Intervista a Gabriella Campioni

«Quando ci vede intrappolati nei nostri limiti, mentre i talenti restano sempre impolverati dentro un cassetto dell’anima, la Dea diventa bellicosa e ci manda mille segnali […] il talento non è solo arte, tecnica o scienza, ma anche saper ascoltare o dare amicizia sincera, lealtà, capacità di empatia», scrive Gabriella Campioni in Il manuale della dea guerriera (Fabbri), invitandoci a superare gli stereotipi che hanno accompagnato da sempre la figura femminile: la fanciulla in pericolo, la figlia ubbidiente, la madre che si sacrifica, la seduttrice insidiosa.
Saggista brillante, Counselor Faip, docente presso la Fondazione Humaniter, master Reiki, studiosa di simboli, miti, archetipi e di temi correlati alla Dea Madre, Gabriella ci accompagna in un cammino di profonda autoconsapevolezza, che apre la mente a un modo nuovo di pensare ai propri talenti, alla salute, alla malattia, al lavoro, alla vita di relazione.
Nei suoi libri – Meditare con Maria di Magdala. Donna di luce (Gabrielli), Il corpo liberato (Gabrielli), Visualizzazioni di guarigione (Xenia), Il tuo medico interiore (Xenia) – troviamo, infatti, gli stimoli efficaci per attivare in noi il pensiero “pro-positivo”, una vera risorsa per fronteggiare gli imprevisti e i momenti bui, lasciando emergere la vitalità interiore e la gioia di vivere.

Gabriella Campioni, Meditare con Maria di Magdala, Gabrielli Editori, Verona, 2017

In Il manuale della dea guerriera scrivi che «aprirsi alla dimensione del simbolo è un grande esercizio per smettere di giudicare». Un concetto fondamentale che merita di essere approfondito…
Innanzi tutto, grazie di cuore per questa opportunità: mi piace molto l’idea di fungere da “vitamina vagante” insieme ad altre, spero di essere “nutriente”! Già questo può essere un piccolo indizio su che cosa io intenda con “dimensione del simbolo”. Intendo il considerare ogni elemento e ogni evento della nostra vita come indicatore di un qualcosa di più ampio del mero aspetto materiale. A un primo livello, è un po’ quello che fa, ad esempio, la vostra bellissima intitolazione (amo molto i giochi di parole!): ci intendiamo vitamine, piccole sostanze fondamentali per una vita sana, ma anche mine, combattive per la vita, disseminate e capaci di “esplodere” per influenzare o avviare certi processi.
Il “vaganti” lo associo a “erranti”, come i cavalieri di Re Artù. Costoro errano nel duplice senso di vagare e sbagliare: di giorno girano per foreste, si perdono, incontrano avventure e duelli con avversari bellicosi, poi ogni notte vengono accolti in un castello sconosciuto dove vengono lavati e rifocillati e rielaborano l’avventura vissuta, che così diventa “vitamina”. Straordinariamente, il nemico sconfitto non viene ucciso, ma mandato da Artù perché racconti per filo e per segno l’accaduto… ed egli lo fa e viene accolto come nuovo cavaliere della Tavola Rotonda, ossia a pari dignità con gli altri!
Per fare un esempio, Percival (o Parsifal) si scontra con Orgoglioso della Landa, ossia con il proprio orgoglio. Lo incontrerà ancora e, un po’ alla volta, trasformerà il suo arrogante orgoglio giovanile in consapevolezza di sé e del suo valore, coniugandolo con una giusta dose di umiltà, e “cresce”. Anche l’orgoglio serve, come tutto ciò di cui siamo dotati noi umani, l’importante è che cessi di essere arrogante. Giudicarlo sbagliato o condannarlo non serve e ci impedisce di crescere, di evolvere.
Venendo a oggi, a questi tempi difficili, in cui ci sembra di vagare per foreste oscure senza sapere dove stiamo andando, dibatterci chiedendoci chi ha ragione o torto, lottare contro questo o quello, non aiuta a trovare una soluzione. Ritengo più produttivo raccoglierci nel “castello” della nostra interiorità per cercare di capire che cosa ci sta dicendo quello che accade. A livello sia sociale che individuale: la società siamo noi!

In tutti i tuoi libri emerge sempre l’importanza di sapersi ascoltare, liberandosi dai modelli e dai ruoli per aprire la mente al nuovo, all’inatteso. L’ascolto di sé: potrebbe essere proprio questa la chiave della felicità?
Sì, è un po’ quello che intendevo con il “raccogliersi nel castello” di cui sopra. È così che possono arrivare intuizioni capaci di vedere oltre le apparenze. Oggi più che mai, siamo pieni di modelli, di “come dovremmo essere”… stabiliti da chissà chi. Per me, felicità è star bene con sé stessi e con sé stesse… il che implica accettarci per come siamo, con tutte le nostre luci e le nostre ombre. D’altro canto, su questo pianeta vediamo grazie a un mix di luce e di oscurità. Nella luce totale saremmo ciechi/e esattamente come nel buio totale.

Gabriella Campioni, Il tuo medico interiore, Xenia Edizioni, Pavia, 1995

«Dobbiamo smettere di pensarci come isole separate da tutto ciò che esiste intorno a noi». Questo invito, preso dalle pagine di Il tuo medico interiore, mi piace moltissimo. Sentirci connessi e connesse con gli altri e le altre alimenta davvero il nostro benessere?
La Natura ci insegna che tutto è un “sistema”, un complesso organico e organizzato di diversi elementi che vivono in funzione gli uni degli altri. Anche se l’abbiamo dimenticato, noi siamo parte della Natura. Ma va notato che, per noi, non si tratta di pura vicinanza fisica: ci si può sentire soli/e anche in mezzo a una folla. È proprio una percezione, un sentire. E se il distanziamento fisico che ci è imposto oggi volesse portarci proprio a sentire una connessione più sottile e onnipresente? Anche domandarsi dove ci vuole portare quello che accade, individualmente o socialmente, fa parte del pensiero “simbolico”.

Si dice che l’amore sia alla base dell’esistenza. Al di là dei luoghi comuni, credi che l’amore sia il sentimento-motore della vita?
Per me è più di un sentimento, è il collante, quello che tiene insieme l’Universo e la lezione più importante del cammino sulla Terra. Forse è per questo che è difficile e ci può causare tanti dolori: amore come possesso (non devi lasciarmi, sei mio/a), come commercio (ti amo o non ti amo più se…), eccetera. Prendi “come simbolo” il sistema solare: i pianeti, incluso il nostro, nelle loro orbite, un po’ si avvicinano e un po’ si allontanano. Se il sole li volesse possedere, si schianterebbero su di esso. Tutti collegati al sole, ognuno con la sua identità ben precisa. Ma per noi c’è qualche difficoltà dovuta alla mente e al libero arbitrio, altra lezione fondamentale: come posso amare chi non mi ama? Merito di essere amata oppure ho qualche colpa da espiare? Come posso vivere se mi lascia il compagno, la compagna, un figlio, un genitore?

Con l’avvento dell’era digitale, di Internet, dei cellulari, dei tablet e delle reti sociali, siamo entrati in uno stupefacente mondo di connessione permanente. Ti piace questo aspetto della tecnologia?
Sì, devo dire che mi piace e mi permette di mantenere connessioni oggi impedite vuoi per le restrizioni, vuoi per l’età (ho 80 anni). Mi permette anche di trovare risposte o pareri che prima dovevo cercare in una biblioteca fisica: questo per me è importante perché sono curiosa di tutto e mi piace “vagare” in tante vie. Certo, bisogna saper “navigare” in questo mare con una buona bussola o un faro, che per me sono ancora una volta l’ascoltarsi, il sentire con il cuore e con la pancia se quello che si legge o vede ci risuona dentro o no. “Vagando” ancora oltre: e se questo periodo fosse un laboratorio o una scuola per imparare a comunicare a distanza senza l’ausilio di macchine? Lo so che qualcuno sgranerà gli occhi o cadrà dalla sedia, però…

Oltre che di pensiero positivo parli spesso di pensiero pro-positivo. Hanno qualcosa in comune o sono completamente diversi?
“Positivo” implica che ci sia anche un negativo; è, come si sente dire, vedere il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto… o, per qualcuno/a, avere le fette di salame sugli occhi. “Propositivo” significa pensare o parlare in modo da proporre. Vedo il bicchiere mezzo vuoto, le cose che non mi piacciono, ma non mi inchiodo lì, cerco possibili soluzioni. Un mio mantra è: “e se…” E se guardassi le cose da un’altra angolatura? E se provassi a fare così anziché cosà? E se cercassi qualcuno/a che ha provato altre vie? Oggi ce ne sono molte, per quanto ignorate dai media perché, per la mentalità tipica del nostro tempo, quello che fa notizia sono le magagne e, se si è sempre fatto così, allora bisogna continuar a fare così, non c’è altro modo. Si tratta di passare da una mentalità problem-oriented a una solution-oriented, mi sembra chiaro anche senza sapere l’inglese. È proprio una disposizione mentale: anche se sono in un tunnel, so che la luce c’è e a quella tendo pur non sapendo dove o come è. Su questo pianeta, tutto viaggia in coppia: il bello e il brutto, il caldo e il freddo… i problemi e le soluzioni.
Ritengo tutto ciò molto importante anche considerando che tutte le “giornate mondiali” sono “contro” (contro l’inquinamento, l’olocausto, la guerra, eccetera) e non cambiano le cose, anzi! Con un minimo di osservazione del funzionamento della mente, anche da ignoranti in materia come me, si capisce bene che le sole denunce possono perpetuare le situazioni anziché migliorarle. Non puoi educare una persona, tanto meno in tenera età, a suon di “questo no”. Devi dargli anche qualche esempio praticabile, altrimenti, come minimo, ingeneri una nevrosi o spingi a fare quelle cose che non andrebbero fatte. Se poi si pensa alla propaganda che arriva attraverso film, notiziari e persino pubblicità, dove si esaltano i “muscoli” e la lotta, si capisce come nasce il bullismo.

Gabriella Campioni, Visualizzazioni di guarigione, Xenia Edizioni, Pavia, 1999

Visualizzazioni di guarigione ruota attorno all’idea che la malattia riguarda sempre l’individuo nella sua interezza. Tra mente e corpo non c’è nessuna differenza? Sono fatti della stessa sostanza?
Diciamo che sono un tutt’uno, non esistono separazioni o diaframmi tra le diverse sfere. Intendo la sfera fisica, emotiva, mentale, affettiva, spirituale. È una cosa che sappiamo da sempre, altrimenti perché diremmo frasi del tipo: “mi ha fatto venire un fegato così dalla rabbia”, “è una persona senza spina dorsale”, “quell’esperienza mi ha spezzato le reni” e così via?

E’ stato dimostrato che basta una pianta nelle stanze degli ospedali, in ufficio o nelle aule scolastiche per ridurre significativamente stress e ansia. È la connessione con la natura a mantenerci in salute?
Noi respiriamo insieme alle piante: l’ossigeno, che per noi creature animali è nutrimento vitale, per loro è una scoria; l’anidride carbonica, che per noi è una scoria, per loro è nutrimento vitale per effetto della luce solare. Questo implica che il dono più grande che ci facciamo reciprocamente non è l’oro, ma le scorie, e lo dicono tanti miti e fiabe, tipo quella dell’asino che “cacava” monete d’oro. È il segreto grazie al quale la Natura si auto sostenta. La trovo una lezione commovente. E mi domando che senso abbia indossare la mascherina all’aperto. In questo modo, ci ri-respiriamo le nostre scorie e non diamo nulla all’ambiente!

Gabriella Campioni, Reiki, Fabbri Editori, Milano, 2002

Gli stati d’animo si sentono nel corpo e per Alexander Lowen, ideatore della bioenergetica, è la repressione delle emozioni che determina i disturbi corporei. Per gestire quello che si prova ci vogliono pratica e allenamento?
Etimologicamente, emozioni significa “cose che muovono da dentro verso fuori”. Trattenendole, le snaturiamo, le facciamo muovere dentro, contro noi stessi. Certo, non significa mettere in atto l’impulso di uccidere! Ma non si tratta di controllarle, bensì, piuttosto, di capirle, di chiedersi da dove vengono. Spesso vengono da ferite vecchissime, magari dall’infanzia, e l’unica è ascoltare il bambino o la bambina la cui crescita, in qualche modo, si è bloccata in quel momento. Senza sgridare, giudicare e, possibilmente, invece, coccolare.
Potrebbe servire anche un lavoro di perdono dei genitori: anch’essi sono esseri umani e fanno quello che hanno imparato nel corso della loro vita! Ancora una volta, serve amore anche per noi stessi e noi stesse, amore che è estraneo ai giudizi, alle colpe, ai castighi e alle vendette. Non perdonare equivale a dire: “siccome mi hai dato una martellata su un dito, per vendicarmi me lo martello da sola, sperando che sia tu a sentire il dolore. Oppure: bevo il veleno sperando che sia tu a morire.” Sì, ci sono corsi e tecniche per questo, ma quello che in definitiva serve è volerlo, uscire dalle dinamiche di vittima/carnefice.

La dimensione spirituale, non necessariamente legata alla religione, alimenta l’amore verso gli altri/e e se stessi/e, facendo crescere la vitalità interiore oltre che il desiderio di abbracciare la vita. Quanto è importante coltivare la spiritualità?
A mio personale avviso, non sempre spiritualità e religione coesistono. Ogni religione ha delle regole, dei dogmi, mentre la spiritualità è solo l’afflato che ci solleva al di sopra della materia non per astraercene, ma per abbracciarla, per comprenderla in tutte le sue sfumature. Per trovare l’”essenza” della Vita, quel misterioso qualcosa che anima tutto. Credo che sia addirittura vitale per chi non si accontenta di mangiare, lavorare, sposarsi, far figli e così via. E che lo sia soprattutto oggi, con quello che vediamo accadere nel mondo materiale. Senza un guizzo di consapevolezza, che tra l’altro alimenta la creatività, sarà lungo e faticoso cambiare le cose.
Credo infine che per fare tutto ciò occorra una mentalità femminile: la ben nota capacità di multitasking delle donne si esplica anche nel pensiero. Ma noto con piacere che ci sono uomini che stanno manifestando la loro parte femminile, la capacità di commuoversi, di provare empatia, di aprirsi alla dimensione spirituale e altro ancora.

***

Articolo di Gabriella Maramieri

Laureata in Lettere a La Sapienza, giornalista dal 1990, si è occupata di critica letteraria per L’Indice, Noi donne, Leggendaria, Minerva, Wimbledon. È autrice di romanzi, racconti, poesie, favole. Dal 2006 affianca alla passione per la scrittura l’attività di Consulente familiare Aiccef (Associazione italiana consulenti coniugali e familiari) e quella di Coach professionista Icf (International coach federation) e Aicp (Associazione italiana coach professionisti).

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