Le ragazze di Barbiana

Ci sono storie che sono state narrate molte volte e altre non abbastanza. Quella della scuola di Barbiana è una storia che tutti e tutte dovrebbero conoscere, poiché il cuore dell’opera di don Lorenzo Milani è stata proprio la scuola. Attraverso un’educazione che insegnava a vivere e a riscattarsi da una condizione di inferiorità ed emarginazione, don Milani diede ai suoi ragazzi e alle sue ragazze la possibilità di entrare da protagonisti/e nella società, per cambiarla.
Della scuola di Barbiana io avevo sentito parlare fin da quando avevo 15 anni nel gruppo dell’oratorio che frequentavo. Ricordo che si fecero gruppi di studio per leggere e commentare Lettera a una professoressa.

Fu uno studio molto intenso, tanto che anche nel mio paese si volle organizzare una scuola popolare sul tipo di quella di Barbiana. Vennero anche ragazze e ragazzi dalla Basilicata, conosciute/i nell’estate precedente, a fare gli esami di terza media insieme alle persone che avevano frequentato da noi, persone giovani, ma anche in età matura che non erano potute andare a scuola. Ottennero così il diploma di terza media, ma soprattutto avevano difeso il diritto allo studio che era stato loro negato.

Il metodo di don Milani si è diffuso negli anni settanta, si sono letti i suoi libri e ricordo che, proprio in quegli anni, ho voluto anche andare a visitare la scuola di Barbiana, tanto era l’affetto che provavo. Avevo trovato la scuola disabitata, ma col portone d’ingresso aperto, ero così potuta entrare, vedere il gran tavolo e le sedie costruite dalle/dai ragazzi, gli antichi armadi con cassetti scricchiolanti; in un cassetto ho trovato un quaderno di esercizi di matematica abbandonato, c’era la carta geografica fatta a mano, l’I CARE originale appeso alla parete, l’atlante storico murale e l’astrolabio costruito da ragazzi e ragazze e molto altro. Era il gennaio ’76 e quella scuola era ferma dall’ottobre del ‘68, dopo che nel giugno del 1967 don Milani era morto.

Lezione di don Milani

Ho continuato a pensare alla scuola di Barbiana e cercavo di imitarla nella mia esperienza di insegnante, essa era stata un’esperienza pedagogica drammatica e interessante, fondamentale, radicale, utopica e anche politica, che aveva riguardato dei ragazzi, tutti maschi, così come mi pareva cogliere dalle foto che avevo avuto modo di vedere negli anni.

Lezione all’aperto

Conoscevo anche qualcuno dei loro nomi: Michele Gesualdi, forse il più noto, ma anche il fratello Francuccio Gesualdi, Agostino Burberi, Mileno e Fabio Fabbiani, Aldo Bozzolini, Nevio Santini, Nello Baglioni, Franco Buti, Maresco Ballini e altri. Sapevo che avevano vissuto un’esperienza scolastica molto dura, che li teneva impegnati 10 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno senza giochi e senza distrazioni, ma dove l’interesse era così elevato da mantenere costante l’impegno nell’apprendimento su tutte le materie, specie per la lingua italiana e l’attualità.

Ciò che di certo non accadeva nelle altre scuole erano le interviste a persone che salivano a Barbiana a parlare con i ragazzi e a rispondere alle loro domande: avvocati, medici, sindaci, assessori, politici, giornalisti… tutti sempre citati al maschile; era questo il modo per tenersi in contatto con la società e i suoi problemi. Non mi ero mai chiesta se tra gli allievi vi fossero delle bambine, finché non ho saputo di un libro che ne parlava: Le ragazze di Barbiana di Sandra Passerotti.
Ecco finalmente anche una testimonianza delle bambine e delle ragazze!

Sul quarto di copertina del libro si legge, da una lettera del’66 di don Milani, «mi rivolgo a te, cara Giuseppina, perché come sai l’unica differenza tra i maschi e le femmine è che le femmine capiscono qualcosa nei fatti altrui mentre i maschi capiscono solo nei loro propri…». Sandra Passerotti, vedova di Fabio Fabbiani, ragazzo barbianese, ha voluto andare a ricercare le donne che ebbero la fortuna di trascorrere l’infanzia e la giovinezza nella scuola di Barbiana. Negli anni ’50 il far studiare le femmine, specie negli ambienti contadini, era cosa ritenuta inutile. È da considerarsi quindi un fatto rivoluzionario quello compiuto da don Milani, che accolse alcune bambine nella sua scuola e per di più anche povere! Oltre alle bambine vi erano alcune figure educative adulte che supportavano l’opera di famiglia/scuola di don Lorenzo: Eda Pelagatti e sua madre Giulia Lastrucci, nonché l’insegnante Adele Corradi e altre ancora. In un’altra lettera del 1959 don Milani ci fa sapere che «Il mio scopo principale è di fare la scuola per le bambine piccole e queste sono 6 o 7… voglio educarle in tutti i modi per farne delle figliole intelligenti, furbe, sveglie, capaci di difendersi, di guadagnarsi il pane, di mandare avanti la famiglia…».

È Sandra Passerotti che nel 2018 inizia a cercare le figure femminili che hanno ruotato attorno a Barbiana, iniziando da quelle che hanno conosciuto don Milani a San Donato di Calenzano, vicino a Firenze, prima destinazione dal suo ordinamento sacerdotale, nel 1947. La prima è Luana Facchini, parrocchiana di San Donato, che ricorda l’inizio della scuola popolare lì in paese dove, buttati i giochi nel pozzo, si insegnava a maschi e femmine. Presto il giovane prete fu mandato a Barbiana in punizione, benché la chiesa la domenica fosse sempre piena, tanto era il piacere di ascoltare le sue prediche.

Eugenia Pravettoni, estate 1959

Sandra va a casa di Eugenia Pravettoni, milanese, moglie di Maresco Ballini, che, essendo malata, lascia la parola alla figlia Viviana che parla del papà sindacalista a Milano e della mamma sarta che don Lorenzo vuole a Barbiana nell’estate del ‘59 a insegnare taglio e cucito alle ragazze. La mamma e il papà si erano sposati quell’estate lì nel bosco all’aperto con poche persone, lei con un vestito lilla cucito da lei stessa, lui senza cravatta; rimasero tutta l’estate e Eugenia fu strumento di emancipazione femminile. Don Lorenzo fu da subito per i suoi allievi maschi e femmine il prete, il maestro, il dottore, il babbo e la mamma, tutte e tutti si sentivano unici e amati, figli e figlie predilette.

Paola Doni, che aveva perso il babbo da piccola, ricorda che don Lorenzo le faceva da babbo; dice che lui baciava tutti e tutte, ma quando lei divenne grandicella le disse: «Da oggi non ti bacio più per rispetto della tua persona». Lei che non aveva studiato, grazie a lui aveva iniziato ad amare il teatro, la musica lirica, l’opera, le bellezze artistiche. Lui impediva alle bambine di dire le parolacce, perché diceva che quello non era certo un passo avanti! Ricorda con nostalgia il giorno, quel 7 dicembre 1954, quando lui arrivò a Barbiana: pioveva a dirotto e tutto si bagnò sul camion che trasportava la mobilia e i libri, lei piccola era tra le persone che accompagnavano il prete lassù e che si disperavano di doverlo lasciare. Solo la Eda e sua madre Giulia avevano deciso di rimanere in canonica con lui.

Giuseppina Donnini di Calenzano vuole raccontare di quanto don Lorenzo fosse lungimirante e sensibile; lo conferma il ricordo di quando lei doveva fare la prima comunione, ma essendo di famiglia povera non aveva di che comprarsi l’abito bianco; per non creare disuguaglianze don Lorenzo diede della stoffa a tutte le famiglie chiedendo che cucissero un abito uguale per maschi e per femmine; ciò sarebbe diventata una regola negli anni successivi, ma lui era veramente già molto avanti. Insegnava che lo studio era per loro stessi/e, importante anche se si faceva un lavoro manuale. Faceva appassionare alle cose; un giorno la fece guardare dentro un caleidoscopio, un altro giorno le volle insegnare una canzoncina al pianoforte: lì si era sentita una pianista; le comunicava la voglia di non sentirsi inferiore a nessuno. La pedagogia di don Milani si è cimentata nel dar coraggio e dignità alle bambine, ultime fra gli ultimi. La sartoria era stata individuata come l’attività più nobile che una donna potesse intraprendere per raggiungere una autosufficienza economica e la maestra Eugenia, abile artigiana nella Milano del boom economico, avrebbe potuto emancipare le bambine attraverso un lavoro non subalterno.

Franca Righini di Firenzuola parla della sua situazione di bambina invalida che, per questo motivo, aveva potuto studiare molto e che, iscritta all’università, arriva a Barbiana per dare una mano nell’insegnamento della grammatica. Dice però che ricevette lei stessa un grande aiuto da don Lorenzo che la valorizzava molto. Riferisce che quando parlava don Lorenzo non doveva volare una mosca, altrimenti si arrabbiava. Non c’erano differenze tra maschi e femmine nelle lezioni e ciò è dimostrato dal fatto che all’estero sono andati sia i maschi che le femmine. Due ragazze andarono nel 1966 a Londra a imparare l’inglese stando in famiglia alla pari. Anche l’educazione sessuale era impartita sia ai maschi che alle femmine, con immenso anticipo sui tempi.

Fiorella Tagliaferri, nata nel 1948 a Palazzuolo sul Senio (FI) figlia di contadini, incontra il Priore a 6 anni nella chiesa di Barbiana e nella scuola elementare dove lui fa supplenze, quando il brutto tempo impedisce alla maestra di arrivare. Lei lo ricorda con un bel caratterino e con una dialettica sbalorditiva e, di certo, con molto carisma; sapeva spiegare benissimo; lei aveva fame di imparare e lui le dava poesie da imparare, specie la domenica pomeriggio quando era libera dai lavori della campagna. Spesso i suoi genitori le facevano perdere la scuola e questo la faceva restare indietro. Don Lorenzo era l’unico che la stimava e aveva capito anche che sua mamma la picchiava e per questo le diceva di ribellarsi perché, la rassicurava, i genitori non sono tutti perfetti. Diceva: «Tutti devono studiare, anche le bambine, dov’è scritto che le femmine non devono avere cultura e che devono solo sposarsi e fare figli? Tu, Fiorella, vali tanto, ma devi ragionare con la tua testa». All’inizio erano sei bambine, stavano sotto la pergola a fare scuola quando arrivarono Ammannati, La Pira e altri professori da Firenze; i loro insegnamenti non annoiavano mai, davano loro molta forza e ricorda che a 13/14 anni aveva saputo difendere suo papà dal padrone che non voleva pagargli un lavoro. L’ultimo ricordo del Priore è di quando andarono a trovarlo a Firenze, quando era malato, e lui chiese loro di dargli del sangue, ma era un fifone perché aveva paura delle siringhe. Più tardi Fiorella sposò Gianpaolo, uno dei ragazzi di Barbiana.

Graziella Burberi, nata a Vicchio Mugello nel 1948, è stata la prima bambina che, avendo finito le elementari, doveva prepararsi per l’avviamento. Era il 1959 e c’erano solo maschi; fu quindi la prima femmina a essere presa. Alcuni ragazzi più grandi l’aiutavano nelle materie scientifiche, mentre il Priore curava moltissimo la grammatica italiana e appendeva cartelloni con i tempi verbali (foto6).

Ma la vera novità fu l’insegnamento delle lingue straniere, francese, inglese, spagnolo e tedesco, come non si era mai visto nelle scuole di Stato. Ricorda quando si procurarono gli specchietti scuri per seguire l’eclissi di sole. Ricorda con simpatia quella volta che sua cugina Marcella Zari, che frequentava solo in estate, fece da modella per una copia dal vero: la fecero sedere su una sedia messa su un tavolo e tutti la ricopiarono. Fu bello anche quando il Priore li portò a vedere il circo a Firenze.

La Pira

Ricorda anche che La Pira, che veniva spesso, era molto mite e gentile con i bambini e le bambine. Sua cugina Marcella Zari, nata a Firenze nel 1952, era la più piccola e per lei le giornate erano molto lunghe perché non riusciva a star dietro a tutto quello che dicevano gli altri/e. Notava che il Priore era burbero con chi si distraeva, ma era anche affettuoso ed elogiava chi faceva bene; la scuola che si vedeva lì era molto diversa dalle altre.

Passeggiate d’estate a Barbiana

Anna Cecchini, nata a Vicchio Mugello nel 1947, andava alla scuola pubblica al mattino e a Barbiana di pomeriggio, dove non c’erano tutte quelle aste e puntini che la ossessionavano al mattino, lì si studiavano argomenti di vita e veniva aperto il cervello. La scuola continuava anche dopo cena, per i più grandi. In estate si faceva lezione andando a camminare nei campi e a rinfrescarsi nei fossi, tutti insieme maschi e femmine. Ricorda che don Lorenzo faceva sciare anche le bambine in inverno; si ricorda con entusiasmo una grande gita a Roma dai suoi parenti; dice che non capiva tutto quello che diceva, ma poi, crescendo, sentiva alla radio o leggeva sui giornali concetti che aveva già sentito da lui e li comprendeva.

Luciana Carotti, nata a Barbiana nel 1948, fu mandata in Inghilterra, come già dei ragazzi, e questo a totale sostegno del fatto che don Milani non facesse discriminazioni; le donne intervistate, le allora bambine, sostengono tutte che lui le apprezzava, le valorizzava e le spingeva a studiare e a non sentirsi inferiori a nessuno, ma a sentirsi uniche. Lui procurò a Luciana una bottiglia di vin santo, un pezzo di parmigiano e una bottiglia di olio da mettere in valigia per la famiglia che l’avrebbe ospitata in Inghilterra per un mese. Luciana poi si sentì pronta per una scuola superiore; frequentò un Istituto per vigilatrici d’infanzia e lavorò nel campo sanitario.

Carla Carotti, nata a Barbiana nel 1951, sorella minore di Luciana e poi moglie di Michele Gesualdi, si avventurò anche lei, come la sorella maggiore, in Inghilterra; ancora una volta don Lorenzo si preoccupa per la sua “bambina” mandata lontano, la esorta a resistere alle difficoltà e le dà buoni consigli; era solo il 1966 e loro furono le sole ragazze ad andare all’estero.

Olga Bozzolini, nata a Vicchio Mugello nel 1952, era piccolissima quando arrivò il Priore; la sua casa di Padulivo era anche la scuola con una pluriclasse nella cucina; quando il prete entrò nella classe per l’ora di religione teneva sotto braccio un rotolo che tutti osservavano con curiosità. Lui rispose che era la cartina della Palestina colorata a mano dai ragazzi e dalle ragazze di san Donato e che lui si era portato fin lì per spiegare i percorsi narrati nel vangelo. Da quel momento sorse l’idea di fabbricare le cartine colorandole a mano per venderle. Sarà Olga, dopo la morte di don Lorenzo, a rispondere a un’intervista per l’Europeo sulla modalità con cui fu scritta Lettera a una professoressa. Olga spiegò che il primo giorno fu distribuito un taccuino dove ognuno/a poteva annotare gli argomenti che avrebbe voluto inserire. Ogni idea veniva scritta separatamente su un foglio, poi si mettevano i foglietti tutti insieme per scartare i doppioni, si dividevano i foglietti imparentati che sarebbero diventati i capitoli, che si dividevano ancora in mucchietti che sarebbero diventati i paragrafi e a ogni paragrafo veniva dato un nome; qui si discuteva l’ordine e nasceva così lo schema dal quale si iniziava a scrivere, si ciclostilava, si leggeva più volte anche a una persona estranea per vedere se comprendeva bene quello che si voleva dire. Ci sono voluti mesi di lavoro a furia di togliere e mettere parole. Olga al tempo dell’intervista era la più giovane, aveva 14 anni, ma seppe spiegarsi con rigore di termini e chiarezza d’idee.

Le donne di Barbiana

Niva Bruni, nata a Murci nel 1947, frequentò poco Barbiana, solo qualche incontro con don Lorenzo e anche qualche scontro. Le chiedeva se aveva dei galletti che la corteggiavano, glielo chiese anche quando andò a trovarlo morente a Firenze. Lei ha vissuto col gruppo la morte e la sepoltura di don Milani, aveva 20 anni.


Don Lorenzo l’ha conosciuto meglio leggendo tutti i suoi scritti, trovandoci i valori che l’hanno accompagnata tutta la vita; alla fine ha sposato uno dei ragazzi stessi di Barbiana e ha condiviso quei valori con lui.
Oltre alle bambine e alle ragazze non vanno dimenticate le figure femminili adulte che contribuirono con una presenza costante, assidua e determinante al funzionamento della grande esperienza educativa che fu la scuola di Barbiana. Don Lorenzo da sempre aveva ritenuto la donna portatrice di un sapere concreto e capace di formare sapientemente le nuove generazioni. Da San Donato a Barbiana egli cercò, attraverso il sapere femminile, di attuare il suo pensiero pedagogico e lo fece grazie a: Alice Weiss, Giulia Lastrucci, Eda Pelagatti, Adele Corradi, Felicina Bruni, Fioretta Mazzei e Giuseppina Melli.

Alice Weiss era la madre di don Lorenzo, che era molto affezionato a lei che veniva da Firenze a trovarlo ogni tanto portandogli abiti, libri e cibarie; emanava un’aura di signorile semplicità e lui, in sua presenza, tendeva a essere meno esuberante, in suo rispetto. La più anziana era Giulia Lastrucci, vedova Pelagatti, che aveva già 73 anni quando seguì il Priore a Barbiana ed è stata la nonna di tutti, nei sette anni che rimase ad aiutare la figlia Eda nella gestione della casa e nel seguire i ragazzi, specie quelli che vivevano lì. Negli ultimi anni l’anziana donna è stata accudita dalle ragazze e poi, alla morte avvenuta nel 1961, sepolta nel cimitero di Barbiana. La vera figura femminile, anima della casa, fu Eda, del 1912, che fece da perpetua a don Lorenzo a San Donato e che poi volle seguirlo su a Barbiana. Lei fu “la mamma” di tutti e di tutte, economa e factotum, promossa a direttrice di un grande albergo, a detta di don Lorenzo. Non fu mai serva, ma collaboratrice e fu per le bambine una vera “maestra”. Morì nel 2002 e fu sepolta accanto a don Milani.

Adele Corradi, nata a Firenze nel 1924 da una famiglia borghese, laureata in lettere e insegnante nelle scuole medie, divenne la figura che più collaborò con don Milani nella didattica, avendo lei scelto di affiancare all’insegnamento statale quello di Barbiana, dopo che l’aveva visitata per la prima volta una domenica del ’63. Riversò nella scuola statale i valori e i contenuti vissuti a Barbiana, divenendo la figura antitetica della “professoressa alla quale viene indirizzata la lettera.

Felicina Bruni, nata a Murci nel 1941, sposata a un coltivatore diretto di Barbiana, divenne assidua della Pieve e amica del Priore, ospitando spesso quei ragazzi che non potevano rincasare. Dopo il ’67 terrà tre fratelli con sé. Diverrà un modello per le bambine che vedevano in lei – una semplice contadina, amante della lettura e curiosa di tutto – divenire capace di prendere la patente per emanciparci.

Fioretta Mazzei, nata a Firenze nel 1923, insegnante di francese nei licei fiorentini e impegnata politicamente nella Democrazia Cristiana, al seguito del pensiero cristiano-sociale di La Pira, sostenne don Milani, facilitando la visita che questi organizzò alla Camera dei Deputati. Portò Graziella e Luciana per una settimana sulle Dolomiti, dando loro una grande opportunità di conoscenza. Fu un importante aiuto, specie nella parte statistica, nella stesura di Lettera a una professoressa.

Giuseppina Grassi, nata a Firenze negli anni trenta, studiò storia dell’arte e insegnò materie artistiche nella scuola media. Andando in visita a Barbiana, viene invitata dal Priore a insegnare le varie tecniche artistiche, e in particolare quella del mosaico; si realizzerà così, grazie alla sua guida, un grande mosaico da mettere nella chiesa di Sant Andrea, la Pieve di Barbiana, raffigurante un santo che don Milani volle chiamare… Santo Scolaro in onore al sapere.

***

Articolo di Maria Grazia Borla

Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico Con voce di donna, rappresentando diverse figure di donne che hanno operato nei vari campi della cultura, dalla filosofia alla mistica, dalle scienze all’impegno sociale. Realizza attività volte a coniugare natura e cultura, presso l’associazione Il labirinto del dragoncello di Merlino, di cui è vicepresidente.

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