Configurazioni spaziali arcipelagiche di femminilità: il caso di San Casciano in Val di Pesa

La riflessione oggetto di questo elaborato si basa su dati e osservazioni scaturite dall’indagine territoriale che ho condotto durante il periodo di tirocinio curriculare presso l’associazione Toponomastica Femminile durante i mesi di dicembre 2021 e gennaio 2022. La ricerca ha riguardato i tre comuni facenti parte dell’Unione Comunale del Chianti Fiorentino, vale a dire: Barberino-Tavarnelle, San Casciano in Val di Pesa e Greve in Chianti.

In un testo intitolato Arcipelaghi e enclave. Architettura dell’ordinamento spaziale contemporaneo (2007, pp. 22-24), Alessandro Petti scrive che «lo spazio contemporaneo può essere descritto e interpretato attraverso la contrapposizione di due figure: l’arcipelago (lo spazio liscio dei flussi) e l’enclave (lo spazio dell’eccezione). Queste due figure convivono, ma la loro è una convivenza asimmetrica». Mentre «l’arcipelago è un sistema di isole connesse, le enclave sono semplici isole […] isolate da un potere che può essere esterno o interno a esse, subito o agito». Ciò che distingue l’isola arcipelago dall’isola enclave «è la proprietà di un’isola di essere o meno connessa ad altre isole». Alla luce di quanto scrive Petti è interessante osservare come tale organizzazione spaziale possa trovare un riflesso anche nella dimensione odonomastica contemporanea. Basti pensare alle strade che percorriamo ogni giorno: mentre da un lato troveremo molto comune imbatterci in singoli – e apparentemente isolati – toponimi maschili, dall’altro ci apparirà più rara la possibilità di incorrere in un sistema spaziale che assuma una configurazione arcipelagica veicolante univocamente un sistema identitario di carattere femminile.

La toponomastica maschile, a differenza di quella femminile, sembra ruotare attorno a una distribuzione geografica capace di dare vita a numerose realtà arcipelagiche: se la media di strade intitolate a uomini si attesta intorno al 40%, è possibile immaginare – data la loro copiosità – come questi spazi non reifichino sul territorio delle semplici isole, remote e solitarie, incapaci di comunicare fra loro; d’altro canto, appare maggiormente plausibile assistere all’istituzione di spazi che – intersecandosi fra loro – favoriscano la fioritura di una trama spaziale che veicoli univocamente un’identità di carattere maschile. Una dimensione spaziale all’interno della quale l’individuo risulta capace di muoversi con fluidità, attraversando le singole isole costituenti l’arcipelago, senza percepire alcuna frizione di carattere identitario. Al contrario della precedente, la dimensione femminile sembra rispondere più alla logica delle enclave. Se prendiamo in analisi un campione di spazi intitolati a donne, ci sembrerà subito chiaro come essi tendano a configurare un sistema di isole inconsutili e sconcatenate fra loro. Dato l’esiguo novero di intitolazioni appare più raro come tali spazi possano dar vita a intersezioni fra singole isole tra loro somiglianti: viene così meno la possibilità che essi possano dar vita a una dimensione spaziale arcipelagica più ampia e interconnessa. Per validare tale osservazione basterà soffermarsi su alcune rappresentazioni cartografiche. Le rappresentazioni cartografiche mostrate all’interno di questo testo sono estrapolate da una carta che può essere visualizzata a questo link. La carta prende in esame il territorio afferente al comune di San Casciano in Val di Pesa per una mera questione di economicità: come si vedrà successivamente, sarà all’interno di questa stessa carta che analizzeremo un particolare ordinamento spaziale.

Il caso dell’Immagine n.1 è chiaro ed esemplificativo. Le linee blu tracciano quelle strade che presentano un’intitolazione a una figura maschile. Nello specifico si tratta di via Fratelli Rosselli, via Galileo Galilei, via Leonardo da Vinci e via Guglielmo Marconi. Queste strade si trovano nella località di San Casciano in Val di Pesa denominata Bardella. Procedendo sul percorso della nostra riflessione, in tal caso possiamo osservare un ordinamento spaziale che mostra un insieme di isole arcipelago che – interconnesse fra loro – formano quello che possiamo definire un arcipelago di maschilità: un sistema di isole concatenate e fra loro somiglianti, in quanto latrici esclusivamente di un’identità di carattere maschile. Di conseguenza, l’individuo che si troverà a muoversi dentro a questi spazi attraverserà un sistema identitario di carattere univocamente maschile, spostandosi da via Fratelli Rosselli a via Guglielmo Marconi o da via Leonardo Da Vinci in via Galileo Galilei, senza avvertire alcuna frizione di genere.

Identico al precedente è il caso osservabile nell’Immagine n.2 – salvo piccole differenze relative alla zona di riferimento: non ci troviamo più nella località Bardella ma in una zona ad essa contigua denominata Gentilino, e alle vie prese in esame, che in questo caso sono: via Giovanni Falcone, via Paolo Borsellino, via Eugenio Montale, via Giuseppe Ungaretti e viale Sandro Pertini.

D’altra parte il caso mostrato nelle Immagini n.3 e n.4 – riportato a due differenti scale – dimostra quanto detto poco sopra rispetto alla dimensione della toponomastica femminile. In questo caso via Serafina Battaglia assurge a esempio di isola enclave: uno spazio isolato, sconnesso rispetto ad altre isole con le quali potrebbe condividere caratteristiche e valori identitari comuni. Infatti, tale via si trova spazialmente attanagliata tra due strade, le cui intitolazioni si distinguono per rappresentare un genere sia maschile (viale Sandro Pertini) sia neutro (via Montopolo), ma mai femminile. Questo produce una configurazione spaziale isolata, ristretta, scollegata da altre isole che possano qualificarsi con caratteri ad essa somiglianti.

Sebbene sembri ormai sancita nei confronti della toponomastica femminile una relegatio a quelli che Petti nomina efficacemente come spazi dell’eccezione, è anche vero come esistano alcuni casi particolari che – eludendo il paradigma dell’enclave – permettono alla dimensione femminile di rifuggire tale condanna. Infatti, sono presenti spazi che, avendo una configurazione arcipelagica, risultano capaci di testimoniare e comunicare un’identità che sia solamente di carattere femminile; si tratta di singole isole arcipelago che – essendo ben collegate fra loro – consentono all’individuo di muoversi con fluidità all’interno di tale ordinamento spaziale senza mai percepire frizioni di carattere identitario. Rispetto ai tre comuni oggetto della mia indagine solo in uno di questi ho potuto registrare un assetto spaziale che rispondesse alle particolari caratteristiche poco sopra elencate. È il caso di due aree geografiche afferenti al territorio del comune di San Casciano in Val di Pesa. La prima area che osserveremo (cfr. immagine n.5) si trova nella zona denominata Montefiridolfi.

Ciò che si può notare nell’Immagine n.5 è un ordinamento spaziale non del tutto atipico, basti notare i nomi delle intitolazioni, i quali denunciano una chiara appartenenza alla dimensione religiosa. Si tratta delle vie dedicate a Sant’Anna e a Santa Maria a Macerata – rispettivamente di colore marrone scuro e rosso chiaro; intitolazioni non atipiche se pensiamo che le strade intitolate a donne, la cui media va tra il 4-5%, presentano una prevalenza di toponimi afferenti alla sfera religiosa, soprattutto madonne e sante. Tuttavia, ciò che elude quello che prima sembrava apparire come uno schema standardizzato e immutabile, è la presenza di due strade, entrambe intitolate a figure femminili – sebbene religiose – fra loro direttamente collegate. Secondo l’apparato concettuale che abbiamo deciso di adottare fin dall’inizio della nostra riflessione, tale organizzazione spaziale configurerebbe una forma – pur minima – di arcipelago, in questo caso rappresentante un’identità di carattere femminile: infatti disponiamo di due isole che, instaurando fra loro una connessione di carattere spaziale, permettono la creazione di un piccolo ma significativo sistema arcipelagico. Un sistema spaziale certamente di modeste dimensioni ma costantemente interconnesso nelle sue componenti.

Altrettanto degno di attenzione è il caso presente nelle Immagini n.7, n.8 e n.9. In base ai dati raccolti finora possiamo affermare come esso si delinei come una conformazione più unica che rara. Ci troviamo di nuovo nella zona residenziale denominata Gentilino – che abbiamo già avuto modo di osservare precedentemente (cfr. Immagine n.2) – e sebbene a una prima analisi il caso sembri identico al precedente, in realtà è importante sottolineare la presenza di una considerevole differenza.

Difatti, osservando il fenomeno a una diversa scala di rappresentazione cartografica, notiamo come questa particolare conformazione non coincida con quella già osservata, ma si trovi solamente a essa spazialmente contigua. La differenza risiede proprio nella prospettiva di genere: se nel caso dell’Immagine n.2 si trattava esclusivamente di spazi interconnessi che mostravano un’intitolazione afferente a un sistema identitario di carattere maschile, adesso in questa nuova circostanza assistiamo a un cambiamento relativo alla caratterizzazione spaziale, che si verifica dal punto di vista dell’identità di genere che ivi viene comunicata. Le vie prese in analisi continuano a istituire sempre una configurazione spaziale di tipo arcipelagico, ma in questo caso tale ordinamento veicola un sistema identitario esclusivamente di carattere femminile, per di più laico. Qui infatti le isole arcipelago costituenti questo peculiare ordinamento sono via Ilaria Alpi, via Nilde Iotti e piazza Maria Montessori – rispettivamente riportate nella rappresentazione cartografica a più grande scala (cfr. Immagine n.7) per mezzo di linee di colore giallo ocra, viola e rosso scuro. Questi luoghi, intersecandosi fra loro, entrano in relazione e danno vita a una dimensione innovativa che, se da una parte concorre a corrodere i gangli di un sistema profondamente maschilista, dall’altra contribuisce alla reificazione di spazi lisci dei flussi dove sia possibile interfacciarsi alla luce di una rinnovata consapevolezza.

A conclusione di questo breve elaborato è importante sottolineare come i due casi di ordinamento spaziale arcipelagico connotati in senso femminile nel comune di San Casciano in Val di Pesa ci offrano due opportunità di riflessione. Da una parte, la possibilità di poter accennare al tentativo di una minima e ulteriore categorizzazione della figura arcipelago: infatti, abbiamo visto come sia eccessivamente riduttivo parlare semplicemente di arcipelaghi di femminilità; se vogliamo analizzare il territorio che ci circonda facendo ricorso alle figure delineate da Petti, sarà necessario distinguere volta per volta tra arcipelaghi di femminilità religiosi – nel caso in cui le isole spaziali che partecipino alla sua istituzione presentino intitolazioni che facciano riferimento esclusivamente alla dimensione religiosa – e laici – nel caso opposto, ovvero in cui i singoli componenti dell’arcipelago si facciano latori di un’identità strettamente laica. Dall’altra, essi ci permettono di riflettere sull’importanza dello spazio inteso come dispositivo funzionale. Lo spazio non assume mai un valore di carattere neutro: nella sua configurazione strutturale esso risponde a recondite dinamiche di potere, le quali – sebbene sottese e difficilmente rilevabili – agiscono costantemente nell’immaginario di chi lo abita.

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Articolo di Jacopo Tinti

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Laureato in Lingua e cultura italiana presso l’Università per Stranieri di Siena, è attualmente laureando al corso di laurea magistrale in Filologia moderna presso lo stesso ateneo. I suoi campi di interesse riguardano la letteratura e linguistica italiana, la didattica e la valutazione dell’italiano L2.

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