Yoga e psicologia: raccontare la felicità con empatia

Lo yoga che noi ben conosciamo in Occidente è stato importato dall’Oriente come qualcosa di esotico e viene spesso ridotto a un mero esercizio fisico per il corpo e la mente, anche se questo significa sicuramente già qualcosa di considerevolmente positivo, ma forse non tutti sanno che lo yoga può essere ben più di un semplice esercizio ginnico, perché yoga significa unione del nostro essere con il Tutto. Ci sono pratiche che servono a riequilibrare il benessere tra intelligenza e sensazioni, tra pensiero e azione, basti citare meditazione, pranayama o respirazione e yoga nidra o training autogeno tra i vari esercizi possibili da svolgere. L’importante è la costanza, in una visione dell’uomo/donna che non è così completa in nessun’altra terapia olistica o filosofia alternativa conosciuta.

L’insegnante o maestra/o di yoga deve svolgere un’osservazione attiva durante le lezioni, sia collettive che individuali, per poter sviluppare interazioni con chi partecipa e offrire le migliori istruzioni nel corso del tempo. Le istruzioni sono generali e anche personalizzate, servono a prendere maggior consapevolezza di sé e affinare le abilita percettive e cognitive che ognuno/a di noi sperimenta. È evidente che siamo un universo unico e irripetibile, ed è anche assodato che sia uomo che donna possono farne esperienza, anche se hanno comportamenti e psicologie diverse e allo stesso tempo complementari, per questo motivo le differenze vengono riconosciute, integrate e valorizzate.

L’ecosistema di cui facciamo parte si regge grazie anche alla natura empatica (dal greco en-pathos che significa sentire dentro) degli esseri umani e che indicava nell’antichità il rapporto emozionale specifico tra canto e pubblico. Questo importante ruolo terapeutico della musica si è probabilmente un po’ perso, ma il bisogno di compassione e amore è rimasto necessario, per vivere in armonia insieme e sentire che la verità gira su una stessa frequenza.
Ricordiamo a tale proposito una famosa ricerca svolta su varie scuole di pensiero psicologico, psicanalitiche, junghiane e freudiane, e le loro tecniche. Si è stabilito inequivocabilmente che quello che aiuta i/le pazienti nelle malattie mentali non è tanto la loro metodologia, quanto la modalità empatica dimostrata durante le sedute: lauree e diplomi in quest’ambito non fanno grande differenza, ci vuole più che altro capacità di ascolto e di elaborazione pratica dei bisogni soggettivi da parte di chi opera l’analisi.

A chi pratica lo yoga si richiede pertanto di assumere un comportamento compassionevole ed empatico fin dall’inizio, una predisposizione virtuosa di gesti e azioni che in realtà dovrebbe essere innata per connettere il proprio sé al sé supremo o Paramatma, fonte d’ispirazione, scoperta, creatività e movimento eulogico in tutti gli esseri viventi. Stare insieme significa crescere, formare gruppi di ascolto e creare connessioni relazionali empatiche in varie situazioni. Talvolta nello yoga si privilegia un sentire puro, quello di chi è disposto talvolta anche a sacrificarsi per il benessere degli altri/e para-duhkha duhkhi. Ci sono dei meccanismi che però bloccano la comunicazione, come la critica, il desiderio di vendetta e di mortificazione, il senso di colpevolezza e il vittimismo, e sono questi meccanismi che bisogna riconoscere e contrastare per un maggior stato di benessere psicofisico.
I Veda ci rendono partecipi del fatto che dovremmo realizzare una felicità stabile e duratura in questa vita, ma per una sorta di illusione materiale, destinata a dissolversi col tempo, ci allontaniamo da questa ricerca e non riusciamo a realizzarci. La felicità spirituale non porta insoddisfazione o duro lavoro, non dipende dalla salute, dal nostro successo lavorativo, economico o dall’età o dai nostri studi accademici, si espande gradualmente, appagandoci internamente e influenza positivamente il nostro essere al mondo. Perché siamo qui? Anche se possedessimo un immenso benessere materiale ciò non ci aiuterebbe a una comprensione migliore di noi stesse/i, la conoscenza della spiritualità ci porta sempre a casa, nella nostra galassia o “sistema planetario” di pensiero che ci appartiene da innumerevoli vite, e che ci apre molte porte nell’ambito evolutivo dell’apprendimento.

Maharaja Bharat, figlio di Rishabhadeva, da cui questo pianeta terra è chiamato Bharatvarsha

In una famosa narrazione dello Shrimad bhagavatam si ricorda la storia di Jada Bharata, un saggio che nelle vite precedenti era stato Re e cerbiatto per poi trovarsi al servizio di un sovrano, anche se in realtà non aveva bisogno di nulla perché era un essere liberato. Mentre trasportava il Re sulla palanchina, un tipo di portantina usata dai popoli orientali, aveva incespicato, nell’intento di non calpestare le formiche e i lombrichi che gli attraversavano la strada. Allora il Re si sentì offeso e lo insultò pesantemente davanti agli altri cortigiani. A quel punto Jada iniziò a predicargli la conoscenza spirituale, con citazioni ed esempi, osservando che quegli insulti si riferivano al corpo imperfetto, non all’anima, sempre eterna, perfetta e immortale.

Il Re fu così tanto orgoglioso di tale spiegazione che lo ringraziò pubblicamente inchinandosi davanti a lui e chiedendogli umilmente perdono. È nel Capitolo nono di questo libro che si parla della storia del brahmana Jada Bharata, in altri casi ritenuto sordo e stolto, perché si rifiutava di parlare e si comportava stranamente. In realtà egli era un grande saggio, che manteneva il silenzio volontariamente ed era pertanto giudicato insano. Non possiamo che leggere e ascoltare questa storia altamente educativa per liberarci da false impressioni e ricordarla nell’ottica di in un approccio spirituale evolutivo.

Nella società di oggi spesso gli uomini si rifugiano nell’apparenza estetica e in poche sporadiche conversazioni superficiali, nei bar, su calcio e politica, spesso preferiscono la palestra allo yoga e solo alcuni iniziano anche a guardarsi dentro, si mettono in discussione e diventano allievi diligentisenza temere di risvegliare e ascoltare la loro parte femminile di maggior consapevolezza emotiva. Le donne, invece, in Europa frequentano già da decenni i centri di yoga, e tengono lezioni alla stregua dei loro maestri e colleghi orientali.
Per questo motivo recentemente si è pensato di proporre alcuni corsi rivolti proprio agli uomini, i cosiddetti broga (da “bro”, termine gergale usato nel senso di fratellanza e “ga” seconda sillaba di yoga), dove si potenzia il sistema muscolare con alternanza di posizioni dinamiche e statiche ripetute e viene richiesto uno sforzo fisico prolungato maggiore. Questa tipologia di yoga è stata creata da Roberto Sidoti nel 2011 per avvicinare gli uomini alla tradizione millenaria, ma anche le donne hanno voluto provarlo per enfatizzare il loro tono muscolare e cardiovascolare. Le lezioni richiedono serietà e continuità, concentrazione ed equilibrio se si vuole ottenere qualche piccolo risultato soddisfacente che è sempre un piccolo passo verso il cambiamento più grande.

Si possono ridurre gli effetti negativi di stress sul sistema immunitario o sul sistema endocrino solo se ci si pone nei confronti di tale disciplina con una certa serietà. In generale si può praticare lo yoga dai sei anni in su tenendo conto delle proprie esigenze, ci sono varie sessioni per gruppi di bambini, donne, partorienti, terza età, yoga per principianti o avanzato, basta scegliere il maestro o maestra che empaticamente ci soddisfa di più e che riteniamo capace di dare istruzioni utili per il nostro avanzamento.
Un po’ come avviene nel rapporto terapeutico psicologa/o-paziente, che si costruisce sull’empatia, è importante la capacità di riconoscere gli stati d’animo, le reazioni emotive, i disagi del nostro interlocutore e di sapersi immedesimare per rivestire il ruolo e la prospettiva dell’altro/a e rispondere affettivamente alle emozioni. Il maestro/a di yoga è attenta alle reazioni personali e spesso il fatto di essere donna predispone a una maggior empatia in generale, perché la donna è maggiormente educata alla condivisione dei sentimenti, e ha solitamente sviluppato un sesto senso o intuizione. Dunque le donne possono diventare eccellenti maestre di yoga.

Ci sono vari tipi di empatia e si può dire sia una specie di sintonizzazione fatta con distacco delle altrui sofferenze per riscoprire rapporti più veri e reali, in grado di svolgere un primo passo verso chi ci sta di fronte. L’attenzione per gli altri nasce anche da quella che noi riserviamo a noi stessi, e nel Samkhyakarika si elencano i tre elementi di conoscenza: chi esercita la conoscenza, chi riceve la conoscenza e il modo di conoscere; l’atto del conoscere consiste in una modificazione dell’organo di cognizione che si interiorizza ed elabora per organizzare le idee, ad esempio un oggetto come la mela, col suo colore, profumo, gusto ecc… viene trasformata in un modello mentale ideale, ossia nell’idea di mela che può essere così recepita.
In questo processo di conoscenza l’altro/a è talvolta uno specchio del nostro Sè, e se si parla a livello neurobiologico della classe di neuroni chiamati “a specchio” è perché essi sono testimoni delle azioni, delle sensazioni ed emozioni di quello che fanno altri individui, ma coinvolgono le stesse aree cerebrali di chi compirebbe queste stesse azioni in prima persona realmente (Gallese, 2005). Dunque l’empatia è una caratteristica essenziale per la felicità individuale che si può anche imparare a sviluppare con lo yoga, per trasformare il nervosismo in gioia, migliorando le condizioni epatiche e i ritmi del sonno, e stimolare la ricerca di una vita carica di serenità e bellezza.

Grazie a un’alimentazione equilibrata e al contatto con la natura ci si trova in armonia con noi stessi; seguendo i precetti etici di yama, astinenze o freni, e nyama, osservanze positive, poniamo le basi morali per praticare lo yoga. I cinque yama sono non violenza, verità, non rubare, continenza, non avidità, mentre i cinque nyama sono purificazione, contentezza, autodisciplina, conoscenza del sé e devozione. Lo yoga è strettamente connesso alla psicologia e propone un approccio integrato nel risolvere numerosi disturbi dell’attenzione, nevrosi, traumi e stress, per diventar consapevoli e saper gestire l’esperienza emotiva con strumenti naturali consolidati. Gli effetti benefici sono visibile nelle funzioni corporee, con maggior agilità e flessibilità, e anche su quelle cognitive, con maggior concentrazione, minor ansia e aggressività, maggior sicurezza e fiducia di sé, ma non solo.
In definitiva lo yoga aiuta la persona con le sue tecniche, ma è il percorso individuale che la persona fa assieme alle tecniche proposte e all’empatia del maestro o maestra che risvegliano la capacità di affrontare i cambiamenti che la vita ci pone con un’attitudine semplice e un pensiero elevato per far emergere una saggezza interiore inaspettata.

In copertina. Mandala creato da Giulia Bortolini, #losguardodigiulia.

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Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

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