale statunitense, con il loro ruolo fondamentale nella storia dell’astronautica, e le stelle propriamente dette, di forte valenza simbolica nel testo).

Mary Robinette Harrison nasce l’8 febbraio 1969 a Raleigh, North Carolina: il secondo nome è il diminutivo femminile del più diffuso Robin, il cognome con il quale si firma è quello acquisito dopo il matrimonio. Compie gli studi alla East Carolina University specializzandosi in arte e teatro e, dopo il perfezionamento presso il Center for Puppetry Arts di Atlanta, inizia la professione di marionettista a vent’anni, nel 1989, collaborando poi con il team del celeberrimo Muppet Show. Vive ora a Nashville con il marito Rob Kowal «and over a dozen manual typewriters», macchine da scrivere meccaniche accanto alle quali ama farsi fotografare.

Mary è una persona di talento – così è stata presentata da Silvio Sosio alla convention StraniMondi 2021, cui ha partecipato da remoto −, che pone la relazione con il pubblico al centro delle proprie molteplici attività («Author, Puppeteer, Narrator» sono quelle indicate sul suo sito): scrittrice, marionettista, autrice di podcast, doppiatrice, esperta di art education, nonché presidente dell’organizzazione Science Fiction and Fantasy Writers of America dal 2019 al 2021.

Mary Robinette Kowal in una celebre foto di Rod Sercey,
accanto ad alcune delle sue macchine da scrivere d’epoca

Inizia a scrivere e a pubblicare in età matura, nel 2004: la prima nomination per l’Hugo (categoria short story) è del 2009, con Evil Robot Monkey, la prima vittoria per lo stesso premio (nella stessa categoria) del 2011, con For Want of a Nail; quindi, nel 2014, giungono l’affermazione e nuovamente l’Hugo Award con The Lady Astronaut of Mars, la novelette che dà inizio alla serie Lady Astronaut Universe. Non la prima serie di Kowal: è preceduta dai cinque romanzi delle Glamourist Histories − ambientati nella Regency Era della storia inglese, ovvero nel secondo decennio del XIX secolo, e vagamente ispirati all’opera di Jane Austen −, che sono pubblicati tra il 2010 e il 2015; a questi segue il romanzo tra fantasy e ucronia Ghost Talkers, del 2016.

The Lady Astronaut of Mars è proposto in traduzione italiana da Robot n. 71, con titolo che traduce alla lettera l’originale, La Signora Astronauta di Marte; è apparso per la prima volta in forma di audiolibro all’interno di una antologia nella quale ogni racconto presenta lo stesso incipit di un classico della letteratura; «Dorothy lived in the midst of the great Kansas prairies, with Uncle Henry, who was a farmer, and Aunt Em, who was the farmer’s wife»: Mary sceglie, evidentemente, The Wonderful Wizard of Oz di Frank Baum (1900). Il racconto è molto bello, equilibrato sia nella misura sia nella commozione che trasmette, con personaggi e affetti umanissimi, inseriti, ovviamente, entro una cornice science fiction: il tema è quello del lungo amore tra Elma e Nathaniel York, che dopo un’intera esistenza insieme sono ora anziani e consapevoli del fine vita che si avvicina, per lui in particolare, cui un male invalidante riserva ancora pochi mesi su Marte, ove l’umanità è migrata in seguito a una catastrofe naturale che ha reso inabitabile Terra. Entrambi compiono, l’uno nei confronti dell’altra, un gesto d’amore straordinario, reso possibile proprio da Dorothy, divenuta medico e adulta, figlia simbolica che la coppia non ha avuto, per la quale, molti anni prima, la protagonista ha senza saperlo assunto un ruolo di madre; le due donne si ritrovano e riconoscono proprio nel momento in cui Elma prova l’urgenza di essere sostenuta da una figura filiale e Dorothy ha finalmente la possibilità di dimostrarle affetto e riconoscenza. Non da meno il personaggio di Nathaniel, che accetta il proprio destino di dolore e finitezza perché sa di essere amato.

Mary Robinette Kowal è anche prolifica autrice di racconti: un’ottantina, alcuni liberamente accessibili in lingua originale sul sito dell’autrice, uno dei più recenti − A Little Wisdom, in verità piuttosto insipido – apparso nel 2020 nell’antologia Entanglements: Tomorrow’s Lovers, Families, and Friends a cura di Sheila Williams, nel 2021 tradotta in lingua italiana.

Sono però i romanzi The Calculating Stars e The Fated Sky (concepiti come un’opera unitaria, edita in due volumi per ragioni di mole, rispettivamente il 3 luglio e il 21 agosto 2018) che valgono a Kowal «un contratto a sei cifre con Tor Books» (così Andrew Liptak su The Verge il 18 settembre 2018) e la portano a scrivere altri due romanzi della serie, The Relentless Moon (pubblicato il 14 luglio 2020) e The Martian Contingency (che lo sarà nel 2022). In Italia è apparso soltanto il primo.

The Calculating Stars è il monumentale prequel di The Lady Astronaut of Mars: al centro della vicenda Elma e Nathaniel York, «una giovane coppia sposata in piena salute» che il primo capitolo coglie in una baita sulle Poconos Mountains, Pennsylvania, il 3 marzo 1952: non un giorno qualunque, ma quello in cui una meteora impatta sulla Terra distruggendo completamente Washington DC e, soprattutto, determinando il prossimo futuro di inabitabilità del pianeta, poiché la massa d’acqua lanciata nell’atmosfera dapprima lo raffredderà, causando una nuova glaciazione, poi lo riscalderà fino a temperature insostenibili per vegetali (dunque anche piante alimentari) e animali (donne e uomini compresi). «Questo evento – così Mary Robinette Kowal a StraniMondi 2021 − mette in difficoltà il genere umano, ma un grosso problema può rafforzare lo spirito di collaborazione: i temi del romanzo, infatti, sono la cooperazione e la speranza»: in effetti, dopo la caduta della meteora, la solidarietà tra le nazioni si rinsalda e, grazie all’intuizione di Elma riguardo al clima prossimo venturo, assume grande slancio l’esplorazione spaziale, finalizzata a colonizzare Luna, come stazione intermedia, e Marte, come meta finale. Nell’ambito di questo progetto ambizioso, sono assunti dalla Naca (l’agenzia federale statunitense per la ricerca aereonautica, da cui poi nascerà la Nasa, per la ricerca spaziale) sia Elma, brillante matematica, sia Nathaniel, ingegnere missilistico. La vita della coppia, del gruppo di donne e uomini che ruota intorno a loro – conoscenti, amiche, nemici, mescolati a figure storiche più o meno note – si intreccia con la lotta che le donne e ancor più le persone di colore affrontano per far valere i propri diritti e ottenere pari opportunità di affermazione e successo, perché a loro è sempre richiesto di dare ulteriori dimostrazioni, rispetto ai maschi bianchi, delle proprie competenze e capacità, del proprio valore.

L’astronauta Sally Ride, prima donna statunitense a raggiungere lo spazio il 18 giugno 1983,
a bordo dello Shuttle (Nasa)

L’idea è forte e innovativa, e Mary la persegue coerentemente anche in una serie di articoli pubblicati sul New York Times tra il 2019 e il 2021 e dedicati all’astronautica al femminile, ove ripercorre le politiche sessiste e discriminatorie praticate dalla Nasa fino agli anni Settanta (soltanto alla fine del 1970 le donne sono ammesse ai programmi spaziali) e Ottanta (nel 1983 Sally Ride è la prima statunitense lanciata in orbita): tute spaziali e utensili concepiti a misura di maschio, così come altezze dei sedili e gradini delle scalette, perplessità manifeste nell’accostare «un umano psicofisiologico temperamentale» (una donna ‘ormonale’) con «una macchina complessa» (il veicolo spaziale); e, ancora, dichiarazioni esplicite (e palesemente false) nei confronti delle aspiranti di genere femminile: l’assenza di «piani per assumere donne nei voli spaziali a causa del grado di addestramento scientifico e di volo e delle caratteristiche fisiche richieste» nel 1962 giustifica il diniego nei confronti della veterana del volo aereo Wally Funk.

La pilota statunitense Wally Funk si sottopone a prove attitudinali per il volo spaziale, nel 1961
(Carl Iwasaki/Getty Images)

E dire che le donne potrebbero essere più adatte allo spazio rispetto agli uomini: sono più leggere, dotate di una migliore salute cardiovascolare, necessitano di una minore quantità di ossigeno, sono in grado di tollerare forze G (gravitazionali) più elevate e dimostrano grande capacità di resistenza all’isolamento e allo stress. Tutto questo, nel romanzo, è filtrato da un’atmosfera familiare, che chi legge riconosce nel corso della narrazione affezionandosi ai personaggi, buoni e cattivi, mai, però, assoluti nell’indole positiva o negativa: a partire da Elma York, la protagonista dotata di straordinaria inclinazione per il calcolo (che esegue a mente con sorprendente facilità), ma vittima di crisi di insicurezza e di ansia, perennemente alle prese con il fantasma della madre che le ricorda il dovere di apparire inappuntabile (e la ossessiona con il suo ripetuto «Cosa penserà la gente?»); per arrivare a Stetson Parker, antagonista di Elma, misogino e disonesto, ma non troppo; attraversando le amiche del gruppo delle Wasp, le pilote al servizio delle forze aree statunitensi che svolgevano azione di trasporto e collegamento durante la Seconda guerra mondiale: alcune di loro leali e solidali, altre carrieriste e poco capaci, mai però disprezzabili. Perché nel romanzo è tutto un po’ edulcorato e patinato: gli effetti, pur terribili, della catastrofe originata dalla meteora, così come i successivi incidenti durante i lanci verso lo spazio; le gelosie, le rivalità, gli scontri all’interno della base missilistica, di cui è comunque ben rappresentata l’atmosfera; il rapporto matrimoniale di Elma e Nathaniel, coppia monogama e praticamente perfetta, anche nell’intesa sessuale (descritta più volte nei preliminari del rapporto, mai oltre!), resa più interessante dall’appartenenza alla cultura ebraica, anche se non rigorosamente ortodossa (ed ecco Shabbat e Bar Mitzvah che fanno tanto gruppo di famiglia), avvertita vicina per la perdita dolorosa di alcuni congiunti (i genitori della protagonista) o per il ritrovamento fortunato di altri (l’anziana zia, accolta dal fratello che ha contratto la poliomielite in età infantile di Elma).

Copertine dei volumi della serie Lady Astronaut Universe di Mary Robinette Kowal finora editi, tutti per Tor Books: The Calculating Stars (2018), The Fated Sky (2018),
The Relentless Moon (2020)

In ultima analisi, The Calculating Stars è un libro ben costruito, o meglio, costruito per essere un libro di successo: presenta un’intenzione encomiabile e impossibile da non condividere, quella di dimostrare le difficoltà che il genere femminile e la minoranza nera hanno dovuto affrontare e superare negli States degli anni Cinquanta e Sessanta (e in questo è epigono di Hidden Figures, il romanzo di Margot Lee Shetterly, del 2016, reso celebre dalla trasposizione cinematografica di Theodore Melfi, pure del 2016, nota in Italia con il titolo Il diritto di contare); è ben documentato e si avvale di consulenze qualificate – piloti di aerei, astronauti, ingegneri missilistici, astronomi, sia uomini sia donne, puntualmente elencati nei Ringraziamenti a fine volume − che lo rendono credibile sotto il profilo scientifico e tecnico e rigoroso nell’utilizzo dei linguaggi specifici; dimostra abilità narrativa e conoscenza adeguata nel prospettare e intrecciare passati e futuri alternativi, apparentandosi a pieno titolo al genere dell’ucronia. Un libro ben costruito, dunque, che risulta scorrevole nella lettura ma non emoziona, che risente del fatto che «la mole è una severa maestra», come il compianto Giuseppe Lippi già nell’autunno 2014 (Robot n. 72) osservò a proposito del progressivo lievitare delle pagine dei romanzi di fantascienza statunitensi, mediante il ricorso alla descrizione minuziosa dei personaggi e della loro vita intima e ideologica, alla moltitudine di comprimari, alle trame complesse, a discapito del sense of wonder e dell’originalità.

The Calculating Stars trasmette, però, un messaggio di valore: ovvero che tutte noi, pur nelle nostre fragilità e imperfezioni, ce la possiamo fare, come Elma York, la Signora Astronauta che grazie a caparbietà e onestà andrà nello spazio, non per sé stessa, ma in nome delle bambine e delle donne, del passato, del presente e del futuro, in una linea temporale che nel romanzo ha preso un’altra direzione rispetto a quella della storia: «Le bambine pensavano che potessi fare qualsiasi cosa – riflette Elma all’incirca a metà volume – Pensavano che le donne potessero andare sulla Luna. E per questo erano convinte anche loro di poter andare sulla Luna. Erano la ragione per cui non dovevo fermarmi, perché, quando avevo la loro età, avrei avuto bisogno di qualcuno come me. Una donna come me».

In copertina. Gino Andrea Carosini, Mary Robinette Kowal.

***

Articolo di Laura Coci

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Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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